Ritratto (astratto) dell’ateismo: lettera aperta a Eugenio Scalfari


Pubblicato in Lettere ai direttori e Ateismo e Umanesimo
25 luglio 2017
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Spe­di­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni, in meri­to all’edi­to­ria­le del 23 luglio su L’Espresso

Caro Scal­fa­ri,
ma tu non eri ateo?
Non impor­ta. Ciò che impor­ta è che quel­lo che hai scrit­to nell’editoriale del 23 su L’Espresso, degli atei appun­to, è erra­to.
Così aper­ta­men­te, pale­se­men­te erra­to che venen­do da un intel­let­tua­le del­la tua leva­tu­ra e non da un mal­de­stro apo­lo­ge­ta, sor­pren­de.
Baste­reb­be rile­va­re che la nostra spe­cie non deri­va dagli scim­pan­zé.

Ma ha fat­to agli atei tut­ti un dis­ser­vi­zio trop­po gran­de per pas­sa­re il resto in caval­le­ria.

La que­stio­ne non è bana­le: i non cre­den­ti – sino­ni­mo – sono oggi, anco­ra, una mino­ran­za stig­ma­tiz­za­ta, esat­ta­men­te nel sen­so da lei stes­so con­di­vi­so. I modi e i luo­ghi poi varia­no – e pas­sa­no dal disprez­zo espli­ci­to a quel­lo passivo‐aggressivo, dai rap­por­ti quo­ti­dia­ni al pul­pi­to, anche media­ti­co, fino alle leg­gi e ai favo­ri di uno Sta­to spes­so lai­co a sin­ghioz­zo – solo per par­la­re dell’Occidente. Peg­gio va altro­ve.
E per cosa? Non cre­de­re “in nes­su­na divi­ni­tà, nes­sun crea­to­re, nes­su­na poten­za spi­ri­tua­le” in sé non impli­ca che que­sto, e nul­la è impli­ci­to riguar­do a come di fat­to atei e agno­sti­ci vivo­no sen­za dio.
Si trat­ta dun­que di un pre­giu­di­zio, e di una gene­ra­liz­za­zio­ne inde­bi­ta,
quel­lo di cre­der­li, in quan­to atei, “poco tol­le­ran­ti” e “all’attacco con­tro chi cre­de”, pro­cla­man­do “la loro veri­tà asso­lu­ta” in modi “pro­vo­ca­to­ri, ris­so­si e calun­nio­si”, pre­da “incon­sa­pe­vo­le” del­la “pre­po­ten­za del loro Io” che “recla­ma odio” e “non pen­sa e non si vede ope­ra­re e non si giu­di­ca”.
Di più: è fal­so.
Le par­lo come a qual­cu­no che non è sta­to ateo e non li cono­sce affat­to: atei di quel tipo esi­sto­no, cer­ta­men­te, ma sono una mino­ran­za nel­la mino­ran­za. Com­por­ta­men­ti di quel tipo esi­sto­no, cer­ta­men­te, ma i cre­den­ti non ne sono affat­to esen­ti e non basta la “spe­ran­zo­sa ipo­te­si di un aldi­là” a garan­ti­re per loro – in pas­sa­to, lo ricor­da­to lei stes­so, come oggi. Se non altro, è sta­ta pro­prio que­sta idea a scon­vol­ge­re “la nostra vita, i nostri pen­sie­ri, i nostri biso­gni, i nostri desi­de­ri” pri­ma del­la “carez­za del­la mor­te”.
Insom­ma, caro Scal­fa­ri, non basta cre­de­re come non basta non cre­de­re, per esse­re bra­va gen­te oppu­re no.

Il resto di que­gli atei e agno­sti­ci – che per sua infor­ma­zio­ne risul­ta­no, dati alla mano, esse­re cir­ca il 10% del­la popo­la­zio­ne sol­tan­to in Ita­lia (Uaar‐Doxa, 2014) – ha in real­tà una visio­ne del­la vita tutt’altro che “nichi­li­sta”, tutt’altro che vuo­ta.
Cer­ta­men­te si tro­va­no a dover tene­re un atteg­gia­men­to anche “rigo­ro­sa­men­te com­bat­ti­vo”, date le cir­co­stan­ze, ma lo fan­no quan­do un dirit­to è vio­la­to da un pri­vi­le­gio (o da una vio­len­za), quan­do una cre­den­za è soste­nu­ta sen­za veri­fi­ca e inse­gna­ta sen­za rispet­to, quan­do incas­sa­no insul­ti sen­za ragio­ne – pur se espres­si “con ele­gan­te paca­tez­za”, sì – non cer­to a prio­ri o per dispet­to.
E lo fan­no per via intel­let­tua­le, non dichia­ran­do veri­tà asso­lu­te o guer­re san­te.
Una rapi­da ricer­ca in Rete le con­fer­me­rà che le mag­gio­ri asso­cia­zio­ni di non cre­den­ti al mon­do han­no un’impostazione laico‐umanista, sia nei prin­cì­pi che nei meto­di, ivi inclu­sa l’Uaar in Ita­lia. Le assi­cu­ro, con­sa­pe­vol­men­te.

Caro Scal­fa­ri,
sta­vol­ta ha volu­to difen­de­re un modo di esse­re cre­den­ti sen­za dèi né rive­la­zio­ni, una fede disim­pe­gna­ta, uffi­cio­sa e pos­si­bi­li­sta, che imma­gi­na un “Esse­re” e un esi­ste­re dopo la mor­te “dove la vita pro­se­gui­reb­be, sia pure in for­me diver­se”.
Un’opinione che ha ragio­ne di espri­me­re, ma non di soste­ne­re come for­ma di non cre­den­za, né come auto­ma­ti­ca vir­tus nel mez­zo fra la “divi­ni­tà tra­scen­den­te del­le reli­gio­ni” e il “nul­la nichi­li­sta”.
Soprat­tut­to, non al costo di defi­ni­re milio­ni di per­so­ne come intol­le­ran­ti e pre­po­ten­ti, dog­ma­ti­ci e inco­scien­ti sen­za cono­sce­re i valo­ri in cui cre­do­no oltre a ciò in cui non cre­do­no.
La sua auto­re­vo­lez­za e il suo pub­bli­co la met­to­no in posi­zio­ne di van­tag­gio: da ateo uma­ni­sta la invi­to con deci­sio­ne a non con­di­vi­de­re un pre­giu­di­zio infon­da­to e oltrag­gio­so, e a cer­ca­re inve­ce pun­ti di con­tat­to e dia­lo­go su razio­na­li­tà e lai­ci­tà, eti­ca e respon­sa­bi­li­tà, con il mon­do dei non cre­den­ti. Sia­mo cer­ta­men­te ani­ma­li, ma in tan­ti, vedrà, sapre­mo sor­pren­der­la.