Barbaglia su Luigi Tosti, tanto fumo (teologico) e poco arrosto.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo e Religioni e sètte
19 ottobre 2007
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Acca­de che Lui­gi Tosti, magi­stra­to sen­za sti­pen­dio e sot­to pro­ces­so dopo lai­ca richie­sta di toglie­re il cro­ci­fis­so dal­le aule giu­di­zia­rie, a luglio scri­va una let­te­ra a don Lui­gi Bar­ba­glia, il qua­le lo ave­va cita­to in una con­fe­ren­za a pro­po­si­to di cro­ci­fis­so e annes­si e con­nes­si. Bar­ba­glia, a sua vol­ta, rispon­de.
E per la gio­ia di voi affe­zio­na­ti, final­men­te 😛 entro in sce­na io: sen­za pre­te­se di aver esau­ri­to l’argomento (nel­le cui arti­fi­cia­li sfac­cet­ta­tu­re mi adden­tre­rò più vol­te), ecco quan­to ho pen­sa­to di dire al don.

Gen­ti­le Bar­ba­glia,
ero piut­to­sto con­ten­to di leg­ge­re toni equi­li­bra­ti in rispo­sta a quel­li del Tosti, ma cer­ti suoi argo­men­ti, qual­che sfor­zo reto­ri­co di trop­po e il fina­le da vit­ti­ma cri­stia­na mi han­no inve­ce fat­to pen­sa­re più a quel­la tipi­ca cal­ma sac­cen­te che ren­de anti­pa­ti­ci cer­ti cat­to­li­ci. Voglio pen­sa­re che non sia così nel suo caso, ma ci ten­go a far­le nota­re quel­li che con­si­de­ro erro­ri, nel­la spe­ran­za non di una sua catar­si ma che capi­sca e miglio­ri (o maga­ri repli­chi alla gran­de e capi­sca meglio io).

Non con­cor­do sul­la que­stio­ne cro­ci­fis­so: tro­vo che tan­tis­si­mi cat­to­li­ci – tra cui mol­ti poli­ti­ci – sono aper­ta­men­te discri­mi­na­to­ri nei con­fron­ti del­le altre reli­gio­ni e in par­ti­co­la­re poi degli atei. Appen­de­re al muro sure e quant’altro è una que­stio­ne fuo­ri discus­sio­ne per­ché per essi il cat­to­li­ce­si­mo è supe­rio­re. Lo è anche per la sua gerar­chia, che anche di recen­te si è espres­sa con pre­ci­sio­ne cir­ca la supe­rio­ri­tà del cat­to­li­ce­si­mo.
Le è richie­sto uno sfor­zo di obiet­ti­vi­tà: mal­gra­do tan­te real­tà par­ti­co­la­ri dav­ve­ro rispet­to­se, il cat­to­li­ce­si­mo in Ita­lia spes­so è invan­den­te, è spes­so dife­so a sca­pi­to di altri, e por­re un cro­ci­fis­so sui muri pub­bli­ci appa­re un pri­vi­le­gio di par­te – e infat­ti le altre par­ti man­ca­no del tut­to! – un ‘mar­ca­re il ter­ri­to­rio’ che in tan­ti oggi recla­ma­no di tut­ti, non solo cri­stia­no. Giu­sta­men­te, a mio avvi­so.
Sem­pre per obiet­ti­vi­tà – corag­gio – riguar­di l’idea del cro­ci­fis­so come cul­tu­ra e non come reli­gio­ne: 1) è solo par­te del­la cul­tu­ra 2) oggi mol­ti fan­no a meno volen­tie­ri di buo­na par­te del­la cul­tu­ra cat­to­li­ca, come retag­gio e come model­lo odier­no 3) che sia memo­ria del dono di una vita per l’umanità è una sua visio­ne per­so­na­le di cre­den­te, per tan­ti non cri­stia­ni al mon­do non è sta­to un dono, nei fat­ti non è sta­to per l’umanità, e come sim­bo­lo lo è di 2000 anni non sem­pre ispi­ra­ti, per così dire, e dun­que non è così neces­sa­rio un omag­gio che non sia pri­va­to 4) appen­de­re un sim­bo­lo di ‘cul­tu­ra’ (incer­to, come dice­vo) dovreb­be esse­re un affron­to per la sua stes­sa reli­gio­ne, svi­li­ta e mini­miz­za­ta nel suo inti­mo mes­sag­gio.

Per curio­si­tà, a qua­li docu­men­ti uffi­cia­li si rife­ri­sce?

Non dev’essere faci­le, mi ren­do con­to, sepa­ra­re la sua par­ti­co­la­re fede dal­la cul­tu­ra in gene­ra­le e di tut­ti, veda lei. Mi chie­do anche però quan­to lei sia vera­men­te con­vin­to in one­stà che le due cose sono equi­va­len­ti, e le chie­do quin­di: le andreb­be pro­prio bene se si stu­dias­se la bib­bia come “codi­ce cul­tu­ra­le”, quin­di da un pun­to di vista lai­co, sto­ri­co, eti­co, e cri­ti­ca­men­te fino ai suoi limi­ti? O ciò che vera­men­te inten­de piut­to­sto è che si stu­dias­se come al cate­chi­smo?

Epi­keia – mi infa­sti­di­sce sem­pre, ma non si lasci distrar­re da que­sto, la pra­ti­ca del fago­ci­ta­re il meglio/l’utile da par­te del cri­stia­ne­si­mo, per poi chia­mar­lo ‘cri­stia­no’. Così è sta­to per con­cet­to di Epi­keia, in uso pres­so i gre­ci ben pri­ma di Cri­sto, e patri­mo­nio comu­ne all’uomo. Dot­tri­na cri­stia­na sì, ma acqui­si­ta, dicia­mo­lo. Taciu­ta spes­so, dicia­mo anche que­sto, dal­la sua gerar­chia e non a caso: è in aper­ta con­trad­di­zio­ne, mi dica se sba­glio – con l’obbligo all’obbedienza, un obbli­go dal­le ben più pale­si e pro­fon­de radi­ci bibli­che.

Scu­se del­la Chie­sa – mi spia­ce, ma le scu­se fat­te a Dio non con­ta­no un bel nien­te. Non per le vit­ti­me, non per un sano pen­ti­men­to davan­ti agli uomi­ni, né per un vero cam­bia­men­to.

For­ma men­tis – tro­vo un gros­so limi­te del suo ragio­na­men­to l’affermare che valu­ta­re con i cri­te­ri del codi­ce pena­le odier­no l’esperienza ebraico‐cristiana del­la Bib­bia sia una inde­bi­ta vio­len­za ad essa. Peral­tro lei stes­so lo fa qual­che para­gra­fo dopo, quan­do affer­ma che però dio è col più debo­le..
Di nuo­vo pre­fe­ri­sco cre­de­re che la sua sia inge­nui­tà e non ipo­cri­sia, e le dico come la vedo: i codi­ci pena­li di oggi codi­fi­ca­no la nostra sen­si­bi­li­tà e sen­so di giu­sti­zia di oggi. Que­sta sen­si­bi­li­tà si può legit­ti­ma­men­te usa­re per giu­di­ca­re qual­sia­si cosa che riguar­di l’etica. Come la bib­bia, appun­to, un libro che dovreb­be esser­ne il fon­da­men­to. Ora, se oggi cer­ti avve­ni­men­ti del pas­sa­to e cer­te deci­sio­ni divi­ne faces­se­ro orro­re sareb­be più che giu­sto mi pare giu­di­car­le in tal sen­so. Noti bene che lo stes­so fate anche voi cri­stia­ni, nel­la misu­ra in cui cre­de­te che dio è amo­re, è giu­sti­zia, e anzi sor­gen­te stes­sa del­la mora­le. Inol­tre giu­di­ca­te pure la bib­bia, che rite­ne­te infal­li­bil­men­te per­fet­ta non solo a mora­le. Il pro­ble­ma dun­que non è appli­ca­re la sen­si­bi­li­tà di oggi a quel pas­sa­to, ma è affer­ma­re che allo­ra era diver­so (e con­cor­dia­mo) *eppu­re* abbrac­cia­re can­di­da­men­te quel­le atro­ci­tà e que­gli erro­ri come buo­ni e giu­sti, e cre­de­re anco­ra in quel dio che li ha com­piu­ti.
È que­sta pre­ci­sa idea di ‘giu­sti­zia’ e di ‘per­fe­zio­ne divi­na’ che va rivi­sto, secon­do me.

Lei dav­ve­ro cre­de che in ogni epi­so­dio bibli­co Dio “è sem­pre a dife­sa di chi non è dife­so”? Lei giu­sti­fi­ca l’episodio di Isac­co, il dilu­vio, sodo­ma e gomor­ra, tan­to per dire? E le tan­te altre stra­gi com­piu­te dagli uomi­ni su coman­do del loro dio (stan­do alla bib­bia)? Ma dav­ve­ro giu­sti­fi­ca il suo dio come se non pote­va fare altri­men­ti? Come se nes­sun inno­cen­te non ci abbia lascia­to le pen­ne? Come se la bib­bia non fos­se la descri­zio­ne del model­lo di socie­tà in voga ai tem­pi, un model­lo vio­len­to basa­to sul pote­re all’interno e la lot­ta all’esterno? Glie­lo chie­do sin­ce­ra­men­te.

Sacri­fi­cio di Cri­sto – lei par­la da esa­ge­ta, e di let­te­ra­tu­ra immen­sa, cer­to, ma mi spie­ga che c’è tan­to da scri­ve­re? Un padre fa ucci­de­re il figlio, un figlio si sot­to­men­te a que­sto atro­ce desi­de­rio del padre, del san­gue uma­no è ver­sa­to in sacri­fi­cio come fra i popo­li pri­mi­ti­vi, per non risol­ve­re un bel nien­te per­ché tut­to è come pri­ma.
Mi ren­do con­to che da cre­den­ti è dif­fi­ci­le ammet­te­re che sono cose ter­ri­bi­li, che se oggi acca­des­se­ro sareb­be un cri­mi­ne fol­le, che se al tem­po anda­va così (“con­te­stua­liz­zia­mo”!) oggi non è det­to che ci deb­ba pia­ce­re, che un dio ave­va mil­le modi per risol­ve­re diver­sa­men­te, che non ha sacri­fi­ca­to sé stes­so ma un altro (como­do ‘atto d’amore’!), che il sacri­fi­cio di 6 ore per poi risor­ge­re è un sacri­fi­cio ridi­co­lo, che far ucci­de­re a degli uomi­ni per sal­var­li dai loro pec­ca­ti è puro con­tro­sen­so, che que­sta richie­sta di obbe­dien­za da padre a figlio è esem­pio di rap­por­ti distrut­ti­vi tipi­ci del­la nostra peg­gio­re civil­tà, ecc.
Ma non rispon­da riman­dan­do a tan­ti bei libri, per favo­re, mi dica come è pos­si­bi­le con­si­de­ra­re tut­to que­sto una cosa buo­na, tan­to da ado­rar­la, sen­za far leva sul­la fede, su inter­pre­ta­zio­ni di como­do, su truc­chet­ti reto­ri­ci che poco han­no a che fare con la sostan­za, o, appun­to, sull’obbedienza.

Fino a quel momen­to, adde­bi­ta­re al suo dio azio­ni cri­mi­na­li non vie­ne a uno “che non glie­ne fre­ga nien­te”, nien­te affat­to: è inve­ce par­te di un’alta rifles­sio­ne su temi incre­di­bil­men­te impor­tan­ti, lad­do­ve vive­re man­te­nen­do gran­di valo­ri mora­li, ma sen­za que­sto tipo di dio e libe­ri da simi­li dan­no­se dina­mi­che rela­zio­na­li, si rive­la una scel­ta non solo pie­na­men­te cor­ret­ta, ma neces­sa­ria, per il bene di tut­ti e per un futu­ro posi­ti­vo e con­sa­pe­vo­le.

Salu­ti.