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Il pezzo mancante.
Difficoltà (e necessità) dell’etica laica.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
23 ottobre 2018
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Su Gli Sta­ti Gene­ra­li c’è una bel­la inter­vi­sta di Mat­teo Gemo­lo a Cin­zia Sciu­to – gior­na­li­sta, edi­to­ria­li­sta di Micro­me­ga, atti­vi­sta dei dirit­ti uma­ni. Spun­to del­la discus­sio­ne è il suo ulti­mo libro “Non c’è fede che ten­ga: Mani­fe­sto lai­co con­tro il mul­ti­cul­tu­ra­li­smo” (già in ristam­pa).

Nel pano­ra­ma poli­ti­co attua­le, dove solo alle destre piu‘ con­ser­va­tri­ci sem­bra­va esse­re con­ces­so il dirit­to di svi­lup­pa­re un discor­so cri­ti­co sul mul­ti­cul­tu­ra­li­smo, que­sto testo rie­sce in un mira­co­lo: alla reto­ri­ca dell’invasione, dell’emergenza sicu­rez­za e del­le radi­ci giudaico‐cristiane – tan­to cara ai popu­li­sti euro­pei – l’autrice con­trap­po­ne, sen­za esi­ta­zio­ni ed inu­ti­li sen­si di col­pa, una let­tu­ra final­men­te lai­ca e illu­mi­ni­sta di que­sto feno­me­no.
Met­ten­do al cen­tro del pro­prio discor­so i dirit­ti fon­da­men­ta­li ed ina­lie­na­bi­li dell’uomo, il libro di Cin­zia Sciu­to ha la for­za di un vero e pro­prio mani­fe­sto poli­ti­co. (segue)

L’intervista è mol­to inte­res­san­te.
Non ho let­to il libro, ma qui, come altro­ve quan­do se ne par­la, mi pare tut­ta­via man­ca­re (o esse­re solo accen­na­to) un ele­men­to fon­da­men­ta­le. Non è solo lai­ci­tà e spi­ri­to cri­ti­co che van­no dif­fu­si, e non solo attra­ver­so la scuo­la: dob­bia­mo rico­min­cia­re a par­la­re di valo­ri eti­ci.

Eti­ca è una paro­la che a mol­ti di noi non pia­ce, anzi fa pau­ra, per­ché richia­ma l’idea di indot­tri­na­men­to e si para­go­na a cer­ta pra­ti­ca di reli­gio­ni e poli­ti­ca. Ma se è vero, ed è vero, che “Non si pos­so­no accet­ta­re dero­ghe a prin­ci­pi che rite­nia­mo uni­ver­sa­li”, e che “la lai­ci­ta sareb­be un valo­re essen­zia­le per­ché rap­pre­sen­ta la con­di­zio­ne pre­po­li­ti­ca per garan­ti­re a cia­scu­no auto­no­mia e liber­tà”, allo­ra dovrem­mo anche pren­de­re coscien­za che sono appun­to quei prin­cì­pi – auto­no­mia, liber­tà, ragio­ne, ma anche pace, ugua­glian­za, giu­sti­zia, rispet­to reci­pro­co per dire – che *fon­da­no* “l’orizzonte cul­tu­ra­le” e pre­po­li­ti­co del­la socie­tà che stia­mo difen­den­do (da ciò che appun­to nega quei valo­ri, per teo­ria e pras­si). 
E che solo par­lan­do­ne, inse­gnan­do­li, dif­fon­den­do­li a livel­lo socia­le – per quan­to con meto­di tra­spa­ren­ti, non vio­len­ti e non indot­tri­nan­ti, cioè oppo­sti, anche in que­sto caso, a quel­li del­la fede – pos­sia­mo limi­ta­re cer­ti ecces­si e rial­za­re il livel­lo di qua­li­tà del­la vita.

Si trat­ta di veni­re a pat­ti con l’idea che una for­ma di influen­za sul­la cul­tu­ra e un limi­te alla liber­tà per­so­na­le esi­sto­no e devo­no esi­ste­re, ma pos­so­no esse­re attua­ti sen­za sfo­cia­re nel dog­ma e nel cate­chi­smo. I valo­ri da noi scel­ti sono lon­ta­ni da quel­lo per qua­li­tà di pre­mes­se, meto­di e sco­pi, ma se non col­ti­via­mo il ter­re­no (nean­che in que­sto modo deci­so ma incruen­to), altri lo faran­no con altre pre­mes­se, meto­di e sco­pi, che alla fin fine pro­prio noi avre­mo abi­li­ta­to.
Il no al mul­ti­cul­tu­ra­li­smo non è un no alla diver­si­tà tout‐court (al con­tra­rio, e ovvia­men­te), ma uno stop a pra­ti­che inac­cet­ta­bi­li, deri­va­te da idee infon­da­te, che ven­go­no inac­cet­ta­bil­men­te impo­ste: tut­to il resto va bene e va con­ces­so, ma per far­lo, occor­re ‘impor­re’ che lo sia.
Cioè appun­to, difen­de­re e dif­fon­de­re un cer­to modo di pen­sa­re – alla veri­tà e ai rap­por­ti uma­ni – e non un’altro.

Un’imposizione anche que­sta, o meglio un limi­te (e quin­di una rego­la) impre­scin­di­bi­le, che va inco­rag­gia­ta e fat­ta sce­glie­re libe­ra­men­te mostran­do­ne i pre­gi, ma che in quan­to tale – in con­di­zio­ni oppo­ste e sol­tan­to allo­ra – va pur sem­pre obbli­ga­ta: obiet­ti­va­men­te sì. Ma è diver­sa per ori­gi­ne (i fat­ti, la natu­ra, la con­sa­pe­vo­lez­za dell’arbitrarietà e imper­fe­zio­ne del­la scel­ta), meto­do (la con­di­zio­ne di effi­ca­cia, la rive­di­bi­li­tà, la razio­na­li­tà, la non vio­len­za), sco­po (non sod­di­sfa­re un dio o l’ego di qual­cu­no, ma gli uomi­ni tut­ti, e men­tre vivo­no: vive­re goden­do insie­me di liber­tà, pace, pari oppor­tu­ni­tà, benes­se­re, auto­no­mia, espres­sio­ne di sé, al mas­si­mo gra­do pos­si­bi­le).

Se dun­que ciò che è e ciò che dà ci pia­ce e pre­fe­ria­mo, non pos­sia­mo esen­tar­ci né dal col­ti­var­la né dal difen­der­la. Non una scel­ta inte­ra­men­te, per­fet­ta­men­te eti­ca, ma il male mino­re – det­to meglio: il bene mag­gio­re – eti­ca­men­te rea­liz­za­bi­le.

 

Un orizzonte laico, una nuova rotta, un magnifico futuro: in attesa soltanto di essere preso sul serio. Quasi ci siamo!

Una worldview umanista da proporre come tale è l'idea giusta. Limitare gli errori (che si riversano sugli altri) va bene, ma serve un'atteggiamento costruttivo e una proposta all'altezza per vedere una società diversa e migliore. Occorre 'volare alto', e qualcosa si muove. L'aps Uaar, col suo approccio laico-razionalista e il valore aggiunto dell'etica umanista, sarà determinante.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
22 settembre 2018 + edit 4 ottobre 2018
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Dopo la pub­bli­ca­zio­ne del pre­ce­den­te post ho com­men­ta­to anche in Uaar l’intervista di Rober­to Gren­de­ne, così:

Bel­la, Rober­to!

Buo­no anche il rife­ri­men­to a con­cet­ti come “pre­ve­ni­re pre­va­ri­ca­zio­ni”, “fis­sa­re buo­ne rego­le di con­vi­ven­za”, “rispet­to reci­pro­co”, “cre­sci­ta di civil­tà”. Se ne par­la (e ne par­lia­mo) sem­pre trop­po poco.

In una for­ma ecce­zio­nal­men­te bre­ve e inten­zio­nal­men­te non pro­vo­ca­to­ria. Non che i miei post sul tema lo sia­no mai, ma è che men­tre sul mio blog scri­vo libe­ra­men­te le mie idee, in altri luo­ghi ten­go con­to del con­fron­to che ne nasce, adat­tan­do dove ser­ve. Pro­prio nell’Unio­ne degli Atei e degli Agno­sti­ci Razio­na­li­sti in par­ti­co­la­re – pur già un’associazione uma­ni­sta, per Sta­tu­to, atti­vi­tà sul cam­po per i dirit­ti civi­li, e affi­lia­zio­ni inter­na­zio­na­li –  il tema dell’uma­ne­si­mo ateo tro­va anco­ra for­ti resi­sten­ze Continua ⋯▸

Scuola pubblica e laica 3:
la ciliegina sulla torta (ma la ricetta è completa?).

Se la laicità dev'essere "ricetta", e se una ricetta serve, allora va detto chiaro. Senza confondere i due sensi di laicità né darli per scontato, ma parlando esplicitamente di valori aggiunti a un sistema laico. Perché sono quelli che si scelgono a dargli tutto il sapore.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
20 settembre 2018 + edit 4 ottobre 2018
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Cilie­gi­na sul­la tor­ta di una cam­pa­gna social ben riu­sci­ta è l’intervista di Micro­me­ga al respon­sa­bi­le cam­pa­gne dell’Uaar.
Una buo­na inter­vi­sta.
Per me man­ca sem­pre un pez­zo all’intero discor­so, appe­na accen­na­to là e assen­te ad esem­pio nel­la scel­ta del­le 4 opzio­ni semi­fi­na­li­ste (qui e qui) del­la cam­pa­gna social sul­le alter­na­ti­ve al cro­ci­fis­so a scuo­la. Continua ⋯▸

Scuola pubblica e laica 2:
se non il crocifisso, che cosa?

Nel commentare ieri mi sono soffermato su altri aspetti, ma su questo voglio tornare perché l'idea di non dire semplicemente (o meglio, soltanto): 'giù quell'aggeggio', ma di far riflettere sulla questione e magari venir fuori con alternative è in effetti ottima.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
12 settembre 2018 + edit 25 settembre 2018
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La cam­pa­gna social dell’Uaar sul cro­ci­fis­so par­ti­ta mer­co­le­dì ha que­sto pre­am­bo­lo:

Rite­nia­mo sia più giu­sto toglie­re dai muri del­la scuo­la ogni sim­bo­lo di fede, e dedi­ca­re quel­lo stes­so spa­zio ai prin­ci­pi fon­dan­ti dell’educazione e dell’istituzione sco­la­sti­ca che, a dif­fe­ren­za del­la fede, sono ugua­li per tut­ti e per­fet­ta­men­te con­te­stua­liz­za­ti sopra ad una cat­te­dra.
E voi cosa sug­ge­ri­te? Scri­ve­te nei com­men­ti le vostre idee!”.

Diver­se sono sta­te le pro­po­ste (inclu­sa quel­la di non met­ter­ci nien­te) fra i com­men­ti. Il post inol­tre è sta­to fino­ra con­di­vi­so da qua­si 2mila per­so­ne, il che signi­fi­ca che alme­no il tri­plo se l’è visto nel pro­prio feed. Se anche solo il 50% di que­ste per­so­ne ci ha riflet­tu­to un atti­mo, non è dav­ve­ro male.

Io, su quel muro alle spal­le del­la mae­stra, ci appen­de­rei qual­co­sa? Se sì, cosa, e per­ché? Continua ⋯▸

Scuola pubblica e laica, campagna social Uaar: Che Guevara, Ronaldo e il crocifisso?
Non su questi muri.

Il crocifisso in classe (e, più in generale, nei luoghi pubblici) è uno dei casi in cui più palesemente si (di)mostra la carenza di laicità nel nostro Paese, tanto quanto l'insistenza (s)ragionata, in nome di una fede, a forzarla per la gola di tutti. Due aspetti dello stesso problema che mi piace evidenziare distinti, per attaccarli uno alla volta, e che sono legati al più grande problema della mancanza di cultura, etica, e abitudine al buon ragionare che affligge l'Italia da tempo.  
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
11 settembre 2018 + edit 25 settembre 2018
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Mi pia­ce la nuo­va cam­pa­gna social dell’Uaar:

UAAR e laicità, campagna crocifisso 2018 sui social

Del­lo stes­so pro­ble­ma del cro­ci­fis­so ave­vo già par­la­to indie­tro nel 2009 (Come ti cro­ci­fig­go gli idea­li).
Da allo­ra nul­la è cam­bia­to, sem­mai la situa­zio­ne è peg­gio­ra­ta (Il cro­ci­fis­so spie­ga­to a Sal­vi­ni. Lai­ci­tà e valo­ri civi­li pri­ma di qual­sia­si fede).

Peg­gio­ra per­ché, Continua ⋯▸

Matteo Salvini e l’Italia che verrà.

Il fatto è che non esistono colori da maschi e da femmine, giochi da maschi e da femmine. Il gioco è gioco, il colore è colore. L'importante è giocare e colorare, giusto Matteo?
Pubblicato in Politica ed economia
11 settembre 2018 + edit 24 settembre 2018
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Salvini, differenze, libertà e ruoli di genere

Viva le dif­fe­ren­ze, Mat­teo? Ma le dif­fe­ren­ze di cui par­li sono arti­fi­cia­li, sono quel­le che abbia­mo inven­ta­to noi e che piac­cio­no a te. Si chia­ma, in real­tà, omo­lo­ga­zio­ne.
Le *vere* dif­fe­ren­ze, se capis­si ciò che dici o se non usas­si le paro­le fur­ba­men­te in sen­so inver­so (è gra­ve in ogni caso), le crea­no i bam­bi­ni stes­si, libe­ri final­men­te da ruo­li impres­si e inca­sel­la­men­ti for­za­ti. Continua ⋯▸

Il crocifisso spiegato a Salvini.
Laicità e valori civili prima di qualsiasi fede.

La Lega dal populismo facile propone che, con una legge dello Stato, si renda obbligatorio il crocifisso in ogni più remota stanza dello spazio pubblico. Lo fa perché loro sono cristiani, anzi cattolici. Lo fa per rafforzare un'identità, quella italiana, anzi leghista. Lo fa per segnalare questa identità agli immigrati, anzi a chiunque non sia cattolico. Sia chiaro, per legge, che non c'è trippa per gatti, qui o si è cattolici (e magari leghisti) o si abbozza.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo e Politica ed economia
26 luglio 2018 + edit 25 settembre 2018
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In for­ma bre­ve, spe­di­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni il 27/07/18.

Per­ché è que­sto che con­ta: se si è cat­to­li­ci (e maga­ri leghi­sti) allo­ra si è evi­den­te­men­te bra­vis­si­me per­so­ne dal­la par­te giu­sta.

A nul­la, se non a sve­la­re un’ipocrisia con­sue­ta, vale la moti­va­zio­ne scrit­ta nel­la pro­po­sta di leg­ge, che ten­ta di pro­pi­na­re il con­fi­ne cat­to­li­co rap­pre­sen­ta­to dal cro­ci­fis­so come “ele­men­to essen­zia­le e costi­tu­ti­vo e per­ciò irri­nun­cia­bi­le del patri­mo­nio sto­ri­co e civico‐culturale dell’Italia, indi­pen­den­te­men­te da una spe­ci­fi­ca con­fes­sio­ne reli­gio­sa”. Come se que­sto bastas­se a giu­sti­fi­car­ne l’ostensione for­za­ta, e svuo­tan­do in real­tà quel sim­bo­lo dal suo intrin­se­co, pale­se, e gene­ra­to e vene­ra­to in quan­to tale, sen­so reli­gio­so.

Que­sto gio­ca­re con le paro­le, que­sto par­la­re con lin­gua dop­pia, è tipi­co di chi, sapen­do di non poter con­ta­re sul­la tra­spa­ren­za – e spes­so, di ave­re tor­to – affa­bu­la i con­tra­ri – con chi ci cre­de e apprez­za, non gli ser­ve – ten­tan­do di far­gli dige­ri­re l’altrimenti indi­ge­ri­bi­le con reto­ri­ca sofi­sti­ca. Ma sem­pre una sofi­sti­ca­zio­ne rima­ne.

Spie­go.
Sal­vi­ni, voi tut­ti: l’Italia è un Pae­se lai­co, ed è un Pae­se Continua ⋯▸

Il forum è chiuso, lunga vita al forum: l’Uaar, l’etica, il presente, il futuro.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
22 giugno 2018
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In occa­sio­ne del 21 giu­gno – Gior­na­ta mon­dia­le dell’umanesimo – l’Uaar (Asso­cia­zio­ne atei e agno­sti­ci uma­ni­sti) pub­bli­ca una buo­na (?) noti­zia dall’IHEU (“Al via una cam­pa­gna inter­na­zio­na­le di cro­w­d­fun­ding per pro­teg­ge­re gli atti­vi­sti che si bat­to­no in dife­sa del­la lai­ci­tà”) can­nan­do il – anzi i – ter­mi­ni prin­ci­pa­li.

uaar-iheu-world-humanist-day-2018

Com­men­to:

(…) Que­sto l’IHEU lo può fare non solo in quan­to voce for­te a livel­lo inter­na­zio­na­le, ma per­ché si occu­pa espli­ci­ta­men­te di dirit­ti uma­ni, secon­do una visio­ne appun­to uma­ni­sta. L’Uaar, che pure ne fa par­te, è una sor­ta di ‘uma­ni­sta in segre­to’ che ha biso­gno, a mio avvi­so, di fare ‘coming out’. L’Uaar ha una dire­zio­ne eti­ca appun­to uma­ni­sta, ed è in for­za di essa più anco­ra che per una que­stio­ne di prin­ci­pio che pro­teg­ge i non cre­den­ti e altre mino­ran­ze discri­mi­na­te.
Ave­re a che fare con una Asso­cia­zio­ne non solo ‘razio­na­li­sta’, ma anche espli­ci­ta­men­te ‘eti­ca’, è tut­ta un’altra cosa. Di fat­to è que­sto il sen­so allar­ga­to che l’Uaar dà alla lai­ci­tà. Ma ser­ve pren­der­ne aper­ta­men­te coscien­za, e uffi­cial­men­te dir­lo. Comin­cian­do dal­le defi­ni­zio­ni: è uma­ne­si­mo – e non uma­ni­smo!

Coin­ci­den­za (anche con­cet­tua­le!) vuo­le che Continua ⋯▸

Laicità, tempi duri a venire.


Pubblicato in Religioni e sètte e Politica ed economia
2 giugno 2018
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Uno dei moti­vi prin­ci­pa­li che mi spin­ge a cri­ti­ca­re le reli­gio­ni è il fat­to che la fede pos­sa facil­men­te acce­ca­re, pos­sa tra­fig­ge­re la men­te e e i sen­ti­men­ti, ren­der­li inser­vi­bi­li, anzi dan­no­si. Si può cer­ta­men­te dire che la Chie­sa a casa sua (al suo pub­bli­co, ai cat­to­li­ci) può dire ciò che vuo­le, ma allo­ra si deve esse­re pron­ti ad esa­mi­na­re e giu­di­ca­re quan­to det­to, ripe­tu­to e inse­gna­to, l’attimo che ha fini­to di par­la­re. Per­ché ciò che libe­ra­men­te dice non è inno­cuo, ma ha un effet­to che river­be­ra su milio­ni di per­so­ne. Le qua­li poi pen­sa­no e agi­sco­no di con­se­guen­za.

Italia 2018 ministro famiglia

Per esem­pio. Quan­do il papa, con rigo­ro­sa coe­ren­za, affer­ma che gli omo­ses­sua­li non devo­no entra­re in semi­na­rio, che non pos­so­no diven­ta­re pre­ti se ce n’è anche il mini­mo dub­bio (!), per­ché appun­to omo­ses­sua­li, dice una cosa orri­bi­le e ter­ri­bi­le. L’omosessualità non è in sé un pro­ble­ma né una col­pa, Continua ⋯▸

Religione. Consolazione, terrore, propaganda di sé stessa.

Vizi e virtù della fede. La visita pastorale a Corviale del 15 aprile scorso ci aiuta a riconoscere alcune criticità tipiche. Voler credere non salva e non sempre allieta, ma, come a un cane che rincorre la sua coda, altro non importa. Si può fare meglio.
Pubblicato in Religioni e sètte
17 aprile 2018 + edit 4 ottobre 2018
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Ber­go­glio è un pre­te, un gesui­ta, e il papa. Faci­le attri­buir­gli mali­zia, tat­ti­ca, mani­po­la­zio­ne.
Ma poi lo vedi improv­vi­sa­re un abbrac­cio a un bam­bi­no che pian­ge, con­so­lar­lo, e chie­der­gli il per­mes­so di ripor­ta­re le sue paro­le al micro­fo­no. Sem­bra sin­ce­ro. Real­men­te spon­ta­neo e acco­glien­te.

Può esse­re così bra­vo a fin­ge­re? Può, inver­sa­men­te, una per­so­na lim­pi­da e acco­glien­te esse­re papa? Pro­ba­bil­men­te entram­be in qual­che misu­ra, sen­za soprav­va­lu­ta­re. Un po’ ci fa un po’ ci è, a secon­da del­le situa­zio­ni. Que­sta di Cor­via­le è anda­ta bene.
Nel sen­so che l’abbraccio ami­ca­le Continua ⋯▸