Merda. E un piccolo fiore.


Pubblicato in Religioni e sètte
14 aprile 2010
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No, dai. Tan­ti pic­co­li fio­ri, ecche­dia­mi­ne! È vero, quan­do in Ita­lia acca­do­no così tan­te vac­ca­te di segui­to come in que­sti mesi, mi pas­sa la voglia di scri­ve­re. Non ci sto die­tro, tut­to qua. Eppu­re, tra le vac­ca­te, vale sì la pena di ricor­da­re quan­ti pic­co­li fio­ri nasco­no ogni gior­no – in for­ma di buo­ne azio­ni, pic­co­li pro­gres­si, mag­gio­re sen­si­bi­li­tà, nuo­ve con­ver­gen­ze, duro lavo­ro, epi­so­di di corag­gio e digni­tà, dif­fu­sio­ne e discus­sio­ne di idee, .. – buo­ne noti­zie che van­no un po’ cer­ca­te, e local­men­te, ma ci sono.
Uno di que­sti fio­ri è la recen­te inter­vi­sta che il teo­lo­go Vito Man­cu­so ha rila­scia­to ieri a City.
Man­cu­so è uno dei teo­lo­gi di spic­co in Ita­lia. È con­si­de­ra­to un cat­to­li­co libe­ra­le, una per­so­na dal­le idee aper­te e moder­ne sul­la dot­tri­na che pro­fes­sa, e seb­be­ne dopo la sua ana­li­si non arri­vi vera­men­te in fon­do, l’intervista di ieri è la con­fer­ma che del­la Chie­sa rie­sce ad ave­re una visio­ne luci­da, e per esse­re un teo­lo­go cat­to­li­co, anche corag­gio­sa.

Mi sor­pren­de infat­ti la pun­tua­li­tà cri­ti­ca con cui descri­ve la scan­da­lo­sa posi­zio­ne del­la sua gerar­chia nel­la gestio­ne dei casi di abu­si su mino­ri da par­te di pre­ti.

Dice: «È sta­ta scos­sa l’autorevolezza stes­sa del magi­ste­ro, dei pasto­ri»;
«È vera­men­te impen­sa­bi­le che i ver­ti­ci non fos­se­ro a cono­scen­za»;
«La men­ta­li­tà del vesco­vo medio era quel­la di sopi­re gli scan­da­li per l’onorabilità del­la strut­tu­ra eccle­sia­le»;
«Cia­scun cat­to­li­co – dal Papa all’ultimo dei cre­den­ti – dovreb­be por­si que­sta doman­da: che tipo di strut­tu­ra è que­sta, che – di fron­te a fat­ti simi­li – li ha tol­le­ra­ti, ai più alti ver­ti­ci, per anni?»;
«La for­ma­zio­ne e l’inquadramento dei pre­ti risal­go­no al Medioe­vo: e que­sto sche­ma non è più all’altezza dei tem­pi»;
«“Non sia­mo cer­to solo noi” (…) è l’ultima stra­te­gia che la Chie­sa dovreb­be adot­ta­re: rea­gi­re come una qua­lun­que lob­by o par­ti­to. Inve­ce occor­re­reb­be dimo­stra­re la volon­tà di far puli­zia. Per­ché non apri­re gli archi­vi del­la Con­gre­ga­zio­ne per la dot­tri­na del­la Fede, ad esem­pio, a com­mis­sio­ni indi­pen­den­ti?»;
«Se il feno­me­no dell’Inquisizione è avve­nu­to nel­la Chie­sa non è un caso: è per­ché la fede cat­to­li­ca s’è strut­tu­ra­ta, lun­go i seco­li, anche in modo repres­si­vo»;
«Mio figlio, che fa la pri­ma liceo, va solo a Nata­le e Pasqua. Pen­so che rispet­ta­re que­sta volon­tà, discu­ten­do­ne, sia la via miglio­re per far sì che la reli­gio­ne non diven­ti per lui un incu­bo».

Favo­lo­so, no? Sen­ti­re­mo mai un vesco­vo par­la­re così? Vedre­mo mai un papa attua­re quan­to que­sto pic­co­lo cat­to­li­co (come tan­ti altri [fio­ri..]) gli urla dal bas­so?

Ora, mi pia­ce­reb­be chiu­de­re qui – con que­sto splen­di­do esem­pio di pub­bli­ca (e in quan­to tale, rara) one­stà intel­let­tua­le – ma non resi­sto e spie­go per­ché ‘dopo la sua ana­li­si non arri­vi vera­men­te in fon­do’.
Voglio dire, ha appe­na demo­li­to la gerar­chia papa­le chia­man­do­la, dati alla mano, com­pli­ce di gra­vis­si­me vio­len­ze su mino­ri, che non ha pro­tet­to né pri­ma né dopo, pen­san­do inve­ce alla sua bel­la masche­ra di imme­ri­ta­ta rispet­ta­bi­li­tà. Stan­te che non esi­ste al mon­do, secon­do la sua stes­sa fede, altro grup­po di per­so­ne più vici­no a dio, più ispi­ra­te diret­ta­men­te, più capa­ci di inter­pre­tar­ne il vole­re e di inse­gnar­lo e viver­lo.. per tota­le stri­den­te incon­gruen­za coi fat­ti, pale­se agli occhi di una per­so­na intel­li­gen­te come lui, non c’è dub­bio che come mini­mo gli dovreb­be crol­la­re il mito! Non dico di per­de­re la fede – qui un pas­so trop­po lun­go – ma alme­no pren­de­re for­mal­men­te le distan­ze da un cat­to­li­ce­si­mo costrui­to e costi­tui­to da simi­li figu­ri..

Inve­ce, can­di­da­men­te, alla neces­sa­ria doman­da «Però lei rima­ne cat­to­li­co. Per­ché?», rispon­de: «Per­ché que­sta è la mia Chie­sa, la Chie­sa da cui ven­go e a cui sono lega­to. Vi ritro­vo uomi­ni e don­ne che la pen­sa­no come me. È come una fami­glia in cui c’è un padre che coman­da e che vie­ne ascol­ta­to da un po’ di figli men­tre altri dico­no “no, su que­sto sba­glia”. Si liti­ga, si discu­te: ma sem­pre all’interno del­la fami­glia».

Ecco dove man­ca di anda­re fino in fon­do, e non rie­sce anco­ra. E, dico io, ecco dove la fede fa dan­no. Il momen­to è topi­co, la doman­da è rile­van­tis­si­ma e la sua opi­nio­ne sarà let­ta da milio­ni. Incre­di­bil­men­te, Man­cu­so sce­glie di par­la­re qui schiet­ta­men­te da per­so­na e da cri­stia­no, spo­glian­do­si dei pesan­ti abi­ti del­la rigi­da teo­lo­gia roma­na che pure è il suo mestie­re: resta nel­la Chie­sa cat­to­li­ca non per­ché sia quel­la vera e dun­que più affi­da­bi­le e supe­rio­re, ma per­ché ‘vi è lega­to’. Per­ché tan­ti altri cat­to­li­ci la pen­sa­no come lui, cioè san­no come lui che que­sta gerar­chia non può dir­si vera­men­te ispi­ra­ta dall’alto, meschi­na­men­te men­te e dun­que è lon­ta­na da ogni pri­ma­to. E per­ché è come una fami­glia.

Can­di­do! Eppu­re cie­co.
No, Vito, in fami­glia non c’è (e non dovreb­be esser­ci) un padre che si vuo­le infal­li­bi­le in alcun caso, non ci sono nor­me indi­scu­ti­bi­li, non c’è gerar­chia, non c’è vani­tà, non c’è pri­vi­le­gio, e se si copro­no pedo­fi­li non c’è vir­tù né cari­ca che ten­ga. La chie­sa cat­to­li­ca non è come una fami­glia, non per come è strut­tu­ra­ta, e per­se­ve­ra nel suo atteg­giar­si pro­prio e solo gra­zie a voi del­la base che, a milio­ni, nono­stan­te i dan­ni e gli scan­da­li, resta­te al suo inter­no e ne accet­ta­te il coman­do asso­lu­to come se la sua auto­ri­tà divi­na fos­se in qual­che modo pale­se.
La fede ti tra­di­sce pro­prio sul più bel­lo, impe­den­do­ti di com­pie­re un pas­so neces­sa­rio, nel momen­to in cui cioè, potre­sti far­ti vera­men­te libe­ro. Libe­ro di pen­sa­re ciò che vuoi sen­za pre­oc­cu­par­ti di vio­la­re limi­ti dot­tri­na­li, libe­ro di fre­quen­ta­re chi vuoi sen­za biso­gno di eti­chet­te, libe­ro di ave­re una fami­glia allar­ga­ta vera­men­te fon­da­ta sull’amore e sul­la fede in Cri­sto, e non sul­la con­sue­tu­di­ne. E libe­ro – chis­sà, un gior­no – di ritro­var­ti sen­za un dio, sen­za alcu­na pau­ra, come una natu­ra­le con­se­guen­za del tuo stes­so sen­ti­re e pen­sa­re con la tua testa.