La Chiesa si arricchisce coi soldi degli italiani, ma dirlo pare sia peccato


Pubblicato in Cultura e società e Religioni e sètte
27 ottobre 2007 + edit 29 ottobre 2007
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Gio­ve­dì scor­so il car­di­nal Ber­to­ne tie­ne una con­fe­ren­za stam­pa sul Con­cer­to di Mor­ri­co­ne pros­si­mo ven­tu­ro. Ne appro­fit­ta per par­la­re del­la recen­te inchie­sta di Repub­bli­ca (bel­la, lun­ga e docu­men­ta­ta) sui costi del­la Chie­sa agli ita­lia­ni. In altre paro­le, c’era da aspet­tar­se­lo, per fare l’ennesima brut­ta figu­ra.

«L’ora di reli­gio­ne è una cosa sacro­san­ta e sono con­ten­to che fami­glie e gio­va­ni la scel­ga­no, per­ché cre­do­no. (…) Finia­mo­la con que­sta sto­ria, non so per­ché Repub­bli­ca ogni set­ti­ma­na si inven­ti que­ste inchie­ste. L’apertura alla fede ver­so Dio por­ta solo frut­ti per la for­ma­zio­ne gio­va­ni­le e per la buo­na con­vi­ven­za del­la socie­tà».

Se ogni 3 fra­si ci sono 6 o 7 scioc­chez­ze come in que­sto caso, e qua­si ogni gior­no se ne pub­bli­ca­no a iosa, com­men­tar­le a dove­re è impe­gna­ti­vo. Devo ammet­ter­lo, fare il blog­ger a vol­te è una rot­tu­ra. Per for­tu­na, in que­sto caso Repub­bli­ca stes­sa ha repli­ca­to alla gran­de, per­ciò lasce­rò a lei la paro­la e me ne andrò a goder­mi il wee­kend.

Per­ché se non c’erano cer­te noti­zie, io ave­vo mol­to più tem­po libe­ro. E sin­ce­ra­men­te pre­fe­ri­vo così, non solo per il mio tem­po libe­ro ma per­ché il mon­do anda­va mol­to meglio.. Dove sta scrit­to per esem­pio che l’ora di reli­gio­ne è sacro­san­ta? Per­ché dovreb­be esser­lo? Per­ché non ammet­te­re inve­ce che *per te* è sacro­san­ta e per altri no? In que­sto modo, non si cor­re il rischio di impor­la, di far­la ‘sce­glie­re’ solo per­ché è ‘sacro­san­ta’, né di limi­ta­re tan­to l’ora alter­na­ti­va, nei pro­gram­mi e negli spa­zi, come inve­ce acca­de.

Ecco, se tan­ta gen­te non la pen­sas­se così potrei pas­sa­re il tem­po a scri­ve­re di altro, di buo­ne noti­zie, di cose bel­le, e inve­ce devo sta­re qui a com­men­ta­re del­le scioc­chez­ze, del­le opi­nio­ni scor­ret­te che però rim­bal­za­no sui media e entra­no nel cuo­re del­le per­so­ne come fos­se­ro oro, per­ché a par­la­re è il nume­ro 2 del vati­ca­no, mica piz­za e fichi.. Uff..
E non è nem­me­no vero che ‘fami­glie e gio­va­ni la scel­ga­no’ visto che la per­cen­tua­le di quel­li che non se ne avval­go­no più sale di anno in anno. Per­ché dare l’idea che non sia così, che anzi sia una *scel­ta* fra opzio­ni ugual­men­te pos­si­bi­li? Ber­to­ne, suv­via, smet­tia­mo­la con que­sti truc­chi di comu­ni­ca­zio­ne, dire in pub­bli­co che le cose stan­no diver­sa­men­te non ren­de la cosa vera, ma può ren­der­la meno fal­sa se chi ascol­ta è abi­tua­to a dar­ci un sac­co di cre­di­to.. Per­ché appro­fit­tar­ne? Non è serio, dai.

L” aper­tu­ra alla fede ver­so Dio’ (il dio cat­to­li­co, ovvio) pro­prio non dovreb­be esse­re mate­ria sco­la­sti­ca, nel­la scuo­la pub­bli­ca e lai­ca. A scuo­la, secon­do me, dovrem­mo inve­ce stu­dia­re *eti­ca*, e quin­di tut­te le reli­gio­ni e anche l’umanesimo ateo, per discu­te­re insie­me del­le varie solu­zio­ni e far matu­ra­re la coscien­za dei ragaz­zi, affin­ché poi scel­ga­no per sé, e sia­no in gran­do dav­ve­ro, su un dio e sul buon com­por­ta­men­to..
Que­sta ‘aper­tu­ra’ – dicia­mo meglio, il cate­chi­smo sco­la­sti­co – inol­tre, non por­ta affat­to frut­ti buo­ni in auto­ma­ti­co. Ah, è vero, Ber­to­ne non ha det­to ‘buo­ni’, ha det­to solo ‘frut­ti’, e, come si sa, i frut­ti pos­so­no anche esse­re mar­ci e vele­no­si, appun­to. Buo­ni frut­ti in auto­ma­ti­co infat­ti è pro­prio tut­to da sta­bi­li­re, da veri­fi­ca­re, per­ché la fede nel dio cri­stia­no e la dot­tri­na han­no i loro lati neri, come spie­ga­no tan­tis­si­mi blog cri­ti­ci in Rete (che non si godo­no il wee­kend?), e anch’io nel mio ‘Pic­co­lo ateo’. Che sia dun­que ‘for­ma­zio­ne gio­va­ni­le’ pre­ge­vo­le è dub­bio, e di con­se­guen­za la con­vi­ven­za socia­le non è sem­pre buo­na. Que­ste stes­se affer­ma­zio­ni di Ber­to­ne ne sono la pro­va: distor­sio­ne del­la real­tà, mes­sag­gi sot­ti­li di dovu­ta ‘sacro­san­ti­tà’, non‐scelte chia­ma­te scel­te, e invi­to al silen­zio sul­le respon­sa­bi­li­tà del­la Chie­sa quan­to ai sol­di che pre­le­va dal­lo Sta­to ita­lia­no, come se fos­se ille­git­ti­mo l’esame degli affa­ri eccle­sia­sti­ci che ci riguar­da­no, a pre­scin­de­re dai risul­ta­ti!

Deci­sa­men­te una figu­rac­cia. In fon­do è un’opinione, e dun­que legit­ti­ma, ma che appun­to per que­sto non è né divi­na né per­fet­ta, e que­sto va da noi ricor­da­to, visto che inve­ce ten­de a pas­sa­re via sen­za repli­che dove dovreb­be­ro esser­ci (sui media, del pari). Come non ce ne fos­se biso­gno, come fos­se tut­to giu­sto.
Allo­ra, ecco cosa dice Repub­bli­ca al car­di­nal Ber­to­ne:

Demo­cra­zia e reli­gio­ne (Ezio Mau­ro, Repub­bli­ca 25/10/07) “Finia­mo­la”. Con que­sto invi­to che ricor­da un ordi­ne il Car­di­nal Segre­ta­rio di Sta­to del­la San­ta Sede, Tar­ci­sio Ber­to­ne ha pre­so ieri pub­bli­ca­men­te posi­zio­ne con­tro l’inchiesta di Repub­bli­ca sul costo del­la Chie­sa per i con­tri­buen­ti ita­lia­ni, fir­ma­ta da Cur­zio Mal­te­se. “Finia­mo­la con que­sta sto­ria dei finan­zia­men­ti alla Chie­sa – ha det­to testual­men­te il car­di­nal Ber­to­ne – : l’apertura alla fede in Dio por­ta solo frut­ti a favo­re del­la socie­tà”. Per poi aggiun­ge­re: “C’è un quo­ti­dia­no che ogni set­ti­ma­na deve tira­re fuo­ri ini­zia­ti­ve di que­sto gene­re. L’ora di reli­gio­ne è sacro­san­ta”.
Non ci inten­dia­mo di san­ti­tà, dun­que non rispon­dia­mo su que­sto pun­to. Ma non pos­sia­mo non nota­re come il tono usa­to da Sua Emi­nen­za sia peren­to­rio e inu­sua­le in qual­sia­si demo­cra­zia: più adat­to a un Sil­la­bo. L’attacco vati­ca­no riguar­da un’inchiesta gior­na­li­sti­ca che ana­liz­za i costi a cari­co dei cit­ta­di­ni ita­lia­ni per la Chie­sa cat­to­li­ca, dal­le esen­zio­ni fisca­li all’otto per mil­le, al finan­zia­men­to alle scuo­le pri­va­te, all’ora di reli­gio­ne: altre pun­ta­te segui­ran­no, fin­ché il pia­no di lavo­ro non sia com­piu­to.
Finia­mo­la? E per­ché? Chi lo deci­de? In nome di qua­le pote­stà? For­se la San­ta Sede ritie­ne di poter bloc­ca­re il libe­ro lavo­ro di un gior­na­le a suo pia­ci­men­to? Pen­sa di poter deci­de­re se un’inchiesta dev’essere pub­bli­ca­ta “ogni set­ti­ma­na” o con una diver­sa caden­za? E’ con­vin­ta che basti chie­de­re la chiu­su­ra anti­ci­pa­ta di un’indagine gior­na­li­sti­ca per evi­ta­re che si discu­ta di “que­sta sto­ria”? Infi­ne, e soprat­tut­to: non esi­ste più l’imprimatur, dun­que per­si­no in Ita­lia, se un gior­na­le cre­de di “tirar fuo­ri ini­zia­ti­ve di que­sto gene­re” può far­lo. Sal­vo incor­re­re in erro­ri che sare­mo ben lie­ti di cor­reg­ge­re, se rice­ve­re­mo richie­ste di ret­ti­fi­che che non sono arri­va­te, per­ché nes­sun pun­to sostan­zia­le del lavo­ro d’inchiesta è sta­to con­fu­ta­to.
La con­fu­ta­zio­ne, a quan­to pare, anche se è incre­di­bi­le dir­lo, riguar­da la legit­ti­mi­tà stes­sa di affron­ta­re que­sti temi. Come se esi­stes­se, lo abbia­mo già det­to, un’inedita ser­vi­tù gior­na­li­sti­ca dell’Italia ver­so la San­ta Sede, non pre­vi­sta per le altre isti­tu­zio­ni ita­lia­ne e stra­nie­re, ma tipi­ca sol­tan­to di Pae­si non demo­cra­ti­ci. In più, Sua Emi­nen­za è il Capo del gover­no di uno Sta­to stra­nie­ro che chie­de di “finir­la” con il libe­ro lavo­ro d’indagine (natu­ral­men­te opi­na­bi­le, ma libe­ro) di un gior­na­le ita­lia­no. Dovreb­be sape­re che in Occi­den­te non usa. Mai.
Stu­pi­sce que­sta rea­zio­ne quan­do si par­la non dei fon­da­men­ti del­la fede, ma di sol­di. E tut­ta­via se la Chie­sa – com’è giu­sto – vuo­le far par­te a pie­no tito­lo del discor­so pub­bli­co in una socie­tà demo­cra­ti­ca e tra­spa­ren­te, non può poi sot­trar­si in nome di qual­che sacra riser­va agli obbli­ghi che quel discor­so pub­bli­co com­por­ta: per tut­ti i sog­get­ti, anche quel­li vota­ti al bene comu­ne.
Anche que­sto è un aspet­to del­la sfi­da peren­ne, e con­tem­po­ra­nea, tra demo­cra­zia e reli­gio­ne.

Bel­la, eh? Repub­bli­ca ha dav­ve­ro chia­ri­to la cosa. Anzi, glie­le ha pro­prio can­ta­te. Even­to incon­sue­to fra i media ita­lia­ni, e non fos­se altro per­ché è sta­ta chia­ma­ta in cau­sa diret­ta­men­te, fa pia­ce­re l’abbia fat­to.

Navarro‐Valls, ex diret­to­re sala stam­pa del vati­ca­no e abi­lis­si­mo gio­co­lie­re del­la comu­ni­ca­zio­ne, inter­vi­sta­to ieri dal tg di rai1 sul­le paro­le del car­di­na­le, affer­ma (come ricor­do): “Ma sì, in Ita­lia si sà che quan­do si dice ‘Finia­mo­la’ in real­tà non si vuol dire finia­mo­la, e la cosa con­ti­nua”.. Ecco, quin­di: rigi­ran­do il sen­so del­le paro­le, un altro pre­te ci infor­ma che Ber­to­ne non vole­va dar lezio­ne all’Italia né impe­dir­ne la cri­ti­ca alla Chie­sa! In que­sto esem­pla­re epi­so­dio di mirror‐climbing, è vero sol­tan­to che la cri­ti­ca a tut­to que­sto pro­se­gui­rà.
Buon wee­kend!!