Catechismo, papa, madonna, gesù, diavolo, inferno, resurrezione, morale, libertà, logica, ragione, ateismo, compassione, umanesimo, felicità.. |
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Preavviso! La lettura del sito può avere effetti frizzanti sulla fede.. Sono ateo e qui scrivo di umanesimo, quindi anche di religione e dei difetti che ci trovo. Se l'idea ora non ti va, fa' a meno.
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Piccolo manuale di Umanesimo ateo. Il perché e il il percome di una vita senza dèi7. A che serve la Prima Comunione?Di solito, verso la fine delle scuole elementari, tutti cominciano a parlare di ‘prima comunione’. A me fece un po’ strano, forse anche a te? La prima comunione viene spesso presentata ai bambini come una grande festa, una festa che tutti i bambini fanno, una festa che è ‘normale’ fare.. In realtà, la prima comunione è un secondo contratto con la Chiesa cattolica (dopo quello del battesimo), per cui chi se la fa è come se dicesse: «Cari preti, sono di nuovo qua per dirvi che credo in questo Dio, tanto che desidero ‘unirmi’ con lui, entrare ‘in comunione’ con lui». Nella fantasia avventurosa dei cristiani, infatti, ‘comunione’ significa entrare in contatto con Dio; con l’ingoiare l’ostia, i cristiani credono che Dio entri in noi e che in tal modo noi siamo purificati dai peccati di ieri e ‘vaccinati’ contro quelli di domani, e altre solenni amenità (Ccc 1391+). La prima comunione si fa intorno a 9 anni, e la cresima (Confermazione) verso gli 11. Già meglio: se il battesimo è un insulto alla libertà del neonato, a queste età è possibile una scelta che scelta sia. In teoria. La realtà ancora spesso è diversa.. Come dicevamo: negli anni che precedono questi due momenti, cioè dalla nascita e per tutto il tempo, è facile che quel/la giovane venga ben bene impanato/a nei precetti cristiani. In famiglia, poi dai catechisti e persino in certe scuole, può sorbirsi un costante flusso di informazioni in cui alla sua curiosità si risponde con la bibbia. E torna il problema: se non si stimola in loro l’abilità del pensiero critico, rimpiazzandola con il dovere di abbandonarsi a una fede secondo una logica e una storia a suo preciso uso e consumo, se si instilla più o meno velatamente il senso di inferiorità a dio e all’autorità, e se ogni esperienza è incasellata nella dottrina prima che fatta giudicare dalla propria sensibilità etica, sarà vera scelta? Bada bene, non sto negando il diritto dei genitori di insegnare e promuovere ciò in cui loro stessi credono, ci mancherebbe. In ogni caso poi, non si può non influenzare. Ma un conto è questo, che è legittimo, altro è l’indottrinamento a una causa, con l’oscuramento delle altre, lezioni a senso unico e il costante obbligo morale a sottostarvi, guardati a vista, senza – e prima – di sviluppare nel bambino la reale capacità di scegliere, e scoraggiando la sua indipendenza di pensiero e di cuore attraverso una fede da credere. Indottrinamento! Io spero che siamo tutti d’accordo: sarebbe disonesto, doloroso, e micidiale per il futuro dei ragazzi. Vorremmo che qualcun altro glielo facesse? * C’è anche da dire che a questa cerimonia religiosa segue in effetti una bella festa. In classe, più o meno alla stessa età, molti tuoi compagni si vanno a fare questa prima comunione, e tu dopo vai alla loro festa, e ti diverti, e vedi i regali che loro hanno avuto, e ammiri il fatto che chi si fa la prima comunione, poi alla festa sta al centro dell’attenzione, è il protagonista assoluto della serata, come fosse un matrimonio, forse meglio.. Molto fico! E allora magari uno pensa: «Caspita! La voglio fare pure io la prima comunione!». Certo, si può capire.. Si può capire eccome, ma.. che c’entra la comunione? * È vero, quella per la comunione è una festa speciale: è un evento. È come se si festeggiasse un momento importante della vita di qualcuno, tipo se uno vince un campionato, compie 18 anni o va a vivere da solo/a.. Cioè, gli adulti in genere lo considerano un evento. E chi non crede in dio, e non ha voglia di farlo tanto per fare? Beh, di eventi ne abbiamo a bizzeffe nella vita! * Ah: gli atei non credono nei santi (i quali devono aver fatto almeno un paio di miracoli.. da morti! Di essi peraltro pure la vita è spesso bell’e romanzata), quindi possono evitare di ricordare il santo che corrisponde al proprio nome! Certo, se la nonna vuole proprio farci un regalo.. E.. il natale? Beh, chi ci vieta di festeggiarlo anche noi?? Io ad esempio, che sono ateo, festeggio eccome il Natale! Certo, con uno spirito un po’ diverso: per me le ricorrenze cristiane sono formalità, per lo più rubate a tradizioni precedenti il cristianesimo (il 25 dicembre si festeggiava il Sole, a marzo l’arrivo della primavera!), perciò ad esempio non vado a messa.. Il resto è valido: anche a me piace che ci siano momenti speciali, nell’anno, in cui fare doni, riunirsi e dirsi quanto ci si vuole bene. È un mio desiderio! Decoro la casa, mi vedo con amici e parenti, mi godo l’aria di festa.. e non ci appiccico insieme alcun motivo religioso. * Un’ultima cosa, che quasi scordavo di dirti: se decidi di essere ateo/a, puoi sempre seguire le tradizioni e i costumi di una religione, quale che sia il motivo. Tieni conto di questo: fingere di credere è degradante per le tue idee. Ora, in situazioni qualunque, ok, si può anche lasciar perdere.. Ma in quelle per te di grande valore meglio di no: in genere ci rende felici pochissimo. Se vuoi vivere come credi tu (e questo sì che appaga), bisogna che impari a sostenerle e che tu le difenda, quando è importante, anche a costo di soffrire un po’. Capitolo successivo: 8. Un dio così ci rende schiavi
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