Preavviso! La lettura del sito può avere effetti frizzanti sulla fede.. Sono ateo e qui scrivo di umanesimo, quindi anche di religione e dei difetti che ci trovo. Se l'idea ora non ti va, fa' a meno.
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Piccolo manuale di Umanesimo ateo. Il perché e il il percome di una vita senza dèi

7. A che serve la Prima Comunione?

Autore Morgan

Indice del libro

Di solito, verso la fine delle scuole elementari, tutti cominciano a parlare di ‘prima comunione’. A me fece un po’ strano, forse anche a te?

La prima comunione viene spesso presentata ai bambini come una grande festa, una festa che tutti i bambini fanno, una festa che è ‘normale’ fare.. In realtà, la prima comunione è un secondo contratto con la Chiesa cattolica (dopo quello del battesimo), per cui chi se la fa è come se dicesse: «Cari preti, sono di nuovo qua per dirvi che credo in questo Dio, tanto che desidero ‘unirmi’ con lui, entrare ‘in comunione’ con lui». Nella fantasia avventurosa dei cristiani, infatti, ‘comunione’ significa entrare in contatto con Dio; con l’ingoiare l’ostia, i cristiani credono che Dio entri in noi e che in tal modo noi siamo purificati dai peccati di ieri e ‘vaccinati’ contro quelli di domani, e altre solenni amenità (Ccc 1391+).
Ovviamente, questo è solo ciò che ci vogliono far credere. Mai sentito niente mentre la succhiavi? Mai cambiato niente fra prima e dopo? Esatto, niente! La realtà è molto più semplice: l’ostia è.. farina. Dentro non c’è niente, nemmeno il sale, figuriamoci Dio! Tu pensi che, seppure esistesse, Dio avrebbe bisogno di tutto questo festival per entrare in noi? Dio non è dappertutto??
E, ammesso che davvero entrasse in noi, perché poi questa unione, questa ‘vaccinazione’ non dura mai molto, e dopo un po’ c’è bisogno di nuove comunioni, di confessarsi eccetera? Cos’è, Dio è a scadenza? Forse nell’ostia non c’è molto dio, sennò l’effetto non durerebbe solo un po’, tipo spinaci di Braccio di Ferro! Ah, no, nell’ostia c’è *tutto* Gesù Cristo.. e se si spezza resta intero in ogni parte, anche nelle briciole, da capo a piedi, capelli e unghie compresi. Yummi.. divino! Ketchup?
Senza la comunione, diciamocelo, non cambia proprio nulla. Di questi strabilianti ‘effetti’ uno solo si manifesta chiaramente: essa, come altre cose simili, serve alla Chiesa per non perdere i fedeli per strada, a ricordare loro che fin da piccoli sono peccatori, a costruirci intorno la presenza di un dio.. e a creare il finto bisogno del prete.

La prima comunione si fa intorno a 9 anni, e la cresima (Confermazione) verso gli 11. Già meglio: se il battesimo è un insulto alla libertà del neonato, a queste età è possibile una scelta che scelta sia. In teoria. La realtà ancora spesso è diversa.. Come dicevamo: negli anni che precedono questi due momenti, cioè dalla nascita e per tutto il tempo, è facile che quel/la giovane venga ben bene impanato/a nei precetti cristiani. In famiglia, poi dai catechisti e persino in certe scuole, può sorbirsi un costante flusso di informazioni in cui alla sua curiosità si risponde con la bibbia. E torna il problema: se non si stimola in loro l’abilità del pensiero critico, rimpiazzandola con il dovere di abbandonarsi a una fede secondo una logica e una storia a suo preciso uso e consumo, se si instilla più o meno velatamente il senso di inferiorità a dio e all’autorità, e se ogni esperienza è incasellata nella dottrina prima che fatta giudicare dalla propria sensibilità etica, sarà vera scelta?
Spesso i credenti rispondono che sì, credono per liberissima scelta, e che la loro educazione, ci mancherebbe, non è stata per niente troppo costrittiva. In molti casi sono certo che è vero, e a me fa molto piacere. Tuttavia mi chiedo sempre: fino a che punto? Va capito, perché solo dirlo è facile, e dopotutto, chi non è portato a *idealizzare* la propria infanzia e la sua educazione, precisamente quando non è stata ideale? Poiché così accade nei rapporti basati su potere e dipendenza, e quello con il dio cristiano lo è per definizione, è facile capire perché si cominci dai *bambini*: sono vulnerabili, fiduciosi, e una volta iniettato l’impianto nel loro cuore, sarà più difficile scacciarlo via. E non perché questo o quel dio esista, semplicemente perché l’idea diventa un grumo di valori, regole, abitudini, che circola dentro di noi a livello emotivo. Sarebbe difficile cambiare anche se avessimo subìto un lavaggio del cervello apertamente brutale e lo avessimo riconosciuto come un torto.. a maggior ragione è difficile, persino solo accorgersene, dopo lunghi anni di condizionamento ‘dolce’, continuamente spacciato e giustificato come ‘il nostro bene’. Convinti di questo fin da piccoli, come potremmo liberarcene con facilità? Come, senza essere straziati dal dubbio, dalla paura o da un senso di cattiveria pazzesca?

Bada bene, non sto negando il diritto dei genitori di insegnare e promuovere ciò in cui loro stessi credono, ci mancherebbe. In ogni caso poi, non si può non influenzare. Ma un conto è questo, che è legittimo, altro è l’indottrinamento a una causa, con l’oscuramento delle altre, lezioni a senso unico e il costante obbligo morale a sottostarvi, guardati a vista, senza – e prima – di sviluppare nel bambino la reale capacità di scegliere, e scoraggiando la sua indipendenza di pensiero e di cuore attraverso una fede da credere. Indottrinamento! Io spero che siamo tutti d’accordo: sarebbe disonesto, doloroso, e micidiale per il futuro dei ragazzi. Vorremmo che qualcun altro glielo facesse?
Che piaccia o no
, l’educazione a una federeligiosa ma anche politica ecc. – corre questo rischio di continuo, laddove appunto non si faccia un punto d’onore di favorire libera scelta, maturità e onesta informazione.

*

C’è anche da dire che a questa cerimonia religiosa segue in effetti una bella festa. In classe, più o meno alla stessa età, molti tuoi compagni si vanno a fare questa prima comunione, e tu dopo vai alla loro festa, e ti diverti, e vedi i regali che loro hanno avuto, e ammiri il fatto che chi si fa la prima comunione, poi alla festa sta al centro dell’attenzione, è il protagonista assoluto della serata, come fosse un matrimonio, forse meglio.. Molto fico! E allora magari uno pensa: «Caspita! La voglio fare pure io la prima comunione!». Certo, si può capire.. Si può capire eccome, ma.. che c’entra la comunione?
La comunione è una cosa di fede
, di religione e tutto il resto.
Il divertimento
, gli amici, i doni, non c’entrano nulla!
Ci avevi mai pensato?

*

È vero, quella per la comunione è una festa speciale: è un evento. È come se si festeggiasse un momento importante della vita di qualcuno, tipo se uno vince un campionato, compie 18 anni o va a vivere da solo/a.. Cioè, gli adulti in genere lo considerano un evento. E chi non crede in dio, e non ha voglia di farlo tanto per fare? Beh, di eventi ne abbiamo a bizzeffe nella vita!
Per dire: il fatto che siamo nati (che meraviglia!), che diventiamo grandi, che iniziamo o finiamo una scuola! Festeggiamo i migliori amici, la primavera, la Vita stessa! In realtà, quello che vuoi. Quello che tu, la tua famiglia, i tuoi migliori amici sentite importante. C’è sempre un buon motivo per festeggiare, non occorre aspettare una ricorrenza religiosa! Ad esempio, una coppia che conosco ha avuto un bimbo, e ha organizzato un incontro con gli amici più cari per celebrare il suo arrivo in famiglia! Hanno pranzato insieme, e nel pomeriggio hanno potuto fare molte coccole al nuovo arrivato: volevano dirgli «Ehi, ciao! Ti vogliamo bene, benvenuto!». Che cerimonia fantastica!
Scegli un motivo che sia importante per te
, e festeggialo con la giusta solennità.. A pensarci può sembrare strano, ma non lo è: è insolito (sappi che molte persone, fra gli umanisti non credenti di molte nazioni, usano già festeggiare in questo modo). Ed è tuo.
Magari all’inizio ti ci vorrà del coraggio, per vedere come reagiscono i tuoi e i tuoi amici, ma chi ti è vicino ti capisce e accetta le tue scelte. La tua decisione, la tua voglia, convincerà tutti!
E non ti preoccupare di dover spiegare perché non segui certi riti
: dì semplicemente la verità, che essere cattolici non è obbligatorio, che ci sono altre occasioni importanti da festeggiare, e che questo è il tuo parere! Se qualcuno insiste, chiedigli di rispettare le tue idee così come tu rispetti le loro. Se capiranno, bene; se non capiranno.. ma.. stanno dalla tua parte?

*

Ah: gli atei non credono nei santi (i quali devono aver fatto almeno un paio di miracoli.. da morti! Di essi peraltro pure la vita è spesso bell’e romanzata), quindi possono evitare di ricordare il santo che corrisponde al proprio nome! Certo, se la nonna vuole proprio farci un regalo..  ;-)

E.. il natale? Beh, chi ci vieta di festeggiarlo anche noi?? Io ad esempio, che sono ateo, festeggio eccome il Natale! Certo, con uno spirito un po’ diverso: per me le ricorrenze cristiane sono formalità, per lo più rubate a tradizioni precedenti il cristianesimo (il 25 dicembre si festeggiava il Sole, a marzo l’arrivo della primavera!), perciò ad esempio non vado a messa.. Il resto è valido: anche a me piace che ci siano momenti speciali, nell’anno, in cui fare doni, riunirsi e dirsi quanto ci si vuole bene. È un mio desiderio! Decoro la casa, mi vedo con amici e parenti, mi godo l’aria di festa.. e non ci appiccico insieme alcun motivo religioso.
Lo ‘spirito del natale’
, dopotutto, è ciò che mi interessa!

*

Un’ultima cosa, che quasi scordavo di dirti: se decidi di essere ateo/a, puoi sempre seguire le tradizioni e i costumi di una religione, quale che sia il motivo. Tieni conto di questo: fingere di credere è degradante per le tue idee. Ora, in situazioni qualunque, ok, si può anche lasciar perdere.. Ma in quelle per te di grande valore meglio di no: in genere ci rende felici pochissimo. Se vuoi vivere come credi tu (e questo sì che appaga), bisogna che impari a sostenerle e che tu le difenda, quando è importante, anche a costo di soffrire un po’.
Ricorda: le tue idee hanno la stessa dignità e importanza di tutte le altre, e meritano il massimo rispetto: da parte tua, poi, che ne sei il sostenitoresoprattutto.

Capitolo successivo: 8. Un dio così ci rende schiavi
Last updated: 26 Set 2009  |  Post2PDF  |  Stampa Stampa   |  [Torna su]
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