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Piccolo manuale di Umanesimo ateo. Il perché e il il percome di una vita senza dèi

3. Che bisogno c’è di credere in Dio?

Autore Morgan

Indice del libro

A questo punto, potresti chiederti: ma perché tante persone ci credono, a questo dio? E avresti ragione! Io lo trovo buffissimo. A volte un po’ triste. Mi spiego meglio.

Su questa terra si trova tutto il necessario per vivere bene.
Certo, ok, vivere non è sempre facilissimo, qualche volta è bello, altre volte meno.. E quando è proprio brutto se ci fosse un supereroe potentissimo o un dio ad aiutarci non sarebbe male, sì.
Ma il punto è che nessuno di questi è mai corso in nostro aiuto!
Siamo noi, solamente noi, a decidere come va la nostra vita. Le cose ci vanno bene? Siamo stati in gamba. Le cose ci vanno male? Possiamo migliorare. È tutto naturale!
Dio non c’è, o forse sta solo ben nascosto a guardare. Per noi è indifferente. Sei d’accordo?

Ma se Dio non c’è o non si fa vivo, allora perché credere che esista, che si interessi a noi? Che bisogno c’è? Ecco, tendiamo a credere a cose che non esistono per molti motivi: perché ci dà piacere, perché ne abbiamo paura, o perché siamo non sciocchi, ma ingenui e impressionabili, di poco spirito critico! E ancora: perché ne siamo affascinati, perché ci danno sicurezza e speranza (ad esempio contro la paura della morte), perché ‘lo fanno tutti’, perché è più comodo, per ignoranza, per abitudine, per disperazione, per ‘sensazioni interiori’, per senso del dovere, per ipocrisia.. Per ansia di gioia, o per timor di Dio: immagina quanto seducente è l’idea del paradiso, e quale devastante peso può avere l’idea di un dio giudice e del suo inferno..

Si può credere perché condizionati a farlo fin da piccoli (probabilmente la causa più forte e diffusa, a cui tutte le altre restano legate), perché poi non si ha coscienza di valide alternative, perché si continua a pensare con la testa altrui o non si pensa, perché acclamare santi e dèi distrae o giustifica la propria mediocrità, perché senza un dio non si crederebbe più in sé stessi e perché si diventa incapaci di darsi altro scopo nella vita..
Quando si ha tanta sete si può vedere Dio come una fresca sorgente, senza essere in grado di capire che è un miraggio.. 

In un senso più positivo, avere un amico che ti ama, ti conosce, ti ascolta, è un grande aiuto interiore, persino una terapia esclusiva. E crederlo è meglio di niente.
C’è anche chi fa riflessioni ed esperienze e chiama ‘Dio’ quello che trova, a volte accettando la dottrina di una religione (magari in parte), a volte no.
I motivi sono molti. Fra tutti, trovo che chi arriva alla fede dopo una ricerca personale e indipendente può almeno chiamarsi libero pensatore a buon ragione.
Gli altri motivi invece sono una scappatoia. A volte utile, a volte rovinosa, ma sempre una scappatoia

Pensare che lassù c’è un dio che ha potere di salvarci, è rassicurante. Immaginare che, proprio quando ci sentiamo più soli, ‘Gesù ci ama’, subito consola.. E non è sempre facile dire a sé stessi: «Ci voglio credere, ma NON HO PROVE che sia vero».
Il bisogno di salute e felicità, di protezione e giustizia, soprattutto in un momento disperato, può essere così intenso da farci immaginare un dio come soluzione.
Uno guarda le miserie umane e pensa «Ah! Se esistesse un dio onnipotente..». È comprensibile.

 Tutto questo può fare convinti.. proprio convintissimi! Può farci persino avere sensazioni fisiche (brividi, emozioni). E, si può pensare, se lo sento deve esistere. Nooo.. Figuriamoci! Sarebbe come se quando vedi la foto di una pizza e ti viene l’acquolina – puf! – la pizza compare!
Succede che, come una situazione ci influenza da fuori, anche lo stato d’animo e le aspettative si riflettono sul nostro corpo, producendo reazioni anche forti. Psicologicamente, non è un mistero.. Ma non basta la ‘sensazione che sia vero’, o un intenso desiderio, o la speranza, e neanche la necessità.. per rendere la cosa reale. Sarebbe bello, ma non è così.

La pizza non cade dal cielo, bisogna acquistare gli ingredienti, impastare, farcire, cuocere.. o almeno andarsela a comprare! :-)
Ok, certo, dio forse non si scomoda per una pizza.. forse però lo fa per cose più importanti? Beh, non si può nemmeno dire che si sbrighi a porre fine alle guerre o a curare le malattie! No.. Chi cura le malattie? Chi può far cessare le guerre? Chi può farci crescere più felici?
Noi, io e te, tutti, gli Esseri Umani.
Hai voglia a sperare che dio risolva.. Lì ci sono calce e mattoni: rimbocchiamoci le maniche! 

È nostra la responsabilità della nostra felicità: nostra la colpa degli errori (e non di un «Piano di Dio», né di ‘Satana’), nostro il merito per le cose fatte bene (e non «di Dio», né della ‘Provvidenza’), nostra la possibilità di migliorare e fare più bello il mondo (non siamo «nelle mani di Dio», perché non c’è).

*

Ci sono anche persone che se non è dio è qualche ‘altra cosa’. Misteriosa quanto basta, ovviamente potente, possibilmente benigna. Perché «non so.. qualcosa deve pur esserci, no?».. No, non deve.
E intanto però, accanto a chi coltiva questi interessi per il proprio piacere, ci sono ciarlatani che si fanno pagare bene, inventandosi virtù astrologiche, contatti con l’ultraterreno e lanci d’incantesimi, giocando sulla fiducia e con il portafogli di un numero sorprendentemente troppo alto di persone bisognose e credule.

*

Il fatto che ci sia tanta semplice credulità, che tanti si facciano credenti senza mettere in moto il cervello, per me è un segno molto grave. Io penso che sia più naturale pensare che subire, perciò mi chiedo: «Cosa rende queste persone adulte così facili da manipolare? Così cieche, pronte a fidarsi senza verificare, quando intelligenza e sensibilità non gli mancano affatto?».
La risposta che mi sono dato è che vengono *educate* a farlo.

Il sentimento di Dio non è innato, viene messo dentro all’uomo bambino. Se Dio è l’unica fantasia in cui continuano a credere anche i genitori, crederci diventa spontaneo.

E poi ancora: si insegna a ragionare in astratto (esempio: 2+2=4), ma sulle cose importanti della vita (ad esempio: perché oggi mi hai urlato addosso? Dimmi, volevi farmi stare male?), quelle meglio di no. Chi ci aiuta a sviluppare giudizio? Raro. E ad ascoltare i nostri bisogni? Magari! Forse a scuola insegnano Logica, o Comunicazione? Giammai!
Quante volte si dice ai bambini «Non discutere», «Non essere polemico», «I grandi devi rispettarli», «Taci», «Fai la brava», «Non piangere», «Non fare così», «Ora le prendi» e «Obbedisci»..?
E no, cari miei! I cani obbediscono, ma noi non siamo cani, grazie. Tu vedi cani, qui? Io no. ;-)

Quando l’autorità degli adulti più importanti nei nostri primi anni di vita si mostra ‘perfetta’ ma volubile, ora amorevole ora autoritaria, disponibile però giudicante, protettiva e affettuosa (specie fuori casa e davanti agli altri [!]) ma anche intransigente e violenta (non solo per le ‘botte’, ma con sguardi di ghiaccio, parole avvilenti, modi aggressivi, costante sfiducia, scarso ascolto, non riconoscimento..), epunto essenzialeostacola e reprime *l’espressione* del disagio che ne segue in emozioni e parole (rabbia, dolore, umiliazione, indignazione, frustrazione, angoscia, protesta, ..).. come sentirsi sereni? Come sentirsi liberi e rispettati? Come coltivare fiducia in sé stessi e restare in contatto con le proprie emozioni? Come non sentirsi feriti, confusi, e dilaniati fra l’amore e l’odio? Come non cercare di dimenticare o nascondersi certe cose strazianti, prima ancora di averle capite? Come non rimuoverle, per sopravvivere?
Come non abbracciare i loro errori educativi
, ripetuti su di noi con infaticabile fermezza giorno dopo giorno? E come non passarli a nostra volta? Come non rassegnarsi a quella vita, o uscirne all’inverso vestendo gli stessi panni di chi così ci ha cresciuto, o fuggire da certe follie, solo per precipitare dentro a follie diverse? Come non sfogarsi di nascosto e poi di nuovo sul più debole?
Come non mischiare, dentro di noi, amore, severità e sofferenza? Mi hai sentito: come non mischiare, dentro di noi, amore, severità e sofferenza?

La religione, con il suo Dio re, e i suoi dogmi che non importa capire, sembra la fotocopia di relazioni simili. A mio parere lo è, ed è per questo che la considero una sofisticata immagine di un problema più grande. Di fatto, un dio che si comporta nello stesso modo è insieme un modello dei rapporti di ‘potere sull’altro’, e un bel lasciapassare anzichenò.. E se la ricerca primaria d’amore e rispetto è fallita, come non sperare che oltre le nuvole esista quel genitore ideale di cui abbiamo follemente bisogno? 

Un simile disastro di relazione è molto meno proponibile ad un adulto cresciuto diversamente, perché sarebbe in grado di fiutare il problema. Con chi l’ha patito da piccolo/a invece è molto facile. Perché? Dipendere da bambini da questo tipo di amore vuol dire quasi sempre doverlo accettare, scambiarlo per naturale e buono e finire per abituarsi, diventando emotivamente ciechi, e quasi incapaci d’altro. Ecco perché poi è più facile: basta fare click sugli stessi bottoni.
È *questa* l’anticamera dei rapporti disfunzionali degli adulti, e il ponte levatoio verso credenze estreme e nuovi comportamenti distruttivi. Verso gli altri – senza vederne il danno – e verso noi stessi – senza sapere perché.

Così nasce il senso puzzolente di ‘dover obbedire’, e insieme il desiderio di fuggire dalla realtà che ci costringe. Due tensioni che, oltre a farci stare male lì per lì da bambini, se tenute dentro e non elaborate ci faranno facilmente sviluppare cecità sulla nostra storia personale, incoscienza del bene e del male, e quella rigidezza intollerante che è lo specchio del nostro passato, e che non a caso oggi ritroviamo nella religione, in politica, nella scuola e sul lavoro, fra i giovani, e – di nuovo – in famiglia.
Mali dei nostri tempi.
Vedo in questo educare senza rispetto la causa prima di tante forme di sofferenza, e del suo costante ripetersi. Perché assorbire le regole del potere sull’altro, insieme al silenzio imposto alle nostre emozioni di piccole vittime, incide un percorso sulla nostra pelle, un percorso verso nuova violenza e nuovo silenzio. E poi a seguire. Ancora. E ancora. 

Colpa dei genitori, degli insegnanti, dei preti, dei politici, ecc. insomma? , perché sono responsabili della crescita dei nuovi nati. Le nostre prime esperienze sono importanti e gli adulti che non ci pensano fanno male ai bambini. Però se il mio ragionamento fila, è valso anche per loro. E per loro, rendersene conto e cambiare è una battaglia più difficile ancora, perché più tempo gli è passato.
I figli piccoli amano e ammirano i genitori in modo incondizionato, per natura. E poi crescendo tenderanno a mantenere questo amore e difendere la loro figura, è ovvio. Ma solo quando si è educati a subire, qualsiasi critica ad essi diventa inaccettabile, inconcepibile. Aprire gli occhi su colpe tanto gravi sarebbe come controbattere, rispondere, e ferirli direttamente, cose che abbiamo imparato i ‘bravi bambini’ non fanno mai; e spalancherebbe in noi un vaso di vecchie sofferenze così oscure e laceranti da sembrare insopportabili. Meglio tenerle ben tappate dentro, legittima e istintiva difesa.. ma gli effetti collaterali, allora, sono anche peggio.

Non so come la vedi, né qual’è la tua esperienza in famiglia, magari – e lo spero – tutto questo non ti riguarda. Bene! Ma succede, ancora troppo spesso, in tantissime famiglie, ai più vari livelli d’intensità[2]. Vero anche che in realtà basta un attimo per aprire gli occhi, che la nostra reazione non sarebbe così devastante e infantile come temiamo – certo non quanto vivere una vita di verità rimosse –, e che riconoscere la cattiveria nei nostri genitori non toglie né toglierà mai valore agli infiniti gesti amorevoli e all’affetto vero e intenso che pure avranno avuto per noi.
Aprire gli occhi è doloroso, ma cura, una volta per tutte.

*

Convivere piacevolmente a volte non è istantaneo, né facile. Ma oggi abbiamo sia i princìpi che gli strumenti più adatti a farlo. E come per ogni professione, hobby o abilità, perché diventi una cosa semplice è ovvio che è prima necessario apprenderne la tecnica!
Te l’immagini un cardiochirurgo senza anni di specializzazione, o un fotografo che non sa niente di luci e composizione? C’è chi si scopre portato/a, ma anche lui/lei, per eccellere, non potrà che affinare la sua abilità facendo tesoro di tutto il meglio a sua disposizione. Il suo talento unito alle più efficaci conoscenze lo renderà un grande del suo campo! Senza un’ottima scuola, le nostre brillanti predisposizioni resterebbero un abbozzo, nient’altro che un inizio. Quando avremo imparato e fatto nostri certi insegnamenti, non solo saremo bravi, ma ci verrà del tutto naturale.
Così è, avrai capito, per i ‘mestieri’ di amico, partner, leader, e.. genitore. Stare bene insieme è sia l’attività più importante di tutte (e c’è in tutte!) che quella più sottovalutata! Si ritiene che guidare, educare, siano abilità semplici – genitori ‘si nasce’ – ma così ognuno/a è lasciato a sé stesso/a, ai vecchi metodi, agli stessi errori. I risultati si vedono, per niente buoni spesso ancora oggi. Oggi, però, sappiamo come migliorare i rapporti umani. Non per caso, alla se viene viene.. sappiamo proprio *come* si fa!

Possiamo cominciare dai ragazzi, parlando a scuola di etica, logica e comunicazione, e dedicare ai genitori corsi gratuiti non solo per cambiare pannolini e scegliere omogeneizzati, ma per legare con i propri figli emotivamente, per essergli d’aiuto senza fargli da capi, per sapersi esprimere e saperli ascoltare, per fargli sentire i necessari limiti e i valori essenziali, ma anche il profondo rispetto per la loro persona e la viva fiducia che sapranno farne buon uso.
Vero, sentirsi criticare come genitori non è mai bello, a maggior ragione nonostante i nostri sforzi, i buoni propositi e le difficoltà quotidiane. Vanno dati per scontato, e sono il punto di partenza: proprio perché ai figli si vuole bene, proprio per il sicuro desiderio di vederli felici che c’è in ogni buon genitore, proprio per *questo* sarà bene accettare di correggersi!
È che non possiamo non insegnare, non influenzarli, non dare un esempio che qualcuno seguirà. Allora sta a noi scegliere il modo più dolce ed insieme efficace di farlo..
Esistono libri, corsi e terapie eccellenti per affinare la capacità di relazione in famiglia.
E, naturalmente, con sé stessi.
Il primo passo è prendere coscienza che il nostro agire ha delle conseguenze. Buone o cattive, di nuovo le stesse o diverse e speciali, dipende da noi.

*

Crescere, guarire, comunque migliorare.. Imparare a pensare e sentire, liberi, è sempre possibile, nonostante tutto. Non sempre si può farlo insieme, anche se sarebbe bello, e a volte si deve lasciare che gli altri seguano un’altra strada.. Pazienza. Ora che sai dove guardare, chiama le cose col loro nome e va’ per la tua, verso la persona che desideri essere!

Last updated: 23 Set 2009  |  Post2PDF  |  Stampa Stampa   |  [Torna su]
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