Preavviso! La lettura del sito può avere effetti frizzanti sulla fede.. Sono ateo e qui scrivo di umanesimo, quindi anche di religione e dei difetti che ci trovo. Se l'idea ora non ti va, fa' a meno.
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Piccolo manuale di Umanesimo ateo. Il perché e il il percome di una vita senza dèi

5. In cosa credere? Il cuore dell’Umanesimo

Autore Morgan

Indice del libro

Che illuminazione! Dio non c’è, e quando preghiamo parliamo al lampadario.
Ma non siamo soli: diamine, siamo in 6 miliardi su tutto un pianeta!
Mettiamoci d’accordo su cos’è più importante:

· Che le idee siano imposte o che siano scelte?
· Obbligare alla cosa giusta, o lasciar liberi di migliorare?
· Presentare una realtà confezionata o insegnare a decidere?
· Fare le cose per paura, o perché le sentiamo giuste?
· Sperare in un paradiso o godere dei frutti terrestri?
· Educare con menzogna e ambiguità o con sincerità e chiarezza?
· Guidare con premi e punizioni o dando ascolto alle necessità di tutti?
· La legge del più forte o il rispetto reciproco?
· L’amore per un Dio o prima per degli Esseri Umani?
· Ricavare la realtà dalla finzione o capirla dai fatti?
· Credere a un’idea solo perché ci piace o usare i sensi e la logica?
· Ricavare felicità dall’assuefazione o dalla consapevolezza?
· Tanto benessere per pochi, o massima felicità per tutti?
· ..

Dalla risposta a domande come queste dipende il nostro futuro!
Quale siano quelle che sceglieremo, come prima cosa però, innanzitutto: cerchiamo di non pestarci i piedi.. Ognuno ha diritto di pensarla come vuole, e dev’essere lasciato libero di scegliere.

Ad esempio: come possono pensare i credenti di possedere la Verità ultima, di fronte a un universo di cui conosciamo così poco?? Bizzarra idea! Ma non è un problema.. uno ha la sua bella idea assoluta, la accarezza, se la coltiva, al limite ne chiacchiera un po’ al parco con gli amici, così, se capita, e poi tutti al cinema.. Però spesso, questa idea assoluta, chi ce l’ha non resiste: la deve anche divulgare. Il che è carino, davvero, perché è bene informare tutti di una cosa buona. Il problema nasce solo quando uno dice: «Ho capito. No, grazie», e questo chiaro e semplice rifiuto non è sufficiente perché smettano di strapparti ad uno ad uno i peli delle ascelle. Non è accettabile che un’idea venga spiegata come ‘Certezza Assoluta Immutabile Le Altre Fanno Tutte Schifo Parlo Solo Io Zitti Tutti’. In altre parole: non è accettabile che venga imposta (v. capitoli successivi).

E attenzione: persino l’ateismo e la scienza possono arrivare a queste posizioni rigide! Se facciamo della scienza, o di una filosofia, un altro dio infallibile, e cominciamo a venerarla come in una religione. Inutile dire che questo punto di vista, che si chiama ‘Scientismo’, offre il fianco alla stessa critica che facciamo qui alle ideologie religiose: avere un’idea va benissimo, pensare che sia perfetta e immutabile è un grosso errore, perché non si può dire che non si riveli una sciocchezza.
Come, proprio la scienza.. che scoprendo cose nuove ha spesso modificato le proprie leggi, decide di essere in assoluto migliore di qualsiasi altro modo di conoscere la realtà? Buuuu!
È solo il metodo che funziona meglio, finora, se il nostro obiettivo è ‘felicità & lucidità di mente’.. Per la stessa ragione, affermare che ‘la scienza dice..’ non va usato come generico appello all’autorità. ‘La scienza dice’ non vale niente in sé, ciò che conta è perché lo dice, cioè se e in che misura può essere provato.

La scienza in realtà non parte da verità assolute, e non ne produce. Al contrario, parte dai fenomeni che osserva, e ne tenta una spiegazione concreta e verificabile. Questa spiegazione verrà discussa e confrontata, usando i metodi via via migliori, con ogni nuovo dato: se la spiegazione regge resta e ok, altrimenti si corregge, completa o sostituisce.. e ok lo stesso!
Solo *dopo* questo, infatti, possiamo essere abbastanza sicuri di una teoria o una legge. Non prima, a meno di credersi infallibili..
Lasciamelo ripetere: la scienza NON è dogmatica, per definizione. Se lo diventa, non è più scienza. Quando si usa in modo dogmatico non solo le si toglie potenza, rendendo impossibile l’evoluzione della conoscenza, ma si può star certi che la si usa, se non per ingenuità, come moderno paravento per scopi diversi (e allora è il caso per noi di chiedersi quali).

Molti coscienziosi scienziati – e così gli storici – sono atei, ma altri sono credenti. Tutti, quando sono al lavoro, guardano i fatti e accantonano le opinioni personali. Ovvero, le accantonano come certezze. È ovvio: uno studio serio che cominci da credenze non verificabili e/o non discutibili sarebbe una contraddizione in termini, e una pista sicura verso conclusioni quantomeno equivoche. È per questo che la teologia, per quanto magniloquente e razionale si sforzi di essere fin dal suo nome, poiché parte da queste premesse non è scienza, ma filosofia.. con un tocco fantasy.
Aspettandosi di migliorare, la scienza resta aperta a nuove teorie concrete verificabili e nuove prove, e chiede a tutti di fare altrettanto. Il metodo scientifico, insomma, è insieme furbo e modesto. Può commettere sbagli e lo sa, ma si organizza per non farli o non ripeterli. Per definizione, quindi, non è un effimero capriccio, eppure NON è religione – che invece pretende immutabilità, spesso nega o indirizza la ricerca sfigurandone i processi e i risultati, e non gradisce confutazioni (salvo poi adattarvisi, con qualche maliziosa trovata che protegga dio).

Si può parlare di una idea/premessa/metodo/strumento/legge ‘migliore adesso’, non di una idea/premessa/metodo/strumento/legge ‘perfetta sempre’!

Questa lungimirante morbidezza di giudizio viene spesso fraintesa dai critici del cosiddetto ‘relativismo’. Hai già sentito questa parola? Essi condannano la società moderna sempre meno credente, lamentando fra l’altro il fatto che ormai quando si dice che una cosa è vera, allo stesso tempo si pensa che tutte le altre sono vere allo stesso modo, perché tanto ‘tutto è relativo’. La verità non esiste: un principio vale l’altro, dunque nessuno importa. Eeeeh?
Esisterà pure qualcuno che pensa in modo così frastornato, ma certo non è questo che la maggior parte di atei e umanisti nella società intende con relativismo. Il relativismo è il ritenere che non esistano verità assolute. Quelle importanti sì, quelle eccezionali sì, quelle assolute no. Quindi *non esclude affatto* che si possano avere ferme opinioni, non impedisce mica di formular giudizi fra bene e male, né di arrivare a leggi positive e durature! Semplicemente, non sono assolute.

Lo facciamo da sempre, lo fa ogni governo democratico come l’Italia, e anche il cristiano prende ogni giorno un sacco di decisioni senza rompere le scatole a Dio, no? Ovvio e straovvio anche per te? Già! Se lo scorda facilmente il credente abituato a pensare ‘Dio o niente’. Richiede un certo sforzo convincere sé stessi di non avere altra scelta fra questi due estremi, e di valere così poco. In realtà, fra l’assoluto e l’assurdo, fra dogma e deriva, fra perfezione e lesione cerebrale, c’è un mondo intero. E ci siamo noi. La verità è possibile, eccome.

Una di queste verità è che viviamo scegliendo. Un’altra è che per vari motivi ci capita anche di errare, anche quando credevamo di assecondare un dio! Per questo è comico credere di avere in mano l’assoluto.. Meglio prendere atto con buona modestia del fatto che anche quando pensiamo che una cosa sia sacrosanta, non possiamo escludere che domani troveremo di meglio, o che per altri non funzioni affatto. E se succede? Beh, si accetta che, per dei buoni motivi, val bene cambiare idea o ritoccarla. Altrimenti no.
Ecco che vuol dire relativismo!

Nulla di tragico, anzi sembra un’idea intelligente, vero? Solo che per natura insidia gli statici e vecchi dogmi di fede.. Hai presente, quelle idee a forma di chiodo fisso, a cui tanti credenti si aggrappano fortemente pur di restare fra le nuvole.. E questo è il vero ostacolo: se non c’è assoluto, non c’è dio. Chi ne ha bisogno – chi sostiene di conoscere l’unica Verità possibile su tutto – teme questa utile flessibilità nel giudicare, e si batte contro di essa con ogni mezzo, al punto da compiere un frequente errore di ragionamento: la descrive come non è –  ne abbrutisce i tratti, ne fa una grottesca caricatura – e poi addita con severità l’inverosimile spaventapasseri! In questo caso, disponibilità e apertura vengono letteralmente scambiate per menefreghismo, eterna indecisione.. debolezza!
What?? E no cari, non sono mica sicure conseguenze del relativismo! Parliamoci chiaro: ciò che si attacca nel relativismo è l’assenza di assoluto. Ciò che si teme di esso è che allontana da Dio. E dunque non può che essere una cattiva idea. Ma perché non dirlo, rischiando una figura asinina?  Chi insiste su questo pare proprio non cogliere la serietà del mutare leggi e credenze per riflettere nuove esigenze e conoscenze, la bontà di farlo proprio per l’idea(-le) di costruire un futuro migliore, e nemmeno la forza e il coraggio necessari a chi non conta su favori divini. Difficile, se più importante ancora è ricordare un dio, o, per dirla meglio, proteggere la validità e la coerenza della propria scelta fede..

«Ok, ma non è forse vero che la cultura moderna dice ‘Tutto è relativo’?». La cultura moderna no, parte di essa sì. E sbaglia! Hai capito bene: il detto ‘tutto è relativo’ è sbagliato, e non tanto perché è un paradosso (cmq se ne esce con una mossa ingegnosa[3]), ma perché troppo generico. Verità ci sono, per esempio l’Italia ha vinto i mondiali 2006, non ci piove! Tutto, poi, che ne sappiamo? Quindi è più giusto dire ‘questa cosa in particolare è relativa’, ‘in quel campo non c’è assoluto’, eccetera.

In fondo è solo un modo di dire, eppure è in voga fra alcuni cristiani criticarci l’intera cultura occidentale moderna.. Gli sembra perfettamente logico che se tutto è relativo->vale quello che mi pare->tutti contro tutti->caos->il caos è male->il male è male->the book is on the table->che fare->è ovvio->il rimedio è->l’estremo opposto:->l’assoluto, immutabile ed eterno->volere del mio->
Di->o.
Che ragionamento ineccepibile! ..Improponibile, casomai! :-) Dal punto di vista logico infatti pecca di una premessa falsa (relativismo=vivere allo sbaraglio), di due conseguenze sbagliate (relativismo=immoralità, egoismo, caos, ecc + cristianesimo=buona alternativa), e di una terza che va provata (l’assoluto).. Ma certo! Dio, sappiamo già che è semplicemente un’idea. Quanto a regole infallibili e ideali giusti per sempre e per tutti.. qualcuno dimostri che esistano!
Prendi i più alti ideali: che siano un regalo divino, universali e super-umani, va super-provato. E quanto alle regole, non esiste una regola che non abbia qualche eccezione, un principio o un’esigenza che non siano definiti dal loro contesto e rifiniti da altri princìpi ed esigenze (leggere di nuovo, prego), uno scopo mai adattato a nuovi tempi luoghi e persone, un record che non si possa battere, una legge (e legislatore) che sia al di sopra di discussione. Chi crede che ne esistano di ‘perfette’ in qualche modo meta-fisico (oltre la natura) lo fa per dogma, un grossolano ‘perché sì’..

Paradossalmente, lo dimostra proprio un’idea cristiana, quella della ‘morale assoluta’: se esiste davvero, come mai fra le diverse confessioni cristiane e persino al loro interno, tanti bravissimi studiosi e devoti credenti hanno spessissimo idee opposte sui grandi temi etici? Ci sono cristiani a favore e contro la pena di morte, l’aborto, le coppie di fatto, la guerra, il razzismo, la ricchezza, la tolleranza del diverso, .. Bibbia alla mano e spiritosanto nel cuore, ciascuno di essi afferma convinto/a che la propria idea è: A) Giustissima B) Immutabile C) Esattamente quella di Dio, l’un con l’altro contraddicendosi!
E allora, dov’è questa morale assoluta??
Il cristianesimo è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.. ;-P
Perché non guardare anche la stoooooria del cristianesimo: nel Vecchio Testamento si dipinge un Dio con un diavolo per capello, pronto alla strage come niente fosse. Secoli dopo, ecco un ebreo che sfodera un Dio che ama, in modo corrotto ma ama (vedi cap. Un Dio così). Secoli dopo, la Chiesa sua rappresentante torna alla violenza aperta e compie nuove stragi (v. I brutti esempi). Secoli dopo, e siamo ad appena 50 anni fa, essa non può fare altro che adeguarsi ai tempi, e si ricorda di quell’amore proprio quando il mondo afferma i diritti umani. Oggi curva di nuovo verso una medievale intolleranza, di idee e persone diverse. Frattanto, si è completato il pensiero di gesù con vari dogmi, ed escono nuove traduzioni della bibbia, migliori o solo ammorbidite, ‘armonizzate’, ‘modernizzate’. Che percorso, che mutamento! ..E allooooora!!
Realizzi che non c’è mai stata questa cosa sempre giusta e immutabile, proprio nella religione che lo crede? E che è perfettamente inutile farla risalire a un dio, dal momento che non si può provare né che esista né che cosa dica di preciso, tanto che potrebbe affermarlo chiunque, cioè nessuno?

Per quanto ne sappiamo e a guardare la nostra storia, anche l’ideale più universalmente condiviso, la regola più efficace e insuperata.. sono frutto d’Uomo. Ma poniamo per assurdo che siano di Dio: perché *dovrebbero* essere assoluti? Sapendo bene che nella storia l’uomo evolve e matura, potrebbe averci dato delle tracce aspettandosi che piano piano le adattiamo al meglio. Non sarebbe logico da parte sua?

Ok questo dal punto di vista logico. E da quello pratico? Ah! Il relativismo si sposa con il rispetto di culture diverse e dei progetti di vita personali, in cui ciascuno ha tutta la libertà che è possibile avere senza scroccare quella dell’altro. Per trovare il giusto equilibrio, esigenze e desideri vanno mediati, così che senza invadere ognuno possa spingersi fino a realizzare sé stesso/a nel modo che preferisce, suo proprio e unico. Il relativismo garantisce questo diritto.
L’alternativa? L’alternativa al relativismo è l’assolutismo. Cioè il totale potere di uno o pochi di decidere per tutti gli altri regole, valori, ideali. Imposti, perché non discutibili, perché creduti assoluti. Alla faccia dei diritti umani! Alla faccia della tolleranza!
Quando ci si chiede: perché è più giusto così che cosà? L’assolutismo risponde ‘perché l’ha detto il mio Dio/Sovrano/Gruppo/Legge/Credenza/Libro Sacro’. Questa è una non-ragione, e ha scarsissima forza morale. L’approccio relativista dell’umanesimo dice ‘perché è più rispettoso/utile/costruttivo/piacevole/attuabile/equo ..ecc.’. Oppure ‘perché è meno dannoso/pericoloso/cattivo/rude/rischioso ..ecc.’. Insomma si cercano motivi veri e forti, dentro di sé e parlandone insieme. Questa sì che è etica!

Anzi, solo questa è etica. Perché se non abbiamo scelto da soli fra bene e male, allora abbiamo eseguito un ordine, recitato un copione, guidato bendati in un parco giochi. Niente di più.
Se c’è una visione di vita che implica *responsabilità* per il mondo, quella è l’umanesimo ateo. È uno dei suoi cardini, parte della sua bellezza e della sua forza.. Uno dei grandi effetti del non credere a una divinità sopra la testa è proprio che siamo 100% responsabili delle nostre azioni. Perciò dobbiamo essere coscienziosi e attenti, se vogliamo che la vita ci funzioni, perché non c’è alcun dio a dirci cosa fare, né a giustificarci, né a salvarci. E dobbiamo spargere da noi amore e rispetto a fontana, perché nessuno lo farà al nostro posto. ;-D

Ad esempio, le leggi di uno Stato laico (cioè non religioso) non dipendono da un dio, eppure in genere sono molto efficaci, con il vantaggio che possono essere migliorate nel tempo. Non è vero, allora, che in una visione di vita che usi il relativismo non ci siano buone regole, durature ed efficaci. Ci sono, ma non le chiamiamo assolute, perché sappiamo bene da dove vengono, e che vanno migliorate. Per niente banderuole, quindi, né indifferenti né frivoli né opportunisti né antisociali..

Ooh essere buoni *sì può*, essere in gamba *possiamo*! Diamoci fiduciafinalmente!

Esiste forse lo sport perfetto, o il telefonino perfetto? No, ognuno ha il *suo* sport, il suo telefonino perfetto! E tra 6 mesi ne esce un modello migliore! Ciò che conta è fare sport, è comunicare con facilità, e non ci vuole mica un dio per capirlo!

*

Questo modo di pensare, la coscienza che le regole possono essere cambiate se è giusto, poiché sono loro al nostro servizio e non viceversa, è benefico e sta all’opposto di quel grande problema che è la rigidità di pensiero. Viene facile, soprattutto quando si immagina di interpretare il volere degli dèi, chiudersi sulle proprie idee e non metterle più in discussione, cercare persino di imporle. Viene facile, facilissimo.. darsi dei dogmi e farli diventare più importanti delle *reali* esigenze di noi Persone! Questo ha senza dubbio dei vantaggi – dà un gran senso di sicurezza, di tranquillità, di intelligenza, di padronanza.. – che però sono apparenti, perché si basano per fede sull’idea falsa che una certa specifica visione del mondo sia vera senza prove, giusta per forza, naturale per tutti.
Il costo di questa convinzione irreale è, in termini di contatto con sé stessi e sviluppo delle proprie potenzialità, astronomico.
Se è così, è facile capire che, al contrario, è questo ‘pensiero forte’ e in apparenza sicuro ad essere in realtà fragile e svantaggioso! Esso si chiude su sé stesso e si distacca dalla realtà. Chi lo sostiene, pretende che sia quest’ultima un suo riflesso anziché il contrario.. Così diventa il fine anziché il mezzo, e perciò un limite alla realizzazione di sé. La nostra vita invece è come una lunga strada, con i suoi pezzi dritti e le sue molte curve, a volte dolci a volte brusche.. Ecco, se uno pretendesse di andare solo dritto, rigidamente in una direzione, taglierebbe tutte le curve andando presto fuori strada..

Ogni ‘legge di dio’ che esce dalla bocca di uomini è legge di uomini. Ogni ‘regola oggettiva’ scritta da uomini è regola relativa, temporanea, migliorabile, come tutte le regole scritte dagli uomini.. anche se ottima, anche quando essi la chiamano ‘universale’. ‘Universale’ è una semplice parola, un aggettivo, che molti in passato hanno usato per la propria *particolare* visione del mondo, in contrasto l’uno con l’altro, trovandosi naturalmente obbligati a cambiarla nel tempo per sopravvivere o vedendola lentamente dimenticata o combattuta dal resto del mondo, spesso a ragione.
Perché restare ancorati a uno stadio precedente, se ormai è obsoleto?
Molto meglio invece se le buone regole vengono sempre verificate, paragonate alla realtà per un giudizio schietto sulla loro efficacia. Non sono più adeguate? Si cambiano, senza paura.
Attenzione: non è un cambiare idea quando cambia il vento, con la facilità di chi non ha davvero alcun riferimento.. E non è neppure detto che si cambi per forza, perché una strategia è confermata per tutto il tempo che è efficace!
Le cose cambiano, le situazioni mutano, il mondo evolve, noi miglioriamo: ogni nuova età ha nuove esigenze e nuovi desideri, dunque nuove abitudini e regole più adatte. È una scelta oculata in equilibrio fra i due estremi di incostanza e intransigenza. Una scelta flessibile, e pur sempre coerente.

Ma coerente rispetto a cosa?
Regole e costumi in generale rispondono sempre (cioè sono relative) alla domanda ‘Quale è il modo migliore per darmi benessere?’ – che a un livello più evoluto diventa ‘Quale è il modo migliore per dare benessere a me e a tutti, rispettando ogni forma di vita e l’ambiente?’.
Ecco: vi sono, in effetti, dei princìpi che dall’alba della civiltà ad oggi l’Essere Umano ha trovato giusti, positivi, benefici. Fra gli altri: rettitudine, libertà, non violenza, sincerità, benevolenza, aiuto ai bisognosi.. conoscere, realizzarsi, gioire, trattare gli altri con il rispetto con cui si vuole essere trattati..

Possiamo dire che essi sono eterni e assoluti? Niente affatto, non conoscendo il futuro.. potremmo anche supporre di sì, visto che il loro valore è semmai cresciuto nel tempo, ma nemmeno loro sfuggono alle leggi del cambiamento e non sono al di sopra di critica: non importa  da quanto li usiamo, ciò che importa è quanto per noi essi siano ancora importanti, se oggi (e poi domani) rappresentano una buona meta e insieme un grande mezzo per raggiungerla, se ci risuonano dentro come fonte di ispirazione e crescita.. Finché sarà così, ed è ancora così, li prenderemo a vigorosa luce sul nostro cammino..
Vivremmo meglio, vivremo meglio, una volta interiorizzati e vissuti coscientemente questi princìpi, ecco in cosa credono molti di quelli che non credono in un Dio!
Ed ecco la risposta a chi chiede, piuttosto ingenuamente o senza fiducia nell’uomo, «Senza Dio, cioè se la morale non è assoluta, come si può decidere cos’è bene?».

Princìpi religiosi, cristiani magari? Nooo.. Princìpi umani, giacché proprio a nessuno piace essere ucciso o ferito o derubato o rinchiuso.. e a tutti viene naturale amare e fare amicizia.. Princìpi realmente *universali* (quindi non solo religiosi) che le persone più ispirate hanno coltivato da molto prima del cristianesimo e della bibbia, in popoli di tutti i tempi, in quasi tutte le religioni indistintamente e anche al di fuori di esse[4].
Su questi sani princìpi di base non è mai stata questione di religioni, né di ateismo. È questione di.. essere Persone, semplicemente. Non si è virtuosi per qualcosa che sta scritto in un libro, o per un ordine, o per la semplice imitazione di chi lo è.

Ma metti che questi princìpi vengano da dio: li accoglieresti in te solo perché ‘lo ha detto Dio’, o se li senti davvero giusti? Perché li senti giusti? Fantastico!! Prova che quei valori sono già da prima in te, e infatti li hai usati per scegliere. Chi qui rispondesse ‘perché lo ha detto Dio’ a prescindere dalla loro bontà, magari dando per scontato che siano buoni ma senza rifletterci e capirlo, non ha alcuna idea di morale, è come ra.dio.comandato/a. Anche quando fa del bene. Lascia che siano altri a decidere per lui/lei, si limita ad eseguire. Non è lui/lei a scegliere. Ma ti faccio una domanda molto seria: se Dio concedesse l’omicidio, se avessimo certezza di NON andare all’inferno per questo: ti sentiresti libero/a di farlo? Davvero prenderesti la vita di altri?

Si dice che dio, essendo Giustizia, non può che agire bene. Non importa, il punto è essere pronti a scegliere il bene, invece di fotocopiarlo. E questo, più tardi, ci aiuterà a capire se è proprio vero che dio non sbaglia mai. Se è dio a deciderla, l’etica è relativa a lui, non assoluta! Se invece è giusta in sé, allora dio è solo un post-it che ce la ricorda. Grazie, ma possiamo farlo anche da soli! ;-)

Valori e ideali come quelli ci vengono spontanei, se non repressi, non c’è bisogno che siano emessi o convalidati da un dio e non vanno racchiusi in una ideologia, perché vi stanno stretti.. Sono proprietà e privilegio naturale di tutti gli Uomini e Donne, miccia interiore capace di accendere le nostre fantastiche potenzialità!!
Come si può pretendere seriamente che cadano dal cielo? :-O
Come si può credere che uno scettico non sia d’accordo con un prete o un rabbino sul fatto che scippare una borsa e bruciare un’auto sono cretinate? Come si può pensare che un non credente non provi compassione per un cagnolino ferito? Che un ateo non possa essere un buon amico? Che sia necessariamente disonesto, infelice, dedito ai vizi?

Già!.. Eppure che gara che fanno certe fedi per arrogarsi l’origine dell’etica umana! Che recita intorno ai propri dèi, che sarebbero la fonte di regole universali senza le quali gli Uomini non saprebbero comportarsi se non da criminali.. da peccatori!! Un’idea che quando non si crede, o si smette di credere, perde completamente di senso, talmente è ovvio che è falsa.
E che dire di quell’altra: quando un/a non credente si comporta in modo etico e compassionevole, starebbe agendo.. da cristiano! Una specie di credente inconsapevole, non è geniale? Con un pizzico più di coraggio e obiettività si può osservare che di certi princìpi eccellenti, di comportamenti intensamente e intenzionalmente morali, sono cosparse la storia e l’esperienza quotidiana, perché appartengono alla razza umana come una pulsione profonda e naturale. Quanto sia coltivata o prevalente non è il punto (non lo è stata anche da molti credenti. Tutti, dobbiamo lavorarci sopra). Dunque è il contrario: è il/la cristiano/a che, quando si comporta così, agisce in modo splendidamente umano! Il cristianesimo a volte non si limita a interpretare gli stessi valori, ma ne pretende l’esclusiva, in nome di una sola singola persona – cioè  in sprezzo all’umanità – che ha eletto a maestro e dio, il quale – uno fra gli altri – li insegnò e li applicò, a suo modo.

Sarebbe un teatrino divertente da guardare, se però da quel palco la religione (da noi l’alto clero cattolico e chi lo prende in parola) non tentasse di far entrare anche chi la snobba nella casa degli specchi deformanti, per appioppare anche a loro questo sgradevole modo di credersi persi e dipendenti dagli dèi..
Che sciocchezze!!

Quando una persona agisce in modo estremamente crudele, noi diciamo che il suo comportamento è ‘disumano’. Disumano, cioè del tutto contrario alla natura umana. Quindi sappiamo che l’espressione migliore di questa natura è il bene.

Mi rattristo a pensare che invece ci sono molte persone che davvero si ritengono cattive dentro per il solo fatto di essere.. persone! A loro faccio una domanda diretta, nuda e cruda: ti senti un assassino/un’assassina che ha bisogno di essere fermato/a? Ti senti un ladro, un maniaco pericoloso, un predatore sociopatico? Scommetto che non è così.
Scommetto che senza il dio-sentinella non faresti del male, che non ti serve una camicia di forza perché non sei cattivo/a. Ci saranno aspetti migliorabili del tuo carattere, fasi della vita di cui non essere orgogliosi, ma ti basta immaginare, sentire, il dolore che proverebbe una vittima, o considerare che non vorresti fosse fatto a te, per trovare disgustosa e rivoltante l’idea, e desiderare invece che stia bene.
In una persona normale e sana come te, questa è una reazione spontanea e naturale, sai?
Se poi anche Dio e Manitù sono d’accordo, meglio per loro.

I problemi li creiamo noi. Perché non dovremmo essere anche capaci di risolverli?

L’Uomo può comportarsi in modo eccelso o pessimo, spesso a seconda di come è stato cresciuto, cioè di quanto è stato *rispettato* e stimato da bambino, e se gli è stata data *fiducia*.. L’Uomo può essere buono, saggio, altruista.., per capacità interiore, per il fatto che è umano, libero e consapevole, e quindi capace di accorgersi del bene e del male ..e di scegliere il bene. Di più, questa è l’unica condizione nella quale egli sarà veramente sincero, veramente grande!
Sbagliare dipende dalla nostra ignoranza e da una capacità di giudizio debole o smarrita. Sta a noi allora usarla e allenarla fin da piccoli, e innanzitutto essere coscienti e sicuri di.. averla! A lezione dagli errori del passato per non ripeterli, determinati ad affinare un modo migliore di vivere. Il che a mio parere deve andare di pari passo con il blocco di ogni indottrinamento, e – a un livello più profondo – con un cambiamento dei rapporti umani, soprattutto familiari (i primi e principali!), dai quali deriva serenità, lucidità di mente e autenticità di cuore. O, al contrario, durezza e distanza, dagli altri e da noi stessi.
Su questa solida base positiva, cerchiamo spontaneamente il bene per noi, la famiglia, il gruppo e – da persone illuminate – la società.
Che importa pregare un dio diverso o starne senza, l’importante non è forse vivere bene in armonia? La pace non ha niente di soprannaturale.

«A me hanno detto che senza Dio la mia vita non ha senso!» Classico.. falso! La tua vita ha grande valore, senso e motivo d’essere, che esista un dio o no. I nostri amori, i nostri genitori, i bambini, gli amici e le amiche restano e non cambiano, perché il loro valore dentro di noi non dipende da dio. Gli affetti ci sollevano, i successi ci gratificano, l’umanità continua a progredire e la natura torna sempre a stupirci con le sue inaspettate meraviglie.. Con o senza un dio, la vita ha senso se un senso le daremo.

Prova a pensare che Dio non c’è: la tua esistenza perde forse importanza? Forse che non puoi più fare mille cose buone, essere una persona veramente in gamba? Se ti avessero detto che senza dinosauri la nostra vita non vale un soldo, a dinosauri estinti che dovremmo fare? Ma dio non esiste, i dinosauri sono andati da tempo, e noi siamo ancora qui, perché la vita continua!
Rifletti: se pure la vita non ha un senso soprannaturale, può benissimo averlo naturale, ti pare?
È questo che conta! Ed è la sola cosa che abbia mai contato! Infatti, poiché nessuno sa davvero se c’è un paradiso dopo la vita, tutti quelli che ci credono si sono fatti ispirare da un’idea, quindi non fanno nulla di diverso da chi si fa ispirare invece dall’Uomo, dall’Amore o da un altro dio!

Voglio che ti sia chiaro: anche chi crede in Dio si dà uno scopo nella vita da solo, perché un dio non c’è.

Idee come senza un dio la vita non avrebbe valore – il mondo sarebbe caos – l’universo non esisterebbe – ciò che è giusto non si capirebbe – l’uomo sarebbe cattivo sono prive di fondamento, e prima ancora di provarle (cosa che la Chiesa non è mai stata in grado di fare) mi sfugge il loro senso. Sono preconcetti, tristissime affermazioni immaginarie e incoerenti mascherate da conseguenze logiche, destinate a creare la necessità di un dio dove non serve. Non semplici nozioni, ma idee dure e sporche che si vanno a legare alle emozioni come gramigna, come virus di un’influenza esistenziale. Sono falsi problemi, e vere e proprie *trappole mentali* che ci incatenano alla fede dal profondo.
Te ne faccio altri esempi: «Osserva la dottrina e vivrai per sempre»; «Perdi la fede, e soffrirai per l’eternità»; «Non c’è atto, non c’è pensiero né sogno che Dio non conosca di te»; «Siamo peccatori per natura»; «Solo Dio ti ama come sei»; «Se dubiti di Dio, prega perché rafforzi la tua fede»; «Da solo non puoi nulla»; «Qualsiasi cosa tu faccia, Gesù la farebbe meglio»; «La tua felicità è nella felicità di Dio»; «Sei veramente libero quando lasci che sia Dio a guidarti»; «Che tu faccia questo, è volere di Dio»; «Satana è sempre pronto ad afferrarti»; «I Papi sanno, tu no»; «Lo vedi quel Cristo in croce? Prendi esempio!»; ecc. Tu pensa l’immane potenza negativa di questo credere, nella vita di una persona. A quanto diventi difficile ragionare a mente fredda e a cuore sereno su una fede che ci abbia fatto assimilare queste verità senza senso e senza prove, magari sin da bambini. Ora moltiplica per miliardi di persone.

Io trovo qualcosa di profondamente corrotto nell’inculcare a qualcuno che ‘non ha senso vivere se non c’è Dio. Si sminuisce il valore intrinseco della vita e della persona, si confinano opportunità e sentimenti in un barattolo di religione, e si crea dipendenza da tutti quelli che, con la scusa di quel Dio, vorrebbero dirigere i nostri passi.
Che ne pensi?

Chiediti: «Qual’è lo scopo della mia vita? Quale voglio che sia? Chi voglio essere, cosa voglio realizzare?». La risposta a questa domanda è quello che cerchi, e tutto quello che ti serve per dare un senso stupendo alla tua vita!

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Un tempo, mettere certe regole in bocca a un dio era un ottimo modo per farle accettare, e certamente per farsi obbedire stabilendo ‘ordine’ nella società. Oggi non abbiamo più bisogno di questo trucchetto, così come quando cresciamo non sono più i nostri genitori a darci regole ma siamo noi stessi a farlo. Anzi, se continuassero non impareremmo mai, e saremmo sempre prigionieri di ciò che loro decidono che ci serve e ci piace!!
Non è diverso, con gli dèi: possiamo finalmente slegare le due cose (dio / buone regole di comportamento), tenerle separate come in effetti è (in realtà non hanno affatto bisogno l’una dell’altra), ed agire in modo saggio per spinta interiore, non per comandamento!

È il Bene il nostro scopo, o Dio?
2 cose diverse, no? C’è invece l’eccentrica abitudine, fra tanti cattolici e supporters, di contare moltissimo sull’effetto di un furbo uso dei significati.. Ad esempio: si vorrebbe che cristiano sia sinonimo di buono, ma è così? E solo perché *si chiama* universale (cattolica significa proprio questo), una religione *è* davvero universale? Non è così, non facciamoci confondere. Sono finte equivalenze.
Per alcuni è una vera mania tirare in ballo la presunta globalità del proprio credo, con l’ansia di voler contaminare ogni cosa buona con le loro etichette.. vuoi per pura presunzione, o senza aver capito lo sbaglio, o anche perché sinceramente convinti che sia giusto, fatto sta che questo metodo dello scambio di significato, della forzata identificazione di concetti è usato di gusto: si prende un soggetto e si dice che è equivalente a un’altro un po’ diverso ma più famoso o importante o utile, cercando di rubare un po’ della sua fama! ??
Ma non sempre se A=B allora B=A!! Ad esempio il cavallo è un animale, ma se dico animale non penso per forza al cavallo! È come scambiare ‘rosa’ con ‘amore’, o ‘andare in moto’ con ‘libertà’: se un motociclista parlasse della moto come libertà a un gruppo di paracadutisti, quelli capirebbero? No, perché per loro la libertà è un lancio da 3000 metri!!

Libertà è il concetto grande, ognuno la vive come vuole.

Se questa forzata equivalenza di 2 concetti in realtà diversi può avere un senso all’interno di un certo gruppo, magari non ne ha per tutti gli altri. Anzi, agli occhi di quest’ultimi, se l’avessero da sopportare, diventerebbe piuttosto una vanitosa e al limite villana esagerazione.

Ecco altri esempi: Dio è il nome di UN dio fra tanti dèi (presunti, s’intende), perché non dargli un nome suo? Un’idea veramente universale non può appartenere solo a una particolare religione, perché pretenderlo? La Giornata Mondiale della *Gioventù* non dev’essere della sola gioventù-cattolica, perché non usare un nome specifico, o organizzarla sul serio con tutti gli altri? Le radici cristiane d’Europa sono solo parte del suo patrimonio (e non sempre la migliore), perché non dirlo? Se il cristiano è europeo, mica l’europeo è di sicuro un cristiano! Il crocifisso *non* è simbolo dei soli diritti umani (ammesso che li rappresenti) ma di un’intera religione, e perciò non va messo nei luoghi pubblici, visto che ci sono milioni di non cristiani, pur attentissimi a quei diritti, che non si possono ritrovare in quel simbolo; concetti come vizio e grazia, tentazione e sacrificio, perfezione e colpa non sono un prestito dal cristianesimo ma è questo che li ha fatti propri; il fatto che Gesù abbia detto cose positive non ne fa l’unico grande Maestro della storia; essere buoni non è per forza essere credenti, essere credenti non è per forza essere cristiani, essere cristiani non è per forza essere cattolici (il cattolicesimo è una varietà di cristianesimo, ne esistono molte altre)..

Visto quante insolite ‘coincidenze’? Le avevi già notate? Sono forzature logiche usate come trappole emotive: facci caso, e nota quanto spesso vorrebbero suscitare l’idea che il cristianesimo sia ovunque, e che sia sempre buono. E che esserne fuori sia drammatico! È una trappola emotiva quando dà la sensazione interiore che abbiamo torto marcio per quanta ragione possiamo avere (eh, mica è dio che sbaglia!), e che il semplice non essere cristiani è male, a prescindere dai propri valori e dalle proprie azioni.
Che illusione, che inganno, che prigione! Trappolona non m’incanti, ho smesso con ’ste pippe mentali!! ;-D

L’assurda e boriosa idea che ‘senza Dio è il male’ è suggerita in particolare da due altre finte equivalenze clamorose.
La prima: Dio = Amore (e fin qui, uno il suo dio se lo fa come gli pare) che automagicamente diventa Amore = Dio!!! Un errore da penna rossa, perché i due termini non sono affatto uguali! Bene e Amore sono il vero grande riferimento, di cui ‘Dio’ è piuttosto un’immagine, un sottoinsieme, una possibile interpretazione.
Con un credente si può anche essere d’accordo sull’importanza dell’Amore, però a vedere intercambiabili le due idee sembrerebbe che per amare serva Dio, il che è falso, che quando si ama in realtà si crede anche in Dio o si è mossi da carità cristiana, di nuovo falso, e che infine siccome l’Amore come concetto e ideale esiste allora di certo esiste anche il Dio che lo rappresenta.. falso anche questo.
Un modo semplice per uscirne è chiedersi «Perché uguali?». Se l’Amore è un Dio, va provato. E poi Dio, per il cristianesimo, è anche molto altro (es. creatore, giudice, padre, soprannaturale, trinità, ecc.), tant’è che Amore non basta così com’è alla salvezza: è necessario proprio credere *nel Dio*.

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*Amore* non ha bisogno di dèi, la sua stessa essenza è già meravigliosa, e basta a sé stessa.. Noi tutti, come umani, possiamo bagnarci ai suoi zampilli, farlo crescere dentro di noi e riversarlo fuori, viverlo, e diffonderlo a tutta potenza.. senza l’inutile carico aggiuntivo della fede.. E senza dargli altri nomi!!!
Che ne pensi?

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Stranuccio, eh?, quest’uso delle parole..
La stessa cosa vale per un’altra idea, la *verità*. C’è una seconda grande finta equivalenza, infatti: Gesù = Verità. Però, di nuovo, quando si parla di verità non si parla sempre di Gesù! La verità è una cosa, un uomo un’altra, una religione un’altra ancora!
Amore e verità, se li rendiamo uguali a ‘Dio’ e ‘Gesù’, cambiano faccia: è allora che si comincia a dare dio invece che dare amore, e a difendere gesù più che difendere la verità.
Se il fedele vuole vedere unite queste idee è libero di farlo, l’importante è che per diffondere Amore e Verità non si pretenda di diffondere una religione, perché non è lo stesso.

Sì a inseguire e vivere Amore e Verità, ma attenzione a non comprare pure 7 chili di dottrina, 4 litri di dogmi e una confezione maxi-formato di soprannaturale non richiesta: sembra un’offerta speciale, ma costa molto.

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Dove andar cercando l’amore, se non nel cuore delle persone? Dove cercare la poesia e la passione, se non nella vita? Dove trovare ispirazione, se non nella grandezza di chi ci ha preceduto? Dove trovare la verità, se non nel reale?

Basta con la propaganda di questa idea che la religione sia l’unico modo di essere etici. È falso. Quando vedi una persona che fa il bene, che si comporta in modo moralmente giusto, quella non è religione: è etica. C’è bisogno di fede in Dio per fare il bene come c’è bisogno di un violino per pescare. L’etica umana non richiede metafisica, e non giustifica alcuna teologia

Sulla strada verso il bene, la giustizia e il benessere, arrivati all’altezza di un ‘Dio’, facciamo un bel salto.. e via spediti verso la vera mèta! Più giusto, no?
Credere che abbiamo bisogno degli dèi per arrivare là, presuppone una logorante idea di noi stessi. Compensare con gli dèi è facile, ma la spinta che ne nasce viene da un’idea falsa di sé, e avvilente e ingiusta, direi proprio offensiva.
Non meritiamo questo, ma al contrario il riconoscimento (finalmente) delle nostre grandi qualità, delle nostre enormi potenzialità, delle capacità effettive che abbiamo in quanto Persone. 

Se già non credi più agli dèi, sai bene che le scelte che fai provengono da te e tua ne è la responsabilità. Se ancora usi la fede, invece, prova per un po’ a immaginare che nessun dio ti segue. Dico sul serio: per qualche giorno, fai finta di non credere. Vedrai che non solo sceglierai ancora lo stesso.. sceglierai anche bene!! Quando ascolterai discorsi su Dio o la fede, poi, riflettici come se fossi ‘ateo/a’, e vedi come ti suona rispetto a quello che credi di solito. È una prova, vedi un po’.

«Io, per sapere come comportarmi, mi chiedo: ‘Cosa farebbe Gesù?’». Sì? E da domani chiediti ‘Cosa farebbe Superman?’. Non scherzo mica: scegli il supereroe o l’eroe che conosci meglio e ammiri, e chiediti cosa farebbe lui o lei. Funziona lo stesso, vedrai, e con in più il vantaggio che non serve convincersi che chi ti ispira è reale. Puoi anche prendere ad esempio tuo nonno, una professoressa in gamba, insomma una persona che stimi.. nemmeno loro si trovano nella tua situazione, ma puoi ben provare a immaginare cosa farebbero. Non c’è mica solo la Bibbia: prendi altri miti (ve ne sono alcuni altrettanto appassionanti), le grandi avventure narrate nei libri e nei film, e anzi l’intera nostra *storia* di esseri umani.. è pieno di eroi indomiti e feroci nemici, di traditori e maestri, di passione, genio e poesia, grandi insegnamenti, azioni eccezionali e sogni realizzati, sacrifici d’amore e scelte radicali.. Guarda che non è un modo di dire: hai idea di quanti medici e infermieri, soldati, vigili del fuoco, mamme e papà piuttosto che giovani volontari o leader di popolo o perfetti sconosciuti si sono trovati a compiere altissimi atti di coraggio per amore, amicizia, giustizia? Solo qualche esempio di persone che non soltanto hanno agito per nessun altro fine, ma non vogliono nemmeno essere chiamati eroi, quasi come se «un altro, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso».. Vite eccezionali, attimi sublimi..
Quanta umanità
. Non scordiamoli!

Possiamo imparare da ogni esperienza di vita.
Nel farlo, ricorda: sei una persona, non un pappagallo. Agisci per le tue idee e i tuoi scopi, non per quelli di altri.. se non sono anche tuoi.

Dopotutto, che gesù faccia sempre la cosa giusta possiamo solo immaginarlo. Davvero sarebbe perfetto in tutto oggi nella vita di tutti i giorni? I personaggi-mito, i superfighi che ai flash li vedi sempre felici e sorridenti, nella realtà non esistono: sono persone molto diverse, al di fuori di quei pochi minuti in tv o delle frasi di un libro. E anche da come li vediamo nei film che ci facciamo in testa su di loro.
Se è un insegnamento che cerchiamo, un sacco di cose ci insegnano. Se è una metafora della vita, praticamente *tutto* può esserlo. Poi è il crederci come fosse reale, è il ritornarci e ricamarci sopra, il ripetersi a memoria, il pregare invocare e il parlarne di continuo, il pensarci e ripensarci fin da piccoli, il metterci apposta cuore e anima, il sovrapporlo continuamente alla realtà vissuta, che fa la differenza.. Tutto questo probabilmente farebbe sentire intimamente vera qualsiasi cosa. Ma senza.. la sentiremmo ancora?

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Se davvero Superman o Gesù esistessero perfetti come li vorremmo, sarebbe forte, ma sai allora cosa sarebbe ancora meglio, che la fame nel mondo sparisse, e che io fossi miliardario!
Aaah.. te l’immagini? :-P

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Ma allora la religione è *in sé* cattiva? Per me no, anzi a volte sulle questioni etiche siamo anche molto vicini, il che è fantastico!! Tutte le religioni, interpretate benignamente, hanno saputo dare a loro modo gioia, speranza e ispirazione a tanti!
Tuttavia, interpretate diversamente (ma in maniera altrettanto legittima) hanno fatto disastri. È un rischio che corrono per natura, dato che è facile vantare origini divine, che nei libri sacri c’è tutto e il contrario, che nessun dio si manifesta eppure a tutti loro basta.
Una religione è cattiva se si impone, quando insegna che l’etica consiste nell’abbracciare la dottrina anziché nel fare bene senza fare male, e ancora di più quando questa dottrina.. non è etica!
Il punto è che se c’è o non c’è Dio, ma manca il *rispetto reciproco*, in quel caso ci destiniamo a rapporti tempestosi! La nostra storia ci insegna che quando si vuole sottomettere una persona o un gruppo a una ideologia che esse non hanno scelto e non le rispecchia – sia fatto in nome di dio o meno – quelle persone vivranno facilmente da vinti o ribelli, entrambi meno che felici..
La religione con le sue decorazioni dogmatiche può arrivare a questo, ed è in tal senso che qui la si critica così fortemente.
Ed è solo un esempio pratico: l’idea è quella di imparare a difendersi da *chiunque* – individuo o moltitudine – ci voglia presi in un rapporto di potere.

Bene, si può dire allora forse che l’ateismo è sempre migliore dal punto di vista morale? :-) E chi vince fra Valentino Rossi e il Milan? Non li si può paragonare. L’ateismo è solo assenza di fede negli dèi, non ancora un sistema etico né una filosofia di vita (così come la scienza, che ha bisogno della morale per non varcare certi limiti), e chi già sente odore di zolfo dovrà farsene una ragione. Evidente che un confronto diretto con una religione, che invece lo è, non ha alcun senso.. eppure spesso da microfoni cristiani – per superficialità o malafede – ci si ostina a farlo (ricordi lo spaventapasseri?).
Il/la non credente poi ovviamente ha dei valori, degli ideali, un suo modo di vedere le cose, a seconda dei quali si comporterà con sé stesso/a e gli altri, in amore e in amicizia, in famiglia e in società piuttosto che sui grandi temi della vita..  Inevitabile, in effetti.
Ecco, è *qui* che può scattare il vero paragone, con un’altra visione completa. Meglio se adottata consapevolmente, se ben motivata, se positiva. Come quella umanista!
Allora sì che, come stiamo per vedere, ne escono scintille.

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Prima abbiamo detto che non c’è traccia di dio, ora possiamo dire che non ce n’è nemmeno bisogno. ;-)

Se un giorno scopriremo che un dio esiste? Vedremo! E nel frattempo?
Cosa dobbiamo fare nella vita esattamente, se non abbiamo certezze su dio, non vogliamo fare finta di averne, e però vogliamo comportarci bene e vivere una vita felice? Domanda regolare! Vuoi da me un consiglio, o una pozione magica? :-))
Perché io «Fai così e cosà che vai tranquillo/a» e «Credi a questo e quello che è sicuro» non te lo dico (scommetto che lo immaginavi!). Però condividerò con te volentieri le idee che sento migliori, o che per me funzionano!
Raduniamo intanto quelle dette fin qui: l’alfa privativo davanti agli dèi non è il cardine di una opinione finita, ma uno dei varchi per una intera filosofia del vivere. Questa filosofia di vita priva di dogmi e fede non è soltanto fuori dalle religioni, ma una vera e propria alternativa ad esse, con al centro finalmente l’Uomo, a fondamento i grandi valori, strumenti dolci come rispetto empatia creatività dialogo e razionalità, e come scopo il massimo bene per tutti, persone animali cose ambiente.

Perciò sì che chiama alla speranza, ma stavolta a una speranza fondata! Infonde gioia di vivere e voglia di fare, accende maturità e coraggio, invita all’amicizia e all’amore profondo.. stimola conoscenza e indipendenza.. libera emotivamente.. sprona a realizzare sé stessi.. Non è soltanto essere atei e agnostici, c’è molto di più: è vivere insieme una vita armoniosa e ricca, dinamica e appagante, completa! Senza dio, e rispettabile.
Diamole un nome: si chiama Umanesimo, Umanesimo secolare.

Umanesimo perché si fonda sull’Uomo che, come essere senziente e intelligente, è responsabile del suo mondo. Secolare perché ateo e naturalistico: l’uomo si realizza nella natura per ragione e compassione.
Ragione e compassione fanno parte della sua *natura*, così come il tendere alla sopravvivenza e il fare gruppo. Nelle condizioni ideali, cioè quando è libero e non costretto, e i suoi bisogni basilari (incluso l’affetto e il riconoscimento) sono al sicuro, l’uomo si comporta in maniera sociale e molto responsabile. È allora che la sopravvivenza cede il passo al benessere, e il gruppo può allargarsi sempre più.

Ragione e compassione, allora!
L’umanista crede in pace, libertà e rispetto fra tutti. Entro questi limiti, riconosce ad ogni persona incluso sé stesso il diritto, il gusto e lo spazio di realizzarsi a suo modo. A questo scopo cerca di non fare del male (qualche esempio: non uccidere, rubare o mentire) ed evita di porre confini superflui alla vita, al contrario facilitandola con entusiasmo e altruismo!
Eppure ha nessun dio, idolo o uomo da adorare, non crede a paradisi, salvezze o dogmi soprannaturali. Muore, e dunque conta come vive.

L’umanesimo punta alla vita e alla qualità della vita, per noi e chi verrà. :-D
Gli umanisti affrontano i problemi di ogni giorno contando su sé stessi, facendo tesoro delle proprie risorse interiori e del vicendevole aiuto. Usiamo la ragione per decifrare l’esperienza e comprendere il mondo, e condividendo valori e responsabilità ci proponiamo una convivenza non solo non violenta, ma dignitosa, inebriante, prospera, reciprocamente vantaggiosa e pienamente felice.
Siamo realisti circa le qualità delle persone e ottimisti sul futuro! Non abbiamo risposte a tutti i misteri dell’universo, ma accettiamo questo limite attuale mentre continuiamo a studiarlo, ammirati e curiosi.. Amiamo la vita, e ne assaporiamo la poesia, la bellezza, le sorprese, il buffo, la profondità, le favolose altezze.. Pensiamo che si possa fare benissimo anche *fuori* da ogni religione, perché è un desiderio spontaneo delle persone, che quando si uniscono per uno scopo più alto godono come bambini.. L’umanità che è in noi si manifesta quando vogliamo, sconfinando dalle filosofie di vita. La vita si fa amare da chiunque! :-D
Aspiriamo al meglio per tutti – sulla Terra e da ora – e a stare bene insieme. A questo scopo, pensiamo che i princìpi umanisti possano dare molto. Vogliamo benessere.. cioè salute, gioia e abbondanza.. in coscienza, autenticità ed equilibrio. Mente e cuore in armonia.. Solo con la ragione infatti fa troppo freddo, solo col cuore si vola fuori dalla realtà. Entrambi sono necessari (impossibile vivere senza emozioni, insensato vivere di sole emozioni!) nella giusta misura, in vicendevole intesa. Questo, è Umanesimo!

Contestiamo ogni forma di oppressione e condizionamento, soprattutto attraverso la cultura, il dialogo e l’azione per diritti umani, l’esempio. Cerchiamo verità e giustizia, e per questo non abbiamo dogmi, nemmeno sui nostri più fermi princìpi. Nel farlo ci serviamo degli strumenti più efficaci: la scienza e l’etica sono fra questi, la fede no. Molti fra noi si danno da fare animati da vibrante filantropia. Sosteniamo che questo amore per l’essere umano sia un ideale più alto dell’amore per un dio. Che preparare un mondo migliore sia un fine più giusto del prepararsi a un paradiso. Che fare del bene agli altri è importante quanto farlo a noi stessi. Che realizzare sé stessi è più saggio che realizzare il piano di altri su di noi. Che il rispetto sia una guida migliore del dogma.

Bello, eh? ^_^

Esistono al mondo gruppi e associazioni umaniste per ritrovarsi e operare insieme! E questo è stupendo. Non servono battesimi, investiture, benedizioni per diventare un/una umanista, lo si è e basta. L’idea di una cerimonia ufficiale è divertente, però come segno di una scelta già in atto e di benvenuto nella comunità, non certo come fosse un rituale propiziatorio, definitivo, o in qualche modo ‘purificante’ come quelli di tipo religioso.. Le organizzazioni umaniste si distinguono per i nomi, i programmi e le finalità sociali e politiche più diverse, perché umanesimo non è che l’insieme dei princìpi che le ispirano, e sono questi che contano. Princìpi per la persona. È come.. un ombrello filosofico per tutti noi! Un ombrello che potemmo chiamare anche Razionalismo etico, Naturalismo, Ateismo positivo, Brights, Esistenzialismo, Secolarismo.. Umanesimo è solo la definizione più usata, oggi nel mondo; e la più chiara, a mio avviso. Si può vivere questi stessi princìpi anche senza un nome, certo! Ma un nome è subito chiaro, visibile, capace di unire e di ispirare, se è questo che vogliamo.

«Quindi, se anch’io cominciassi a pensare che Dio non esiste, non resterei solo/a!». Esatto! La tua vita sarebbe piena lo stesso, di ideali, valori, progetti e.. amici!

Stiamo parlando di una visione di vita che non è nata ieri! Ha una storia lunga ben 2500 anni (chi tiene alle tradizioni è accontentato!) nei temi di filosofie occidentali e orientali. Passando per l’umanesimo classico del ’400 italiano – rispetto al quale sviluppa i suoi valori in modo più coerente e operativo, e perde l’esaltazione erudita della cultura antica – e naturalmente per l’illuminismo, nel ’900 assume la sua forma moderna e compiuta. Ai giorni nostri è un movimento ben conosciuto, con personalità, peso e in espansione. Intellettuali, filosofi, scienziati, artisti, attivisti e gente comune finalmente ne parlano a viva voce, come del loro modo di vivere e come di un passo avanti nell’arte della convivenza fra i popoli. Sotto questa ‘bandiera’ umanista, oggi nel mondo si raccolgono diverse centinaia di milioni di persone non credenti – come in Usa e Canada, in Inghilterra, Francia, Spagna, Norvegia e Polonia, .. – in gruppi ampi e dinamici o di fatto.

In Italia il termine è ancora usato poco, malgrado i non credenti crescano di numero ogni giorno e siano sempre più attivi nel sostenere proprio questi princìpi, e non altri! Si conosce a malapena il Movimento di Silo (un gruppo internazionale, non specificamente ateo, che si ispira al modello umanista) ma non l’Umanesimo come tale: sentirai più spesso parlare ora di etica, ora di diritti, ora di laicità (corrente per l’indipendenza fra Stato e Chiese), ora di scienza e libero pensiero, di equità, salute, ateismo, secolarizzazione.. Quanto più efficace sarebbe dirli tutti con una sola parola! Umanesimo proprio racchiude e rappresenta tutte queste cose insieme, una filosofia di vita che abbiamo già in tanti senza chiamarla così, e a molti altri piacerebbe scoprire! Sì, penso ai tanti atei ‘dispersi’ e soli, che infine possono sentirsi parte di un gruppo sano e attivo; vedo credenti insoddisfatti in cerca di bene e di vero crogiolarsi al pensiero che fuor di religione una vita piena e nobile è una realtà.. Sarà fantastico quando anche in Italia queste forze umaniste si uniranno, moltiplicando dell’ateismo la spinta costruttiva!!!

Prendiamone atto: su tutti questi temi siamo oltre il dilemma dio o non dio. Se è vero che sosteniamo e difendiamo tali idee, che siamo uniti e concordi su questi princìpi, il nostro ateismo è un tassello di una concezione del mondo ben più ricca e profonda. Chiamarla per nome è non solo straordinariamente conveniente a livello di comunicazione, ma anche proprio più preciso, coerente, corretto! Prima lo capiamo, meglio è.
Immagina per cominciare di mettere la parola fine al volgare ‘ateismo = vuoto-cattiveria-egoismo, con cui spesso e per errore si giudica il nostro intero modo di essere, al solo udire che ‘ci manca’ un dio. Un’accusa prevedibile, un pregiudizio radicato, contro il quale hai voglia a spiegare: l’ateismo da solo si presta a diffidenza, perché non specifica nulla di come in realtà vediamo il mondo («Allora sei nichilista! Dunque non hai morale! Quindi pensi solo a te stesso/a! Perciò sei triste e solo/a! In tal caso tutto è permesso!».. Ricorda niente?). Umanesimo ateo fa un’impressione diversa, dà l’idea di una scelta, rimanda subito a contenuti.. Che siano positivi? Parliamone. Ed ecco che siamo già oltre il pregiudizio storico. «Credi in Dio?», «No, sono ateo/a umanista». Cioè: non credo in un dio, ma ho lo stesso dei princìpi, cocco mio. Il nostro non è ateismo per caso, e proprio perché non lo è, perché in realtà abbiamo da offrire molto di più che l’abbandono di un dio, facciamoci conoscere per come veramente siamo. Se vogliamo essere trattati con il rispetto che meritiamo, e se a maggior ragione vogliamo essere parte attiva di un positivo cambiamento sociale, comportiamoci di conseguenza, e nel modo più efficace! Che ne dici?
Non prestiamo il fianco al pregiudizio, non lasciamo che il nostro sia considerato un ateismo qualsiasi, perché non lo è. Facciamo outing, come atei e umanisti!

L’umanesimo secolare è una realtà mondiale cui apparteniamo. Facciamolo ufficialmente. Usiamo la potenza di un nome che non è un passe-par-tout, come non lo è dirsi credenti, ma ci mette automaticamente sullo stesso piano in quanto persone CON una visione di vita, anziché un gradino più in basso, SENZA. Lasciamoci vedere non solo come mancanti di qualcosa, la fede negli dèi, ma come dotati, di etica, ragione, passione e compassione.. È vero!
Personalmente, la trovo una soddisfazione personale: io non sono solo ateo. E voglio che, quando mi si domanda se credo, sia chiaro ciò in cui credo, non soltanto ciò che ho scartato da tempo.
L’anatroccolo ateo si trasformi in cigno..

In Italia gli atei e gli agnostici sono ormai svegli. In larga parte non abbiamo più paura di dichiararci non credenti e molte iniziative locali e nazionali riscuotono consensi sempre più ampi. Quanti fra noi sono soddisfatti e questo gli basta? Sta bene. Io sono tra quelli che guardano oltre. Oggi più che mai è importante a mio avviso non solo difendere i diritti dei non credenti, non solo criticare qui e là certe uscite di preti e politici, e invocare – giustamente – laicità, ma opporci su larga scala alla loro invadenza nel cuore e nella mente delle persone, e proporre in cambio, in un senso non anti-religioso ma propriamente non religioso, una nuova visione della vita. Fieri, di quei valori e quei modi. Diretti, franchi, coerenti, uniti. Equilibrati e disponibili, ma non più disposti a lasciar fare tutto ai soliti noti. In questo libro ho sostenuto che la religione non è garanzia di nulla e che soffre di difetti intrinseci. Ho anche descritto una filosofia compiutamente naturale che ne è priva, perché desume i suoi princìpi non da un libro, ma dall’esperienza e dalla psicologia umana, realisticamente. Abbiamo le carte in regola per essere non l’alternativa, ma la prima scelta. E penso sia ora di offrirla a tutti.
Non occorre rinunciare alla nostra propria unicità e diversità (cosa a cui molti atei in Italia tengono particolarmente), non si tratta affatto di omologarsi o darsi direzioni politiche particolari, né di cambiare: se sono stato abbastanza chiaro, vivere ci impone una cosciente scelta di campo rispetto a dei valori, dei metodi e degli scopi di vita e convivenza, si tratta ora di unirsi intorno a quelli essenziali che abbiamo in comune, infine rappresentati in modo elegante dalla filosofia dell’umanesimo ateo. Chiedo a chi ha fatto la sua scelta e condivide questa visione di vita, di riconoscersi in essa consapevolmente e con orgoglio, di guardarsi e stringersi la mano, e di organizzarsi, e contarsi.. In Italia, siamo tanti. Diversi milioni di atei e agnostici, ormai quasi il 20% della popolazione italiana. Fra essi, quanti siamo ad avere un’etica umanista? Non è ora di saperlo? Abbiamo i numeri per diventare una forza sociale di riferimento, benefica, fattivatrascinante!

Lasciami attaccare un bel pippone su quanto per me è importante farlo (poi decidi tu se lo è davvero). Questo, se è vero che la nostra è una società in cui già molti (e molti giovani!) sembrano aver perso la bussola dei valori, il senso del bene e del male e quello della responsabilità personale, nel pieno fallimento delle istituzioni politiche e religiose nei loro compiti sociali. Altri, all’opposto, si sono fatti più austeri e inflessibili nei loro princìpi, moralisti e sprezzanti con quelli altrui, fino alla censura e alla condanna violenta.. Il gusto della vita, il diritto alla salute e al benessere, alla libertà e alla conoscenza, l’aspirazione a realizzarsi, l’idea stessa di miglioramento, sono forze che in molti stanno tragicamente spegnendosi, ammutolite da un mondo incomprensibile fatto per i ricchi e i potenti, da gente senza scrupoli che ci addormenta con sveglie e specchietti high-tech, l’avere e l’apparire, e si prende in cambio la pienezza della nostra vita.
Rabbia e frustrazione dilagano e scoppiano violente, sugli altri e su noi stessi; debole rivalsa, insieme allo sballo e alla fuga dalla realtà. Esili rivoluzioni di chi si sente senza futuro, in instabile girotondo con la remissiva, perforante accettazione di tutto questo come normale.
A livello internazionale, armonia e pace sulla Terra sembrano una chimera. Siamo al confronto bilioso fra culture troppo piene di sé, a guerre su cui si specula, alla manipolazione dell’informazione, al controllo delle coscienze, allo sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali, mentre i grandi problemi come fame, povertà, ignoranza e sfruttamento vengono soltanto contenuti a livelli inaccettabili. Etica, razionalità e compassione umane sono per molti qualcosa da tirare fuori solo in occasioni speciali, parole di cui gonfiarsi il petto alla bisogna. In una situazione simile, anche le tante persone che resistono – letteralmente – fanno fatica a ottenere risultati, a vedersi, e anche solo a far fronte ogni giorno al senso di impotenza e disincanto.

Poche righe, un’analisi incompleta, e certamente manca tutta una parte bella che è altrettanto vera ed è bene ricordare, ma sono o non sono queste linee di tendenza gravi, diffuse, e viepiù pericolose? Riconosciamone i segni: ci servono nuovi strumenti e strategie più efficaciora!

Siamo nel mezzo di un momento epocale, sull’orlo dell’autodistruzione eppure a un passo dal rinnovamento. Pensaci: mai come ora idee come diritti umani ed ecologia sono state così sentite, la scienza produce incredibili opportunità, la Rete consente di scambiare notizie preziose, tanta gente è esasperata e proprio per questo pronta a cambiare, perché vuole una vita diversa e migliore.
Il desiderio, il bisogno di una trasformazione benefica della società è più che mai vivo fra chi finora ha subìto. Ciò vuol dire che, malgrado le forze contrarie siano fomidabili – tanto più quando chi le guida ha in mano potere e denaro, formazione e informazione – un fantastico salto evolutivo è veramente alla nostra portata. Occorre raccogliere tutta questa energia latente, e lasciarla usare per realizzare ciò per cui nasce e a cui aspira.. creare un flusso ininterrotto di grandi e piccole iniziative solidali, invitando le persone a contribuirvi in modo positivo, razionale ed etico. Occorre sollevare una critica generale alle relazioni di potere – ancora strato profondo della nostra civiltà –, portare coscienza e conoscenza dei loro meccanismi e delle loro conseguenze su tutti noi, e muovere gli animi verso nuovi orizzonti, prima che l’abitudine a sopportare ci consumi o la rabbia di un popolo esploda istintiva e senza freni.
Non è un problema solo di religione. È un problema di mentalità. La religione è solo uno degli ambiti più manifesti in cui essa attecchisce, ma il dramma è più vasto e comune a tutti i livelli, politico, sociale, economico, mediatico, lavorativo, familiare, esistenziale.. Abbiamo bisogno di rivoltare il nostro modo di percepire e usare il *potere*: dall’idea di POTERE SU – una forza impressa contro e a spese l’altro – a quella di POTERE CON – accrescere e condividere la nostra forza, senza paura di rimetterci. Al contrario di Potere Con, la mentalità Potere Su è sempre in cerca di vassalli e vittime, è la sua natura. Coscienza di questo e un cambio di modelli educativi e relazionali vanno sviluppati, perché non si senta più che l’anima di uno di noi sia stata torturata dalla cecità di un altro, e a tal punto da divenire un nuovo cieco carnefice.
Siamo noi persone che dobbiamo cambiare: la politica non esiste in sé, l’economia, i media, le nazioni e tutto il resto sono fatti di *persone*. Persone.
Dobbiamo pensare a loro.

 È fuori dubbio che gli uomini possano fare male.. ma vi siamo forse condannati?

Chi lo crede, si condanna. Come atei umanisti è facile non essere contenti di come oggi va il mondo, e sentire una responsabilità nei suoi confronti. Trovo per molti versi drammatica la situazione mondiale e sono addolorato, preoccupato, spaventato. Provo rabbia e piango, guardando questa spirale che lentamente ci esaurisce. Sono anche cosciente però che possiamo risalire dal fondo. Invertire il corso. Smettere di incasinarci la vita e poi ricostruire, fino a risplendere! Non solo perché ci è naturalmente possibile, ma perché oggi sappiamo come fare. La storia dell’umanità non è stata solo balorda, e cambierà in meglio se ci lasciamo il peggio alle spalle. Basta con i soliti vecchi errori che ci hanno portato sin qui, e ci porterebbero chissà dove. Oggi sappiamo perché sono accaduti, cosa va fatto in modo nuovo e come..

Tra la rigidità di una fede e l’incertezza, tra l’indottrinamento e l’ignoranza, tra la dura imposizione e l’abbandono a sé stessi, tra il totalitarismo e il nichilismo, tra la diserzione, la guerra e la complicità, c’è una via dolce, che possiamo chiamare umanista. L’umanesimo rappresenta così una svolta, una direzione diversa. È un modo per crescere, maturare, responsabilizzarsi, prendere in mano la propria vita e realizzare noi stessi senza scordare l’altro. Insieme!
Diventiamone consapevoli: possiamo essere più che ottimisti sul nostro futuro, ma dobbiamo muoverci! Parlare di umanesimo è diventato essenziale.. Anche da parte nostra, è tempo di dire cose giuste e in modo nuovo. Ed esserne d’esempio. Risvegliamo in noi questi princìpi, innanzitutto, adottiamoli nel quotidiano. Se vogliamo insegnarli, se crediamo siano un bene, viviamoli noi per primi, mettiamoci in gioco davvero. Il cambiamento più grande parte dal grande cambiamento dentro di noi. Poi, diamo una mano a crescere e diffondere una mentalità orientata alla convivenza etica e non all’autodistruzione: al passo dell’umanesimo possiamo finalmente riconoscerci, unirci, realizzare progetti eccezionali, grandi e piccoli, per il bene di tutti, grandi e piccoli.. Da tutti noi che amiamo il mondo e ameremmo vederlo felice, c’è bisogno oggi di sentirne parlare, di vederlo vivere, di trovare quei valori umani all’opera, di coinvolgere le persone in qualcosa di bello e di concreto, affinché anche loro vi ritrovino l’essenza di ciò che pensano e sentono nel profondo, e così possano tornare in rotta spiegando le vele.
Agire in questo senso oggi è necessario affinché da noi, dalle persone, dal basso, scoppi una rivoluzione pacifica e determinata al miglioramento della vita, che arrivi fino alle orecchie della politica – e della fede – finalmente! È necessario[5]!

La crisi morale che stiamo passando deve finire, o sarà peggio. Dobbiamo prenderla in carico e risolverla! È il momento perciò di riconsiderare la proposta umanista e farne tesoro..
Che ne pensi? Davvero, che ne pensi?

Ok, ora potrei anche sentirmi in imbarazzo. Sembrano le parole semplici di un sognatore, e non vorrei aver dato l’impressione di parlare come dal pulpito, sventolando la ricetta della medicina per i mali del mondo, cose che intendo evitare accuratamente. Sia chiaro allora che io non c’entro, contano le idee che scrivo. Sia chiaro che non intendo far vestire una divisa con scritto ‘umanista’, aspiro a un accordo per libera scelta di ciascuno su l’insieme minimo di valori e strumenti per vivere e convivere sempre meglio. Nessuna verità assoluta, ma un’analisi della società e dell’uomo, vizi virtù e potenzialità, che può essere discussa e ripensata. Nessuna magia, ma duro lavoro di riorganizzazione e paziente sviluppo di abilità efficaci, per quanto inconsuete. Nessuna utopia da regno felice delle favole, ma uno scopo pratico e condiviso che l’esperienza e la storia ci dicono possibile. Nessun obbligo legale o morale, se non quello verso le nostre rispettive coscienze. Nessun premio, nessuna punizione, se non nelle conseguenze dirette e verificabili delle nostre azioni..
Vedo il dolore e la gioia nel mondo e mi chiedo: possiamo ridurre il primo e amplificare la seconda? E come? Certe cose funzionano, altre meno, altre per niente. Vogliamo usarle più spesso? Vogliamo proporle anche agli altri? Vogliamo fare qualcosa per stare tutti meglio o ci va bene così? Siamo soddisfatti di come vanno le cose? Di che ci lamentiamo? E come possiamo migliorare? Potremmo restare inerti e lasciar fare ai soliti le solite, oppure cosa?
No, non sono domande da sognatori, e non è roba per dottorini. C’è da decidere insieme se fare e cosa fare. Questo, nonostante tutto, è in nostro potere.

«Bene! Ma oh, ne faremo mica un’altra forma di indottrinamento?». Chiaro che no! Per scelta. Quando si vuole comunicare un’dea importante, in particolare se riguarda temi come questi, il rischio che si usino metodi scorretti, che ci siano scopi nascosti e verità non ancora comprese, è sempre molto alto. Lo scetticismo è legittimo e le nostre antennine fanno bene a vibrare. La risposta è che l’umanesimo ateo rigetta l’idea stessa di indottrinamento e dogma, e realisticamente dovremo essere sempre vigili per non cadere, come persone, in questo errore. A noi di starne alla larga, di operare alla luce del sole, di fare autocritica e lasciare aperte le mani.. Fermo questo, via libera al messaggio! Come una cosa preziosa che si vuole condividere, e come quel possibile contributo in vista di un cambiamento di cui si sente fortemente il bisogno, se il bisogno c’è.
Ora: parlarne a tutti i livelli senza fini di lucro o di dominio, sensibilizzare ma non invadere, insegnare i fondamenti di logica e comunicazione evitandone i trucchi a nostra volta.. favorire la critica autonoma e il dialogo.. difendere la libertà di tutti da ogni volontà di controllo e sfruttamento, allargare gli orizzonti delle possibilità umane, cercare insieme vie nuove a vecchi problemi.. offrire un approccio positivo alla vita, che favorisca – e implichi! – il pieno benessere e la realizzazione di ognuno secondo le proprie aspirazioni, limitata soltanto dal senso di responsabilità personale verso sé e il mondo.. e partecipare alla trasformazione dei modelli di convivenza, basati stavolta su mediazione e rispetto e non su autorità e forza.. tutto questo non è – e non va confuso col – peggior proselitismo e faziosa propaganda di stampo religioso e politico. Come si vede ne è l’opposto, tanto per contenuti che per modi, e anzi proprio per principio.
Se così non fosse, svanirebbe l’essenza stessa di ciò che abbiamo chiamato Umanesimo.

*

«Beh, anche il Papa parla di Umanesimo..». Oh sì, certo che lo fa. Ma è anche ovvio che parla di un’altra cosa! Cioè usa la stessa parola in un senso diverso – inverso – tanto per cambiare.. Infatti crede che l’uomo si realizzi soltanto in Dio, perciò il suo umanesimo non è altro – e non può essere altro – che farne la volontà. Un umanesimo del tutto particolare!
Ma fermare l’etica e la meraviglia all’esperienza di fede, porre un Dio a fondamento e fine dei valori e dei progressi umani.. vuol dire non solo disconoscere di questi la purezza in quanto faticosa conquista di un’umanità più matura e capace di bene – qualità mai accreditate ad essa, solo alla grazia divina! – ma anche circondarli di specifici paletti, riducendone il senso e la forza a mero strumento dell’interpretazione cattolica di essi. L’Umanesimo del Papa è perciò una definizione di comodo, un modo per affermare la propria dottrina, la quale però, secondo il Papa stesso, si realizza nell’obbedienza a Dio, nel sacrificio di sé, nella subordinazione della ragione alla fede, nel catechismo precoce. Che astuzia! Sfruttare certe idee oggi apprezzate.. per dire esattamente l’opposto: scompare l’uomo sano e libero, padrone e responsabile di sé, creatore di felicità, ed ecco una creatura dipendente, sporca di natura, ordinata e subordinata alla gloria di un dio – unico vero protagonista – in attesa di giudizio.
Salute, gioia, miglioramento non sono gli scopi principali di quella caricatura di umanesimo, ciò che conta non è essere felici ma essere perdonati. Non è essere grandi, ma salvati. Non liberati, ma redenti. Non è il mondo, ma un’astratta metafisica..
Umanesimo, dunque? O la solita piramide di potere, teocrazia strisciante, animata da profonda sfiducia nell’essere umano? Non si può proporre questo e chiamarlo umanesimo, e non si può parlare di umanesimo avendone tradito ogni singolo principio. Questa inversione di senso è già, in sé, un pessimo trucco di comunicazione!
Per la dottrina cristiana il nostro valore non dipende da noi, non nasce con noi e non ci appartiene in quanto umani. La nostra è una dignità acquisita, ricevuta in dono, soltanto derivata, da Dio. È a lui che va ogni onore, e noi siamo qui appunto per onorarlo. L’Umanesimo è veramente tutt’altro, non sembra anche a te?
Rimandando continuamente a Dio, quest’uomo dimostra di non aver compreso il valore intrinseco della nostra vita. Per questo qualsiasi modo di vivere che non vi sia conforme gli risulta arbitrio e nichilismo, un destino di egoismo e violenza. Poiché non ha fiducia nell’uomo, non riesce a concepire che si auto-governi per salvaguardare il suo mondo. Non può capire come si possa, senza timor di Dio, senza il suo controllo e il suo bastone, desiderare e liberamente scegliere di non farsi del male. Non arriva a vedere quella parte buona di noi, la parte civile e responsabile, né ad accettare l’evoluzione sociale e psicologica del senso del bene comune. E se essa non esiste, non può essere applicata, né sviluppata, né diffusa. Infine dunque, non può immaginare la sua libertà che come sottomissione a una volontà migliore della sua. Come se, tristissimamente, se tutto è ci permesso, non saprebbe regolarsi da solo.

*

«L’umanesimo è una religione? L’ateismo è una fede?» No.. Ateo/a è il semplice modo per definire chi non ha fede, chi non crede, così come c’è chi ha la passione per i giochi di ruolo o l’hobby di intagliare il legno, e chi no. Non ha senso dire che questi hanno la passione di non giocare ai gdr, o l’hobby di non intagliare.. :-P
All’umanesimo, che pure è un movimento organizzato, mancano le basi tipiche di una religione: non ha credenze in dèi o altri esseri magici o dinamiche non provate (es. migrazione dell’anima in altre vite), non gli dedica riti né preghiere e non li usa per ‘spiegare’ ogni mistero; non adora né considera infallibili i suoi leader o i suoi metodi, né l’uomo, né sé stesso; non si serve di ministri di culto, di libri sacri, di battesimi, di edifici consacrati; dà alla sua etica origine terrena (e non riempie la persona di quei fare/non fare religiosi che con l’etica non hanno a che vedere); non ha convinzioni incontestabili e non usa la fede come strumento di conoscenza..
Non religione, quindi, ma certamente una visione di vita fresca di grandi ideali positivi. Come tale, merita di uscire dalla lista dei cattivi per godere di fiducia e nuove opportunità, pari a quelle offerte a certe religioni in modo (troppo spesso) automatico.

«Può un credente essere un umanista?» Certamente! A patto che sia disposto ad agire in nome dell’uomo prima che di Dio, a mettere ragione ed empatia e non comandamenti avanti a tutto. E anche se credesse che il bene dell’uomo è Dio o da Dio, la scelta di campo gli si pone, e farà la differenza.
I credenti umanisti hanno fede e appartengono a una religione, ma ritengono che non si può stare ad aspettare che gli dèi agiscano per noi. E se è vero che l’umanesimo oggi è in massima parte secolare, esiste ad esempio una corrente umanista cristiana, una ebraica e una unitariana, mentre alcune religioni sono per loro natura ‘umaniste’, ad esempio Buddhismo (non proprio una religione), Confucianesimo, Wicca. E allora.. quando c’è da organizzare qualcosa di bello o affrontare un problema comune, star lì a controllare tesserini e battesimi non è la cosa più importante: via, passiamo all’azione, tutti insieme!! :-))

*

Detto questo, desidero buttarti lì delle dritte che trovo buone per prendersi cura di sé stessi. Alcuni spunti da me, allora. Non sono né tutti né sacri. Puoi raccogliere quelli che senti veri, e metterci del tuo! Sono fra i miei princìpi e modi di fare, ma te li offro come consigli: se desidererai farli tuoi e usarli, sia solo perché li senti giusti. ;-)

Ok: abbiamo visto che, in generale, *è possibile* essere persone fantastiche.
Questo è importante da calcolare, perché spalanca dentro di te le porte del miglioramento.
 Poi:

In molti vorranno consigliarti. Diremo un mare di cazzate, e forse qualche cosa che ti risuonerà dentro. Ascolta tutti, decidi da te.

Nel giudicare, fai affidamento sulla tua capacità di pensare e sul tuo cuore libero, sono entrambi essenziali.
Direi che in generale è meglio evitare una posizione rigida, per lasciare spazio al miglioramento della tua ‘mappa’ della vita. 

Le emozioni sono importanti: nel passeggiare verso il tuo benessere impara ad ascoltarti, ad ascoltare quelle altrui, soprattutto di chi ami, e a comunicarle, con cura, e in tempo. La sentirai come un’espressione d’amore.. Inoltre questa cosa da sola spesso risolve il difficile dello stare insieme, e se non risolve lo allevia. E in più, previene!

Abbi fiducia in te stesso/a. Sei una grande persona, con speciali qualità, magnifico talento!!
È così, anche se c’è chi lo dirà solo perché vorrebbe da te qualcosa (stacci attento/a), e chi proverà a dire il contrario solo per il gusto di ferirti (fanno così quando non si sentono all’altezza). Potresti anche incontrare chi vorrà dirti con aria sicura chi sei o non sei, dove puoi o non puoi arrivare, cosa ti succederà ‘di sicuro’, come se leggesse il futuro. Frasi grosse, ma quanto vere? Sai, è molto facile sia darsi arie che inventarsi cose! Chi ha buone intenzioni cercherà le parole migliori per proporre e ispirare, non per imporsi o svilire.
È anche facile usare modi che colpiscono (Trucchi della Comunicazione), che parlando alla mente o al cuore vogliono avere un effetto profondo, anche via dalla verità! Perciò sappi riconoscere i TdC e capirne il valore: se il resto è falso o sospetto, valgono come.. gelato sciolto.

Rispetta te stesso/a, rispetta gli altri, gli animali, la natura, le cose. Ne sarai felice.

Metti in ciò in cui credi passione smisurata, e trasformerai la tua realtà! :-D
Ma non alterare la realtà pur di avere una passione smisurata.
Persegui ciò che senti giusto.

Punta alla felicità: scegli il tuo tipo preferito (ricorda solo che senza coscienza ed etica è meno profonda), trova la via migliore per arrivarci, persevera con entusiasmo, fino a raggiungerla!! Realizza i tuoi sogni. Pochi sono quelli irraggiungibili! A questo proposito, sappi che ‘impossibile’ è una parola che alcuni pronunciano troppo in fretta. :-)

Andando verso il futuro, non scordarti del presente, eh? È un viaggio, mica una corsa, quindi c’è spazio anche per pause, relax, dolci distrazioni, cambi di programma..
Spera in un domani radioso, però non limitarti a sperare. Il domani è nelle tue mani, mentre tutto il resto accade.

La vita non è sempre bella. Sii forte

Se ami, ama senza paura. Amare espone al rischio di soffrire, eppure a volte vale la pena correrlo. Solo, fai in modo di capire quando.. Amando, non scordarti di te stesso/a!

Non recare danno, finché puoi, e se devi, fanne solo quanto basta. (Ricorda che comunicare previene e spesso risolve).

E poi?                                         

Pensa, gioca, emozionati! Divertiti in ciò che fai! Parla almeno un’altra lingua, avrai a disposizione molte più risorse.. Impara dai successi e dagli errori (sgradevoli, ma una miniera d’oro di consigli, e di opportunità), anche non tuoi. Guarda le cose da più punti di vista, anche nuovi e creativi. Rompi pure le regole, se una volta conosciute le trovi poco efficaci, costrittive o sciocche.. Non solo sarà un piacere liberatorio, ma ne nascerà del buono.

Comunica efficace.

Se tieni gli occhi aperti, in molte situazioni potrai scoprire o vivere qualcosa di eccezionale..
Creati un ambiente piacevole. Circondati di belle persone, un tesoro prezioso!
Trova occasioni per ridere e sorridere.. ;-D

Sii presente a te stesso/a. Nell’agire, fatti consapevole delle conseguenze. Ne sarai responsabile. E guiderai la tua vita dove vuoi.

A volte i tuoi sforzi andranno in fumo. Correggi, ricomincia! Una delle cose belle dell’esistenza è che qualsiasi cosa sia successa, per quanto a lungo sia successa, il futuro può essere diverso.

Guarda il mondo intorno a te, la senti questa meraviglia che toglie il fiato? Ogni tanto respirala.. godi di esistere.. dimostra gratitudine.. apprezza quello che hai (è un’immensa ricchezza, anche se ci sei abituato/a).. Coltiva la tua serenità.

Se qualcuno o qualcosa ti fa stare male, parlane con chi ha fiducia in te ed ha a cuore i tuoi pensieri e sentimenti anche se al momento non vedi soluzione. Vedrai che c’è, e la troverai.
Verifica le cose serie, e non fidarti di chi ti chiede di credergli alla cieca: se ha delle ragioni le mostri, se vuole il tuo bene lo dimostri.

La storia, l’arte, la vita pullulano di eroi.. conoscili, ammirali, scegli i tuoi preferiti e lascia che il loro esempio e la loro storia ti ispirino, ma non costringerli ad essere perfetti, e non spegnere il tuo senso critico: cambia la tua classifica con coraggio, se occorre. Sappi inoltre che nessuno è nato maestro, che puoi superare qualsiasi di loro, e che c’è molto onore in un apprendista attento e poco in un maestro arrogante.
Nessuno può sostituirti, sii l’eroe di te stesso/a.

Credi nelle persone.. in genere fanno del loro meglio, e possono sempre migliorare. Che poi  succeda, però, non è scontato. Perciò sii generoso/a d’altre possibilità con chi per te lo merita, ma sii anche pronto/a a ridurre questa fiducia a chi ne approfitta, a chi non si accorge di sbagliare nonostante tutto, e a chi chiede scusa anche 1001 volte ma poi non cambia. Le persone sono fantastiche, ma se agiscono male non dobbiamo per forza subire: in questo il rispetto reciproco è un’idea che aiuta molto, perché consente di trovare equilibrio fra l’importanza che gli altri meritano e quella che meriti tu!

Perché anche tu – stampatelo – meriti rispetto. *Nes-su-no* può imporre la sua idea, farti sentire male per averla rifiutata, oscurare le altre o impedirti di scegliere. A meno che non voglia offendere te e la tua intelligenza, e ostacolare la tua libertà a suo vantaggio. Il benessere è un uguale diritto di tutti.

*
*

È il caso di preoccuparsi, sapendo che quello in cui crediamo potrebbe un giorno rivelarsi falso? Non direi. Sbagliare è umano, come si dice, nel senso che è possibile. Cambiare idea non è un vero problema: quando qualcosa ci sembrerà migliore, più corretta o utile, è bene pensarla così più che non farlo!
Successe anche a coloro che credevano che la terra fosse.. piatta! Uè, nel medioevo erano tutti pronti a giurarci! Eppure hanno dovuto ricredersi: alcuni hanno detto parolacce, altri si sono morsi le dita.. ma quando fu dimostrato che invece era tipo una sfera, prima o poi hanno accettato il fatto.
Le nostre idee, finché sono valide, vanno seguite e difese! Però non sono Leggi assolute indiscutibili, sono idee. E le idee possono essere migliorate.. Questa flessibilità di pensiero aiuta la nostra EVOLUZIONE. Sempre che ci interessi la verità.

*

Va bene va bene, diciamocelo: alcune volte il dubbio viene. :-)) Il dubbio che ci sia ‘altro’! Ad esempio se viviamo delle coincidenze incredibili, o abbiamo delle ‘sensazioni’ su qualcosa che poi accade.. E se una teoria curiosa ci affascina.. o si fanno nuove scoperte.. o accade un fatto ‘straordinario’.. E di fatti straordinari ne accadono, di quelli che la scienza non sa ancora spiegare e la fede guarda in un modo tutto suo. Mica sappiamo tutto del nostro universo!
Non possiamo escludere che possa esistere qualcosa di extra-mitico, che in futuro magari scopriremo.. Anche non proprio un dio.. boh!
Ed è anche stimolante non sapere proprio tutto! L’ignoto, il dubbio, ci dicono che c’è ancora da vedere, ci aiutano a guardare ‘oltre’, a fare ipotesi creative e migliorarci.. A provare i brividi dell’inspiegabile, il solletico dell’incredibile, il fascino dell’‘irrazionale’! E ad emozionarci con la fantasiaaaa.. che è una cosa bellissima, spumeggiante e una bazookata di divertimento!!

Benvenuto sia il dubbio, quindi, che ci spinge a capire il mistero. Benvenuto il mistero, che rende più magica la vita. E benvenuta questa vita.. che non è solo razionalità e verità.. ma anche emozioni, sensazioni, curiosità.. intuizione, immaginazione, bellezza, gioco, scambio.. sgrammaticature.. entusiasmo, incoerenza, passione, prodigio.. euforia, turbamento, spontaneità, risate, meraviglia e..


Bene, siamo alla fine della prima parte. Come stai? 

Per tirare le somme:

1. Puoi dire che Dio esiste?
2. Che peso dai al metodo razionale per scoprire le cose?
3. Sarebbe giusto sentir parlare più spesso di Umanesimo?

*
*
*

[3] Il paradosso sta nel fatto che se l’affermazione‘Tutto è relativo’ è sempre vera, allora è.. falsa, poiché non è relativa! Però nessuno dice che sia un assoluto, soprattutto in senso religioso! Inoltre è sufficiente riformulare la frase per uscire dal paradosso senza negarne il senso. Un esempio? ………….. ‘Esiste solo questa verità, che tutto il resto è relativo’.

[4] Due esempi tra infiniti altri: nell’antica Grecia (500 AEC) fu teorizzata la democrazia, una forma di governo destinata a favorire i diritti umani e base della politica moderna. Nel 70 AEC Spartaco guidò migliaia di schiavi verso la libertà dall’oppressione di Roma, che piegò nel sangue la rivolta crocifiggendo (!) i superstiti lungo tutta la via Appia, a perpetuo monito. Insomma, da sempre abbiamo lottato per la libertà, la giustizia, l’indipendenza.. Da sempre ci siamo sacrificati per le nostre città, i nostri figli, i nostri amori, i nostri amici e noi stessi! L’aspirazione a difendere tali princìpi è così profondamente umana! Si è sviluppata con l’esperienza della sofferenza e l’esigenza primordiale di vivere sempre meglio. Nel tempo, l’attaccamento dei primitivi al proprio clan è divenuta sensibilità per tutto il genere umano, al di là delle tante differenze e indipendentemente dai credo religiosi – i quali a volte non la maturarono affatto, preferendo giudicare l’uomo secondo una scala totalmente differente: il grado di obbedienza nella loro autorità e quello della fede nei loro dogmi.

[5] NOTA BENE: “La società ne ha bisogno, tu da che parte stai? Unisciti a noi e questo diverso, speciale modo di vivere cambierà la tua vita, dandoti la felicità che hai sempre desiderato”.. Fermiamoci qui: simili parole ce l’hanno in comune movimenti politici e filosofici, le religioni, i culti minori, le sette, i gruppi di miglioramento professionale e personale eccetera, fino all’ultimo venditore porta a porta, e tutti in un modo o nell’altro te le diranno, perché credono in quello che fanno. E magari è davvero buono. Ma si dà il caso che frasi simili siano usate anche da chi ha la parlantina sciolta e convinzione per due, ma progetti sociali insensati e metodi ‘portentosi’ di scarsa efficacia.. O, peggio, da chi ha secondi fini (il denaro? Il sesso? La totale devozione? Il prestigio? Il potere? ..) e usa il suo bel viso per ottenerli. Non è raro, lo sappiamo.. E non è difficile scoprire la differenza, grattando la superficie. In particolare, diffidiamo in presenza di precisi segnali, come: perfetto il gruppo / resto della società malvagio o ostile – pressione o coercizione emotiva – responsabilità che diventa dovere, obbedienza, senso di colpa – sublimazione di desideri e bisogni – isolamento spinto (anche solo mentale) – sorveglianza costante  (anche solo emotiva) – contatti e informazioni dall’esterno limitati – dubbio e ricerca visti con sospetto – trucchi di comunicazione e logica impropria – esaltazione dei fondatori a miti – tesi indiscutibili e più o meno bizzarre – promesse pompose ed esagerate – previsioni troppo facili o inverificabili – .. Non dare per scontato che il sistema non attacchi con persone intelligenti e sane: è fatto per coinvolgerci a livello di emozioni, istinti, bisogni primari, schemi mentali specifici.. senza forza bruta.


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Last updated: 24 Set 2009  |  Post2PDF  |  Stampa Stampa   |  [Torna su]
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