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Piccolo manuale di Umanesimo ateo. Il perché e il il percome di una vita senza dèi

Appendice B / Il peccato originale. Di come Dio ci ha fregati tutti e l’ha fatta franca

Autore Morgan

Indice del libro

La favoletta della mela e del serpente parlante è davvero molto incisiva e prende l’immaginazione, e nonostante oggi alcuni la vedano come allegoria (giustamente: dio che passeggia, animali parlanti, ..), dal VT e NT (Lc 3,23-38; Rm 5,14; 1Tm 2,13; 1Cor 15,22) fino ad oggi è invece presa come fatto vero, ed è ancora insegnata così com’è.
Ma è assurda e contorta per tanti motivi, come il serpente che si nutrirà di polvere, la donna che avrebbe partorito con dolore (perché, Eva era fatta diversa?), Adamo che avrebbe penato a coltivare la terra (perché, col Giardino era una passeggiata?) e il fatto che la vicenda contrasta con l’onniscenza di dio.
Qui vedremo i difetti moralmente peggiori, tralasciando i dettagli.

Ti preavviso: sarò molto chiaro su di essi, e ti dirò come li giudico. Se ho ragione, ne esce un ritratto duro. Se ho ragione, spero che lo condividerai.

Rispolveriamola: Dio crea i primi uomini puri liberi e felici, e li mette nel giardino dell’Eden per vivere in armonia con lui. Poi dice «Fate pure quello che vi pare, ma non mangiate dall’albero della conoscenza del bene e del male, perché morireste». L’astuto serpente parlante però dice ad Eva: «Ma quale morire! Anzi, se ne mangiate conoscerete il bene il male, come Dio!». A Eva sembra una buona idea, e con Adamo fanno uno spuntino. Quando Dio li vede coperti di una cintura di foglie capisce tutto, e li caccia dal giardino con una serie di condanne – tra cui dolori morte e, soprattutto, la separazione dalla sua grazia, quindi per la vita inclinati al male e sotto l’influenza di satana –  su di loro e tutti i discendenti.

Ora che l’hai riletta, hai notato qualche sconcezza? Scommetto di sì! Dai, confrontiamole:

Adamo ed Eva sono puri, non hanno ancora peccato. Bene! Però potrebbero, perché sono liberi. Giusto. Intanto, sono felici. Ok. Ma non conoscono la differenza fra bene e male. E allora.. che felicità poteva mai essere? Quella candida del bambino, quando ancora non si rende conto delle cose.. O dell’illuso. Si è come fra le nuvole.. Senza Conoscenza di Bene e Male (da ora: CBM) come si può capire? Come si può responsabilmente volere? Come si può amare?
Senza CBM puoi avere tutta la libertà del mondo, ma come la usi? Non si usa, non si può.. Si vive a caso, e anche l’idiota è felice così, anche il drogato dopo una pera di eroina. O si lascia che altri ci guidino – qualcuno che la CBM ce l’ha! – dove vogliono loro, quando vogliono e perché vogliono.. tanto noi che ne capiamo..
Ma così non c’è gusto ad essere liberi! E nemmeno felici! Quindi la felicità di adameva era di basso livello, e la libertà era finta, inutilizzabile. Più puri di così..

La favola ovviamente non sta in piedi, perché – invece di dire «Scusa, che vuol dire ‘morte’?» oppure «Ossegnùr! Un serpente che parla!!» – Eva si accorge che la CBM è tre volte buona (Gn 3,6), inoltre in qualche modo sa che mangiare dall’albero è male. Ora: se l’ha potuto capire.. già possiede la CBM!! Acerba, inesperta, mancante, ma ce l’ha..
Ma l’autore non ci bada, ha un’altra mira. Ciò che gli interessa è affermare che l’uomo ha sì, ovviamente, questa coscienza, non può mica negarlo, ma *non deve usarla* per scegliere senza Dio. Il che ci porta al punto successivo.

Dio era contento di due pupazzetti inconsapevoli. Era questo, *senza CBM* (che ufficialmente è ancora sul’albero), lo stato ‘di grazia’ in cui li creò (Ccc 374-377). Piuttosto ipocrita chiamarlo così, visto che lui la CBM ce l’ha, ed è per questo che è il personaggio principale.. (Gn 3,22). Voleva semplicemente essere obbedito e adorato! In ciò consiste proprio la massima felicità e lo scopo naturale degli uomini, secondo il cristianesimo (in particolare, per la chiesa cattolica. Comp. 64, 67, 206, 442 e 3. Ccc 143, 150, 2084-2100, ecc.). Questa è la ‘purezza’ che il dio biblico si aspetta da noi.
Infatti: se i nostri due mangiano la mela senza ancora la coscienza del male, come si scrive, senza sapere che dio s’incazzerà a morte (la loro :-), senza voler fare nulla contro di lui ma semmai contro sé stessi («Altrimenti morirete», Gn 3,3), con spontanea semplicità senza alcuna malizia, e se sono stati manovrati dal serpente, che colpa possono avere? Nessuna! Dio, possiamo immaginare, se ne sarà pure accorto, no? Allora perché incazzarsi tanto??
Appunto.. non contano le attenuanti, ma il fatto stesso che hanno disubbidito! Per cos’altro mettere a bella posta un albero dai frutti polposi, e poi ordinare di non sfiorarlo?
Quando si crede l’uomo di fondo
incapace di provvedere a sé stesso, disubbidire è una colpa gravissima. L’autorità dev’essere incontestabile, in modo che la gente semplice vi trovi ordine e sicurezza, e non faccia casini! Per il suo bene, cosa fare o non fare lo decide solo Dio, e senza di lui non si deve muovere un filo di paglia. Con questa sfiducia cronica addosso, Dio ha fatto la bella figura di darci la possibilità teorica di scegliere (libertà), ma ci ha negato la capacità effettiva di farlo (CBM), perché è solo nel fare la sua volontà che (secondo lui) non possiamo fare danni.
Ma è paradossale: proprio perché non si faccia del male si priva l’uomo dell’unico modo grazie al quale può imparare a scegliere il bene? Se si volesse davvero il suo bene non si potrebbe ignorare che la stoffa di realizzarsi da sé ce l’ha, né tantomeno il piacere e il diritto che ha di farlo! E viceversa l’infelicità e il rancore che prova quando glielo si mozza via. Perché non adoperarsi per renderlo più responsabile e autonomo, con stima e pazienza, allora? Favorirebbe il benessere e la convivenza, evitando rivolte da malcontento, e curerebbe anche la sfiducia, no? Eppure non si fa, come per un’incapacità vera e propria di vedere la CBM come un’opportunità. Ma non è certo la capacità che manca.. perciò cosa c’è sotto? Dio, non era sicuro di essere un buon capo? Un leader che i due avrebbero saggiamente riconosciuto e scelto? Cos’è che rende così superficiale e severo con l’uomo chi, a parole, si dice preoccupatissimo per lui? Perché sembra disprezzarlo, invece, e che lo faccia apposta a farlo restare ebete?
Cosa si vuole veramente? E perché non dirlo?

Se era solo un test di ubbidienza, dopotutto, bastava un semplice albero. Ma quello era un albero particolare! E quale? L’Albero della Vita? L’Albero delle Carte da Briscola? Precisamente, era l’Albero della Conoscenza (dah’-ath) del Bene e del Male. C’è, di più, dunque.. Il fatto è che la persona che può far uso della CBM decide lei e non obbedisce alla cieca, è padrona del suo destino e ci tiene. Vuole realizzarsi da sé, sentendosi in grado di farlo, quindi ragiona sulle cose e ascolta se è felice.. perciò comincia anche a giudicare opere e intenzioni dei suoi capi, e di certo non accetta il guinzaglio da nessuno. La prima cosa che farà è liberarsi dalle catene! Ora, se Adamo ed Eva possono capire da soli cosa è giusto o sbagliatoche il massimo bene sia essere dominati e indotti all’obbedienza, si scopre falso. La volontà di Dio in questo, è condannata. La sua legge oppressiva, abrogata. Presunzione e disprezzo, rifiutati.. Avrebbero visto le catene!
Il suo proprio valore
sarebbe stato messo in dubbio, smitizzato.. e dimenticato! Se si arriva a farsi del bene da soli.. un dio così non serve proprio più.
Dev’essergli venuta una strizza
, a Dio.. Cioè all’autore, dico. Eccoci allora!
La colpa non fu solo di disobbedire una volta
, ma di voler aprire gli occhi, e acquistare l’abilità di agire indipendenti, cioè quella di.. ‘disobbedire’ ancora! Non si tratta di un semplice errore, ma di un radicale cambiamento: presto non avrebbero voluto né avuto più bisogno di dio come capo assoluto. E se così dio si vede, si capisce perché se l’è presa così tanto: si è difeso! E anche perché non gli andava di dirlo: non è una cosa di cui andare fieri!
L’altra faccia
, la vera faccia di questo ‘per il vostro bene’ è ‘voglio comandare io!’.. Una questione di potere. Come perfettamente la mette il catechismo: la colpa fu di ‘preferire sé stessi a dio’ (Ccc 398). Per il tempo di una mela, a spiegare la natura umana. È invece la natura di dio – cioè di chi lo protegge e asseconda – che si chiarisce: la sua reazione spropositata e terrificante – come vedremo tra poco – ad una azione in realtà giusta e utile dei nostri due, rivela un’insaziabile fame di potere e una insicurezza interiore di cui non sembra nemmeno essere cosciente.. E questo è un problema suo, non dei ragazzi sotto le sue grinfie.

La CBM è un problema, dunque. Soluzione? Niente CBM!!

Ma la CBM è una qualità a noi connaturata.. come fare?? Uhmm..
Trovato!
Il colpo di genio fu di far avere sì all’uomo la CBM, ma in modo innaturale, come un errore, per un suo atto cattivo! Adamo ed Eva la rubano.

Così, al primo passo di miglioramento personale, proprio nell’attimo della nostra liberazione, nel momento altissimo in cui siamo *coscienti* e quindi veramente umani.. commettiamo per la bibbia il male peggiore. Con la CBM, siamo indegni e corrotti.
Che ironia!
Il libero arbitrio è considerato uno dei più grandi doni di dio
, ma avere la CBM, condizione essenziale per scegliere, è considerato il più grande sbaglio! Pazzesco.
L’autore così non lascia dubbi su ciò che intende per stato ideale dell’uomo: non quello di una fiducia consapevole, nata per aver constatato l’affidabilità di dio, ma del più cieco asservimento. La richiesta di non avere, nel racconto, e di non usare, nella vita vera, la CBM, è insomma una richiesta di totale *sottomissione*. A dio, e ovviamente ai suoi ventriloqui portavoce, quell’autorità umana che cerca di apparire superiore ad altri umani. Non è solo vietare il nostro diritto a capire e scegliere da soli, ci vogliono sopraffatti dal senso di colpa, umiliati fino al midollo, domati e persi, nudi della nostra dignità. È il grande regalo dell’amore ‘di Dio’.
A che prezzo!
Volendo giustificare i loro pieni poteri e privilegi ingiustamente goduti, inculcano alla gente una fandonia: che ne ha un bisogno assoluto. Il bene allora diventa la docile accettazione della volontà di dio, qualsiasi cosa essa ordini, e il male il rifiuto di abbassarsi a tanto, qualsiasi cosa si scelga poi di fare. La coscienza morale – la cui necessità e importanza è riconosciuta dalla Chiesa (Ccc 1777-84) ‘scordandosi’ che dio non la voleva e per averla ci ha puniti – a causa della sua solita ipocrita eccezionale maestria nel capovolgere i significati si trasforma in non altro che misera, irresponsabile, servile, vuota, mediocre, passiva dipendenza (Ccc, 144, 1776, 1786, 1787, 1792, 1849-51, 1954, 1955, 2084-94).
Si tratta dell’ennesima versione della solita vecchia storia
: nei rapporti basati sul potere anziché sul rispetto reciproco, c’è chi comanda e chi subisce. Il primo, ritenendo sé stesso in dovere di aiutare l’allocco a farsi del bene – garantendosi innanzitutto il proprio – afferma la sua presunta superiorità con un cocktail di presunti ‘diritti naturali’ e/o persino ‘divini’, tanto campati in aria quanto indiscutibili. Il secondo se lo beve, e non capisce più un c*zzo. Allora, facilmente, o accetta troppo, o si ribella troppo. Ma a non capirci sono tutt’e due, perché la comunicazione fra loro – e il contatto con sé stessi – non funzionano: si basano su false verità, e su un distorto e iniquo modo di intendere i propri valori e qualità, spesso automatico, come una cattiva abitudine, quindi non più a livello cosciente. Ciò confonde, non risolve, produce azioni e reazioni che fanno male. E perpetua lo stato delle cose! Tutto questo infatti è conseguenza di rapporti di potere/sottomissione/ribellione, e poi causa di nuove relazioni simili, a catena.
In realtà
, la CBM è un gran bene, e non è detto che porti al caos: con la conoscenza del bene e del male viene la responsabilità di scegliere il bene. Che è nostra, non di dio per noi. Siamo – e la storia lo dimostra – davvero in grado di guidare la nostra vita, in modo indipendente e insieme assolutamente etico e costruttivo!

A patto, naturalmente, di saperlo fare. Il che ci porta al punto successivo.

• Un conto è *poter* fare, un conto è *saper* fare. Easy, no? Dio si fa bello concedendo la libertà di poter fare, ma ci impedisce di saper fare. Ahahaha! Che coglionata. Doppia. Dio infatti stabilisce un pessimo rapporto con adameva: non sviluppa in loro alcun senso etico, non è accogliente e comprensivo ma tentatore, ordina e minaccia ma non spiega né i motivi del suo ordine, né i veri rischi, né come parlare fra loro, né come ribattere a quel poco di buono del vicino. Chiede fiducia ma non dà fiducia. Chiede di essere capito e rispettato, ma lui non lo fa. Perbacco, sono in 3 lì dentro, e uno è pure chiamato il Verbo, a nessuno è venuto di meglio, non so, un complemento oggetto?
Dopo il fattaccio, tutto preso da sé stesso non si dispiace neanche un po’ per il domani che li aspetta. Non prende spunto per insegnare loro a non rifarlo, non sfrutta l’occasione per rinsaldare il rapporto, non pone migliori basi per il futuro, non gli concede una seconda chance. Li sbatte subito fuori per sempre, una punizione radicale.
Ma quanto amore, quanta compassione! Che maturità, che dialogo efficace! Che esempio!!
È quanto l’autore del passo ci dice.

I due, in conseguenza di tutto questo, restano molto ingenui e incapaci, liberi ma inconsapevoli, paurosi e pronti per questo a tradirsi (Gn 3,12-13). Ma sono ‘ribelli’ solo per chi li vorrebbe in gabbia, sono colpevoli solo per le mancanze e la boria del paparino. Ecco: non hanno imparatoperché non gli è stato insegnatocome vivere in modo etico e costruttivo, né come costruire rapporti sani. E come poteva, dio, insegnarlo, se nemmeno lui lo sa fare? E bravo Dio!!

Il serpente, invece? Beh, questo nel punto successivo.

• Il serpente parlante, che il cristianesimo identifica con Satana il mentitore, dice la verità. Il frutto infatti non causava la morte, come lasciato credere da dio («Quando/nel giorno che ne mangiassi, certamente moriresti [muwth, morte fisica, non spirituale]», cfr Gn 3,22), ma proprio di un’istantanea consapevolezza («Si aprirebbero i vostri occhi»). «Diventereste come Dio». «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male». Era vero!
Il serpente non ha ingannato proprio nessuno. Non fa che dire la verità, esponendo il linguaggio volutamente ambiguo di dio e la sua intenzione di far leva sulla paura. Il problema, di fatto, era proprio questo agire di dio, non quello del serpente che gli fa tana! Non è per niente un caso che invece che sia satana a passare per colpevole, bugiardo e infame. La sua influenza è nefasta perché dice la verità. È il primo libero pensatore. Storicamente è simile la fine di chi, persona reale o personaggio di fantasia come questo, avversa un’autorità che gioca sporco e mira a scoprire le sue carte, cioè non solo il suo potere arraffato, ma la sua giustizia al rovescio, e soprattutto le sue fissazioni, che possono stare lì per nascondere qualcosa di più intimo. (Nota bene: ho detto un’autorità, perché non tutte sono così, e quelle così non stanno tutte nella chiesa!).

Un’altra cosa è giusto sottolineare: il serpente non seduce Eva. È Eva che, dopo averlo ascoltato, si accorge che *in effetti* il frutto è buono e la saggezza desiderabile! Non ci riflette molto, ne coglie giusto l’aspetto più evidente, ma sceglie. Superficiale quanto vuoi, ma lo fa da sola. Il serpente non la condiziona, non la manipola, non la inganna: la informa, dicendole i fatti come stanno.
In tutto questo
, Dio ci fa una figura barbina. Satana ne esce parecchio meglio, a ben guardare. Certo, nemmeno lui completa il messaggio – bene sarebbe stato ad esempio che gli avesse ricordato le parole di dio perché si regolassero – e questo può far pensare che sì, aveva un secondo fine.. Forse voleva far dispetto a dio, o mettere baruffa fra noi e lui. Chissà, magari ha pensato che ne valesse la pena, pur di essere liberi.

Il che ci porta al punto successivo.

Obbedienza, completa sottomissione. ‘Libera’, secondo la solita lingua doppia della Chiesa (Ccc 396). In quanto creature, dovremmo lasciare che sia Dio a condurci, come in una catena di montaggio, ognuno al suo posto, guai a decidere da soli. Suoi sudditi e schiavi nel corpo e nello spirito. Come Gesù, ubbidiente al piano che voleva la sua morte. Ovviamente dio farà poi il nostro bene (sì, abbiamo visto come). Questo, si crede. E si crede naturale. E si crede giusto.
Non si accorge chi crede, che lo fa *al posto nostro*? Non ti suona assurdo che un altro debba fare il nostro bene al posto nostro? A te pare naturale che un padre desideri questo da suo figlio e da sua figlia, invece di fare del suo meglio perché crescano ragazzi in gamba, e poi partano e vivano la loro vita, e poi magari tornino a raccontare di quanto sono felici? Ti pare giusto che il nostro bene consista nell’obbedienza pura e semplice, o che si abbia in cambio di essa? Sì, dico a te, che ne pensi?
Perché riconoscere noi il bene e il male dev’essere male?
Perché conquistare questo dovrebbe portare in automatico disarmonia nei rapporti, difficoltà di vita, corruzione e malvagità (Ccc 400-1)? Solo in una visione misera, ancora grezza e sterile dell’uomo e della sua psicologia, del suo grande cuore e delle sue rette potenzialità, si può credere questo. Solo per indottrinamento battente si può credere naturale.
E solo dopo averla subìta sulla pelle
, la si può credere anche giusta.
Secondo me.

Cazzo, vogliamo evolvere?
Vogliamo smetterla di farci del male?

Proprio il modello educativo della sottomissione, del rapporto di potere, che si propone come soluzione ideale, è invece la causa di quello che vorrebbe risolvere. Una religione che si basi in parte o del tutto su quanto è scritto nel Piccolo Manuale , ne è l’esempio pratico perfetto. Ma non il solo! Alcune delle peggiori conseguenze sono che tanta gente non sa prendersi cura di sé, è rigida nei pensieri e non sa esprimere i suoi sentimenti, né stare con i diversi da sé in modo pacifico, accetta il sopruso e lo ripete appena può, diventando a sua volta violenta, o dipendente da qualcosa o qualcuno, o sregolata e ‘libera’ fino all’incoscienza, è stressatissima e frustrata. Peggio che mai, perché è la prima condizione del ripetersi di tutto questo, non si rende più conto del pericolo e del dolore. È distaccata e *cieca* alle emozioni degli altri.. e alle sue!
Infelice!
Un modello educativo del genere ci rende dei disabili emotivi
.

Forse un tempo era necessario, e ancora oggi in certe singolari circostanze può servire, perché non dirlo, ma nella stragrande maggioranza invece è come acido sui piedi di un campione. Aiutiamoci a sviluppare la parte migliore di noi stessi, e sparirà, dentro e fuori di noi, quel caos tanto temuto! Poi dopo, molto, molto dopo, quando non dovremo più giustificare il dolore per nasconderlo, quando saremo più abili e più felici, quando il popolo si sentirà rappresentato da chi comanda e le coppie si rispetteranno, quando i genitori saranno fieri dei loro figli invece di stargli addosso credendoli incapaci, e viceversa.. magari allora chiederemo a Dio se vuole essere nostro amico. Chissà se vorrà?

Ops, ho allargato molto il tema, non è vero? Ma il racconto in Genesi esemplifica proprio questo, ed è usato come potente grimaldello per giustificare e ripetere tali terribili errori. I tratti di questo tipo di relazione sono la copia sputata dei mille amori disordinati e abusivi che nascono sulla Terra. Rapporti così sbilanciati premiano alcuni e fanno piangere altri. Non sanno migliorare. Costringono al silenzio interiore. Si ritengono efficaci. E allora ripetono sé stessi in modo forzoso e inconsapevole. Violenza chiama violenza, quando la violenza è cieca. E ciechi alla violenza si diventa, dopo un po’ che le nostre qualità vengono sminuite, le reazioni represse e l’obbedienza esaltata. Soprattutto se accade già nei nostri primi anni di vita, in cui siamo del tutto vulnerabili, bisognosi di cura, amore, guida: quando meglio?
Perciò, chiamami pazzo, ma torno al discorso famiglia. È lì che parte tutto, ed è lì che si può risolvere. Tornando a vedere. A.. sentire.

Cambiare il modello educativo, incentrandolo su empatia e rispetto reciproco verso il bene di tutti, fin da subito, cioè nella famiglia, è la mia (e non solo mia) soluzione.

Vediamo, dov’ero.. ah sì: si crede che se rinunciamo a noi stessi per rimetterci a dio, allora c’è ordine e armonia, e fra noi e lui tutto bene. Dio ci ama, se e solo se lo meritiamo. Altrimenti ci toglie la grazia e ci caccia da lui. Quindi, ordine e armonia non sono mai stati dati gratis! E dio non ci ama *incondizionatamente*! Ha questa immodesta e meschina pretesa di essere sempre magnificato (Ccc 358), di essere costantemente ringraziato pubblicamente per ciò che dà, il narcisistico bisogno di avere ragione a prescindere dai suoi atti.. Trova normale che i suoi figli prediletti stiano in ginocchio davanti a lui, come sudditi e servi. Se uno non si abbassa a questo si offende, lo chiama ribelle, e superbo (lui).. l’inferno è l’innaturale conseguenza preparata per il piccolo bastardo.
Dio può amare solo chi celebra la sua assoluta grandezza e si crede totalmente dipendente. Se noi obbediamo, allora ci ama. Se crediamo in lui, allora ci salva. Chi non obbedisce non lo ama, e chi non lo ama non merita il suo amore.
Dio non dà niente per niente
, è chiaro.

Per me è normale: come ho detto penso che l’amore incondizionato non esista (o esista per poco), e che sia giusto così. Ma poi dipende da cosa si cerca e si pretende.
Obbedienza per amore
, si chiama ricatto morale.
Chiedere che ci si faccia pulci ammaestrate pena la sottrazione dell’amore e dell’aiuto, rivela l’immaturità e la fragilità egocentrica di chi chiede. Ed è una forma di costosa e inutile violenza.

Il che ci porta al punto successivo. L’ultimo.

Perché succede quello che succede, ad Adamo ed Eva? Da dove viene il male che soffriranno? Forse dal frutto? No, quello è lì per la CBM, dice la bibbia. Al massimo ci si può fare indigestione. Dalla CBM? Da loro stessi? Na-na. Allora? La nuova, degenerata vita che li attende, con la morte in fondo, viene da Dio. «(Io) moltiplicherò i tuoi dolori». «Poiché (…) hai mangiato dell’albero, maledetto sia il suolo per causa tua!». «Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden».. (Gn 3)!
Certo, se non avessero peccato.. Ma la conseguenza diretta e naturale era la CBM. Il resto, è una scelta di dio. Una punizione.
Una cosa è la conseguenza logica, tutt’altra è una punizione scelta e decisa, dunque arbitraria.


Si dirà: «Ok, però è meritata e giusta!». Eh..
Meritata?
Solo dal punto di vista di dio, cioè solo da chi accetta questo ordine di idee.
Giusta?
Aaaaah, questo è proprio da vedere. Innanzitutto, ricordiamoci che la colpa è unicamente di disobbedienza. Niente derivava dal semplice conquistare la CBM, se non la possibilità di imparare a giudicare da soli, quindi di farci maturi e responsabili. Beh, diamine, perché farne un tale dramma? Ti hanno disobbedito per la prima volta, ok, datti una calmata, che sarà mai? Spiegagli, fagli un cazziatone ma falli imparare.. No. Subito puniti come se avessero fatto una cosa irrimediabile, definitiva. Ma che bravo papà!
E in cosa consiste la punizione?
Non so, una settimana senza tv? Noo.. 10 frustate? Peggio, peggio!

L’intera creazione viene invasa dal peccato. L’uomo è reso corrotto e corruttore, la sua natura non è più santa ma incline al disordine e alle paturnie di satana. Le passioni lo trascinano nel vizio, la nudità del corpo e il piacere del sesso diventano una vergogna.
Il mondo intero si fa ostile all’uomo e alla donna. Infedeli e lontani da dio patiranno dolori, miserie e fatica di vivere.
L’armonia originale è definitivamente spezzata. Infine, la morte.

Eccheddiamine!! La pena è proprio *sproporzionata* alla colpa! E senza appello!
Soffriamo di una malattia grave, ma non per natura: è come se un medico arrogante e pieno di sé abbia infettato volontariamente un paziente, per punirlo di non aver abbassato gli occhi davanti a lui. Ironicamente, se non fosse che è tragico, la ‘cura’ per la presunzione ci rende più bravi a peccare, e ci mette in condizione di farlo a più non posso..

Di più: questa colpa originale e la condizione di lontananza da dio e tendenza al male è inflitta anche all’intera, innumerevole discendenza dei nostri due. In tale condizione, per di più, essi rischiano una tortura persino più grande: l’inferno, il fuoco eterno!
Questo è incredibilmente esagerato e diabolicamente ingiusto! Malvagio, diciamocelo. Non c’è scusa che tenga: passare una colpa di fondo e una condizione di miseria interiore a tutta l’umanità di tutti i tempi per lo sbaglio inconsapevole di 2 soli, è una cattiveria indegna di un dio buono. Se adameva ebbero un qualche avvertimento e perciò una scelta, il resto di noi no, non eravamo lì e non potevamo né commettere né impedire lo sbaglio! Abbiamo solo subìto.
Ti pare giusto??

«Sì, scusa: come i figli di un servo al quale il principe avesse prima donato un ricco campo, e poi, a causa del suo comportamento, glielo avesse tolto. Nessuna eredità per loro!». Vediamo: sei ricco sfondato, e diseredi tuo figlio perché è un vero briccone. Che ne è di tuo nipote? È innocente, ed è sangue del tuo sangue.. Di più: hai elargito a tuo figlio (il briccone) un vero capitale proprio sapendo che avrebbe dato vita a una grande famiglia. Ora che lo hai diseredato, ti tiri indietro? ..Un momento: tuo figlio è tuo figlio e vive della tua ricchezza dal primo giorno. Non ha ereditato un bel nulla! Ok, probabilmente non sei ricco sfondato, ma Dio certamente sì, a suo modo. Suo è il figlio, suo il desiderio di farlo nascere per quei doni così grandi, suo il piano di avere presto tanti nipotini per farne l’umanità: riesci a vedere perché è stato ingiusto a privare tutti loro di ciò che per loro aveva previsto, a causa dell’errore di un parente? Come per la storia dell’Inferno, qui si cerca (con indubbia abilità, è certo) di salvare dio dalle sue spregevoli colpe, di agghindare il suo meschino comportamento, e di presentare per giusto ciò che non lo è. Dio ha punito i figli per le colpe dei padri, privandoli di ogni bene a cui li aveva destinati, della sua vicinanza e del suo calore, senza che avessero una propria chance, e senza versare una lacrima. La maledizione lanciata sull’uomo e sulla donna è esplicita: tutti gli uomini e tutte le donne, da ora in poi, soffriranno a causa del primo sbaglio. Tutti dovranno patire per questo! Non si tratta di una naturale conseguenza, di una normale ‘eredità’, ma di una condanna intenzionale e specifica, volutamente totale. Una punizione spaventosa, umanamente insanabile, non commisurata alla colpa di un morso (se non nell’ottica di quanto esaminato sopra) e riversata su innocenti; definitiva e non trattabile, destinazione l’Inferno. Eredità o no, insomma, c’è da chiedersi se fu una una scelta moralmente ammissibile. Tanto più da parte di un dio perfettamente giusto. Tanto più se pieno d’amore per tutti noi.
Infine: dio sarebbe onnisciente, ciò vuol dire che sapeva benissimo che adamo ed eva avrebbero disobbedito e dunque che l’umanità sarebbe stata punita duramente. Ha senso tutto ciò? Se proprio questo fu il volere di dio, possiamo chiamarlo buono? Oppure?

Certo, la genesi è frutto di uomini e del loro pensiero, dei loro bisogni e sogni del tempo ed anche della loro ignoranza, e quindi spiegarono la vita che vivevano (dolori del parto, fatica sul lavoro, povertà, guerre, ecc) per mezzo di un dio utile ma rozzo, perfetta proiezione di sé stessi.. Dio però sarebbe altro, dio è buono? Come no, ma.. le prove? Non nella bibbia, che proprio per questi motivi ha perso ogni apparenza di verità assoluta! La bibbia come prova non è affidabile, concordiamo?
Oppure
, quelli hanno scritto il vero, e dio è così. La giustizia e l’amore secondo dio sono questo. Ok! Libero lui di pensarlo! Ma noi, liberi di non accettarlo. E sta proprio a noi, secondo i nostri princìpi etici, osservando le conseguenze dell’uno e dell’altro modo di comportarsi, sta proprio a noi scegliere il migliore! Non per obbedienza, ma per riflessione matura, responsabile. E personale.

Si può anche dire che dio in fin dei conti ci ha offerto una via di uscita, in gesù. Sembra una cosa buona dopotutto, no? No?
Uhm.. No. Anzi, questo suo ‘regalo’ non fa che peggiorare le cose. Intanto, arriva dopo più di 4000 anni (e un diluvio). Evabbè. L’importante è che ci abbia ripensato e voglia farci tornare a stare bene. Beh, allora visto che era stata opera sua, basta che ritira la condanna così come l’aveva posta, logico vero? Tze-tze! Ricorda che parliamo di Dio..
Vuole qualcosa in cambio!!
Cioè, vuole qualcosa in cambio per toglierci la condanna che lui aveva dato! E siccome non è solo la logica che gli difetta, ma anche l’amore e la giustizia, indovina un po’ *cosa* vuole in cambio? Sangue!!! Sì, oh sì, sangue vivo, sangue umano!! E non solo sangue, ma anche tanta bella sofferenza, prima! Cosa ha architettato? Una morte in crooooce!! Oléeeee!!
E di chi? Di uno stercorario? Noooo.. Di un’aquila reale? Noooo! Di un u-o-m-o! E chi, un assassino? No, un innocente! Uno sconosciuto? No, suo f-i-g-l-i-o!!!
Geniale
. Perverso, ma geniale.
 Uao.

Finita qui? Tze-tze! Ricorda che parliamo di dio..
Se poi il macabro sacrificio è andato
.. *perché* siamo ancora nella stessa identica situazione di prima? Stessi dolori, e miserie, e vizi, e ingiustizie.. Siamo peccatori come al solito, santi come al solito! Acchecc*zzo è servito? A un bel niente. Ovvio! Dimmi, come pensi ci si possa ‘trasformare’ in brava gente onesta grazie a.. un rito? È come credere che ci si possa innamorare bevendo un filtro magico, che si diventi cintura nera non per abilità ma perché al maestro.. gli gira di darla.
E ancora
: ma come diavolo si fa a pensare che i debiti di uno si saldino per mezzo della morte di un sostituto, che non c’entra niente e non ha colpa? Ma dico, se uno deruba una persona, ha senso mandare in galera un altro tizio al posto suo? Sarebbe pagata la colpa del ladro? Se la prof mette un votaccio a Giulio perché Giulia ha fatto male il suo compito, merita il suo stipendio?
Punire l’innocente per il malvagio.. Non è solo illogico, è immorale.
Non scordiamo poi che la mano che uccide non è di dio, che è il mandante, ma di altri uomini. Quindi per perdonarci i peccati ci fa commettere un altro –  e terribilepeccato!!
Ancora
: perché il sacrificio vale anche per noi oggi? Che, s’è preso in anticipo sui peccati futuri? Con che giustizia si salva qualcuno prima che pecchi, prima che nasca? E perché senza nostra approvazione diretta? Chi, sapendolo, permetterebbe a qualcuno di morire per sé? Perché non prevedere che questo avrebbe causato solo un enoooorme senso di colpa in tanti poveracci buoni come il pane? Persone che si devono pentire per essere come sono, perché un uomo-dio è già morto per loro prestampandogli addosso un numero da galeotto, qualcuno che in realtà non si sono mai sognati di colpire! Così si finisce per credere, e addirittura ringraziare, prima ancora di capire che cacchio di sbaglio si è fatto.
Non potevano solo essere perdonate??

Si dirà: ma chi è senza peccato.. col cavolo! Con che giustizia si mette allo stesso livello di merito il grande e il piccolo peccatore?
Perdindirindina.. Ancora: ma se il sacrificio valeva in sé, perché per essere davvero salvati dobbiamo anche *crederci*, e comportarci di conseguenza? Una cosa fatta è fatta! Come sempre, fare il bene o fare il male è in realtà la diretta conseguenza delle nostre scelte, ma così credendo, questa idea fondamentale e potenziante si scioglie nel senso di inferiorità, e cede al dovere di sudditanza..
Inoltre si legittima ed esalta l’idea del sacrificio e della morte per gli altri
(un tema fra i principali del cristianesimo), come se la loro vita valesse di più di chi si sacrifica. E come se fosse sempre necessario, se altri modi non fossero più efficaci, se fosse così che deve girare il mondo..

Che dio orribile, se esistesse! O magari è solo un po’ svampito, visto che altrove è di idee esattamente opposte (Dt 24,16; Es 32,30-35; Ez 18; Dt 12,30-31; Ger 19,4-6; Ez 16,20-23; Gn 3,7-10). Ma dio non esiste, e solo degli uomini potevano immaginare tale scempio di valori, per poi persino riservirceli come *buoni*!
Di nuovo e sempre, essi – cioè dio, si fa per dire – chiedono obbedienza. Dio non si ravvede e non ci perdona, vuole riscuotere e vendicarsi. La salvezza non esce spontanea da lui, è stata espiata, riscattata, ben pagata dagli uomini e le donne che, per fede, sacrificano sé stessi. Dio ci offre solo di rinnegare la nostra scelta iniziale, di fare marcia indietro e quindi ammettere che aveva ragione lui. Stravolti e in colpa per un piano che era tutto suo, vorrebbe(ro) sentirci dire: ho sbagliato a scegliere da me. Aaah-ahahahah..ahahah!!
È ridicolo.

E quel poveraccio di gesù.. credeva a tutta questa squallida parodia
grand-guignolesca
.. Pensando di salvarci si è fatto ammazzare, rivelandosi persona sensibile e responsabile (ma fino a un certo punto, se credeva anche di risorgere), eppure sottomessa, ubriaca e complice, non più capace di percepire l’inutile orrore della sua assurda condanna. È andato al macello obbligandosi a fare la volontà del padre, della quale poteva vedere la grandiosità ma non la follia, tremando e implorandolo invano (Mc 14,32-39 e 15,34; Mt 26,36-45 e 27,46).. Onore a lui, vittima di una causa di merda!
Ma di gente valorosa morta per cause sbagliate, mentre ‘eseguiva degli ordini’ terribili, ce n’è quanta ne vogliamo, questo non li fa né eroi né santi. Sono vittime.
Che pena
.. che spreco!
La nostra vita e la nostra coscienza sono sacre
, e dio ci gioca.

Non a caso – non a caso – gesù è *il figlio* di dio. Come Isacco prima di lui, il figlio diventa il mezzo con cui affermare la propria superiorità, e l’oggetto sul quale esprimerla. Dio è un padre gerarca violento come tanti ancora, che vuole dalla sua creatura ..obbedienza cieca. Costi (a noi) quel che costi!
Tutto quadra
, secondo la teoria dei rapporti-di-potere-in-famiglia-come-causa-della-disabilità-emotiva-dell’adulto, che ti ho esposto sopra e altrove.
Uhm.
Penso che neanche molti atei si siano mai resi conto di quanto brutto ed evitabile sia tutto questo.

*

Domanda impertinente: se la scelta stava a te, avresti fatto torturare e uccidere tuo figlio per il bene dell’umanità? Se per qualche ragione cosmica fosse toccato a te decidere, che avresti scelto di fare?
Certo, potremmo dire che proprio nella sua drammatica tragicità sta l’eccezionale atto d’amore per noi, ma io non ho sentito dio piangere, e inoltre, perché farne fare le spese ad un altro? Il vero, assoluto sacrificio sarebbe stato offrire sé stesso, non suo figlio.. Beh, si potrebbe ricordare che dio, essendo uno con cristo, avrebbe in effetti fatto proprio questo, ma allora ricordiamo anche che dio non può morire, quindi non si è sacrificato per niente, e che – per la stessa dottrina – dio e cristo sono persone *diverse* e l’uno è indubitabilmente il padre e l’altro il figlio! Inoltre dovremmo onestamente ammettere che la salvezza immediata non c’è stata, dipende ancora tutto da noi, e infatti era più che altro un furbo modo per richiamarci all’obbedienza..
Ma ammettiamo che di vera salvezza si parli: ciò che è evidente nel racconto biblico è che un uomo, figlio in carne e ossa, è stato mandato a morire per l’umanità. Questo si vuole che crediamo, siamo d’accordo? Quindi la domanda resta: se c’eri tu a decidere, che avresti fatto? E se avessi avuto infinite possibilità, come dio?

*

Meno male che niente di tutta questa storia in Genesi è reale. Molto, molto di male, in meno!!
Resta un problema, che è crederlo, reale. Perché a crederlo ci condiziona comunque la vita.

Se non come verità, la bibbia ha valore come lezione sulle capacità e la visione di vita degli uomini di allora. In fondo, non descrive altro che la natura umana, con i suoi picchi e abissi. Poi, crea una ‘spiegazione’ a questo – la mancanza o la presenza di dio, la tendenza al peccato.. Peccato davvero che gli autori non vadano oltre il loro tempo, le loro capacità e conoscenze di allora.

Questa inclinazione al male, ad esempio, non ci è stata data, e non ha nulla di assoluto.

Dio non ha alcun fondamento reale. La sua opera è solo interpretata come tale, la sua predilezione per noi non si dimostra, e niente ci dice che l’universo l’uomo e l’etica siano sue creazioni. Al contrario, oggi conosciamo con una certa sicurezza l’origine dell’universo – un’origine del tutto naturale e non miracolosa. Sappiamo poi con certezza che l’uomo non nasce dal nulla (o.. ‘dalla polvere’) ma si è evoluto da altre specie a loro volta evolutesi, a piccolissimi passi in miliardi di anni. La bontà rientra perfettamente in questo processo, infatti la vita è incline a custodire sé stessa, e quando ne è sicura cerca poi di crescere e stare sempre meglio. L’uomo tende a conservare e costruire, e nel suo gruppo a procurare il benessere di tutti. E il male? Fa pure parte del mondo: eventi naturali ci sconvolgono, e per millenni noi uomini abbiamo cercato il bene del *nostro* clan, a spese degli altri, perché non conoscevamo che l’ostilità, la sottomissione o la fuga per assicurarci la sopravvivenza. I popoli si facevano guerra, e ogni popolo aveva un capo (o dei capi) dai pieni poteri a cui si lasciava decidere per il bene del gruppo. Questo modo di vivere è stato istituzionalizzato, quindi giustificato, per lunghissimo tempo, fino ad oggi. È diventato un circolo vizioso, in cui i conflitti venivano affontati in modi così infruttuosi e stupidi da generare sempre nuovi conflitti. Ma l’etica non si è lasciata fermare, e da queste esperienze del nostro passato sono tante le persone che hanno finalmente capito - in tempi molto recenti - che tutti gli umani hanno uguali diritti, innanzitutto quelli di essere liberi e rispettati per come sono. E poiché tutti ne dobbiamo godere, ne segue anche la correttezza di un limite automatico ad essi, sul bordo fra la mia e la tua libertà, perché l’una non sia maggiore dell’altra. Etica!

Oggi sappiamo che l’universo, l’uomo, il bene e il male sono del tutto naturali. Continuare a spiegarseli per altre vie è negare la realtà. E osservare il mondo con gli occhi di 2000 anni fa è chiuderli al presente e al futuro.
Ma tutto sommato chi proprio vuole farlo è libero e ne ha diritto. Il problema nasce quando si pretende da chi invece proprio non lo vuole, o non lo può scegliere.

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