Preavviso! La lettura del sito può avere effetti frizzanti sulla fede.. Sono ateo e qui scrivo di umanesimo, quindi anche di religione e dei difetti che ci trovo. Se l'idea ora non ti va, fa' a meno.
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Piccolo manuale di Umanesimo ateo. Il perché e il il percome di una vita senza dèi

8. Un dio così ci rende schiavi

Autore Morgan

Indice del libro

Parliamo ancora del Dio del cristianesimo, perché oltre ad essere la religione a noi più vicina (in forma di cattolicesimo) è anche una che passa proprio per ‘perfetta’. Per le altre ci si può fare domande simili, per scoprire quanto veramente siano vicine agli uomini e alla verità.
Quelli che vedremo sono alcuni suoi tratti essenziali
. Spiegherò perché secondo me sono come unghie sulla lavagna.
Esistono certo delle differenze sia di dottrina che di credenze personali, perché il cristianesimo non è quella cosa compatta che si immagina, ma un’insieme di mille correnti e interpretazioni. Perciò, se chi legge non si ritrova in tutto, meglio per lui/lei! Ciò non vuol dire che per altri – tanti altri – non sia così.
E non mi meraviglierei se invece scoprisse di saperne meno di quanto crede – molto meno: la fede si fonda spesso su.. qualche striminzito ricordo di catechismo. Quando invece mi sbagliassi io, beh, correggerò molto volentieri.
Il discorso quindi è
: se il (tuo) cristianesimo dice questo, allora.. ecc.

Questa è una critica, e sarò schietto. È inteso che non scrivo tanto per polemica, e mi dispiace se qualcuno di particolare sensibilità ci dovesse stare male. Naturalmente, resto aperto a capire perché sbaglio, se sbaglio, in questa mia lettura della dottrina biblica.


Sostengo non che la religione sia la causa ultima della violenza nel mondo, ma che possa esserne un ottimo strumento. E non per una fede male intesa, ma proprio per come può correttamente essere interpretata. La religione, con il suo Dio misterioso ma indiscutibile e in mano a pochi, può offrire sia un formidabile appoggio al controllo e alla repressione degli altri, sia una giustificazione teorica a questi comportamenti. Qualsiasi religione, se così usata, è una semplice manifestazione della primitiva mentalità potere-obbedienza. Storicamente, è stato un problema non solo della religione ma anche della politica, con alcuni denominatori comuni: propaganda, indottrinamento, fede. Ingredienti necessari, e alla lunga più efficaci della forza bruta, affinché il popolo non solo non possa, ma proprio non sia più in grado, di capire, e perciò difendersi.
Nessuna novità e nessuna sorpresa
, quindi: una religione così intesa nutre per natura una presunzione che può diventare fanatismo, e favorisce un’intolleranza che può farsi imposizione violenta. Non solo la grande violenza fra civiltà e Stati, ma la piccola, quella di ogni giorno, intorno a noi, fra noi; e non solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica, entrambe tanto peggiori quanto più si credono ben intenzionate.
Usciamo dal gioco! Oggi, che ne abbiamo consapevolezza, possiamo fare meglio. E dunque stare meglio.

Non dimenticare mai questo: tu sei libero/a! Ogni uomo, donna, bambina e bambino, sono un uomo, una donna, una bambina e un bambino liberi! Essere liberi significa poter pensare con la propria testa e prendere le decisioni da soli, significa veder protetto ciò che sentiamo, accettato ciò che siamo, e poter realizzare i nostri progetti.. E questo vale per tutti, siamo persone e abbiamo gli stessi diritti. Il che non vuol dire che abbiamo libertà infinita, ma almeno, la massima libertà possibile. Tutti.
Libertà e rispetto reciproco vanno a braccetto.
Qualunque cosa, idea, o persona che ci vuole togliere questa libertà, va scoperta, isolata e respinta, se non vogliamo finire in padella.

Per essere veramente liberi, non dobbiamo mai farci tenere ‘sotto’, né essere spinti a sentirci ‘inferiori’ come persone a niente e nessuno! La religione, invece, a volte fa proprio il contrario: obbliga gli esseri umani a farsi piccoli piccoli, servitori, valletti, poggiapiedi, fronzoli, schizzi di pipì di mosca di fronte agli dèi e sottomessi ai loro sacerdoti. E senza armi, eh.. solo con le parole. Il cristianesimo sa essere particolarmente bravo in questo. Non sembra così, vero?
Eppure.. Si comincia molto presto a comprimere la nostra libertà, passo dopo passo srotolandoci del filo spinato tutt’intorno. Non lo chiamano così, ovvio, e sorridono sempre.. Sorridono anche quando:

·    Appena nato/a ti danno una religione che non hai scelto. La loro.
·    Poi guardano in alto e dicono di vedere un dio, e anche tu lo devi vedere, cioè sei libero di non vederlo ma saresti davvero strano.. però dio ti è vicino, è dappertutto, solo che in chiesa di più, perciò devi andarci, amico.
·    Poi, minacciano le torture eterne dell’inferno se non fai quello che chiede dio, o meglio, quello che vogliono loro, perché non è che dio a loro parla.
·    Poi, ti ricattano col ‘peccato’ che ti costringe ad aver paura di tutto (specialmente del sesso).
·    Poi, ti impongono la confessione di questi ‘peccati’: vai dal prete – un tipo che ha il potere chissà come di farli sparire – a ‘confessare’ come un ladro azioni e pensieri che per loro sono orribili, e per te magari normali.
·    Poi, devi andare a catechismo. Non hai scelta, se i tuoi decidono è fatta. Ci si va perché ‘è tradizione’, ‘è normale’, ‘ci vanno tutti’ (non è più vero, ma non sembra che importi), oppure ‘noi ci crediamo, ci crederai anche tu’. E lì, ti intortano con una serie di favolette, come quella della creazione del mondo, di Adamo ed Eva e di Gesù che frigna se fai di testa tua: gli adulti e i preti sanno che non è così, ma intanto ai più piccoli lo insegnano.
·    Poi si irritano se qualcuno nega apertamente i loro dogmi, e non è raro che si impegnino a metterlo a tacere. Il loro dio è fragile, va protetto.. Dubbi e domande? Aaah, quelle facili. Insistere? Eeeh, non è permesso.
·    Poi, tirano fuori i loro 10 comandamenti, vecchi e rigidi, (che non ricordano neanche loro), e dicono che sei ‘buono/a’ e ‘bravo/a’ solo se li segui, altrimenti sei ‘una delusione’.
·    Poi.. chiedono di porgere l’altra guancia all’aggressore, perdonare l’ingiustizia, sottomettersi.. accettare il male, pregare, servire, sopportare, acconsentire, soffrire.. Subìre! Certo, tanto c’è il paradiso.. dopo. Prima dovremmo rassegnarci a una vita di seccature. E crepare.
·    Poi, chiamano ‘buoni’ i cristiani e ‘cattivi’ gli altri: strombettano di tolleranza, che sembra una cosa bella, ma invece vuol dire che loro sono fighi e ‘tollerano’ gli altri, perché tanto è necessario credere Dio (cioè nella Trinità) per essere buoni e meritare il Paradiso..

Qualcosa suona familiare? Una lista veloce, una prima serie di indizi che ora svilupperemo. Non che lo facciano tutti, non tutti tutto, e non è che sorridere sia male.. ma allora perché poi le canagliate? Azioni del genere possono suscitare un sacco di emozioni e pensieri sgradevoli, tipo: «devo credere», «devo vergognarmi».. «devo essere così, e non cosà».. «quello che desidero è sbagliato».. «non sono all’altezza», «sono cattivo».. «sono arrabbiata ma non posso farlo vedere».. «Ciò che dicono sarà sempre più giusto».. Non è bello. E se nel tempo diventano modelli di vita, ancora peggio.
La mia impressione è che si cerca di renderci servi impotenti di un invisibile dio, e poi sono loro a comandare.. Tu che ne dici? Che esperienza hai?

*

D’accordo che uno crede in chi gli piace, ma meglio qualcuno che dia una certa garanzia di lealtà, no?

*

La cattiveria già sarebbe un bel problema, ma vuoi sapere quando veramente si raggiunge il massimo? Quando la cattiveria è mischiata alla bontà. Perché questi metodi di controllo sulla nostra vita diventano meno facili da inquadrare e definire, visto che non viene usata una forza diretta come in una guerra. Ad esempio, se uno dice «Intendo che tu faccia questo!» si capisce che è un ordine e se ne discute. Ma se uno dice «Fai questo, per favore caro/a, così Dio, che sempre ti guarda, saprà che sei ubbidiente!» ecco, è già più difficile capire cosa fare: chi è Dio? Come fa a guardarmi sempre? Pure al cesso? Se non obbedisco che mi fa? Ma obbedire è una cosa buona? Se non piaccio a Dio piacerò alla mamma? .. Nel dubbio magari eseguiamo, un po’ oppressi dall’idea che qualcuno sia lì a giudicarci, e sempre più insicuri riguardo ai nostri veri desideri.. Beh, ecco un altro modo di esercitare potere sulle persone: sottilmente, con apparenza innocua e gentile.. per poi tradirci sulle cose importanti. Per questo è anche più pericoloso! Se infatti avessimo davanti un tiranno crudele o un mostro che non nasconde il proprio odio e non fa mistero della sua aggressività, sapremmo bene chi è e contro cosa combattere. Ma se il mostro si traveste da amico? Se non considera affatto certe sue azioni come lanci di pietre, ma come il modo più giusto di amarci? Diventa difficile capire che è cattivo. Difficile giudicarlo per il male che fa, difficile fermarlo! E difficile cacciarlo via, perché cacciamo anche la sua parte buona: la parte che amiamo, e quella che ci ama.. che dice di amarci, o ci ama davvero.
Eppure usa dominarci, suggestionarci e giudicarci dall’alto per mezzo di parole e gesti che ci colpiscono nei sentimenti, nelle emozioni, nell’opinione di noi stessi.. Pietre senza massa, sangue che non si vede. Lasciandoci tanto più feriti quanto più è implicito e indiretto il colpo, tanto più confusi quanto più importanti per noi sono le persone alle quali ci siamo aperti con fiducia. Se pensi che a questo tipo di dinamica – violenta dunque, non c’è più dubbio – siamo esposti fin da piccoli – cioè nel momento di maggior bisogno, minore consapevolezza, e di più grande amore verso chi si prende cura di noi – puoi capire quanto danno e che conseguenze può avere su di noi, al punto da restarci in pancia e modellare il nostro futuro, inconsapevolmente.

*

A trovare assurde e impossibili questo tipo di osservazioni sono soprattutto quei preti e i tanti credenti sinceri che sono animati principalmente da propositi nobili e costruttivi. Spesso in punta di piedi, con vedute diverse dai loro superiori, stanno dalla parte migliore della loro religione. La loro è ancora una fede positiva che, pur partendo da un dio lontano, arriva a fare del bene alla gente. E quando parlano del loro Dio vanno in brodo di giuggiole, sono così felici e convinti.. sembra parlino di una cosa reale. Una reazione sbalordita, di fronte a un modo di pensare che dubita dell’esistenza degli dèi e critica il comportamento di tanti predicatori, si può capire. Ebbene: vogliono credere a un leggendario e fantasmagorico dio? Facciano, è la loro vita. Ma spieghiamogli le cose, sennò ne insultiamo sia la sensibilità che l’intelligenza.. Non è giusto che restino all’oscuro dei tanti errori del loro cristianesimo e della gerarchia cattolica. Non cade mica il mondo se non è tutta santa come dice. O il credente dev’essere per forza uno zombi credulone, su queste cose?

Dai, non raccontiamoci cavolate: un conto sono le buone opere, un conto la fede cieca, altro ancora il prendere per il culo. Sarà brutto dirlo, ma è vero. Indelicato, ma leale.

Le belle idee e le loro fatiche sono proprio infangate da quella parte della Chiesa che è sempre stata priva delle fette di prosciutto sugli occhi delle ‘intenzioni ispirate’. È molto consapevole: sia dei tanti loschi strafalcioni di principio (che ha prodotto, e mai veramente corretto, in 2 millenni), sia degli astuti metodi di comunicazione che usa da sempre per sviluppare i suoi affari. Ora, cosa c’entra questo con la spiritualità??
Una certa Chiesa e tanti appassionati credenti sono due cose
opposte.
C’è dunque qualcosa che non va
, quando i portavoce di Dio più furbacchioni usano il raggiro, la scorrettezza, l’invadenza, i ricatti, il senso di colpa, l’ignoranza, il sotterfugio, il condizionamento, l’illusione e la paura.. per far accettare un messaggio che dovrebbe essere solo che ‘giusto’. Il che non vuol dire che dobbiamo rinunciare per forza alla spiritualità, o non credere più a nessuno, ma certamente nessuna forma di pensiero che ci venga imposta (pur sorridendo) merita di essere creduta e seguita.

Si dice che i grandi valori oggi sono in crisi, ed è tristemente vero.. ma una religiosità di questo tipo non è la soluzione, e anzi finché sarà cieca, confusionaria e repressiva essa *fa parte* della crisi. Una spiritualità senza tagliole è possibile?
Ne va della nostra felicità
.. Risolviamo i problemi, invece di crearne altriperdiana!

*

Vogliamo fare un discorso più generale? E facciamolo, per un attimo: questo modo di fare, fuori accattivante e dentro manipolatorio, lo usano tanti altri personaggi poco seri.. Penso ad alcuni politici, dal fare lustro e impegnato, più occupati però a salvaguardare i loro privilegi e a infondere certezze troppo rigide e troppo facili.
A direttori di industrie multinazionali e lobby
che curano sì le relazioni pubbliche nel mondo, ma si disinteressano di migliaia di loro faticanti, e dell’ambiente.
Ai santoni di certe sette
(non tutti, ovviamente!) che prima consolano e infondono idee piacevolissime nei fedeli, ma poi esigono obbedienza assoluta, soldi e soddisfazioni personali luridissime!
A certi capiufficio
, che giocano ‘amabilmente’ con il tempo e l’impegno dei loro impiegati, come fosse loro..
E ad alcuni genitori
, che ai loro bambini vogliono certo molto bene, ma in casa proibiscono, criticano e mancano di rispetto troppo spesso.
 ..

Essi hanno interessi da sorvegliare: denaro, potere sulla vita della gente e sulla propria.. ed intendono mantenerlo. Tutti sono esempi di dominazione, di una forma di dittatura più sottile, ormai lo sappiamo, che non passa per le armi o la violenza fisica (però sui bambini spesso ancora sì, dannazione!), che non si fa notare, ma per questo è peggiore: si maschera da bravura, poi fa in modo che le persone accettino di soffrire, pensino di non poter migliorare, e considerino ‘normale’ tutto questo.

Voglio ricordarvi, qui, così, all’inpiedi, che non tutte le persone che abbiamo intorno sono così stronze e pronte a fregarci! Ricordiamocelo, eh! Sta a noi imparare a distinguerli..
Ragazzi, qui non è questione di ottimismo e pessimismo, ma di realismo: purtroppo il mondo è ANCHE così, vogliamo nascondercelo? Vogliamo pensare che in bicicletta non si cade mai, e che nessuno mai tenta di infinocchiare il vicino? Chi vuole pensarlo.. s’illude!
Ecco, allora è meglio cominciare a saperlo, così, un tantinìn, giusto per. Impariamo a chiederci «Che succede?» e «Che decido?».. Iniziamo a costruire le nostre armi di difesa, ad affilarle piano, crescendo.. Mica vogliamo caderci con tutte le scarpe, se venisse il momento, vero?

Non sarà sempre così: un giorno del nostro futuro..
Ok, lasciamo aperto il discorso generale, e riprendiamo quello particolare riguardante la religione.

*

Atei e umanisti sanno bene che una qualunque religione, come il cristianesimo, può anche portare frutti eccellenti. Solo pensano che non sia necessaria per ottenerli.
Anzi, a volte li limita, o li calpesta. O li avvelena, e quelli nascono lo stesso.
A volte poi ne fa di disgustosi.
Può capitare a tutti, direte. Esatto.
Quello che non dovrebbe capitare, è che continuino ad essere presi per deliziosi.
 Eppure.

*

Fermo restando che le idee su dio, gesù, madonna, paradiso, inferno e tutto il resto, sono appunto *idee* senza materia, e che solo con gli occhiali sdentati della fede sembrano ‘vere’, vediamo se almeno sono cose belle da credere..
Ricordiamo: né il crederci né il ricavarne successi provano in alcun modo la *realtà* di dèi o aldilà.. Se così fosse, avrebbero ragione in contemporanea tutte le diverse religioni, a nessuna delle quali mancano fede o risultati! Ad esempio, Gandhi ha fatto grandi cose, ma questo non conferma la realtà dei suoi dèi (Gandhi era induista). Un primo difetto quindi è la credenza dogmatica a tutta una cosmologia (idea sull’universo) che invece va ancora provata.. Non un problema grande, direi proprio, se nasce da una *scelta* libera e personale, e poi non diventa puntello di pigrizia mentale o passiva attesa..
Ok. E.. cosa si può dire proprio del cuore del messaggio di Dio?

Il Cristianesimo sarebbe innanzitutto un evento storico, un ‘fatto’.
Ora
, visto che questi fatti meravigliosi su un dio-uomo redivivo e dal miracolo facile non contano alcuna prova storica che sia una, è più che altro meraviglioso che si considerino tali.. lo si fa per fede, il che conferma che.. non sono fatti! Se lo fossero, servirebbe forse la fede?

Ancora più meravigliosasempre nel senso di bizzarraè la convinzione che il cristianesimo non sia tanto una dottrina ma.. l’incontro con un uomo-dio, risorto e presente. L’incontro.
Che dire..
Prendere un uomo -> scordarne i difetti o chiamarli addirittura pregi -> preferirlo al suo pensiero -> anteporlo ai grandi ideali -> farne un dio.. è già una esagerazione spropositata.. Ma credere di poter avere una re-la-zio-ne con un tizio di 2000 anni fa – parlargli, ricevere risposta, considerarlo un amico, sentirne l’amore e persino innamorarsene – è voler esplorare le vaste potenzialità dell’autosuggestione. E.. funziona! Beh, ma lo sappiamo bene! Quando si sente ispirato l’essere umano è capace di cose grandiose, è così che funziona con noi persone. Convinzioni e aspettative, ricordi e fantasie hanno un effetto speciale su di noi, persino quando non rispondono a verità: l’illusione crea un’emozione reale.
Come nel caso di un illimitato ottimismo, o di ostinato pessimismo. Figuriamoci quindi se ci si convince che ad amare è un dio, e in palio c’è un paradiso! A maggior ragione no? Incredibile i cambiamenti interiori che si producono.. senza che questo dio – o questo uomo – si sia mai presentato in carne ed ossa, ma solo ‘nel cuore’, a queste persone!
Considera: se fin da piccoli ci insegnano che gesù ha fatto questo e quello non in quanto verità teologica, ma come storia vera.. se poi si dà a questo ‘Dio vero’ l’importanza sentimentale di uno che ci ama come siamo (eppure va soddisfatto), che è perfettamente giusto (e giudice delle nostre imperfezioni), raffigurato morente (a perpetuo ricordo della sua divina-sofferenza [?] e della nostra colpa), e se si insinua che l’inferno in fondo è sempre molto più vicino del paradiso.. con premesse come queste, cariche di sentimenti, di giudizi severi e doveri supplementari, è facilissimo che si generi presto sia un forte attaccamento interiore all’idea di ‘dio’, sia un certo disorientamento rispetto a sé stessi.. diventa impensabile l’idea di liberarsene, ma anche solo di criticare tutto questo: «Cooome puoi tu, naaato peccatoooooore, criticare un diiiiio? Lui ti ama e tu lo critichi? Lui è giustissimo e tu gli trovi un difetto? Noi ti diciamo che è vero e tu ci dici bugiardi? Ma allora vuoi andare all’inferno!!».

..Non è solo la capacità razionale all’indipendenza che viene a mancare, ma proprio la capacità emotiva. Che è più forte, più profonda, e colpita prima.. Tanto che anche quando razionalmente uno ha dei dubbi, o proprio non crede perché giustamente non vede, interiormente si sculaccia da solo, e si ritrova a temere la spaventosa ira di quel dio che ha appena capito che non esiste. Una visione di vita che si fondi su questo, è a mio avviso sleale e iniqua.

In realtà, cambiamenti mirabili accadono *sempre* quando si nutre speranza e si pensa di avere buone possibilità, quando ci si sente amati e stimati, sospinti e aiutati.. quando si ha fiducia in sé stessi e ci si dà ha un progetto di vita, magari insieme ad altri.. Accadono *sempre*, in noi, dio o non dio! Ed ecco che ci sentiamo pervasi di un’energia speciale, sentiamo la vita e la passione, ci sembra che tutto andrà bene e potremmo affrontare qualsiasi prova. Al contrario, quando ci si sente soli e non capiti, pessimisti o sfiduciati, spesso ci sembra che niente vada, svanisce lo slancio e smettiamo di vedere e vivere le occasioni positive.. Il nostro umore, l’entusiasmo e spesso il successo, dipendono da come vediamo le cose, ovvero da cosa pensiamo e come. Il potere di un credo, la straordinaria forza di una visione di vita non vanno sottovalutate: più esse sono positive, maggiore qualità avranno i loro esiti.. E viceversa.

Chi si illude di Dio, gode di Dio.
Solo che questo, come ormai sappiamo, non ci dice nulla sulla reale esistenza o meno di quel dio e di quel paradiso! Proprio un gran bel nulla (un po’ come pensare a una casa stregata: suscita brividi ma dei fantasmi.. nessuna traccia). Ecco: l’essenziale – per far scattare queste forze che abbiamo dentro innate – è che *ci sentiamo* amati e stimati, che ci è data fiducia, che pensiamo di avere un grande scopo.. Fatto! Ovviamente però, se quello che crediamo è anche vero, è molto molto molto meglio!

Bene, mi sembra chiaro che il cristianesimo non è né un fatto né un incontro, a meno di crederci. La forza dei 2 argomenti perciò svanisce. L’importanza di questa religione si fonda in realtà su cosa racconta, e su come lo fa. Il come lo abbiamo già visto, con quei modi non sempre dolci e rispettosi ma tanto spesso invadenti, pomposi e imposti.. Ora parliamo del cosa.

«Frena, ma.. criticare, non è mancanza di rispetto?»

No. Insultare lo è, calunniare lo è. Come deridere, accusare a vanvera, assillare, zittire o intimorire. Questo sì, davvero offende e ferisce. Siamo d’accordo, no?
E tutti noi dovremmo rifiutarci di parlare così
. Dovremmo tutti evitare di esprimerci e agire in questo modo presuntuoso, sconsiderato e insensibile, riguardo alla visione di vita e alle convinzioni personali altrui. Tutti. Proprio tutti, lo sottolineo solo a quei bigotti che - come si può sentire oggi da più parti - vorrebbero per sé e solo per sé il privilegio di contestare, e sparlare, degli altri, fino a minacciarne la libertà e la serenità (e a volte persino l’incolumità fisica). Concordi su questo confine – si spera – dobbiamo essere liberi di esprimere noi stessi. Non è mancanza di rispetto affermare le proprie idee, né l’esprimere disaccordo! Non lo è confrontare certe idee con alti ideali, trovarle mancanti e dirlo. Non lo è criticare delle azioni per i loro gretti risultati. Né invitare a pensare da soli e a trovare modi diversi e più efficaci per vivere insieme. Diversono?

Rispettare non vuol dire essere sempre d’accordo. Rispettare vuol dire esprimere il disaccordo con un certo garbo. Vuol dire che quando si hanno idee diverse, soprattutto quando la cosa ci tocca da vicino e personalmente, si userà rispetto nel parlarne, con la discrezione del caso, ma se ne parlerà. Altrimenti, chi tace subirebbe la libertà dell’altro. E anche questa sarebbe.. una mancanza di rispetto! :-D
Quando *a dispetto dei modi* si insiste sulla presunta ‘immunità’ di un credo
, facile che si stia impastando di nuovo il significato delle parole: non è rispetto che si domanda, ma ossequio, sudditanza, supino conformismo. Ogni parola diversa da una devota arrendevolezza da parte di chi, non credendo, devoto non può essere, viene considerata subito insolenza, villania, insulto, attacco o cospirazione.. Forse per iper-sensibilità, a volte per un malinteso senso di rispetto a senso unico, altre invece per scarsa (ma ben recitata) modestia.
Immunità.. in omaggio a che? Al rango, alla fama? Negativo, non funziona più così. E riesumare il delitto di lesa maestà dimostra smisurata presunzione d’altri tempi. Al sentimento di alcuni? Giusto, ma i sentimenti degli altri? Forse che non esistono, che non hanno pari valore? L’armonia e la critica nascono entrambe dai sentimenti: se c’è un problema di sentimenti feriti, di diritti in qualche misura negati, allora è giusto e importante che il disaccordo si possa esprimere. E questo vale per tutti.

Libertà di religione non significa libertà dalla critica. La religione ha un impatto possente sulla società e sulle persone, dunque deve poter essere attentamente giudicata. Come facciamo per la politica, l’economia, la scuola, la scienza.. Perché mai dovrebbe essere diverso? Non c’è ragione di dare a una cosa più rispetto che alle altre solo perché d’ambito religioso.

Chiunque voglia per sé il diritto di pensare ciò che vuole e la libertà di esprimerlo, deve accettare che anche gli altri ce l’abbiano. Non diventa più semplice di così.

Chiusa nel suo castello di cristallo, invece, certa religione vorrebbe schivare ogni critica, come non sbagliasse mai. Eppure non lo dimostra, semplicemente lo ritiene impossibile. E dunque chi gliela fa dev’essere in torto e in cattiva fede. Eppure non lo dimostra.. L’idea di base è che la sua dottrina, venendo da dio, è per sua natura incontestabile. Ma nel mondo democratico di oggi non è un argomento che fa presa, se non fra i più devoti, e dunque non si usa apertamente. Si pretende la stessa cosa per via di un concetto assai più digeribile, il diritto al rispetto per la sensibilità religiosa: con un colpo da maestro, chi dissente sui contenuti diventa colpevole di attacco alla persona, e si ottiene che ogni tesi – dalla migliore alla più irrazionale, dimostrabilmente falsa o immorale – sia in qualche modo giustificata e sullo stesso piano. È questo che dobbiamo accettare? È questo che merita il quieto rispetto di tutti? No: il diritto alla parola e all’opinione va ben distinto dall’altrui dovere inesistente di farsele piacere, né sarebbe accettabile doversi trattenere dalla critica di ciò che si ritiene una sciocchezza (o una mostruosità), per far piacere a chi l’ha pronunciata.

Perché dunque il sentimento religioso dovrebbe essere difeso più di altri? È forse più degno? Con buona pace del credente, no. Non è sicuro affatto che una fede non *meriti* critica.. Ci siamo abituati a concedere rispetto alla religione in automatico, come fosse dovuto. Basta che uno sia persona di fede che tutti a dire ‘Aaah, brav’uomo!’. No, non è così. E le stesse credenze da cui essa nasce *possono* avere colpa, se producono consentono o giustificano non libertà dialogo e cultura, maturità e benessere, ma rigido controllo mentale ed emotivo, ignoranza o miseria, violenza fisica e spirituale su persone dalla vita diversa, e non per questo criminali. Succede, lo sappiamo bene.
Finché faremo finta che
non può essere, che mai è così, ci sarà sempre qualcuno che ne approfitterà. In religione, in politica, in tutti i rapporti umani.
Il fanatismo è a un passo. Il rispetto va guadagnato.

Il sentimento religioso è forse più debole? La critica riguarda la verità: e la verità può ferire, eccome, ma è pur sempre verità e se accertata ci si può offendere quanto si vuole, resta vera. Legittimo offendersi, illegittimo usare l’offesa come strumento per limitare la verità, proteggersi da essa, e giudicare male chi la cerca. Sentirsi criticare non fa piacere a nessuno, ma provare esplosivi sentimenti di oltraggio e umiliazione a volte è una reazione esagerata di cui non si può dar colpa ad altri che a noi stessi, e allora forse dovremmo chiederci se non è anche paura e fragilità che proviamo, in fondo. La fragilità di chi sa di avere un’opinione che non regge all’esame della modernità, la paura di perdere terreno e consenso a ritmo crescente, e, forse ancor di più, di dover affrontare noi stessi una verità che ci rende profondamente inquieti, e non vorremmo sentire. Può essere?

Quando il Papa predica e critica, sai quanti atei e umanisti vengono irritati da ciò che dice? Le volte che infiora analisi storico-sociali del tutto faziose, o taglia giudizi morali e sputa sentenze gravi su di loro, senza porgerne ragioni, d’autorità, come un tempo? Ma, nonostante questo, è giusto che sia libero di dire, no? È un grosso sforzo per tutti loro sopportare che certe tesi che considerano indecenti siano sganciate sulle masse, immagina se fossero loro a chiedere il silenzio alle autorità religiose, per non essere urtati nei sentimenti.. Ma ognuno ha diritto ad esprimere i propri argomenti. Credenti e non credenti. Il diritto a non essere maltrattati o diffamati è totalmente conciliabile con quello alla libera espressione, nella misura in cui l’uno tenga conto dell’altro. È in questo scambio sano di tesi e dimostrazioni che si capirà chi ha ragione. E a chi ascolta, scegliere. Si chiama confronto di idee, ed è un pilastro della libertà moderna. Un fastidio senz’altro, per chi ancora si diletta a imporsi, ma non per niente siamo in democrazia. Perciò smettiamola con questa protezione faziosa della fede, con la domanda ipocrita di rispetto non reciproco, con la gentilezza buonista nei confronti di una sola parte.. Una parte permalosa e sempre scontenta per la presunzione di essere ‘intoccabile’ e immancabilmente ‘nel giusto’. Questa idea, reliquia di un tempo andato continuamente tradita dalla realtà, può diventare facilmente un mezzo di pura intolleranza.. Finiamola con il piagnisteo e il vittimismo non appena uno si manifesta semplicemente contrario, diamine! Tirate fuori degli argomenti veri, mirare a impietosire non gioca a favore di una causa: è infantile e mediocre, la fa sembrare priva di risposte.. in difficoltà, più che prestigiosa, vuota, più che meritevole, viscida, più che innocente, arrogante, più che onesta, .. Ops?

Quando si parla ci si deve aspettare che non tutti siano d’accordo, si deve ammettere il diritto di replica e accettare le eventuali, incluso il dispiacere di non vedere amate e condivise, ma avversate, le proprie convinzioni. Poi, certo, c’è modo e modo di farlo, e c’è ovviamente quel limite da evitare, oltre il quale il confronto diventa solo arrembaggio, assalto impulsivo, incivile pericoloso e inefficace. Il problema del disaccordo va affrontatocon il coraggio e la ‘forza bruta’ di argomenti assennatinon capovolto e ridotto al silenzio, mancando di rispetto due volte a chi protesta. Di tutti vanno rispettati i sentimenti, e la libertà di esprimerli.
Da una parte quindi, è senz’altro giusto non infierire, dall’altra però è impossibile tacere. Una critica ben argomentata e che non generalizzi, appassionata ma non esaltata, decisa ma non invadente, velenosa per gravità dei temi e non per pregiudizi, fatta in luoghi e momenti scelti, nei modi più vari ma civili (inclusa la satira, per far ridere e pensare), verso i contenuti e non contro le persone, che chiami al dialogo sui punti base e non ceda mai al fanatismo.. fa parte nel modo più felice del diritto d’espressione, e non merita censura di alcun tipo, mi sembra.
Anche così – nonostante questo – qualcuno forse si offenderà, è comprensibile, ma non è quello il fine. Se pesa, e però è verità, si potrebbe non leggere e non ascoltare, ma probabilmente è meglio aprirvi gli occhi, nel tempo. Far tacere chi critica, dunque? Sì, certo, ma solo prendendo in carico il problema che descrive, ed essere – mi auguro – parte della soluzione. Oppure dimostrando – con prove vere del contrario – della critica l’infondatezza, l’errore, l’indelicatezza, la disonestà, l’irrilevanza, la cecità, l’ignoranza, la scorrettezza, la malvagità.. se ci sono.
Come? Ma grazie a una critica ben argomentata, che non generalizzi..  ;-)

Non c’è rispetto se non è reciproco, non c’è pace se non è di comune accordo, non c’è libertà se non sono liberi tutti. Esiste il diritto ad essere rispettati come persone, a non avere le palle scassate per niente, non quello a ‘non essere criticati’ qualsiasi cosa si faccia.
Che ne pensi?

E allora basta vergognarci delle nostre idee! Basta timorosi silenzi, o funambolici assensi per un fasullo ‘quieto vivere’ che bene non fa: diciamo la nostra come atei e umanisti, insieme, alla pari – quanto a libertà di parola – con la Chiesa e i credenti di ogni religione. Prendiamoci orgogliosi lo spazio che ci spetta e meritiamo, sia per vivere a cuor sereno e con onore la vita a modo nostro, sia per offrire agli altri l’opportunità di scegliere, sia per contribuire con stile a fare della Terra un posto sempre più bello in cui vivere insieme.. Coraggio, fuori dal guscio, sorridenti e fieri! :-D

Chiusa parentesi. Dicevamo? Ecco, sì.
Cosa c’è davvero alla base del cristianesimo?
Come dice che si deve vivere? Cosa – secondo i suoi creatori e sostenitori – dovremmo pensare di noi stessi, e cosa dovrebbe farci felici? Guardiamo questi insegnamenti e domandiamoci: sono tutti buoni e sani? Un dio così.. può forse renderci schiavi? In altre parole: la ‘buona novella’ è così buona?
La risposta è no
, ci hanno solo abituati a vederla così, per via di quelle idee virtuose che hanno ispirato tantissimo uomini e donne, e che però non sono ‘cristiane’ ma – più in generale – *umane*. Inoltre, è facile parlare di dignità delle persone e dell’amore di dio, ma non basta: come vedremo adesso, il significato dato a queste parole è spesso sorprendentemente l’opposto di quello che dovrebbero avere. Perfezione e bellezza del cristianesimo sono un luogo comune.

Per un bel pezzo parlerò in modo abbastanza diretto di quelli che giudico grandissimi difetti di questa visione della vita. Per farti capire che aria tira ti anticipo qualcosa in poche righe.

Ecco 4 fra le idee principali: peccato di 2 su tutti, crocifissione d’innocente, lontananza intenzionale di Dio, inferno eterno. Non conseguenze naturali e logiche, ma decisioni arbitrarie. Sono accadute e accadranno per scelta e volontà di Dio. Pensaci: una qualsiasi di esse spiega perfettamente il senso distorto di giustizia del Dio cristiano. Il sistema di leggi del peggior Stato della terra è infinitamente migliore del suo, principiante del foro. E nota che, da buon tiranno, si considera il nostro benefattore. Ma tu non credere che lui ti ama e marcirai all’inferno. Non è un Amore?

Che ne pensi? È arrivato alle budella? Ok. Se per te è come avere il mal di denti insieme a una interrogazione di latino, non sentirti di dover leggere ora. Salta fino alla frase ‘Una bella esperienza..’. ;-) Sappi poi che nella 3a parte il tema riprende. Se invece ti va di proseguire, salta sù e mettiti comodo/a..

I peccati del cristianesimo: si parte!

Intanto, oltre al messaggio originale, si possono trovare ben strane aggiunte.. Ne abbonda ad esempio il cattolicesimo, per via del dominio del papato: mangiate l’ostia che è dio, scegliete voi la religione al posto dei vostri figli, i gay sono dei disturbati, le famiglie di fatto non sono famiglie, non divorziate, non usate anticoncezionali, il papa sulla fede è uomo infallibile.. Ed ecco che la dottrina di questo dio anziché buona e naturale diventa bizzarra, artificiosa, antipatica e difficile da seguire, ma anche incredibilmente pericolosa, come quando chiede più figli e meno preservativi in tempi di sovrappopolazione e aids. Questo a molti già basta per distaccarsi da un tale modo di pensare: c’è chi passa volentieri ad altre correnti cristiane, chi sceglie un troppo comodo (e a volte ipocrita) fai-da-te (!) e chi il secondo-me (ricerca personale, bene!), chi si ricorda di credere solo natale pasqua matrimoni e battesimi, chi preferisce altre religioni, chi dubita di dio ma non lo dice in giro e chi invece.. se ne libera proprio del tutto! È già successo a tantissimi (oggi il 15-20% di italiani è ateo/agnostico dichiarato), nonostante tv, politica, perbenisti e fanatici giochino a fare finta di niente.
Ecco un’altra finta equivalenza, quindi: italiani = cattolici.

Ma le cose in realtà stanno peggio: per il cattolicesimo e gran parte del cristianesimo l’Uomo è tendenzialmente cattivo. Dio ha condannato l’intera umanità di ogni tempo per l’atto liberatorio dei primi 2, che giudicò disubbidienza. Da allora chiunque è un peccatore ai suoi occhi. Può aspirare a fare meglio ma senza dio è comunque perso, e anzi va all’inferno per l’eternità. L’Uomo è importante in quanto prodotto del dio, è cattivo di fondo, è bravo se gli obbedisce, è buono per comandamento, si realizza solo nell’adorarlo, si salva per mezzo di lui anziché di sé stesso. Per la miseria, che visione riduttiva dell’Essere umano!
Di più
: sarebbe stato necessario un sacrificio, e un sacrificio umano per ‘salvarci’! Ma quale etica, quale giustizia condanna un uomo giusto e innocente a pagare per i (presunti) colpevoli? Che modo primitivo di affrontare un problema, che soluzione crudele questa ideata da Dio!
E
.. soluzione? Ha mai migliorato niente nella storia l’uccisione cerimoniale di esseri viventi? Perché dovrebbe essere stata necessaria la vita di una persona?? Come farebbe un sacrificio umano a risolvere, in che modo la morte di un singolo assolverebbe magicamente tutti gli altri? Per caso Dio non poteva semplicemente – plink! – salvarci senza uccidere un innocente?
E
.. salvare, salvare da che? L’uomo sbaglia, ma per ragioni che chiamare in causa il ‘peccato’ nasconde. Fare dell’Uomo genericamente un ‘peccatore’ vuol dire non arrivare mai alla radice dei suoi problemi e – nascondendola – mai sradicarla, come invece è possibile! Salvare, giustificare, lavare peccati? Ma qui è tutto come prima, come sempre: persone che sbagliano, imparano, primeggiano.. La ‘salvezza’ oltremondana nessuno a tutt’oggi la conosce, mentre quella del mondo si chiama miglioramento progressivo e si gioca non su quanta acqua santa uno/a ha toccato ma sulle scelte che ha fatto, sul rispetto, l’empatia e la fiducia che ha ricevuto e che poi offre a sé stesso/a e agli altri. Fin tanto che non daremo importanza a queste cose, continueremo a trovare soluzioni inefficaci..
E la chiesa in questo è maestra
. Infatti, quel singolo sacrificio non è bastato a riscattarci dal peccato – questo, nel mondo di oggi, ci balza agli occhi – e allora ecco che è necessario il battesimo precoce (solo per il neonato cattolico), più tardi l’atto di fede in venuta e resurrezione (che in realtà toglie valore a quei fatti, come se la squadra con più punti vincesse lo scudetto *a patto che* qualcuno ci creda!), poi ancora nell’autorità delle gerarchia papale (sempre per il cattolico) e poi ancora però le azioni, poiché fra il credere e il fare c’è di mezzo il mare e infatti fra chi crede c’è anche infami di ogni risma.. E pensare che la salvezza doveva essere un dono.. ma un dono è gratis, senza condizioni! Così invece è una opportunità, semmai, non certo un regalo. Perché chiamarlo dono, e amore in-condizionato, se per averlo dobbiamo stare a tutte queste condizioni? Sono certo che certa gente lo sappia e lo spacci intenzionalmente come tale, ma anche che molte persone se ne siano sinceramente convinte, e non riescano proprio più a vedere che non è affatto un dono gratuito: sono abituate a per-donare questo ed altro, al loro dio.
Insomma
, come ci si salva? Ma soprattutto, cosa ci fa *persone virtuose* qui ed ora? Eventi con la polvere di due millenni interpretati a piacere? Riti subiti in tenera età? No: se costruissimo rapporti più solidi e veri sarebbe meglio per tutti, per fare chiese c’è tempo dopo. Quella è la parte facile.
E
.. salvare pure noi che non eravamo nati? 2000 anni dopo, senza che la maggior parte di noi si sia macchiata di chissà quali crimini, senza che ci venisse chiesto nulla.. Mettendoci davanti al fatto compiuto ora saremmo in debito con questo uomo-dio, e due volte: una perché ucciso per noi, un’altra perché ucciso anche da noi (cheee?) con i nostri peccati di oggi (Ccc 598)!
Ma non era tutto un piano del Padre?
Già: ha sacrificato sé stesso a sé stesso, per cambiare una sua idea circa una cosa che è accaduta per suo volere! E per farci salvi, ci ha voluto assassini. Bel piano!

E poi ragazzi, uè, il gesù sapeva di morire, si è sottomesso al piano paterno, era convinto di salvare il mondo e credeva pure di risorgere in gloria.. Tutto questo rende la sua una sofferenza da pochi spiccioli! E a maggior ragione se fosse stato davvero un dio, che non può morire. Ma lo era? Infine: se Gesù è risorto, possiamo forse dire che è morto per noi? Quando una persona si sacrifica poi non c’è più, solo questo significa sacrificio.

Gesù è sopravvalutato.

Il valore semmai fu nell’esempio, la condanna di un innocente che deve farci tutti riflettere sulla potenza e conseguenza delle nostre azioni.. Ma una cosa simile è *sempre* tragica, non una sola ma milioni di persone innocenti, coraggiosi eroi e martiri impotenti d’ogni tempo, hanno sofferto tortura e morte vera, di un’agonia e un’ingiustizia ancora superiori (come i cosiddetti eretici, bruciati vivi per volere di papi). Altro che per mezza giornata e poi tornare!
Invece
, preti e credenti insistono ad esaltare quel solo evento, e dandogli tutt’un altro senso! Lo trasformano davanti ai nostri occhi in una cosa bellissima: la misura dell’amore che il loro dio avrebbe per noi sarebbe.. il salvarci da come lui stesso ci ha voluti, scannando suo figlio. Ma non è invece una cosa da brividi? Già!! Se un uomo desse da uccidere suo figlio per ‘dimostrare quanto ci ama’ lo chiameremmo fottuto criminale pazzoide e lo chiuderemmo in galera. Nel chiamare amore e giustizia un simile evento, rivoltiamo a testa in giù il significato di quegli splendidi valori.
Dio buon padre
.. come no! Questa morte non prova affatto l’amore del padre per noi, ma solo la passione del figlio per la sua convinzione sul padre.
Ancora: ma è un padre buono uno che non ci parla mai direttamente? Che ci lascia a chiamarlo soli nella notte, a spremere risposte e calore dal silenzio? Che si fa *pregare* in ginocchio, pur conoscendo bene le nostre necessità? Che ci lascia nel dubbio costante del suo aiuto, e della sua stessa esistenza? Un vero amico non si fa pregare.
Non c’è dialogo fra noi e lui, ma solo il monologo di chi ci vuole credere e risponde al posto suo.
Non solo non è una forma di amore, ma è una forma di abbandono.

Se un simile dio esistesse sarebbe un pessimo padre, lontano e assente con la scusa di lasciarci libertà, che non aiuta e non si spiega con chiarezza, che ha i suoi preferiti non in chi si comporta bene ma in chi crede senza averlo mai visto, che non ci è vicino davvero se non nel forte desiderio di chi ci crede.. e più ci crede più crede di sentirlo vicino, più lo sente vicino più crede di vederlo nelle cose belle, più lo vede nelle cose belle più ne parla bene.. e più ne parla bene più ci crede. E per quelle cose belle, che inevitabilmente accadono per natura o mano dell’uomo, invece di ringraziare quella e le persone come sarebbe giusto, cosa fa? Ringrazia entità aliene come dèi, madonne e santi uomini morti da tempo..
Dov’è l’affetto vero
, la presenza concreta, la stima manifesta, la comunicazione diretta, di un buon genitore?
E intanto lui bel bello esige di essere amato e adorato per comandamento.. Così, a conferma della distanza che ci separa, il semplice non credergli diventa un peccato estremo. Quanto estremo? Si condanna a un infinito inferno 2/3 della popolazione mondiale (quanti miliardi?) non per demeriti ma per il solo fatto che non è cristiana. Non è questa la stessa assurda violenza scatenata su ‘gli infedeli’ per la quale condanniamo il terrorismo di matrice islamica? Oggi questo è inaccettabile, perché esistono reazioni più efficaci della minaccia violenta, e pari diritti inalienabili al di là della fede!
Non bastasse, mentre questi miliardi se ne vivono tranquilli – e in particolare se non hanno né dèi né religioni – vengono identificati con il ‘male’, assoggettandoli a un giudizio insultante, a pubblica discriminazione, e alle loro conseguenze sociali. Ma.. che generalizzazione gravissima e ingiustificata! E naturalmente non è mica colpa di Dio, poverino, ma di chi sceglie di non amare un tizio del genere.. Nemmeno del credente, certo, perché lui – senza neanche un piiiizzico di ipocrisia – odia il peccato ma ama il peccatore. Se questo è amore..
Con o contro, credente o nemico, che squassante esempio di un ragionare senza vie di mezzo, per bianchi/neri tagliati con l’accetta! Come se davvero i credenti fossero tutti buoni e bravi, se anche fra loro non ci fosse della merda.. E infatti poi è tutto un peccare e confessarsi, ma allora perché idealizzare la fede quando si parla di ateismo? Si dice che l’inferno sia la conseguenza ovvia del non credere. Ma chi l’ha resa una opzione possibile, in primo luogo? Chi condanna solo per avere le credenze religiose ‘sbagliate’? Chi giudicherà? Si crede che «Dio ama». Ma chi ama *pretendendo* di essere contraccambiato? Chi dà la vita allo scopo di essere adorato? Chi punisce per non essere stato amato? Se questo è amore..

Uhm.. Anche Dio è sopravvalutato.

L’assenza è presenza, la sottomissione è amore, la morte è vita.. quale sublime rovesciamento della verità!
Una tale visione di vita non aiuta la fiducia
, la tenacia, la fierezza, la passione, il talento e la forza interiore a nascere e amorevolmente crescere in noi, meravigliosi mortali di questo mondo!
In questo senso la trovo davvero poco confortante, deprimente, frustrante.. Tu che ne pensi?
Si basa su un senso di bontà e giustizia capovolto
.. oltre al fatto che dà precedenza alla fede (né più né meno come gli altri culti) così limitando ricerca e valutazione critica..

Che basa la sua morale su dogmi anziché su sentimenti, che prende la vita di un uomo e ne fa un esempio senza più alcun difetto, che spinge all’imitazione di qualcuno anziché alla scelta dei valori da vivere (una differenza smisurata)..
..E oltre al fatto che benedice la povertà e la sofferenza, e affretta non solo a sottomettersi all’autorità quale che sia, ma ad amare chi ci fa del male..
..Oltre al fatto che ha come simbolo un uomo morto o sofferente (non tutte le confessioni: gli Evangelici puntano sull’idea di resurrezione e usano la croce vuota), che separa il corpo dall’anima e apprezza solo la seconda (e a certe condizioni), che giudica la bontà delle azioni più per l’effetto su un aldilà che sul nostro aldiqua, che dubita delle qualità delle persone e quando invece dimostrano di farcela non cambia opinione su di loro, ma si complimenta con Dio per averle segretamente aiutate (pugnalandolo due volte, pover’uomo!)..
..E che metterà sempre i propri dogmi e la ‘parola di dio’ al di sopra del bene per l’Uomo e il suo mondo. Fra la sua e la nostra volontà, va fatta la sua.. Per il nostro bene? Ma è la *sua* volontà..

Sempre a proposito di dignità umana!
Questi sono tutti cartellini rossi da espulsione
, autogol da paura.. Uno solo basta a perdere – in finale – la coppa del mondo di perfezione!

Quando si dà precedenza all’idea di un dio, la si toglie inevitabilmente all’essere umano. Una dottrina che insegna questo non punta sul serio alla nostra felicità, ed è triste che sia considerata il lasciapassare per un paradiso, non per niente postumo. La mia opinione è che sia un falso e un fallimento. Quando una filosofia di vita insegna cose così, diventa un generatore automatico di burattini felici. Di confusione emotiva, frustrazione, distacco, diffidenza e dolore gratuito.. anche di forza, impegno e speranza, ma a che prezzo? In generale, non può venire niente di veramente buono e duraturo da un sistema di educazione al dogma, basato oltretutto su idee insieme non provate e fintobuone! Questo, e fare il bene dell’Uomo, sono due sforzi inconciliabili.
E infatti, 2000 anni e siamo ancora qua, ci siamo svegliati da pochissimo..
Nel cristianesimo c’è chi obbedisce a tutto questo?
Almeno non se la prenda con chi lo considera scandaloso inciampo interioreThanks.

Di questo dio, oltre che provare l’esistenza, è necessario provare la benevolenza.

*

Certo un paradiso, e l’amore perfetto di un essere perfetto.. eh? Ma di entrambi non ci sono prove.. E allora quanto sono reali e quanto invece solo immaginati, voluti, sperati, inculcati, lasciati credere?
Questi sono difetti profondi dell’ideologia cristiana
, secondo me. Questa è la visione dell’Uomo che il cristianesimo – il cattolicesimo in modo più marcato, ma anche certe frange protestanti – ci chiede di accettare. Unica morale, unica virtù, unica certezza? Ah-ah-ah!! :-)) Abbiamo scoperto che non è così. Non sembra più tanto bella, né tanto universale, vero?
C’è poco spazio per una vera, spontanea, completa realizzazione di noi stessi, se la base è una scarsa fiducia nell’essere umano *come tale*. Non gli si rende giustizia: se davvero questo modello del mondo fosse vero, sarebbe tutto uno spiegare a Dio che non siamo poi tanto male, e che lui si dà fin troppe arie..
Alcuni si disegnano un dio fatto così
, vogliono credere che un Genitore dev’essere perfetto al punto da giustificarne gli orrori, che per il suo amore distante vada ripagato con adorazione incondizionata. Invero, questo brutto gioco alla dipendenza non è un dovere. Possiamo vederlo, possiamo dirci basta, dire finalmente le cose come sono: siamo liberi e degni di fiducia, se sbagliamo possiamo correggerci, cominciamo a guardarci con più orgoglio e più sorpresa, e a costruire un mondo migliore qui e ora, senza aspettare di chiudere gli occhi per sempre!
È inutile spostare al futuro la nostra voglia di giustizia e pace
, è *adesso* che dobbiamo impegnarci a realizzarle.. E non grazie a un vendicatore onnipotente ma dall’alto delle nostre meravigliose qualità: siamo noi gli eroi di questa storia, è tempo di dirlo!

*

Non in tutte le forme di cristianesimo questi difetti sono tanto netti, ricordiamolo. Inoltre vi sono molte altre religioni con idee veramente diverse, e certamente vi sono credenti di grandissima intelligenza e apertura mentale, di estrema sensibilità, liberali, moderati, che in nome di un dio davvero aiutano il vicino o il genere umano, e altri che con semplicità riducono tutto a un tenero «Dio ci ama, la vita è meravigliosa!». Malgrado questo però, la dottrina cristiana che abbracciano non è tanto candida né così semplice: l’idea di un dio che intende regnare, un dio al quale è dovuto l’amore e che ha gestito la sua presenza nel mondo attraverso sacrifici umani, etica a soqquadro, cattiva gente di fede, indottrinamento precoce, silenzi ingiusti, messaggi incompleti e segni interpretabili, ecco è questa stessa idea di fondo a mancare di bellezza – perché chiama ‘desiderabile’ e ‘doveroso’ e ‘ispirato’ qualcosa che non lo è affatto.

Che tipo di amore intende, dio? Troppo spesso un amore molesto. Amore.. molesto?
È il rapporto in cui c’è chi si vede superiore e perfetto (/a), ritiene una fortuna (del tutto immeritata) stargli vicino e un incredibile privilegio essere da lui amati. Che fa eterne promesse di estasi ma intanto offre minuscole dosi di invisibile affetto; chiede continue prove d’amore ma intanto concede una fiducia insignificante; lascia tanta libertà.. da usare con lui e per lui solo; si dà arie da grand’uomo ma non sopporta le critiche; si dichiara innamorato ma non c’è, non si adatta, non ascolta e pensa di avere sempre ragione; si vede immensamente benevolo ma non si chiede se così siamo felici, lo dà per scontato; si crede autosufficiente e disinteressato, ma senza l’amato si sentirebbe umiliato e furioso.
Agli amanti chiede qui e ora totale ed esclusivo abbandono
, scoraggiandone l’autonomia con l’intimidazione, il confronto, il giudizio costante. Lasciati guidare da me – gli dice – lasciati usare.. fatti dire cosa fare, fa’ scegliere me al posto tuo. Cedimi il tuo corpo e la tua anima, obbedisci, piegati, sta’ indietro. Io sono il tuo capo, il tuo re, il tuo dio, e tu, senza di me, non sei nessuno.
Ed essi accettano, convinti di non potere nulla, e dunque contenti di essere amati per tanto poco. Vivono il rapporto accontentandosi e sopportando ogni pretesa, adattandosi senza chiedere niente, tentando senza posa di capire i suoi silenzi, compiacere i suoi vezzi, dare un senso ai suoi vizi o scordarsene.. Vivono dei ricordi migliori, piangendo lacrime di autostima, felici per la più vaga carezza, e pronti con essa a perdonare tutto.. gonfi di senso di colpa per azioni e pensieri che possano deluderlo, paura di farlo arrabbiare, dovere di accontentarlo ad ogni costo, completa dipendenza dal suo volere, sottomissione emotiva, incombente minaccia di perdere il suo amore e di esser(ne) puniti.. Solo per sentirsi dire che se va male è colpa loro, non danno mai abbastanza. Il senso di inferiorità è divenuto un riflesso inconscio, nato per lento condizionamento e coltivato per immersione nell’unica pratica che non gli sembri infinitamente egoista: adorarlo.

, c’è chi ama in questo modo. Di un amore che dice essere perfetto, sì, perfetto perché ogni critica a lui diventa un nostro difetto; incondizionato, sì, incondizionato alle sue condizioni; gratuito, sì gratuito ma non richiesto, e da risarcire in obbedienza sonante; totale, sì, amore totale ma senza il rispetto totale che viene dal mettersi in gioco anche lui; sicuro, sì, sicuro perché malgrado le ferite ce lo riprendiamo sempre indietro; unico, sì, unico perché se scegli altro è lui stesso che di castiga di brutto.
Sono alcuni tratti caratteristici dell’amore abusivo
, e gli esempi dalla vita reale si sprecano, relazioni tossiche fatte di aggressività attiva e passiva, cioè esplicita o manipolativa, di violenza verbale che abbatte l’anima, e prelude a quella fisica. E di persone che ne diventano vittime. Vero amore, vero abuso. Quelle, pur di vivere le occasionali gioie del primo, sopportano i sistematici estremi del secondo, chi tormenta invece.. non vede dove sia il problema. Affamati di un amore instabile, entrambi credono che amare così è ovvio e giusto, dolore necessario, e cmq inevitabile. Si cercano. E poi tendono a restare insieme, come se la relazione (e la felicità) non debba e non possa fondarsi su altro.. Gli uni pensano di non fare alcunché di troppo sbagliato, gli altri fondano il rapporto sulla resistenza anziché sul benessere, incapaci di dare anche a sé stessi il rispetto che sentono di dovere all’amato. Prigionieri di un copione appreso, inconsapevolmente recitato, e destinato a ripetere e ripetere sé stesso. Ed ecco perché è difficile per essi capire, distinguere, giudicare, rifiutare, liberarsi.
Io penso che nessun adulto sarebbe tanto debole, se non avesse appreso ad esserlo. È qui che torna in gara l’esperienza di quando eravamo bambini: se l’amore ricevuto o gli esempi trascorsi furono dello stesso tipo, eindifesiabbiamo dovuto patirli, accettarli, sopportarli a lungo fino a rassegnarsi, in quel momento abbiamo perso gli occhi, e il nostro cuore ferito e muto continuerà a cercare un amore simile. Folle inclinazione.
Virus.
Emotivo
.
 Appreso.

Amore molesto.. Pretese deliranti, tipico ed esemplare rapporto tirannico, di quelli che quando li vedi in un film o capita all’amico/a del cuore ti fanno gridare «Ma che bastardata!», e anche «Cavolo ma non ti accorgi che ti fa solo del male? Mollalo dai!!». Ma quando ti capita, quando ci sei dentro perché anche tu hai quel virus, no, non ti accorgi. Solo, speri.
Quando accade, è triste. Nella coppia, fra genitori e figli, e altrove.. Se poi dio stesso vi pone il suo doppio sigillo, in quanto non solo autorità garante ma archetipo perfetto, questo modello di relazioni morbose e sbilanciate acquista una grandiosità solenne e ancor più devastante.
Chi ama così
– e anche un dio può farlo, così pare – non si cura degli effetti del suo amore sull’amato, lo ritiene un dono che è da pazzi rifiutare. Ma è solo il suo punto di vista. È bello rendersi conto che è una terribile forma di amore; bellissimo sapere che noi non siamo tenuti a starci dentro né a tollerarla per un secondo, neppure se offerta con la bianca apparenza del ‘dono’. Né tantomeno obbligati a contraccambiare!
Certo, secondo chi abusa sì sarebbe un dovere, ma è il suo punto di vista. E il suo problema.

Certa religione – certe persone – insegnano e ammirano questo tipo di rapporto? Sì, lo fanno, e tanti ci passano la vita. Per essi dev’essere così, e non ci trovano niente di strano! Noi, liberi di crederci o no, e anzi di ritenerle tutto fuorché buone, sante, utili o universali, se nei fatti proprio non lo sono. Sono scelte di vita, mica pizza e fichi!
Oggi
, molte persone coinvolte come parte debole in questo tipo di relazioni stanno prendendo *coscienza* che è terribilmente ingiusto, tanto da maturare più spesso la volontà di interrompere la corrosiva dipendenza. Non facile, perché più questo accade già in famiglia e uno cresce convinto che non merita altro, che l’amore non è che questo, tanto più gli sarà dura riconoscersi vittima di un genitore, o tutore, e poi di un partner, o di un dio, ossessivo e dispotico. Alla larga!
Viva le relazioni e gli amori basati su uguali diritti e reciprocità!

*

Il problema qui non è credere che un dio esista. È un diritto garantito, il poter credere quello che ci pare, con o senza prove. E se questo ispira benessere e favorevolissime imprese, crescita interiore e fruttuosi scambi in tutta amicizia, tanto meglio.. Ma che sia per scelta!
Scelta vera, maturata, informata, sentita.. libera da catechismi precoci, debolezze indotte, pregiudizi ed interessi personali.. E punti al nostro benessere profondo, con grande rispetto. Una visione di vita che consenta questo, qualsiasi essa sia va benissimo! [segue]

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Last updated: 27 Set 2009  |  Post2PDF  |  Stampa Stampa   |  [Torna su]
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