Il Papa consiglia, ma riflettiamoci


Pubblicato in Lettere ai direttori e Ateismo e Umanesimo
20 ottobre 2007
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Invia­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni il 11/09/2007 – Caro diret­to­re,
con­ver­rà che, se uno sti­ma­to intel­let­tua­le lan­cia un mes­sag­gio all’Europa inte­ra, è bene riflet­ter­ci sopra. E se a far­lo è il Papa, cre­den­ti e non cre­den­ti sia­mo tut­ti chia­ma­ti a rispon­de­re, tan­to per la leva­tu­ra del per­so­nag­gio quan­to per la sua inten­zio­ne di par­la­re, appun­to, a tut­ti.
Cosa pen­sa­re allo­ra del­le sue ulti­me paro­le, quel­le pro­nun­cia­te in Austria? Inte­res­san­ti e con­di­vi­si­bi­li quel­le sul­la pau­ra del futu­ro e sui bam­bi­ni sfrut­ta­ti e non ama­ti. Ma poi, per­ché invi­ta­re a pover­tà, casti­tà e obbe­dien­za in un mon­do che sof­fre?
Per­ché dovrem­mo dimen­ti­ca­re e per­de­re noi stes­si, anche fos­se che un dio ci ama? Cosa c’è di male nel­la rea­liz­za­zio­ne di sé? Per­ché insi­ste­re sul sacri­fi­cio per gli altri, e non chie­de­re inve­ce un legit­ti­mo equi­li­brio? E anco­ra: per­ché pic­car­si sul­le radi­ci cri­stia­ne, scor­dan­do ogni altra, e come se una tra­di­zio­ne non sia cri­ti­ca­bi­le e supe­ra­bi­le?
Infi­ne: per­ché scam­bia­re l’insofferenza alla Veri­tà per assen­za di veri­tà, come pre­ten­de­re che la ragio­ne giu­sti­fi­chi la fede quan­do non c’è pro­va di alcun dio, e per­ché sot­to­por­re la scien­za ai limi­ti non dell’etica ma del divi­no?

Affer­ma­zio­ni del gene­re, a me come a mol­ti non sem­bre­ran­no affat­to pro­fon­de, né con­vin­cen­ti. Quel che è peg­gio, espri­mo­no un’etica con­tro­ver­sa e una pro­po­sta di vita lon­ta­na da un vero uma­ne­si­mo, in cui il sacri­fi­cio non esclu­da il benes­se­re e il dove­re ver­so un dio non si oppon­ga al rispet­to reci­pro­co. Su que­sto mi augu­ro a mag­gior ragio­ne che si riflet­ta e si discu­ta.