Ateo e non credente: una distinzione forzata e le mie precisazioni


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
19 ottobre 2007
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Il 30 giu­gno L’unità pub­bli­cauna let­te­ra di Fran­ce­sca Ribei­ro in rispo­sta al pen­sie­ro diErri de Luca sul Mat­ti­no. I due auto­ri sosten­go­no che c’è dif­fe­ren­za fra ateo e non cre­den­te, ma per moti­va­zio­ni diver­se dal­la sem­pli­ce seman­ti­ca. Ecco qual’è sta­ta la mia opi­nio­ne:

Sba­glia il De luca a dire che “L’ateo ha risol­to la fac­cen­da una vol­ta e poi basta”, que­sto è dire che l’ateo ha il dog­ma del­la non‐fede, men­tre un ateo non ha dog­mi e si arren­de all’evidenza. Sba­glia anco­ra quan­do dice che “esclu­de la divi­ni­tà e non ha sti­ma di chi la rico­no­sce”, e que­sto – oltre che fal­so – è una pes­si­ma eti­chet­ta da appic­ci­car­ci addos­so, come se gli atei fos­se­ro – tut­ti – così scioc­chi o cat­ti­vi da non sti­ma­re un cre­den­te che fac­cia del bene. Si può dire più pre­ci­sa­men­te che l’ateo non ha sti­ma di chi fa tali distor­ti ‘ragio­na­men­ti’ in bianco/nero.
Pur­trop­po, se ven­go­no pub­bli­ca­ti dai gior­na­li, con­cor­ro­no a dif­fon­de­re que­sto infa­man­te pre­giu­di­zio pseudo‐intellettuale con cui lot­tia­mo ogni gior­no.

La visio­ne cri­stia­na del­la Ribei­ro inve­ce è inve­ce in aper­ta con­trad­di­zio­ne con i mol­ti pas­si in cui si affer­ma che la fede in dio e in cri­sto è *neces­sa­ria* alla sal­vez­za. Che vi sia­no anche pas­si in cui si affer­ma che sem­pli­ce­men­te i giu­sti avran­no vita eter­na è con­trad­di­zio­ne inter­na alla bib­bia, e scar­ta­re tut­ti quel­li che dico­no inve­ce che la fede ser­ve è inter­pre­ta­zio­ne di como­do.

Se esi­stes­se un dio che sal­va le bra­ve per­so­ne al di là del­la loro fede ne sarei più che con­ten­to, sareb­be diver­ten­te vede­re mis­sio­na­ri, pre­di­ca­to­ri e papi depor­re la bib­bia e giu­di­ca­re dai fat­ti e dal­le azio­ni.. Pur­trop­po però non è que­sto il dio cri­stia­no. Se la Ribei­ro la vede così buon per lei, e quan­to sia cri­stia­no que­sto è affar suo, tut­ta­via non può defi­ni­re cre­den­ti i ‘bra­vi atei’, per­ché appun­to non cre­do­no: for­se dio è con loro, ma loro non sono di cer­to con dio e se dio li sal­ve­rà, sarà appun­to in quan­to atei, ma bra­vi..
In que­sta con­fu­sa incoe­ren­za sta il limi­te del ragio­na­men­to del­la Ribei­ro, che tut­ta­via mi pare un erro­re mino­re rispet­to alla bel­la tesi prin­ci­pa­le.