Cristianesimo: esaminarlo è inutile, occorre viverlo. O no?


Pubblicato in Religioni e sètte
4 marzo 2009
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Simo­ne, un nuo­vo let­to­re, mi scri­ve una email di com­men­to al Pic­co­lo Manua­le di Uma­ne­si­mo Ateo dal suo pun­to di vista di cre­den­te, e pro­po­ne di pub­bli­ca­re lo scam­bio di idee sul blog. Inte­res­san­te! Fis­sia­mo insie­me un limi­te di 2 o 3 pas­sag­gi, e comin­cia­mo.

Mi scri­ve:

Ciao Mor­gan,
mi chia­mo Simo­ne, ho 26 anni e sono un anco­ra per pochis­si­mo stu­den­te uni­ver­si­ta­rio.
Per quan­to sia inu­ti­le ai fini del­la mia comu­ni­ca­zio­ne, sono un tes­se­ra­to di azio­ne cat­to­li­ca, un ani­ma­to­re di grup­pi, un respon­sa­bi­le del set­to­re gio­va­ni, un par­roc­chia­no. Defi­ni­sco­no inu­ti­le la mia pre­sen­ta­zio­ne per­ché desi­de­ro, in que­sto caso, che la mia iden­ti­tà non sot­trag­ga atten­zio­ne alle mie con­si­de­ra­zio­ni.
Ti rin­gra­zio da subi­to per­ché le tue doman­de, le tue insi­nua­zio­ni e le tue dimo­stra­zio­ni sono fon­te di gran­dis­si­mo sti­mo­lo ed ispi­ra­zio­ne. Io cre­do sem­pre che non biso­gna tener­si lon­ta­no dal con­fron­to, non esi­ste ragio­ne che ci pos­sa sot­trar­re da que­sto. La veri­tà non può tene­re pau­ra per nul­la; per quan­to assur­do, la con­trap­po­si­zio­ne la raf­for­za, la lavo­ra, la luci­da, la ren­de anco­ra più per­fet­ta, affa­sci­nan­te, sedu­cen­te ed irre­si­sti­bi­le.
Fos­se per me (lo giu­ro!) met­te­rei uno come te a par­roc­chia: fare­sti un gran bene, ci obbli­ghe­re­sti a ren­de­re con­to del­la nostra fede, non ci dare­sti tre­gua: sarem­mo, noi cre­den­ti, mol­to più veri, auten­ti­ci e coscien­ti come cri­stia­ni.
Chia­ra­men­te ho visi­ta­to, in modo som­ma­rio lo ammet­to, il tuo sito. È impec­ca­bi­le sul­la gra­fi­ca, sull’organizzazione e tut­to il resto. Ma non è que­sto il pun­to.
Mi sono sca­ri­ca­to il Pic­co­lo manua­le e l’ho tro­va­to del tut­to inno­cuo come attac­co al cri­stia­ne­si­mo e alle reli­gio­ni in gene­ra­le. Per me hai man­ca­to com­ple­ta­men­te l’obiettivo. Altro che friz­zan­te, cal­ma piat­ta. Hai ana­liz­za­to la que­stio­ne con lo stru­men­to sba­glia­to e dal ver­so sba­glia­to. Hai intra­pre­so que­sta cri­ti­ca man­te­nen­do sem­pre ed esclu­si­va­men­te il tuo pun­to di vista. Ma la reli­gio­ne è di per sé un pun­to di vista. È come inter­pre­ta­re il gio­co del rug­by con le rego­le dell’ippica. Appa­re ovvia­men­te assur­do, con­fu­so, incoe­ren­te. È come cer­ca­re di guar­da­re con le orec­chie, cam­mi­na­re con la psi­che. Come un occi­den­ta­le che giu­di­ca pri­ve di sen­so o peg­gio infe­rio­ri le tra­di­zio­ni del­le popo­la­zio­ni pig­mee. Come stu­dia­re l’astronomia con l’oroscopo.
Io cre­do che la reli­gio­ne par­li del­la vita nel sen­so più inti­mo, più esi­sten­zia­le e per que­sto esi­ste un solo metro di giu­di­zio, una sola è la pro­va del fuo­co pos­si­bi­le: la vita stes­sa. Gesù non hai mai volu­to con­vin­ce­re nes­su­no in base alla ragio­ne­vo­lez­za del­le sue idee, anzi: Gesù non ha mai pro­po­sto idee. Cri­sto ha pro­po­sto un incon­tro, una espe­rien­za con­cre­ta, assur­da, para­dos­sa­le, divi­na, rivo­lu­zio­na­ria. Non una filo­so­fia di vita! Non un par­ti­to!
Se la reli­gio­ne doves­se veni­re incon­tro alla tua ragio­ne, qual è il sen­so del­la sua esi­sten­za? E se qual­cu­no ti ha fat­to cre­de­re que­sto si sba­glia, ha top­pa­to alla gran­de. Ebbe­ne, vuoi dimo­stra­re che qual­sia­si reli­gio­ne non abbia sen­so? Hai solo una scel­ta: viver­la, obbe­dir­le. Sono le poche vol­te che l’ho fat­to, per assur­do, che ho con­qui­sta­to la liber­tà. Que­sto è l’unico ban­co­ne di pro­va, solo su que­sto cam­po, solo da que­sta pro­spet­ti­va puoi per­se­gui­re il tuo sco­po. Le reli­gio­ni sono pie­ne di con­trad­di­zio­ni, incoe­ren­ze, per for­za! Per­ché la vita lo è! Le reli­gio­ni par­la­no, discu­to­no di vita in tut­te le sue for­me, par­la­no la stes­sa lin­gua.
Il difet­to è che sei par­ti­to dall’effetto, non dal­la cau­sa: l’amore di Cri­sto. Il cri­stia­ne­si­mo è asso­lu­ta­men­te vuo­to se non let­to da que­sto pun­to di vista. Che sen­so ha la cro­ce? La mor­te di un mes­sia? Nes­su­no, se ci limi­tia­mo a ragio­na­re. “Ad esem­pio qual­cu­no, mol­to cre­den­te, potreb­be dispia­cer­si dav­ve­ro tan­to, nel capi­re che ha sem­pre avu­to tor­to”. Quel­lo che è in bal­lo non è ave­re ragio­ne o ave­re tor­to, ma è l’esistenza ed il sen­so di que­sta.
Gra­zie per la dispo­ni­bi­li­tà.
Simo­ne
P.S. che ne dici di pub­bli­ca­re il mio inter­ven­to sul blog? Sareb­be uti­le ed inte­res­san­te dare spa­zio ad un con­fron­to aper­to con tut­ti.

La tesi di Simo­ne sem­bra esse­re que­sta: met­ter­si a fare razio­nal­men­te ‘le pul­ci’ al cri­stia­ne­si­mo non ha alcun sen­so. Il pun­to è viver­lo, accet­tar­lo e obbe­dir­gli, solo allo­ra sarà chia­ro quan­to è rea­le e appa­gan­te. Gli man­do la mia rispo­sta, chie­den­do­gli con­fer­ma per la pub­bli­ca­zio­ne. Mi dà l’ok e gli con­fer­mo a mia vol­ta che la sua sarà pub­bli­ca­ta a segui­re. Ecco dun­que cosa pen­so:

Ciao Simo­ne!
È stra­no, pri­ma mi elo­gi per le mie ‘insi­nua­zio­ni e dimo­stra­zio­ni’, e poi le scar­ti in bloc­co come inno­cue e inef­fi­ca­ci. Mi pare una curio­sa con­trad­di­zio­ne, a meno che tu non inten­da sol­tan­to dire che la sem­pli­ce ‘con­trap­po­si­zio­ne’ di qual­sia­si argo­men­to, per il solo fat­to che si oppo­ne, ren­de for­te la tua fede.

Se ho capi­to bene, il tuo uni­co argo­men­to è sta­to: ‘la fede si deve viver­la, obbe­dir­le, que­sto è l’unico ban­co di pro­va’. Infat­ti, dici, ‘il cri­stia­ne­si­mo è asso­lu­ta­men­te vuo­to se non let­to da que­sto pun­to di vista. Vice­ver­sa si con­qui­sta la liber­tà. Quel­lo che è in bal­lo non è ave­re ragio­ne o ave­re tor­to, ma è l’esistenza ed il sen­so del Mes­sia in cro­ce’.

L’argomento è debo­lis­si­mo, a mio avvi­so.
L’esistenza o meno del­la cro­ce, di un Mes­sia e del resto, nei ter­mi­ni defi­ni­ti dal­la teo­lo­gia, è pro­prio mate­ria di ragio­ne o tor­to: è così che è anda­ta, o pos­sia­mo dubi­tar­ne? Il sen­so attri­bui­to a que­gli even­ti ha sen­so?
Il cri­stia­ne­si­mo non è affat­to ‘vuo­to’ da que­sto pun­to di vista, dal momen­to che riem­pie, giu­di­ca e con­di­zio­na la vita del cre­den­te. Per que­sto biso­gna che sia inda­ga­to, veri­fi­ca­to, e rap­por­ta­to alla nostra sen­si­bi­li­tà per­so­na­le, per­ché pro­prio se reg­ge e pas­sa que­sto esa­me in tut­to pos­sia­mo dar­gli un peso nel­la vita, e accet­ta­re l’idea del ‘divi­no’.
Se inve­ce dici che occor­re solo viver­la (al di là di ragio­ne o tor­to) e obbe­dir­le, subi­to pen­so che si può fare con qual­sia­si filo­so­fia di vita, anche la più scioc­ca, e che sareb­be quan­to meno inge­nuo da par­te nostra. Non vedo come il sen­so di liber­tà che si rica­va sem­pre quan­do sem­pli­ce­men­te si obbe­di­sce, si lascia fare ad altri, si sot­to­stà e si deman­da­no le pro­prie respon­sa­bi­li­tà, pos­sa ave­re valo­re. È mica così che dovrem­mo vive­re? For­se non inten­di que­sto, e allo­ra ti chie­de­rei di spie­gar­mi meglio che inten­di nel tuo caso.
Se inten­di che nel viver­la e obbe­dir­le dio si rive­la e tut­to tor­na, ti chie­do come puoi esse­re sicu­ro che sia Dio (e il tuo, dio) a rive­lar­si, visto che per prin­ci­pio e sen­za veri­fi­ca­re hai già accet­ta­to l’idea. Quan­do si vive per fede in un cer­to modo, per fede ogni cosa si ‘leg­ge’ come una con­fer­ma, ma lo è? Que­sto incon­tro spi­ri­tua­le, inte­rio­re, non è trop­po espo­sto a inter­pre­ta­zio­ni per­so­na­li, fat­te di biso­gni, desi­de­ri, pau­re e rifles­si socia­li, tali da con­di­zio­na­re facil­men­te il giu­di­zio sul­le nostre sen­sa­zio­ni, for­ti quan­to vuoi ma natu­ra­li?
Ti chie­do anche per­ché dovrem­mo sem­pli­ce­men­te obbe­di­re, come se in que­sto (da ser­vi?) noi ci rea­liz­zas­si­mo dav­ve­ro. Ti chie­do pure per­ché abban­do­no acri­ti­co e obbe­dien­za deb­ba­no esse­re le pre­mes­se del­la cer­tez­za, e del­la feli­ci­tà. Per­ché mai un dio dovreb­be vole­re que­sto, per rive­lar­si?

In real­tà, pen­so pro­prio di non aver affat­to usa­to ‘lo stru­men­to sba­glia­to dal ver­so sba­glia­to’ nel mio approc­cio alle reli­gio­ni e al cri­stia­ne­si­mo in par­ti­co­la­re. Ho esa­mi­na­to ecco­me le cau­se, oltre che gli effet­ti. Esse si com­pon­go­no di un sac­co di pre­cet­ti, di sto­rie, di dog­mi – oltre che espe­rien­ze – che sareb­be dal mio pun­to di vista assur­do e rischio­so sem­pli­ce­men­te ‘vive­re e obbe­di­re’. La mia idea dun­que, che imma­gi­no con­di­vi­di per le altre reli­gio­ni, è che esse deb­ba­no esse­re piut­to­sto pre­se in cari­co col loro baga­glio di cre­den­ze e veri­fi­ca­te nel­la loro essen­za. E con la ragio­ne – scien­za, sto­ria, logi­ca – si rica­va che esse sono fal­se o non pro­va­bi­li, dun­que inaf­fi­da­bi­li. Ma c’è di più: for­se, nel tuo leg­ge­re il Pic­co­lo Manua­le (som­ma­rio, come dici), non hai potu­to nota­re quan­to la mia ana­li­si e le mie con­clu­sio­ni non si basi­no affat­to sol­tan­to sul­la ragio­ne, ma anche sul cuo­re. Da ateo uma­ni­sta..
Del cri­stia­ne­si­mo valu­to l’etica, i meto­di di inse­gna­men­to, i prin­cì­pi sui rap­por­ti uma­ni e quel­li del rap­por­to con dio. E anche attra­ver­so di esso – il mio cuo­re, la sen­si­bi­li­tà, la com­pas­sio­ne, la pas­sio­ne – ebbe­ne lo tro­vo man­can­te, e spie­go a lun­go per­ché.

Riten­go che que­sta idea del viver­lo e obbe­dir­gli al di là del­la sua veri­tà, del­la sua eti­ca e del­la sua giu­sti­zia – se ho capi­to bene la tua idea – non sia con­trap­po­sta alla ragio­ne, ma a ragio­ne e cuo­re. Entram­bi pos­so­no – e dovreb­be­ro – giu­di­ca­re filo­so­fie e con­ce­zio­ni di vita che ci ven­go­no pro­po­ste, l’una nel sen­so del­la veri­tà e real­tà, l’altra quan­to a sere­ni­tà e benes­se­re. Que­ste, dopo­tut­to, sono le miglio­ri ‘rego­le del gio­co’ del­la nostra vita, no? Abban­don­do­si, non si fa né l’una né l’altra cosa, si è con­ten­ti e basta. Ma in un modo a mio avvi­so poco matu­ro e irre­spon­sa­bi­le.

Che ne pen­si? Cosa mi dici del­le ragio­ni per non cre­de­re che por­to nel PMUA? Razio­nal­men­te sono for­ti, vali­de? Emo­ti­va­men­te, sono pro­fon­de e libe­ra­to­rie? Dav­ve­ro non ser­vo­no? Cioè, dav­ve­ro il cri­stia­ne­si­mo è solo incon­tro e obbe­dien­za? Si può pro­prio dire che abban­do­nar­si e obbe­di­re acri­ti­ca­men­te por­ta alla veri­tà? E al nostro bene?

Ciao!
Andrea