Domanda: Dio è Amore?


Pubblicato in Religioni e sètte
22 luglio 2014
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Sul forum Uaar un uten­te ha fat­to que­sta doman­da, con la spon­ta­nei­tà di chi osser­va il male del mon­do e si incaz­za.
Scri­ve: “E ades­so dite­mi che il vostro Dio è amo­re, se ci riu­sci­te”.

Dopo aver let­to le 19 pagi­ne di discus­sio­ne che ne è segui­ta, ho scrit­to la mia.

Tema mol­to inte­res­san­te. Dio è amo­re?
Mah.
Dot­tri­nal­men­te, cioè a paro­le, tut­ti gli dèi prin­ci­pa­li sono pie­ni d’amore, pun­ta mas­si­ma il dio cri­stia­no che vie­ne addi­rit­tu­ra iden­ti­fi­ca­to in esso.
Nel­la pra­ti­ca?
Beh, posto per sta­re al gio­co che un dio esi­sta, ne ha com­bi­na­te e fat­te com­bi­na­re di tut­ti i colo­ri. Cose posi­ti­ve, ma anche cose nega­ti­ve. Di nuo­vo, sono solo le idee e le paro­le dei cre­den­ti a con­ta­re, per­ché anche aven­do ammes­so che un dio esi­ste, è solo attra­ver­so le loro inter­pre­ta­zio­ni che si mani­fe­sta.
E que­sto apre tut­ta una serie di pro­ble­mi.
Dio, nell’interpretazione dei fat­ti dei cre­den­ti, è amo­re? Cer­to!
Que­sto amo­re, nei fat­ti, coin­ci­de sem­pre con quel­lo che altri cre­den­ti con­si­de­ra­no un atto d’amore? No.
Que­sto amo­re, nei fat­ti, coin­ci­de sem­pre con quel­lo che uma­na­men­te con­si­de­ria­mo un atto d’amore? No.
Que­sto amo­re, nei fat­ti, è sem­pre espres­so coe­ren­te­men­te? No.
Que­sto amo­re, nei fat­ti, è sem­pre espres­so con chia­rez­za? No.
Que­sto amo­re, nei fat­ti, è sem­pre espres­sio­ne di un Dio? No.
Que­sto amo­re, nei fat­ti, non può for­se dipen­de­re da per­so­na­li moti­va­zio­ni del sin­go­lo? Sì.
Que­sto amo­re, nei fat­ti, non può for­se dipen­de­re da un’interpretazione erra­ta? Sì.

A me que­sto già basta.
Se poi devo esa­mi­na­re l’amore di un dio par­ti­co­la­re, anco­ra meglio. Si pren­de una sua deci­sio­ne o un suo inter­ven­to e si vede se dimo­stra amo­re. Anche una sola caz­za­ta inva­li­de­reb­be la tesi. Beh, di caz­za­te ce ne sono a iosa, a mio pare­re.

Solo un assag­gio dei pro­ble­mi che rile­vo nel cri­stia­ne­si­mo [dal mio libro ‘Pic­co­lo manua­le di Uma­ne­si­mo ateo’]:

Ecco 4 fra le idee prin­ci­pa­li: pec­ca­to di 2 su tut­ti, cro­ci­fis­sio­ne d’innocente, lon­ta­nan­za inten­zio­na­le di Dio, infer­no eter­no.
Non con­se­guen­ze natu­ra­li e logi­che, ma deci­sio­ni arbi­tra­rie. Sono acca­du­te e acca­dran­no per scel­ta e volon­tà di Dio.
Pen­sa­ci: una qual­sia­si di esse spie­ga per­fet­ta­men­te il sen­so distor­to di giu­sti­zia del dio cri­stia­no. Il siste­ma di leg­gi del peg­gior Sta­to del­la ter­ra è infi­ni­ta­men­te miglio­re del suo, prin­ci­pian­te del foro. E nota che, da buon tiran­no, si con­si­de­ra il nostro bene­fat­to­re. Ma tu non cre­de­re che lui ti ama e mar­ci­rai all’inferno.
Non è un Amo­re?”.

Per­so­nal­men­te sono anche d’accordo sia sul ‘pro­ble­ma del male’ pro­po­sto dall’OP – a mio avvi­so per 3 moti­vi dimo­stra che Dio “o è cat­ti­vo, o se ne fre­ga, o non può far­ci nien­te. O non esi­ste” – sia sul­la “insen­sa­tez­za del sacri­fi­cio di Cri­sto” di JuPe, sia sui begli spun­ti di Hipa­tia, Jael, Odis, Advo­ca­tus, Lumen, Darwin50 e Ange­li­ca, cia­scu­no di suo un bel tema di discus­sio­ne.

Rile­vo in par­ti­co­la­re che l’amore del dio cri­stia­no ha mol­to di una dina­mi­ca sadi­ca, di narcisismo‐sottomissione. Scri­vo altro­ve [sem­pre nel PMUA]:

Amo­re mole­sto (…) Chi aves­se rico­no­sciu­to in que­sta sin­te­si il sot­to­fon­do del­la pro­pria fede – la tra­ma nasco­sta su cui si for­gia la gio­ia del­la rinun­cia a sé stes­si – sa che anche con un dio si può instau­ra­re un rap­por­to del gene­re, e se è vero che dipen­de da ragio­ni incon­sce, diven­ta chia­ro come subli­ma­re la figu­ra dell’amato che non ci amò in quel­la di un aman­te inesistente abbia una sua logi­ca per­fet­ta”.

Il limi­te di que­ste con­si­de­ra­zio­ni è ovvia­men­te che si giu­di­ca dio in fun­zio­ne di una idea uma­na dell’etica e dell’amore, il che a un cre­den­te fa un baf­fo in quan­to dio è dio e fa quel­lo che vuo­le. A sua vol­ta però, que­sta stes­sa idea rien­tra nel­la cri­ti­ca pre­ce­den­te: è sem­pre *una per­so­na* a col­ti­va­re que­sto assun­to, e dun­que è legit­ti­ma­men­te giu­di­ca­bi­le da altre per­so­ne secon­do para­me­tri uma­ni.

Det­to que­sto, lun­gi da me incol­pa­re un qua­lun­que dio per il male o per la man­can­za di vero amo­re. Con Patri­zia e Pri­ma­ve­ri­no, tro­vo che sia un pas­sa­tem­po pri­vo di rea­le impor­tan­za, e anzi a vol­te un modo per non pren­der­si le pro­prie respon­sa­bi­li­tà: dopo l’eventuale inter­ca­la­re bestem­mia­to­rio dob­bia­mo chie­der­ci qual è la vera cau­sa e cosa si può fare in con­cre­to, mica met­ter­si a discu­te­re con un tizio che non esi­ste.

E tut­ta­via, a mio pare­re: se è vero che non è dio, che non esi­ste, il respon­sa­bi­le, ma l’uomo (o la natu­ra, ma su quel­la non pos­sia­mo inter­ve­ni­re più di tan­to), va anche det­to che pro­prio cer­te sue (del’uomo) cre­den­ze pro­du­co­no i dan­ni mag­gio­ri, e che fra esse c’è sen­za dub­bio anche una pes­si­ma idea di dio e del suo vole­re (e pote­re).
Di con­se­guen­za, tro­vo in real­tà oppor­tu­no e anzi neces­sa­rio che si discu­ta con i cre­den­ti sull’argomento in topic (così come in effet­ti di prin­cì­pi di vita coi non cre­den­ti), per­ché se è vero che dio non è amo­re (e che dio non è), allo­ra anche l’adeguare la pro­pria inte­ra vita a quan­to si cre­de affer­mi e inten­da por­ta a con­se­guen­ze discu­ti­bi­li e pro­ble­mi anche gra­vi, che van­no pre­si in cari­co e risol­ti pro­prio in vir­tù di quel­lo spi­ri­to di respon­sa­bi­li­tà pra­ti­ca che giu­sta­men­te ci ispi­ra.

Per costrui­re, e miglio­ra­re, è anche essen­zia­le a vol­te iden­ti­fi­ca­re e cor­reg­ge­re gli erro­ri che han­no por­ta­to a que­sta situa­zio­ne, altri­men­ti si rischia di rifar­li e rifar­li, per quan­to ani­ma­ti dal­la posi­ti­va inten­zio­ne di crea­re un’alternativa. Un’alternativa a che? E per­ché?
Come dire: se ho una pal­la di piom­bo inca­te­na­ta al pie­de pos­so senz’altro cam­mi­na­re, ma se pri­ma mi libe­ro diven­ta più faci­le arri­va­re dove voglio.