Il Belpaese che tace


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo e Religioni e sètte
6 giugno 2010
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Su L’Unità onli­ne, Capric­cio­li ripor­ta un’intervista al vesco­vo eme­ri­to di Otran­to. E in cer­te non sor­pren­den­ti, ottu­se affer­ma­zio­ni sco­pre il sen­so nasco­sto del fana­ti­smo di casa nostra. Io, anche di più.
Scri­ve:

«Pur­trop­po i tem­pi sono radi­cal­men­te cam­bia­ti e direi in peg­gio, con don­ne spes­so ribel­li nel nome di un fem­mi­ni­smo esa­ge­ra­to, che pre­ten­de di cam­bia­re il cor­so del­la natu­ra e del­la sto­ria. Non lo dico io, ma San Pao­lo: la don­na sia sot­to­mes­sa al mari­to che rima­ne pur sem­pre il capo del­la fami­glia non per capric­cio, ma per rispet­to di un ordi­ne costi­tui­to. Que­ste cose, che non ho inven­ta­to io, ma sono nel­la scrit­tu­ra, andreb­be­ro riba­di­te con mag­gior fer­mez­za, ma oggi spes­so si sor­vo­la per quie­to vive­re».

Chis­sà cosa sareb­be suc­ces­so, se a dichia­rar­lo pub­bli­ca­men­te fos­se sta­to un musul­ma­no di qual­che impor­tan­za: sareb­be tut­to un fio­ri­re di leva­te di scu­di, dichia­ra­zio­ni allar­mi­sti­che sul­lo scon­tro del­le civil­tà e solen­ni inci­ta­men­ti a difen­de­re le radi­ci cri­stia­ne dell’occidente dall’invasione incon­trol­la­bi­le dell’orda isla­mi­ca.
Inve­ce l’ha det­to un vesco­vo, e quin­di, a quan­to pare, nes­su­no si pren­de la bri­ga di indi­gnar­si.
Allo­ra, ne con­ver­re­te, il pun­to dev’essere un altro”.
[ L’articolo com­ple­to: Quan­do il vesco­vo cat­to­li­co è più maschi­li­sta dell’imam. Qui l’intervista ori­gi­na­le ]

Qual’è, que­sto pun­to? È chia­ro: c’è un vesco­vo (eme­ri­to) del­la chie­sa cat­to­li­ca che vive come fer­mo a 2000 anni fa – anzi, come in un libro di 2000 anni fa – e gra­di­reb­be che tut­ti vives­se­ro nel libro come lui. Poi c’è il libro stes­so, pie­no pie­no di paro­le – alcu­ne bel­le, altre, come si vede, mol­to meno – ma il discor­so si fareb­be lun­go, lascia­te­me­lo affron­ta­re in altro luo­go. Poi c’è l’autorità, mora­le e pub­bli­ca, che sua eccel­len­za rive­ste a nome del­la sua rino­ma­ta chie­sa, nell’esprimersi con­tro alcu­ne del­le più bel­le con­qui­ste del mon­do moder­no (la pari­tà dei ses­si, la liber­tà del­le don­ne di deci­de­re per sé stes­se, come anche l’omosessualità sere­na­men­te vis­su­ta) ridu­cen­do­li al ruo­lo di pre­con­cet­ti bibli­ci da con­dan­na­re, let­te­ral­men­te.
Poi c’è la pau­ra, quel­la di veder­si strap­pa­re sia il sogno di una socie­tà inte­ra­men­te cri­stia­na che il mono­po­lio del­la mora­le e del­le coscien­ze, espres­sa aiz­zan­do al nemi­co (che sta­vol­ta è gene­ri­ca­men­te un’altra reli­gio­ne, altre vol­te e più spes­so il seco­la­ri­smo) inve­ce che facen­do respon­sa­bi­le auto­cri­ti­ca.
Poi c’è il sen­so del mes­sag­gio, che non è con­tro gli estre­mi­smi, ma per l’estremismo, non con­tro l’intolleranza ma per l’intolleranza, a pat­to che sia­no quel­li cat­to­li­ci.

Poi c’è l’ipocrisia, che in que­sto caso – come tan­ti altri, quo­ti­dia­ni e simi­li – sta in quel modo genia­le di pre­sen­ta­re il male pro­nun­cian­do­si sul bene, di obbe­di­re a un ordi­ne cre­den­do­si libe­ri e respon­sa­bi­li, di esse­re spie­ta­ta­men­te umi­li. Poi c’è la con­fu­sio­ne, che deve pren­de­re – imma­gi­no e spe­ro – anche i cat­to­li­ci che non si rispec­chia­no in cer­te rigi­de van­te­rie, per­ché non si capi­sce mai che peso dare a cer­te usci­te: è un per­so­nag­gio impor­tan­te, un ran­go di spic­co, un rife­ri­men­to esem­pla­re e cer­ta­men­te ispi­ra­to da Dio – eppu­re si fa pre­sto a bana­liz­za­re l’enorme peso di cer­te affer­ma­zio­ni, dicen­do che in fon­do è l’opinione di un sin­go­lo, e pur sem­pre un uomo.

Infi­ne, ci sia­mo noi.
Noi col­pe­vo­li e com­pli­ci, nel nostro silen­zio. Per­ché se qual­sia­si per­so­na ha dirit­to ai suoi difet­ti, non dovrem­mo per­met­ter­le né di espri­mer­si dal pul­pi­to né di sen­tir­si vez­zeg­gia­ta dal­la nostra gra­ti­tu­di­ne per il buo­no che fa, sen­za che discor­si del gene­re non sia­no pub­bli­ca­men­te disprez­za­ti e irri­si per mez­zo di una sana, indi­gna­ta, pro­fon­da cri­ti­ca libe­ra­le e uma­ni­sta che li smon­ti pez­zo per pez­zo. Pub­bli­ca­men­te.

Un pun­to mol­to este­so, in effet­ti.
Cam­bie­ran­no le cose? Se non sare­mo noi a far­le cam­bia­re, con­tro­bat­ten­do con le nostre idee a que­ste idee, e innan­zi­tut­to accor­gen­do­ci di qua­li gra­vi con­se­guen­ze cer­ti inse­gna­men­ti di cie­ca fede han­no pro­dot­to e pro­du­co­no quan­do lascia­ti a sé stes­si, pro­ba­bil­men­te no. Fac­cia­mo una rivo­lu­zio­ne! Con la voce.