Fallimento politico nel sociale: per fortuna c’è la Chiesa?


Pubblicato in Religioni e sètte e Politica ed economia
14 novembre 2007
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In due recen­ti e distin­te occa­sio­ni (1, 2), gli ono­re­vo­li Udc Casi­ni e Gio­va­nar­di espri­mo­no il mede­si­mo, desta­bi­liz­zan­te con­cet­to. Piut­to­sto irri­ta­ti da chi la cri­ti­ca per le pres­sio­ni poli­ti­che e gli ovvi pri­vi­le­gi eco­no­mi­ci, rin­gra­zia­no la Chie­sa cat­to­li­ca per quel­lo che fa nel socia­le, non accan­to ma al posto del­la poli­ti­ca. Entram­bi ammet­to­no che ad occu­par­si di tali impor­tan­ti que­stio­ni dovreb­be esse­re pro­prio quest’ultima, che però a vol­te “non arri­va” (Gio­va­nar­di) o addi­rit­tu­ra è “spa­ven­to­sa­men­te assen­te” (Casi­ni).
Ma anzi­ché con­si­de­ra­re una col­pa gra­vis­si­ma l’aver rinun­cia­to a un com­pi­to fon­dan­te, e in quan­to poli­ti­ci alza­re il culo per fare subi­to qual­co­sa e por­vi rime­dio, per pro­pria digni­tà oltre che per i cit­ta­di­ni, dove­ro­sa­men­te, i due par­la­men­ta­ri sono più che sod­di­sfat­ti di fre­gar­se­ne, per­ché qual­cun altro sta facen­do il lavo­ro al posto loro: gra­zie a Dio c’è la Chie­sa!
Essa svol­ge una “for­mi­da­bi­le fun­zio­ne di sup­plen­za del­lo Sta­to” (Gio­va­nar­di), dun­que dovrem­mo tut­ti “esse­re gra­ti alla Chie­sa per il ruo­lo di sup­plen­za che svol­ge sui temi fon­da­men­ta­li”. Chie­sa madre, mae­stra e sup­plen­te.. ovvia­men­te per il nostro bene.

Ma per­ché lo Sta­to dovreb­be ricor­re­re a una sup­plen­za, cioè far­si sosti­tui­re, sui temi fon­da­men­ta­li?

Io tro­vo *desta­bi­liz­zan­te* la tran­quil­li­tà con cui dei *poli­ti­ci* ammet­to­no inten­zio­ne e pie­na respon­sa­bi­li­tà nel *non fare* qual­co­sa di essen­zia­le alla socie­tà, per la qua­le sono sta­ti elet­ti e che è cer­ta­men­te in loro pote­re pia­ni­fi­ca­re, orga­niz­za­re, far rea­liz­za­re. E tro­vo pro­fon­da­men­te ingiu­sto che que­sta loro man­can­za ser­va a giu­sti­fi­ca­re l’azione per­va­si­va del­la chie­sa nel nostro socia­le (si noti che mol­to vie­ne pure da asso­cia­zio­ni lai­che di volon­ta­ria­to, ma qua­si tut­to è fat­to risa­li­re a quel­la), per il fat­to che essa non è sol­tan­to ope­ra mora­le, ma anche (e in teo­ria pri­ma di tut­to) dot­tri­na, la qua­le anche attra­ver­so que­ste ope­re vie­ne dif­fu­sa, e pro­prio gra­zie ad esse vie­ne esal­ta­ta.
Incre­di­bi­le: pri­ma lo Sta­to rinun­cia e abdi­ca, poi cele­bra come nobi­le e neces­sa­rio (finan­che ‘ispi­ra­to’!) chi rac­co­glie il testi­mo­ne lascia­to cade­re a bel­la posta.

Indub­bia­men­te nobi­le è un’opera di bene, ma potrem­mo discu­te­re sia dell’efficacia che sul­la desti­na­zio­ne di quei fon­di miliar­da­ri, oltre che su *quan­to* in effet­ti nobi­le sia – non suo­ni inu­ti­le pole­mi­ca – quan­do è sem­pli­ce obbe­dien­za a un coman­do divi­no per pia­ce­re di quel dio (con even­tua­le, splen­di­da, ricom­pen­sa futu­ra), e non inve­ce spin­ta inte­rio­re al bene dell’uomo per il bene dell’uomo. È a que­sto tipo di spin­ta, a mio avvi­so senz’altro più nobi­le ed eti­ca per­ché real­men­te spon­ta­nea e gra­tui­ta, che la poli­ti­ca (qua­si tut­ta) oggi assur­da­men­te rinun­cia. Pre­ci­sa­men­te allo sco­po di ren­de­re neces­sa­ria la pre­sen­za del­la Chie­sa, per­si­no a costo del­la sua digni­tà!

Nobi­le ma non neces­sa­ria, dun­que. E, sen­za quest’idea, cosa reste­reb­be del­la chie­sa? Se fos­se la poli­ti­ca, dicia­mo pure *anche* la poli­ti­ca, ad agi­re legit­ti­ma­men­te in que­sto mede­si­mo cam­po dell’altruismo e del­la soli­da­rie­tà, quan­to sareb­be essen­zia­le l’azione del­la Chie­sa? E come si riflet­te­reb­be que­sta nuo­va, più cor­ret­ta imma­gi­ne di essa sul­la sua dif­fu­sio­ne e il suc­ces­so che usia­mo rega­lar­le?
Cer­ta­men­te cam­bie­reb­be la nostra per­ce­zio­ne del­la Chie­sa, all’improvviso sareb­be meno nobi­le e meno neces­sa­ria. Al con­tem­po, l’azione del­la poli­ti­ca mostre­reb­be che non è neces­sa­rio esse­re ‘ispi­ra­ti’ da un dio per far del bene, e che anzi sen­za dio si può fare pure meglio.
Inte­si, un dio può sem­pre esse­re cre­du­to die­tro alle ope­re di bene di un cre­den­te, ma sareb­be meno scon­ta­to, meno indi­spen­sa­bi­le cre­der­lo, dun­que meno for­te l’influenza del­la chie­sa, che ine­vi­ta­bil­men­te diver­reb­be meno segui­ta nel­la sua dot­tri­na, le cui spe­ci­fi­che lacu­ne (sto­ria, logi­ca, eti­ca) ver­reb­be­ro più facil­men­te a gal­la e pre­se sul serio.

È faci­le capi­re come fra i poli­ti­ci cat­to­li­ci o devo­ti sim­pa­tiz­zan­ti (la mag­gio­ran­za, come dimo­stra il voto dell’8 novem­bre sull’Ici per immo­bi­li del­la Chie­sa a impie­go com­mer­cia­le: 240 con­tra­ri, *12* favo­re­vo­li, 48 aste­nu­ti) non si abbia alcun inte­res­se a far sì che tut­to que­sto avven­ga. Vuoi per tor­na­con­to lega­to alla pro­pria imma­gi­ne (buon credente=voti faci­li), più anco­ra nel caso di sin­ce­ra fede, com’è cer­ta­men­te per alcu­ni. Ma basta voler forag­gia­re la Chie­sa per nega­re le pro­prie respon­sa­bi­li­tà pub­bli­ca­men­te sen­za con­se­guen­ze? Basta que­sto per non fare quan­to è nei com­pi­ti del­la poli­ti­ca? Basta per nega­re nobil­tà a una scel­ta lai­ca e uma­ni­sta, e a con­ti­nua­re il mito di quel­la cat­to­li­ca non per­ché la sola in gra­do, ma per­ché la sola a cui si dia l’opportunità?

Insom­ma, dovrem­mo esse­re sem­pli­ce­men­te gra­ti alla Chie­sa per il bene che fa, o piut­to­sto incaz­za­ti con que­sta poli­ti­ca pusil­la­ni­me, che ritie­ne la chie­sa più impor­tan­te di sé stes­sa? La pri­ma non esclu­de l’altra.