Chi illumina il nostro luminoso futuro?
Per una fratellanza umana che tale sia.

La Dichiarazione stilata negli Emirati dal papa e dal grande imam di Al Azhar (la più alta autorità nell'Islam moderato sunnita) è per certi versi senz'altro ammirevole, sia per parte dei contenuti che per l'accordo su di essi dei due leader cattolico e musulmano, ma - all'occhio più allenato, obiettivo e informato - risulta peccare e parecchio in presunzione e ipocrisia. Volendo, si può fare di più, e insieme: ricominciando dall'uomo prima che da un dio quale che sia.
Pubblicato in Lettere ai direttori e Ateismo e Umanesimo
12 febbraio 2019
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Il Docu­men­to sul­la fra­tel­lan­za uma­na per la pace mon­dia­le e la con­vi­ven­za comu­ne non è pro­prio quel­lo sto­ri­co accor­do che la mag­gio­ran­za dei media – golo­sa come sem­pre di bel­le paro­le, spe­cie se dell’amato Fran­ce­sco – ha bat­tu­to.

Che cer­ti discor­si, alti e cer­ta­men­te apprez­za­bi­li, ven­ga­no fat­ti negli Emi­ra­ti Ara­bi, è para­dos­sa­le. Si trat­ta, non per caso, di un Pae­se la cui moder­nis­si­ma e ric­chis­si­ma fac­cia­ta si acco­sta facil­men­te all’occidente, ma che è una monar­chia asso­lu­ta su base sha­ria, in cui i petro­dol­la­ri rifor­ni­sco­no guer­re e ter­ro­ri­sti, la popo­la­zio­ne è sfrut­ta­ta, il dis­sen­so repres­so. Esat­ta­men­te l’opposto di ciò che giu­sta­men­te si decla­ma esse­re il fon­da­men­to del­la fra­tel­lan­za uma­na e si invi­ta a rea­liz­za­re nel­le socie­tà del mon­do inte­ro.
Se l’intento è quel­lo – reli­gio­so e poli­ti­co – di sdo­ga­na­re gli Emi­ra­ti (e poi l’Arabia Sau­di­ta?) e quel model­lo di Islam come real­men­te mode­ra­to e dun­que accet­ta­bi­le per­ché ok, non piaz­za bom­be e non schian­ta aero­pla­ni, non ci sia­mo dav­ve­ro.

Che cer­ti discor­si, alti e cer­ta­men­te apprez­za­bi­li – ad esem­pio sul­la pro­te­zio­ne dei bam­bi­ni, sul­la tol­le­ran­za del diver­so e i dirit­ti uma­ni – ven­ga­no fat­ti dal lea­der cat­to­li­co di una reli­gio­ne che ha al suo inter­no un pro­ble­ma gra­vis­si­mo, che non mostra di voler risol­ve­re in alcun modo sen­sa­to ed effi­ca­ce, di abu­so di mino­ri, di intol­le­ran­za del­le per­so­ne LGBTI e non cre­den­ti, la cui San­ta Sede non ha anco­ra fir­ma­to la Con­ven­zio­ne euro­pea sui dirit­ti dell’uomo, e men­tre scri­ve appro­fit­ta e fa pres­sio­ne con­tro l’aborto e a favo­re di un model­lo uni­co di fami­glia, a dispet­to di amo­re e liber­tà, ecco, anche que­sto sta esat­ta­men­te all’opposto di ciò che giu­sta­men­te si decla­ma a fon­da­men­to del­la fra­tel­lan­za uma­na.
Se l’intento è quel­lo – reli­gio­so e poli­ti­co – di sdo­ga­na­re il cat­to­li­ce­si­mo come real­men­te mode­ra­to e dun­que accet­ta­bi­le, anzi giu­sto, anzi divi­no – e giu­sto per­ché divi­no – non ci sia­mo dav­ve­ro.

Risul­ta anche peg­gio se, com’è leci­to pen­sa­re, quest’uso stru­men­ta­le del­lo sfar­zo­so even­to è sta­to inten­zio­na­le, dal momen­to che “l’uso del­le reli­gio­ni e anche del­le inter­pre­ta­zio­ni (…) per rea­liz­za­re fini poli­ti­ci e eco­no­mi­ci mon­da­ni e mio­pi” è espli­ci­ta­men­te con­dan­na­to nel­lo stes­so Docu­men­to, ed è la pie­tra ango­la­re dell’idea – affer­ma­ta e non pro­va­ta – secon­do cui il sen­ti­men­to reli­gio­so che con­tem­pli pace e giu­sti­zia sia l’unico vero, ispi­ra­to, defi­ni­ti­va­men­te neces­sa­rio, ed esat­ta­men­te quel­lo cat­to­li­co e isla­mi­co dei due pro­ta­go­ni­sti.
C’è qual­co­sa che non va.

Il terreno laico della fratellanza umana

Spe­di­ta in for­ma ridot­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni, il 12/02/2019

La Dichia­ra­zio­ne sul­la fra­tel­lan­za uma­na pro­po­sta qual­che gior­no fa da papa Fran­ce­sco e il gran­de imam sun­ni­ta Ahmad Al‐Tayyeb susci­ta dun­que sen­ti­men­ti con­tra­stan­ti.
Da una par­te infat­ti è ammi­re­vo­le che due gran­di espo­nen­ti di due gran­di reli­gio­ni par­li­no, insie­me e con­cor­di, non del­le inne­ga­bi­li dif­fe­ren­ze nei cre­do, ma di una con­vi­ven­za fra­ter­na, paci­fi­ca e tol­le­ran­te, in dia­lo­go ver­so ugua­glian­za e giu­sti­zia e una cul­tu­ra del rispet­to reci­pro­co. Bel­lis­si­ma aspi­ra­zio­ne che anche tan­ti lai­ci e non cre­den­ti con­di­vi­do­no, pro­prio per­ché for­mu­la­ta in ter­mi­ni tra­ver­sa­li, uni­ver­sa­li, e, inclu­den­do a scien­za e istru­zio­ne alme­no un piz­zi­co di sen­so cri­ti­co, con quan­to real­men­te ser­ve al futu­ro “lumi­no­so” del­la nostra socie­tà, in ascol­to dell’uomo.

Dall’altra però vi si inte­ca­la­no ele­men­ti di chia­ro distur­bo.

Non man­ca for­se di obiet­ti­vi­tà affer­ma­re che una vera reli­gio­ne è solo quel­la che si spec­chia in quei prin­cì­pi e quel model­lo socia­le? Dopo­tut­to, è suf­fi­cien­te ave­re fede per cre­de­re one­sta­men­te l’opposto, e se è vero che esi­ste il rischio di inter­pre­ta­zio­ni diver­se e devian­ti come di stru­men­ta­liz­za­zio­ni per fini mon­da­ni, quan­to di pez­zi di dot­tri­na non pro­prio con­for­mi, il pro­ble­ma risie­de nel­la mede­si­ma scel­ta di cre­de­re per fede, anzi­ché per cal­ma ragio­ne e sin­ce­ra com­pas­sio­ne.
Anco­ra: come nega­re, nei fat­ti, che intol­le­ran­za e discri­mi­na­zio­ne non pro­ven­go­no sol­tan­to dagli estre­mi­smi, ma anche dal quo­ti­dia­no ope­ra­re di tan­ti cre­den­ti anco­ra mode­ra­ti? Per­ché non ammet­te­re che, loro come tut­ti, cer­to chi più chi meno, abbia­mo anco­ra da lavo­ra­re pri­ma di poter­ci dipin­ge­re addos­so un ritrat­to solo e tan­to posi­ti­vo?
Per­ché, infi­ne, se l’intento è di par­la­re agli uomi­ni tut­ti per il loro bene, non inclu­de­re i non cre­den­ti in quel dia­lo­go, stri­to­lan­do­li inve­ce impro­pria­men­te fra estre­mi­smo e mate­ria­li­smo, come dav­ve­ro fos­se­ro man­can­ti, disin­te­res­sa­ti e inca­pa­ci di apprez­za­re e vive­re quei valo­ri appe­na nomi­na­ti?
Cer­ta­men­te ven­go­no da Dio, e dun­que cre­der­vi è impre­scin­di­bi­le, ma per­ché non con­si­de­rar­lo un dove­re per i cre­den­ti, e chia­ma­re con for­za atei e agno­sti­ci a un assen­so nell’esclusivo meri­to di quei valo­ri, con­fi­dan­do nel­la loro uma­ni­tà?

Sem­bra allo­ra, sia det­to per ipo­te­si, che il docu­men­to voglia innan­zi­tut­to esse­re una for­ma di auto‐promozione, con l’intento di soprav­vi­ve­re e mol­ti­pli­car­si in cam­po seco­la­re, median­te l’attraente discor­so sui “dirit­ti uma­ni gene­ra­li e comu­ni”, ma dise­gna­ti su una fede, resa con­di­zio­ne. Sareb­be una dra­sti­ca con­trad­di­zio­ne: un taglio net­to al dia­lo­go che si dice di cer­ca­re, e la soglia di nuo­vi e più vela­ti inte­gra­li­smi, cui con­ti­nua­men­te si espo­ne qual­sia­si reli­gio­ne che abbia come “pri­mo e più impor­tan­te obiet­ti­vo quel­lo di cre­de­re in Dio, di ono­rar­Lo e di chia­ma­re tut­ti gli uomi­ni a cre­de­re”.

Eppu­re, incon­trar­si su quei dirit­ti e quei valo­ri è dav­ve­ro pos­si­bi­le, al di là di uno e tut­ti gli dèi.
Con o sen­za, come uomi­ni.
For­se Dio ci ha crea­to libe­ri e ugua­li, ma sia­mo libe­ri e ugua­li.
La con­sa­pe­vo­lez­za di ciò è dispo­ni­bi­le a tut­ti, si direb­be indi­pen­den­te­men­te dal­la fede.
Su que­sta dupli­ce base di natu­ra­le reci­pro­ci­tà, pos­sia­mo incar­di­na­re vero dia­lo­go, vera media­zio­ne, vera giu­sti­zia e vera pace, vite real­men­te digni­to­se e pie­ne, e sere­na tol­le­ran­za per tut­te le scel­te che, mal­gra­do a noi distan­ti, nul­la sot­trag­go­no agli altri, e resta­no sicu­re. 

È insom­ma piut­to­sto un ter­re­no neu­tro, equi­di­stan­te, in real­tà lai­co, quel­lo dei valo­ri del­la fra­tel­lan­za uma­na. Un ter­re­no non faci­le, ma l’unico nel qua­le cre­den­ti in dèi tan­to diver­si, e non cre­den­ti, pos­so­no vive­re, costrui­re e cre­sce­re insie­me.