Giustizia e bellezza, l’esempio di una donna depredata di esse, uccisa per esse.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
1 novembre 2014 + edit 16 dicembre 2014
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In un mon­do in cui si impic­ca una don­na per aver ucci­so in dife­sa il suo stu­pra­to­re, que­ste paro­le sono bel­le.
Non dovreb­be­ro esse­re le ulti­me di nes­su­no…

Cara Rey­ha­neh!
Dici: “Nell’altro mon­do sia­mo io e te gli accu­sa­to­ri e loro sono gli impu­ta­ti. Vedia­mo quel che vuo­le Dio”.
Quel che vuo­le dio? Qua­le dio? La tua fede ti fa cer­ca­re giu­sti­zia dove non c’è: dopo la mor­te.
La mor­te che ti è sta­ta data da gen­te che cre­de nel tuo stes­so dio.
Quan­to vale?
Pre­fe­ri­sco di mol­to que­ste *altre* tue paro­le: “Ho impa­ra­to che a vol­te biso­gna com­bat­te­re. (…) Sei sta­ta tu a inse­gnar­mi che biso­gna per­se­ve­ra­re, anche fino alla mor­te, per i valo­ri”. E il tuo esem­pio, e quel­lo di tua madre, coe­ren­te.
Cer­ti valo­ri han­no sen­so solo da vivi, fra per­so­ne.
E per que­sto vale la pena impe­gnar­si a inse­gna­re e dif­fon­de­re quei valo­ri di più equa con­vi­ven­za. Da vivi, fra per­so­ne.
Che la giu­sti­zia, e la bel­lez­za, pos­sa­no esi­ste­re, e non solo resi­ste­re, su que­sta ter­ra!

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