Una preghiera per Parigi? Anche no.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
14 novembre 2015
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Pre­ga­re con­so­la, alcu­ni, for­se. Ma non ser­ve né a pre­ve­ni­re né a cura­re. Que­sto, dev’essere evi­den­te anche al buon cre­den­te.
E non che non ci ser­va­no con­so­la­zio­ni, in perio­di così.
Ma per favo­re non cre­dia­te di aver anche fat­to qual­co­sa, non con­fon­de­te­lo con la solu­zio­ne, e non coglie­te l’occasione per raf­for­zar­vi intor­no all’idea che ‘il mio dio è miglio­re del tuo’.
Per­ché intan­to anche il cat­ti­vo pre­ga. Un altro dio, la stes­sa fede.

Quan­do la smet­te­re­mo di met­te­re in mez­zo alle fac­cen­de uma­ne le nostre pic­co­le pre­sun­tuo­se idee di ‘dio’, potre­mo rico­no­scer­ci fra­tel­li, e pren­der­ci cura l’uno dell’altro sen­za dog­mi né pre­giu­di­zi.
L’uomo non è buo­no o cat­ti­vo se lo dice una divi­ni­tà, ma per come si com­por­ta rispet­to ai più alti valo­ri uma­ni. #uma­ne­si­moa­teo

Inutile pregare per parigi.