25 novembre, Giornata anti violenza donne. Perché parlarne?


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo e Politica ed economia
27 novembre 2016
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2 gior­ni dopo la Gior­na­ta inter­na­zio­na­le per l’eliminazione del­la vio­len­za con­tro le don­ne mi capi­ta di leg­ge­re un post che, in un sospi­ro di ras­se­gna­zio­ne anche giu­sto, rile­va come la vio­len­za sia sem­pre vio­len­za, e dif­fe­ren­zia­re, ghet­tiz­za­re, è per non ammet­te­re che la vio­len­za è gene­ra­ta dal­la socie­tà quan­do c’è un altro, un diver­so. Che è vit­ti­ma al di là del moti­vo del­la sua diver­si­tà.
In fon­do sia­mo tut­ti uma­ni, ricor­da giu­sta­men­te, nes­su­na vio­len­za è accet­ta­bi­le.

Solo che non è sem­pre così. Cioè, sia­mo uma­ni, cer­to. E l’atto vio­len­to non è accet­ta­bi­le, senz’altro.
Ma la vio­len­za non è ugua­le né per qua­li­tà né per quan­ti­tà.
Quan­do i nume­ri ci dico­no che sono 116 le don­ne, e non gli uomi­ni, ad esse­re sta­te ammaz­za­te da uomi­ni, e non da don­ne, al novem­bre di quest’anno (il con­to non è chiu­so, il 2016 non è anco­ra fini­to), per­ché come don­ne sono con­si­de­ra­te un pos‐sesso debo­le, for­se è il caso di sen­si­bi­liz­za­re anche pro­prio nel­lo spe­ci­fi­co. Sen­za for­se.
Come per quel­la sui bam­bi­ni, per dire.
Ser­ve, par­lar­ne. Tipi di vio­len­ze, tipi di vio­len­ti, col­pe­vo­li da iden­ti­fi­ca­re, dina­mi­che da rico­no­sce­re e pre­ve­ni­re, gen­te cui far pren­de­re coscien­za di feno­me­ni pre­ci­si.
Che sono socia­li, sì, ma non sen­za cau­se e quin­di non sen­za rime­di.
Se pri­ma li iden­ti­fi­chia­mo fra gli altri.