Pace, libertà, rispetto. Le non‐utopie del nostro tempo.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
15 luglio 2016
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“I luo­ghi dei mas­sa­cri si mol­ti­pli­ca­no, si fa fati­ca a ricor­dar­li tut­ti. Alla fine resta solo il dolo­re per le vit­ti­me e per i loro cari. Civi­li inno­cen­ti, che si aggiun­go­no ai milio­ni di esse­ri uma­ni vit­ti­me del­la vio­len­za. Civi­li iner­mi, come il 90% del­le vit­ti­me del­le guer­re del nostro tem­po. Le vite spez­za­te di tut­ti loro ci impon­go­no di riflet­te­re, ci chie­do­no di agi­re per usci­re del­la spi­ra­le del ter­ro­ri­smo, del­la guer­ra, del­la vio­len­za. Scri­ve­va­mo mol­ti anni fa: “Esi­ste una uma­ni­tà che non invo­ca la ven­det­ta per ogni offe­sa, esi­ste una uma­ni­tà che accan­to a tut­te le vit­ti­me sco­pre come uni­ca sen­sa­ta pro­spet­ti­va la pace”. Se que­sta è una uto­pia, in que­sta uto­pia risie­de la sola rea­li­sti­ca, ragio­ne­vo­le spe­ran­za di un futu­ro uma­no”.
Gino stra­da, ora.

Bel­lo.
Ma lascia­te­mi aggiun­ge­re: la ‘pace’ non basta.
In ‘pace’ si può sta­re sot­to la dit­ta­tu­ra, per obbli­go, schiac­cia­ti e in silen­zio.
Pace NON signi­fi­ca gran­ché se non in com­pa­gnia di altre non‐utopie come liber­tà e rispet­to reci­pro­co.
*Que­sto*, per me, è la pro­spet­ti­va, la spe­ran­za e l’azione.