Padre Amorth, un uomo posseduto dalla sua fede. Chiamate un esorcista!


Pubblicato in Religioni e sètte
30 settembre 2013
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Audio dell’intervista de La Zan­za­ra (Radio24, 23/09/13) a padre Gabrie­le Amorth su ilFattoquotidiano.it (6min).
La sicu­rez­za di quest’uomo men­tre dice una serie di fre­gnac­ce ha del pate­ti­co. Ne darei la col­pa all’età, ma inve­ce è del­la fede.

I dan­ni del­la fede cie­ca. Quest’uomo ritie­ne che un inte­ro grup­po di per­so­ne fac­cia ‘por­che­rie’ e vada ‘drit­to all’inferno’ per la sola ragio­ne che que­sta è la leg­ge di Dio. Non c’è un bri­cio­lo di pen­sie­ro pro­prio, di deci­sio­ne per­so­na­le, non un piz­zi­co di eti­ca, di sen­si­bi­li­tà, né di per­ce­zio­ne di con­cet­ti base come ugua­glian­za, liber­tà, rispet­to, dirit­ti uma­ni. Non più ricer­ca del vero, né del buo­no. Sol­tan­to cie­ca obbe­dien­za, cie­co cre­de­re, cie­co ripe­te­re, cie­co con­dan­na­re. Così, pare, si va in para­di­so!

Un caso iso­la­to? No, un esem­pio fra tan­ti. Una fede qual­sia­si, por­ta­ta all’estremo e cioè sal­da come si richie­de, allon­ta­na dal­la real­tà. Una dot­tri­na che que­sto dice, cre­du­ta cie­ca­men­te e per­ciò ret­ta­men­te, que­sto pro­du­ce.
E che suc­ce­de quan­do a cre­de­re e agi­re in que­sto modo non è un Padre Amorth di pro­fes­sio­ne Esor­ci­sta qual­sia­si, ma un pre­te nel­la sua comu­ni­tà? O un geni­to­re nei suoi rap­por­ti coi figli? O un poli­ti­co? O qual­che ragaz­zet­to in vena di dare lezio­ni di vita a suon di caz­zot­ti in boc­ca? O gen­te pron­ta a puni­re a fru­sta­te i col­pe­vo­li, o a far sal­ta­re in aria un mer­ca­to? E se fos­se una mas­sa di per­so­ne?

Nel Pic­co­lo manua­le di Uma­ne­si­mo ateo scri­vo: “C’è chi cre­de che il bene e il suo vole­re coin­ci­da­no sem­pre, e si tie­ne in per­fet­to equi­li­brio. Bene! Ma quan­to spes­so si inse­gna e quan­to spes­so acca­de che l’equilibrio si spez­zi in favo­re di dio?
Se fare il bene diven­ta secon­da­rio al suo vole­re, e arri­var­ci da soli non è più impor­tan­te, se esse­re in gam­ba vale meno che esse­re fede­li, se impe­gnar­si a risol­ve­re le cose si fa ines­sen­zia­le rispet­to alla sola cari­tà, se la vita diven­ta sol­tan­to un tor­tuo­so pas­sag­gio per l’aldilà e lo sco­po non è più goder­ne insie­me, ma teme­re per la pro­pria sal­vez­za… gra­dual­men­te Dio, e non più il bene, diven­ta il cen­tro asso­lu­to. Accu­mu­la­re pun­ti con Dio per dimo­strar­gli quan­to sia­mo degni del para­di­so, si fa più impor­tan­te di una buo­na azio­ne in sé: «Quel­lo che dice, cre­do. Quel­lo che vuo­le, fac­cio.».

Quan­do que­sto è ciò che si appren­de, che la dot­tri­na vale più dei fat­ti e la gerar­chia più di tut­ti gli uomi­ni, dio e il bene non sono più in sin­to­nia, ma in con­flit­to, e i pro­ble­mi non sono lon­ta­ni”.