Il Papa in Usa parla, io in Italia scrivo. Caro direttore..


Pubblicato in Lettere ai direttori e Ateismo e Umanesimo
26 aprile 2008 + edit 21 giugno 2008
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Spe­di­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni e set­ti­ma­na­li, il 25/04/08

Dopo gli applau­si, una rifles­sio­ne sui discor­si del Papa in Usa

Caro Diret­to­re,
un piz­zi­co di pole­mi­ca: dav­ve­ro que­sto Papa va visto come uno sto­ri­co raf­fi­na­to, un pro­fon­do intel­let­tua­le, un’eccezionale gui­da mora­le?
Me lo chie­do sen­za mali­zia, leg­gen­do e ascol­tan­do ciò che dice per inte­ro. Si pren­da­no ad esem­pio i recen­ti discor­si negli Sta­ti Uni­ti. Fra gli altri, tre pun­ti in par­ti­co­la­re: nazi­smo, dirit­ti uma­ni, scan­da­lo pedo­fi­lia.
Regi­me infau­sto che pen­sa­va di pos­se­de­re tut­te le rispo­ste, il nazi­smo – aven­do mes­so Dio al ban­do – diven­tò inac­ces­si­bi­le per tut­to ciò che era vero e buo­no. Pur nel­la sua bre­vi­tà, que­sta descri­zio­ne è sto­ri­ca­men­te ridut­ti­va e super­fi­cia­le, sfrut­ta­ta piut­to­sto per dir male dell’ateismo e dun­que gra­ve­men­te offen­si­va, per l’insostanziata equi­va­len­za fra atei­smo e mal­va­gi­tà, dei non cre­den­ti di ogni tem­po fino ad oggi. Ma soprat­tut­to è fal­sa. Mai il gover­no nazi­sta sosten­ne, favo­rì, o agì in nome dell’ateismo (né, se per que­sto, dell’illuminismo), ma anzi li avver­sò. Con­ces­se al popo­lo tede­sco le reli­gio­ni cat­to­li­ca e pro­te­stan­te, fos­se anche per con­ve­nien­za, ed esse ricam­bia­ro­no (con le dovu­te ecce­zio­ni). La gerar­chia nazi­sta poi, se cer­to non tol­le­ra­va inge­ren­ze, restò intri­sa di cre­den­ze varia­men­te sopran­na­tu­ra­li, inclu­se quel­le alla base del cri­stia­ne­si­mo. L’idea del ‘nazi­smo ateo’ è gene­ri­ca­men­te un mito, non fos­se altro per­ché per con­vin­zio­ni dog­ma­ti­che, cie­che impo­si­zio­ni, indot­tri­na­men­to e auto­ce­le­bra­zio­ne – in ulti­ma ana­li­si pro­prio nel cre­de­re di pos­se­de­re già tut­te le rispo­ste – esso non si distin­gue da una qual­sia­si Chie­sa.
Tale rilet­tu­ra del­la sto­ria non gio­va alla veri­tà, ma – si potreb­be osser­va­re – può inci­den­tal­men­te aiu­ta­re una fede.
Sui dirit­ti uma­ni Bene­det­to XVI par­la senz’altro bene, e giu­sta­men­te chie­de liber­tà reli­gio­sa. Ma la que­stio­ne è più ampia: che dire del­la liber­tà dal­la reli­gio­ne? Fis­sa­re l’etica all’esperienza di fede, assu­me­re un Dio a fon­da­men­to e fine dei dirit­ti uma­ni vuol dire non solo disco­no­sce­re di que­sti la purez­za in quan­to fati­co­sa con­qui­sta di un’umanità più matu­ra, ma anche cir­con­dar­li di spe­ci­fi­ci palet­ti, ridu­cen­do­ne il sen­so e la for­za a mero stru­men­to dell’interpretazione cat­to­li­ca di essi. L’umanesimo e i dirit­ti di cui par­la paio­no dun­que una ver­sio­ne di como­do, un modo per affer­ma­re la pro­pria dot­tri­na, la qua­le però, secon­do il Papa stes­so, si rea­liz­za nel sacri­fi­cio di sé, nell’obbedienza a Dio, nel cate­chi­smo pre­co­ce, nel­la subor­di­na­zio­ne del­la ragio­ne alla fede. Un uma­ne­si­mo del tut­to par­ti­co­la­re!
In ulti­mo, la que­stio­ne degli abu­si. Fa obiet­ti­va­men­te pia­ce­re sen­ti­re il Papa che ne par­la, che con­dan­na, che pro­met­te solu­zio­ni. Fa meno pia­ce­re con­si­de­ra­re che i ‘mea cul­pa’ arri­va­no solo quan­do non se ne può più fare a meno. E cosa cam­bia in real­tà? Sono anni che si cono­sce il ter­ri­bi­le feno­me­no, per­ché fino­ra non è sta­to fat­to nul­la di effi­ca­ce, al di là del­le faci­li paro­le? A che val­go­no le scu­se se il feno­me­no per­si­ste, man­ca­no pia­ni con­cre­ti per pre­ve­nir­lo e faci­li­ta­re la giu­sti­zia, e per­si­no puni­zio­ni serie per quel­lo che è un rea­to, pri­ma che un pec­ca­to?
Può for­se esse­re sta­ta solo una mos­sa poli­ti­ca, vol­ta a rigua­da­gna­re cre­di­bi­li­tà ed argi­na­re l’emorragia di fede­li? Il sospet­to vie­ne, e sarà fuga­to quan­do i fat­ti si sosti­tui­ran­no alle emo­zio­ni.
Le paro­le del Papa, com­pli­ci i media che spes­so le ripor­ta­no a spez­zo­ni, fan­no effet­to. Ma leg­ge­re i discor­si con­sen­te una visio­ne d’insieme diver­sa, che lascia un sen­so di ina­de­gua­tez­za rispet­to ai pro­ble­mi rea­li, di mano­mis­sio­ne di con­cet­ti ed even­ti, di fazio­si­tà e astu­ta reto­ri­ca.
Se que­sta bre­ve ana­li­si è vera, allo­ra la doman­da ini­zia­le ha sen­so, e la rispo­sta non pia­ce­rà ai più. Ma è bene pren­der­ne coscien­za.