Ragione e fede, ognuno per sé


Pubblicato in Lettere ai direttori e Cultura e società e Religioni e sètte
20 ottobre 2007
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Invia­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni il 17/08/2007 – Gen­ti­le Diret­to­re,
sul sito de Il Gior­na­le del 15 ago­sto, Luca Doni­nel­li sostie­ne che fra ragio­ne e fede esi­ste­reb­be un “con­flit­to arti­fi­cia­le”(*). Vor­rei rispon­de­re, per offri­re ai let­to­ri una secon­da opi­nio­ne sul tema, sta­vol­ta atea e uma­ni­sta, su cui riflet­te­re.

Il Doni­nel­li esor­di­sce dicen­do che l’uomo ha “biso­gno di veri­tà, di bel­lez­za, di giu­sti­zia” e cer­ca inces­san­te­men­te “sod­di­sfa­zio­ne pie­na di sé”. Io, da ateo e uma­ni­sta, non pos­so che con­cor­da­re! Que­sta, in estre­ma sin­te­si, è anche l’esperienza dell’umanesimo, a cui l’ateismo aggiun­ge il fat­to che tale aspi­ra­zio­ne può e va sod­di­sfat­ta in que­sto mon­do e in que­sta vita, l’unica a nostra dispo­si­zio­ne.
Su que­sto il Doni­nel­li da cre­den­te non con­cor­da, e non per sem­pli­ce “fidei­smo irra­zio­na­li­sta”: la sua fede si spo­se­reb­be con la ragio­ne al pun­to che solo gra­zie ad essa la ragio­ne può per­cor­re­re “stra­de inim­ma­gi­na­bi­li”, come quel­la che por­ta a Dio, fine ulti­mo dell’uomo in cer­ca di veri­tà. Altri­men­ti, affer­ma, resta un “guscio vuo­to”, buo­no per “razio­na­li­smi dog­ma­ti­ci”. Fra la sua fede e la ragio­ne, insom­ma, non esi­ste­reb­be alcun con­flit­to di sor­ta.

È un pec­ca­to, tut­ta­via, che per chia­rir­ci le idee su que­sto equi­vo­co egli non ricor­ra che ad argo­men­ti… di fede! A par­ti­re dall’esistenza del dio cri­stia­no, fino al fat­to che esso rac­chiu­da e rap­pre­sen­ti i miglio­ri idea­li uma­ni, non è pro­dot­ta alcu­na pro­va razio­na­le, ma mere affer­ma­zio­ni.
Equi­vo­co, dun­que?
Piut­to­sto l’ennesimo infe­li­ce ten­ta­ti­vo di con­ci­lia­zio­ne, che fal­li­sce in un sin­go­la­re para­dos­so: per­den­do l’occasione di pro­va­re razio­nal­men­te la sua tesi ma riban­den­do­la per fede, l’autore con­fer­ma ciò che vole­va dimo­stra­re fal­so.
Doni­nel­li non si avve­de di que­sto, e non è cosa da poco: ne segue infat­ti nel suo scrit­to la con­fu­sio­ne fra logi­ca e apo­lo­gia, il degra­da­re la ragio­ne a dog­ma e il deni­gra­re chi la usa al di fuo­ri del cri­stia­ne­si­mo, il per­ce­pi­re la legit­ti­ma cri­ti­ca alla reli­gio­ne (sto­ri­ca, logi­ca, eti­ca) del movi­men­to ateo e uma­ni­sta moder­no come “odio” da par­te di “lai­ci­smo oltran­zi­sta” (ed evi­ta­re così una sana auto­cri­ti­ca). Infi­ne, il per­de­re di vista quan­to det­to in aper­tu­ra, cioè l’importanza che han­no veri­tà, giu­sti­zia e bel­lez­za nel­la nostra vita, pri­ma e sen­za biso­gno di un dio.

Ma se ci si sfor­za, giu­sta­men­te a mio avvi­so, di tro­va­re la ragio­ne anche nei capo­sal­di di una fede come nel­le altre sfe­re del­la vita, biso­gna ave­re il corag­gio di far­lo bene e fino in fon­do. Altri­men­ti la fede sia fede, come richie­sto espli­ci­ta­men­te anche nel Nuo­vo Testa­men­to, e a cia­scu­no deci­de­re se ne vale la pena.