Scuola pubblica e laica 2:
se non il crocifisso, che cosa?

Nel commentare ieri mi sono soffermato su altri aspetti, ma su questo voglio tornare perché l'idea di non dire semplicemente (o meglio, soltanto): 'giù quell'aggeggio', ma di far riflettere sulla questione e magari venir fuori con alternative è in effetti ottima.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
12 settembre 2018 + edit 25 settembre 2018
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La cam­pa­gna social dell’Uaar sul cro­ci­fis­so par­ti­ta mer­co­le­dì ha que­sto pre­am­bo­lo:

Rite­nia­mo sia più giu­sto toglie­re dai muri del­la scuo­la ogni sim­bo­lo di fede, e dedi­ca­re quel­lo stes­so spa­zio ai prin­ci­pi fon­dan­ti dell’educazione e dell’istituzione sco­la­sti­ca che, a dif­fe­ren­za del­la fede, sono ugua­li per tut­ti e per­fet­ta­men­te con­te­stua­liz­za­ti sopra ad una cat­te­dra.
E voi cosa sug­ge­ri­te? Scri­ve­te nei com­men­ti le vostre idee!”.

Diver­se sono sta­te le pro­po­ste (inclu­sa quel­la di non met­ter­ci nien­te) fra i com­men­ti. Il post inol­tre è sta­to fino­ra con­di­vi­so da qua­si 2mila per­so­ne, il che signi­fi­ca che alme­no il tri­plo se l’è visto nel pro­prio feed. Se anche solo il 50% di que­ste per­so­ne ci ha riflet­tu­to un atti­mo, non è dav­ve­ro male.

Io, su quel muro alle spal­le del­la mae­stra, ci appen­de­rei qual­co­sa? Se sì, cosa, e per­ché?

Direi: Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e Costituzione italiana.

Non met­te­rei la ban­die­ra tri­co­lo­re, nell’Italia di oggi mi pare più wishful‐thinking (pur­trop­po), e inol­tre il suo sen­so è sog­get­to a opi­nio­ni diver­se. E nem­me­no la foto del pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, che è tem­po­ra­neo e fa mol­to ‘cul­to dell’imperatore’.
Otti­ma l’idea dei ritrat­ti di per­so­nag­gi impor­tan­ti, sia in cam­po scien­ti­fi­co e let­te­ra­rio che peda­go­gi­co, socia­le e uma­ni­ta­rio. I pri­mi però li vedrei sem­mai espo­sti su un’altra pare­te (bel­lis­si­mo imma­gi­nar­li mischia­ti sui muri insie­me a map­pe, dise­gni e car­tel­lo­ni coi lavo­ri dei ragaz­zi!), i secon­di for­se sareb­be­ro trop­pi come rapi­do sim­bo­lo, di cui si disper­de il sen­so.

Il senso?

Il sen­so – se un sim­bo­lo voglia­mo met­ter­lo – dev’essere a mio avvi­so qual­co­sa tan­to signi­fi­ca­ti­vo e ‘uni­ver­sa­le’ quan­to sin­te­ti­co, non media­to o fil­tra­to, sen­za signi­fi­ca­ti aggiun­ti. Era ed è que­sto il pro­ble­ma del cro­ci­fis­so, non uni­ver­sa­le e affat­to uni­vo­co.

Allo­ra, tol­to quel­lo, lo spa­zio va riem­pi­to con qual­co­sa che mostri e impli­chi, più che un richia­mo alla scien­za e all’apprendimento appun­to, i valo­ri di con­vi­ven­za eti­ca, fecon­di, attua­li, con­di­vi­si, rico­no­sci­bi­li e d’ispirazione.
Quel mini­mo di rife­ri­men­ti eti­ci – e lai­ci, nel sen­so di indi­pen­den­ti dal­le reli­gio­ni e pos­si­bi­li a tut­ti – che oggi rite­nia­mo ‘il meglio’ per quan­to attie­ne alla vita e alla vita insie­me.

I soste­ni­to­ri del cro­ci­fis­so que­sto sen­so gli dan­no (sba­glian­do, in buo­na ma spes­so anche in cat­ti­va fede, sapen­do bene cioè del­la dop­pia fac­cia e dop­pia fun­zio­ne di quell’esempio), e han­no ragio­ne solo sul fat­to che un sim­bo­lo del gene­re – ma non il cro­ci­fis­so – a scuo­la – che è anche scuo­la di futu­ra cit­ta­di­nan­za e già luo­go di con­vi­ven­za – ha gran­de uti­li­tà nell’ambito edu­ca­ti­vo di un pro­get­to di cre­sci­ta, e dun­que ragio­ne d’essere.

A mio avvi­so la Dudu e la Costi­tu­zio­ne (che in fon­do ne decli­na i prin­cì­pi) pos­so­no sta­re mol­to bene appe­si là dove ora c’è la cro­ce (o un uomo tor­tu­ra­to e moren­te).

Dudu – una sele­zio­ne dei suoi arti­co­li, o anche la sola pri­ma fra­se dell’art.1:

Tut­ti gli esse­ri uma­ni nasco­no libe­ri ed egua­li in digni­tà e dirit­ti”.

e/o Costi­tu­zio­ne – i pri­mi 3 arti­co­li, o solo il ter­zo in tut­to o in par­te:

Tut­ti i cit­ta­di­ni han­no pari digni­tà socia­le e sono egua­li davan­ti alla leg­ge, sen­za distin­zio­ne di ses­so, di raz­za, di lin­gua, di reli­gio­ne, di opi­nio­ni poli­ti­che, di con­di­zio­ni per­so­na­li e socia­li”.

Idee ampie, pro­fon­de, rap­pre­sen­ta­ti­ve, sia come sim­bo­lo che come spun­to di appro­fon­di­men­to, anche ad esem­pio duran­te l’ora di edu­ca­zio­ne alla cit­ta­di­nan­za.

Ricordando però anche questo: che il simbolo non vale in sé stesso.

È appun­to sim­bo­lo di, ispi­ra­zio­ne a, ricor­do, spec­chio di alcu­ni valo­ri, e sono quel­li e solo quel­li che impor­ta­no. Met­te­re la Dudu là e non capir­la e non viver­la, ma sen­tir­si a posto per­ché è in bel­la vista, è vuo­ta e como­da appa­ren­za, ipo­cri­ta e mani­po­la­to­ria fac­cia­ta. Non è l’astrazione ‘Dudu’, o ‘la ban­die­ra’ o ‘la Costi­tu­zio­ne’ o ‘il Pre­si­den­te’, che, svuo­ta­ti del pri­mo signi­fi­ca­to e tra­sfor­ma­ti in altro, van­no esal­ta­ti. Il loro valo­re è esse­re fun­zio­ne di valo­ri.
Per essi vale la stes­sa idea: non sono né per­fet­ti né indi­scu­ti­bi­li, impor­ta­no solo se sono pri­ma trat­ti dall’esperienza di ciò che fun­zio­na, e poi vis­su­ti. E se poi, viven­do­li, dan­no buo­ni e veri­fi­ca­bi­li frut­ti.
In altre paro­le, di dog­mi ne abbia­mo abba­stan­za.

La scuola non è luogo da cui i valori civili devono stare lontani, allo stesso tempo non è un luogo per dogmi.

La cono­scen­za è umi­le, prag­ma­ti­ca, pro­gres­si­va e sem­pre miglio­ra­bi­le. E la neces­sa­ria con­vi­ven­za – in clas­se come altro­ve – si fon­da e si rego­la su quel mini­mo di prin­cì­pi effet­ti­va­men­te fun­zio­na­li a una vita pie­na e sere­na fra ragaz­zi, fra per­so­ne – il pre­sen­te, il futu­ro – con lo stes­so iden­ti­co dirit­to d’averla. Par­lar­ne è impor­tan­te.
Che ci sia­no, a scuo­la (come in fami­glia) cioè dall’inizio del­la vita, è impor­tan­te!

E allo­ra ben­ve­nu­to su quei muri un nuo­vo sim­bo­lo, dav­ve­ro di tut­ti e per tut­ti. Da lì, mil­le occa­sio­ni di appro­fon­di­men­to, discus­sio­ne, e mes­sa alla pro­va, che è poi quel­lo che con­ta. Così si fa dav­ve­ro scuo­la.

ps E come si fa fami­glia? Argo­men­to anco­ra più deli­ca­to, ma arri­ve­re­mo anche lì. Natu­ra­le e logi­ca con­se­guen­za.