Confronto con i credenti: meglio solo sull’etica?


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
22 maggio 2014
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Si par­la­va del dia­lo­go fra cre­den­ti e non cre­den­ti. Dopo que­sto scam­bio, in cui uno soste­ne­va l’importanza di con­fron­tar­si sul­le cre­den­ze, sul­le idee per­so­na­li a mon­te del­le azio­ni, e per l’altro era sol­tan­to fon­da­men­ta­le il dibat­ti­to sull’espressione pra­ti­ca – eti­ca – di quel­le idee, ho lascia­to la mia opi­nio­ne. Così:

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Secon­do me,
nien­te pro­ces­si alle per­so­ne, ma il con­fron­to non può esse­re solo sul­le que­stio­ni pratiche/etiche. Non in via di prin­ci­pio, per­ché il con­fron­to è con­fron­to.
No per­ché è trop­po como­do, per entram­bi i grup­pi, ‘scam­pa­re’ così ad even­tua­li cri­ti­che ben argo­men­ta­te (fer­mo restan­do che non c’è obbli­go di cam­bia­re idea per nes­su­no, né que­sto si pre­ten­de).
No per­ché le que­stio­ni pra­ti­che – ed eti­che in par­ti­co­la­re – *deri­va­no e dipen­do­no* da quel­le teo­ri­che e con­cet­tua­li, ine­vi­ta­bil­men­te par­te del discor­so.
E no per­ché è la stes­sa cosa: sul­le que­stio­ni pra­ti­che sare­mo lo stes­so in disac­cor­do, e se così fos­se che fac­cia­mo, smet­tia­mo di par­la­re pure di que­sto?

Il con­fron­tar­si andreb­be fat­to sem­pre con l’intento di ‘abbat­te­re le bar­rie­re men­ta­li e uni­re la gen­te’, o sareb­be solo un pas­sa­tem­po leg­ge­ro e/o un attac­car­si a vicen­da.
Ma que­sto non vuol dire che A) non ci pos­sa­no esse­re disac­cor­di e anche scon­tri, costrut­ti­va­men­te B) non ci sia­no posi­zio­ni effet­ti­va­men­te più debo­li di altre.

Det­to que­sto, l’idea di discu­te­re e – maga­ri – di con­ver­ge­re su cer­ti temi eti­ci è otti­ma. Di per sé un argo­men­to che potrem­mo affron­ta­re, visto che a mio pare­re, da ateo uma­ni­sta, su cer­te cose ‘di base’ sareb­be pro­prio bene tro­var­si d’accordo.