Immigrazione: accoglienza, non buonismo.
La crisi è umanitaria, ma anche di sistema.

Oggi 2 link mi hanno rimbalzato in faccia il problema. Ci sono giorni che non lo puoi scordare. Ma la narrazione sui media è fortemente carente, e allora se vuoi farti un'idea devi fare fact-checking da te. Scoprendo che le cose stanno anche peggio.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
12 agosto 2017 + edit 5 ottobre 2018
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Il pri­mo link è un pod­ca­st di Radio24, Dati, fat­ti e nume­ri sull’immigrazione.

La chia­ma­no emer­gen­za, la chia­ma­no inva­sio­ne. L’immigrazione è un feno­me­no strut­tu­ra­le che va gesti­to bene. Cer­chia­mo di dis­si­pa­re la neb­bia che si è crea­ta in que­sti gior­ni in tema immi­gra­zio­ne e lo fac­cia­mo affron­tan­do l’argomento dal pun­to giu­ri­sdi­zio­na­le e nume­ri­co. Quan­ti migran­ti sono arri­va­ti nel 2017? Si trat­ta vera­men­te di inva­sio­ne? (…)”

Pie­no di dati rea­li, una bel­la ana­li­si, che però non esau­ri­sce la que­stio­ne né fa pro­po­ste. L’altro è un arti­co­lo su un blog del Fat­to Quo­ti­dia­no – Sal­va­re i migran­ti in mare, una que­stio­ne di giu­sti­zia o di buo­ni­smo? – in cui l’autore fa nota­re come – pur nell’impeto emo­ti­vo uma­ni­ta­rio – si evi­ti­no doman­de pur essen­zia­li:

Il dibat­ti­to sull’immigrazione sem­bra esse­re mono­po­liz­za­to da com­men­ta­to­ri e sup­por­ter sem­pre più spe­cia­liz­za­ti in distra­zio­ni di mas­sa. Il tema su cui si discu­te con più acca­ni­men­to è il valo­re da dare alla sal­vez­za del­le vite uma­ne nel Medi­ter­ra­neo. L’argomento è sicu­ra­men­te rile­van­te, anche tenen­do con­to del­le dimen­ti­can­ze ver­so cui è spin­ta l’opinione pub­bli­ca dai media nei con­fron­ti di con­flit­ti, guer­re e care­stie che riguar­da­no popo­li che abi­ta­no regio­ni peri­fe­ri­che del mon­do, o del­le con­di­zio­ni inu­ma­ne in cui sono costret­ti a vive­re i pro­fu­ghi siria­ni nei cam­pi di Smir­ne o Nezip in Tur­chia finan­zia­ti con il con­tri­bu­to “uma­ni­ta­rio” del­la Comu­ni­tà euro­pea.

Il tema del sal­va­tag­gio nel Medi­ter­ra­neo tut­ta­via, per quan­to impor­tan­te, non dovreb­be esi­me­re poli­ti­ci e cit­ta­di­ni da por­si alcu­ne doman­de rispet­to a cosa acca­de pri­ma e dopo il momen­to del sal­va­tag­gio. (…)
Sareb­be moral­men­te giu­sto chie­der­si qua­le sia il costo in ter­mi­ni di vite uma­ne, vio­len­ze e sopraf­fa­zio­ni che si regi­stra duran­te il cam­mi­no nel deser­to.
(…) cosa acca­de ai migran­ti una vol­ta sal­va­ti e appro­da­ti sul suo­lo ita­lia­no. Si può dire sia­no sal­vi? Che sia­no mes­si in con­di­zio­ne di vive­re un’esistenza miglio­re di quel­la che han­no spe­ri­men­ta­to nei pae­si di ori­gi­ne?”

Ecco, sì. Il discor­so non ini­zia e non fini­sce su un gom­mo­ne.
E se di mol­ti sono dispo­sto a non met­te­re in dub­bio uno spi­ri­to uma­ni­ta­rio (men­tre di altri sì: il ‘Regno dei Cie­li’ lai­co è vici­no, e oltre a puli­re spol­ve­ra­re la coscien­za por­ta voti e por­ta sol­di, un mare nostrum di sol­di), mi chie­do pure quan­ta inge­nui­tà ci sia.

La mag­gio­ran­za di chi arri­va non è denu­tri­ta. La mag­gio­ran­za non ‘scap­pa dal­la guer­ra’, la mag­gio­ran­za non tro­ve­rà il ben­go­di sogna­to imma­gi­na­to. La mag­gio­ran­za però par­te dal­la Libia, e quel­lo un infer­no lo è. E paga, per par­ti­re. Mol­to. Le don­ne sono pochis­si­me. Le ragaz­ze sol­tan­to poche. Lì ven­go­no vio­len­ta­te (anche per mesi) pri­ma di par­ti­re, in Ita­lia fan­no le put­ta­ne per paga­re un debi­to fis­sa­to inven­ta­to dai loro auguz­zi­ni per deci­ne di miglia­ia d’euro.
Arri­va­no atti­ra­te dall’idea di una vita decen­te. In Ita­lia farò la par­ruc­chie­ra o la badan­te. Anche la nar­ra­ti­va loca­le quan­to a caz­za­te non si fa man­ca­re nul­la.

L’accoglienza dun­que non è che risol­ve quel pro­ble­ma.

Ma sono par­ti­ti, sono sta­ti inter­cet­ta­ti in mare, sono qui: e ora? Dovrem­mo acco­glier­li libe­ra­men­te? D’istinto direi di sì, se fos­si­mo la ger­ma­nia degli anni set­tan­ta o gli usa d’inizio nove­cen­to: pae­se in cre­sci­ta, oppor­tu­ni­tà per tut­ti.
D’istinto oggi direi di no, non con que­sta ita­lia che cade a pez­zi di suo, non con que­sta ita­lia lascia­ta sola in euro­pa a gesti­re il feno­me­no. E a gestir­lo all’italiana: le mani sui fon­di, gran­de disor­ga­niz­za­zio­ne, poca tra­spa­ren­za, poca infor­ma­zio­ne, futu­ro incer­to.
Incer­to per tut­ti, anche per gli ita­lia­ni – e gli stra­nie­ri resi­den­ti e tas­se pagan­ti – le cui con­di­zio­ni non miglio­re­ran­no cer­to.

Quan­to sia vera­men­te gra­ve la situa­zio­ne, quan­to inci­de­rà sul­le nostre vite (mi met­to fra la gen­te comu­ne, diver­sa e distin­ta dall’italiano già ben‐benestante che non sarà toc­ca­to dal feno­me­no e che può par­la­re faci­le di acco­glien­za col culo degli altri), non lo so, devo appro­fon­di­re.
E non è nean­che giu­sto rea­gi­re d’istinto, né far­si par­la­re alla pan­cia, cer­to.

Fat­to sta che il feno­me­no esi­ste, è gesti­to da cani, una par­te di chi arri­va si dedi­che­rà al cri­mi­ne in varie for­me e tas­se non ne paghe­rà, pote­va benis­si­mo non sali­re su quel gom­mo­ne.
In ita­lia ci sono pro­ble­mi strut­tu­ra­li: mi chie­do per­ché ci dedi­chia­mo a que­sta *par­te* di per­so­ne pen­san­do di esse­re buo­ni e tan­to ‘in Dudu’.

Si dirà: distin­gue­re tra chi meri­ta acco­glien­za per sen­so di uma­ni­tà, e chi no, non si può. For­se è vero, ma cer­to non ci sfor­zia­mo di far­lo. Il mec­ca­ni­smo di irra­dia­zio­ne sul ter­ri­to­rio mi pare rasen­ti il pes­si­mo, non sia­mo in gra­do, e paghe­re­mo le con­se­guen­ze. Anzi le paghe­rà l’italiano comu­ne e l’ex immi­gra­to già inte­gra­to, non cer­to il poli­ti­co tutt’accoglienza che un futu­ro sicu­ro tan­to ce l’ha. Quan­to gra­vi sia­no, ripe­to, non sono in gra­do di giu­di­ca­re, ma mi pare un pro­ble­ma aggiun­ti­vo di cui non abbia­mo biso­gno, innan­zi­tut­to in ter­mi­ni di dena­ro: il feno­me­no sarà pure limi­ta­to a ‘solo 100mila e meno dell’anno scor­so’, ma costa. Costa, ed è un altro pre­lie­vo fra i tan­ti, l’ennesimo.
Il pove­ro aiu­ti chi è più pove­ro, ma non gli si fac­cia pre­di­ca di raz­zi­smo e ipo­cri­sia se non vuo­le ven­de­re tut­to e pure por­ge­re l’altra guan­cia se a (dover) dare è solo lui e il ‘più pove­ro’ è spes­so un uomo di paglia.

Se si voles­se dav­ve­ro gesti­re in modo uma­no il feno­me­no, sen­za per que­sto imbar­ca­re chiun­que anche a costo di per­der­ci, biso­gne­reb­be fare altro.
A comin­cia­re da doman­de sco­mo­de come quel­le dell’articolo, ma anche altre, sul pri­ma il duran­te e il dopo. Pri­ma di impor­ta­re indi­scri­mi­na­ta­men­te, per gli stes­si moti­vi per cui non espor­tia­mo la nostra demo­cra­zia tout‐court. Non andia­mo a pre­ve­ni­re il pro­ble­ma per­ché non sareb­be giu­sto, sono affa­ri loro. Poi però quan­do la bom­ba scop­pia e si trat­ta di pagar­ne le con­se­guen­ze, abbia­mo l’obbligo di acco­glie­re quel­li che ne scap­pa­no? Sen­za alcu­na garan­zia? C’è una cri­si uma­ni­ta­ria, ma ini­zia lì, in quei pae­si, e se si deve rea­gi­re per uma­ni­tà – cioè per eti­ca, dicia­mo­lo – non ci si può limi­ta­re a soc­cor­re­re il gom­mo­ne. La cri­si così non fini­sce, anzi.

Nel frat­tem­po, acco­glia­mo tut­ti e di tut­to. Per­ché noi abbia­mo il sen­so del­la dudu non pos­sia­mo fare altro, il resto d’europa può e nic­chia, stron­zo, ma anche legit­ti­ma­men­te pro­tet­ti­vo.
Una via di mez­zo no? Le doman­de giu­ste, pro­get­ti più fun­zio­na­li e a lun­go ter­mi­ne a van­tag­gio di tut­ti no?

E io, che non voglio cede­re al richia­mo del­la pan­cia né in ter­mi­ni di ‘pove­ri­ni sia­te tut­ti i ben­ve­nu­ti’ né in quel­lo di ‘ruspe ai con­fi­ni marit­ti­mi’, resto a guar­da­re, con­sa­pe­vo­le che que­sto non è il modo, che qual­cun (altro) ci sta gua­da­gnan­do (e lo lascia­mo fare), che il raz­zi­smo (e cri­mi­ne, e disa­gio) cre­sce­rà, che sta­re­mo tut­ti più peg­gio che meglio, per­ché man­ca la volon­tà se non la coscien­za di fare le cose bene. For­se il feno­me­no immi­gra­zio­ne è dav­ve­ro poca cosa rispet­to al media­ti­co ‘mam­ma­litur­chiafri­ca­ni!’ ma non è nem­me­no rose e fio­ri (o buo­ni e cat­ti­vi) e io mi sono rot­to di veder met­te­re un’altra top­pa a un siste­ma che non va.

Mah. Sta­mat­ti­na va così.
Qua­si qua­si emi­gro. Afri­ca?