Scuola pubblica e laica 3:
la ciliegina sulla torta (ma la ricetta è completa?).

Se la laicità dev'essere "ricetta", e se una ricetta serve, allora va detto chiaro. Senza confondere i due sensi di laicità né darli per scontato, ma parlando esplicitamente di valori aggiunti a un sistema laico. Perché sono quelli che si scelgono a dargli tutto il sapore.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
20 settembre 2018 + edit 4 ottobre 2018
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Cilie­gi­na sul­la tor­ta di una cam­pa­gna social ben riu­sci­ta è l’intervista di Micro­me­ga al respon­sa­bi­le cam­pa­gne dell’Uaar.
Una buo­na inter­vi­sta.
Per me man­ca sem­pre un pez­zo all’intero discor­so, appe­na accen­na­to là e assen­te ad esem­pio nel­la scel­ta del­le 4 opzio­ni semi­fi­na­li­ste (qui e qui) del­la cam­pa­gna social sul­le alter­na­ti­ve al cro­ci­fis­so a scuo­la.

Quella terribilissima questione dei valori.

Uno Sta­to (ben­ché) lai­co non può man­ca­re di valo­ri. La sua equi­di­tan­za da reli­gio­ni e ideo­lo­gie non impli­ca che non abbia, e non deb­ba ave­re, alcu­ni suoi prin­cì­pi a dire­zio­ne del­la socie­tà e del suo ope­ra­to in essa.
La lai­ci­tà, in sen­so stret­to, che è quel­lo ori­gi­na­le, non impli­ca nul­la da que­sto pun­to di vista, non è “una ricet­ta per argi­na­re gli inte­gra­li­smi, pre­ve­ni­re pre­va­ri­ca­zio­ni e fis­sa­re buo­ne rego­le di con­vi­ven­za”, un po’ come l’ateismo non impli­ca alcu­na infor­ma­zio­ne su come la per­so­na veda la vita e rap­por­ti uma­ni.
È un muro lascia­to bian­co, cioè libe­ro, ma vuo­to.
Oppu­re un muro dove fini­sco­no for­se non la fede, ma sim­bo­li anco­ra trop­po poco rap­pre­sen­ta­ti­vi. Che vuol dire ‘la scuo­la è aper­ta a tut­ti’, se non si par­la anche di come è fat­ta? Che vuol dire la ban­die­ra, se l’Italia va come va e se diven­ta sem­pli­ce nazio­na­li­smo? L’artista, lo scien­zia­to, cer­to, ma com’erano come per­so­ne, e per­ché?

In sen­so ampio inve­ce, cioè quel­lo inclu­si­vo di valo­ri, allo­ra costrui­sce. Allo­ra *for­ma*, ad esem­pio a scuo­la, i futu­ri cit­ta­di­ni,

La laicità non è ricetta, è ingrediente.

Cer­ta­men­te neces­sa­rio ma non l’unico, anzi con­se­guen­za logi­ca di altri. La lai­ci­tà esi­ste se deri­va da quei valo­ri, e garan­ti­sce quei valo­ri, e (ma) sono que­sti il moto­re, l’essenza e l’essenziale, la tor­ta tut­ta inte­ra.
È anche per que­sto che “l’opzione mul­ti­cul­tu­ra­li­sta del­la spar­ti­zio­ne del­lo spa­zio isti­tu­zio­na­le” non fun­zio­na: per­ché non tut­te le diver­se cul­tu­re sono – com­ple­ta­men­te o in par­te – com­pa­ti­bi­li con i prin­cì­pi più basi­la­ri del­la con­vi­ven­za e del­la cre­sci­ta uma­na. Cin­zia Sciu­to lo spie­ga bene nel suo libro “Non c’è fede che ten­ga. Mani­fe­sto lai­co con­tro il mul­ti­cul­tu­ra­li­smo” (Fel­tri­nel­li, 2018).

Basta for­se la liber­tà? No.
Non solo per­ché le nostre libe­re azio­ni le deci­dia­mo in base ad altro, e cosa que­sto altro è fa la dif­fe­ren­za, ma per­ché in con­di­zio­ne di con­vi­ven­za non si può esse­re com­ple­ta­men­te libe­ri, e non ha sen­so pre­ten­der­lo, il limi­te tro­van­do­si nel mez­zo fra le reci­pro­che liber­tà di cit­ta­di­ni con ugua­le dirit­to.

Qua­le dirit­to? Qua­li valo­ri? In que­sto sen­so fra i com­men­ti ave­vo pro­po­sto la Dichia­ra­zio­ne Uni­ver­sa­le dei Dirit­ti Uma­ni, even­tual­men­te accan­to ai pri­mi tre arti­co­li del­la nostra Costi­tu­zio­ne.
Dipen­de infat­ti, ovvia­men­te, da qua­le dirit­to si abbia tut­ti, cioè da qua­li valo­ri – arbi­tra­ria­men­te scel­ti in ogni caso – sia­no il pun­to di par­ten­za con­di­vi­so. Una reli­gio­ne, una ideo­lo­gia ne pro­pon­go­no pure, ma difet­ta­no per rea­le uni­ver­sa­li­tà (chec­ché se ne pen­si), par­to­no da pre­giu­di­zi e cre­den­ze di fede – non veri­fi­ca­bi­li e spes­so anzi con­tra­rie all’evidenza – e limi­ta­no non solo arbi­tra­ria­men­te ma in ecces­so la liber­tà e il benes­se­re di inte­ri grup­pi di per­so­ne, com­pia­cen­do­ne altri in spe­cial modo.
Un approc­cio lai­co non ha lo sco­po di sod­di­sfa­re dèi o pre­con­cet­ti, il suo uni­co dove­re è ver­so le per­so­ne (e la natu­ra) e il suo uni­co rife­ri­men­to sono le per­so­ne (e la natu­ra). Pre­scin­de dun­que dal­la fede – sia essa reli­gio­sa o poli­ti­ca – e ten­ta una sele­zio­ne di valo­ri a par­ti­re dall’osservazione del­le con­se­guen­ze, per appli­car­li a tut­ti sen­za distin­zio­ne, con l’intenzione real­men­te eti­ca di offri­re loro le mede­si­me, e mas­si­me, oppor­tu­ni­tà.
La dif­fe­ren­za è sostan­zia­le.

La Dichia­ra­zio­ne ne è un otti­mo esem­pio. Dal­la DUDU:

Pre­am­bo­lo
Con­si­de­ra­to che il rico­no­sci­men­to del­la digni­tà ine­ren­te a tut­ti i mem­bri del­la fami­glia uma­na e dei loro dirit­ti, ugua­li ed ina­lie­na­bi­li, costi­tui­sce il fon­da­men­to del­la liber­tà, del­la giu­sti­zia e del­la pace nel mon­do (…) Con­si­de­ra­to che è indi­spen­sa­bi­le che i dirit­ti uma­ni sia­no pro­tet­ti da nor­me giu­ri­di­che, se si vuo­le evi­ta­re che l’uomo sia costret­to a ricor­re­re, come ulti­ma istan­za, alla ribel­lio­ne con­tro la tiran­nia e l’oppressione (…)
Con­si­de­ra­to che una con­ce­zio­ne comu­ne di que­sti dirit­ti e di que­sta liber­tà è del­la mas­si­ma impor­tan­za per la pie­na rea­liz­za­zio­ne di que­sti impe­gni;
L’ASSEMBLEA GENERALE
pro­cla­ma la pre­sen­te dichia­ra­zio­ne uni­ver­sa­le dei dirit­ti uma­ni come idea­le comu­ne da rag­giun­ger­si da tut­ti i popo­li e da tut­te le Nazio­ni, al fine che ogni indi­vi­duo ed ogni orga­no del­la socie­tà, aven­do costan­te­men­te pre­sen­te que­sta Dichia­ra­zio­ne, si sfor­zi di pro­muo­ve­re, con l’insegnamento e l’educazione, il rispet­to di que­sti dirit­ti e di que­ste liber­tà e di garan­tir­ne, median­te misu­re pro­gres­si­ve di carat­te­re nazio­na­le e inter­na­zio­na­le, l’universale ed effet­ti­vo rico­no­sci­men­to e rispet­to (…)
Arti­co­lo 1
Tut­ti gli esse­ri uma­ni nasco­no libe­ri ed egua­li in digni­tà e dirit­ti. Essi sono dota­ti di ragio­ne e di coscien­za e devo­no agi­re gli uni ver­so gli altri in spi­ri­to di fra­tel­lan­za.
Arti­co­lo 2
Ad ogni indi­vi­duo spet­ta­no tut­ti i dirit­ti e tut­te le liber­tà enun­cia­te nel­la pre­sen­te Dichia­ra­zio­ne, sen­za distin­zio­ne alcu­na, per ragio­ni di raz­za, di colo­re, di ses­so, di lin­gua, di reli­gio­ne, di opi­nio­ne poli­ti­ca o di altro gene­re, di ori­gi­ne nazio­na­le o socia­le, di ric­chez­za, di nasci­ta o di altra con­di­zio­ne.
Arti­co­lo 18
Ogni indi­vi­duo ha dirit­to alla liber­tà di pen­sie­ro, di coscien­za e di reli­gio­ne (…)
Arti­co­lo 19
Ogni indi­vi­duo ha dirit­to alla liber­tà di opi­nio­ne e di espres­sio­ne (…)
Arti­co­lo 22
Ogni indi­vi­duo, in quan­to mem­bro del­la socie­tà, ha dirit­to (…) alla rea­liz­za­zio­ne (…) dei dirit­ti eco­no­mi­ci, socia­li e cul­tu­ra­li indi­spen­sa­bi­li alla sua digni­tà ed al libe­ro svi­lup­po del­la sua per­so­na­li­tà (…)
Arti­co­lo 26
L’istruzione deve esse­re indi­riz­za­ta al pie­no svi­lup­po del­la per­so­na­li­tà uma­na ed al raf­for­za­men­to del rispet­to dei dirit­ti uma­ni e del­le liber­tà fon­da­men­ta­li (…)
Arti­co­lo 29
Nell’esercizio dei suoi dirit­ti e del­le sue liber­tà, ognu­no deve esse­re sot­to­po­sto sol­tan­to a quel­le limi­ta­zio­ni che sono sta­bi­li­te dal­la leg­ge per assi­cu­ra­re il rico­no­sci­men­to e il rispet­to dei dirit­ti e del­le liber­tà degli altri (…)

Pro­prio i valo­ri di liber­tà e ugua­glian­za e pace, pre­si insie­me e non da soli, pon­go­no una soli­da base per quel “rispet­to reci­pro­co” e quel­la “cre­sci­ta di civil­tà” che vor­rem­mo fos­se­ro più pre­sen­ti, e vedia­mo man­ca­re pro­prio in occa­sio­ne di pri­vi­le­gi e pro­po­ste uni­la­te­ra­li come quel­le di cer­ta reli­gio­ne, di cer­ta poli­ti­ca. E poi quel­li di benes­se­re, cul­tu­ra, pen­sie­ro cri­ti­co e scien­ti­fi­co, anche que­sti aiu­ta­no la socie­tà, cioè le per­so­ne, a cre­sce­re e miglio­rar­si e rea­liz­zar­si a pia­ce­re, sen­za sta­gna­re in faci­li let­tu­re fazio­se del­la real­tà, inve­ri­fi­ca­te e inve­ri­fi­ca­bi­li ma ala­cre­men­te soste­nu­te e impo­ste agli altri (tan­to più man­ca­no quel­le pre­mes­se).
Sono que­ste pre­mes­se, a mio avvi­so, che meglio fre­na­no cer­te cre­den­ze e cer­te inten­zio­ni, per­ché le dis­sol­vo­no alla radi­ce. E, nel far­lo, alle­va­no un’altra sen­si­bi­li­tà, quel­la che appun­to vuo­le l’uomo e il cit­ta­di­no mas­si­ma­men­te libe­ro, indi­pen­den­te nel pen­sie­ro, alla ricer­ca del­la sua par­ti­co­la­re feli­ci­tà sapen­do che gli è con­ces­so, che la sua sarà pure diver­sa e stra­na, ma non ‘anor­ma­le’, ‘inna­tu­ra­le’, o di “serie B”, o fuo­ri leg­ge. A pat­to che con­ce­da la stes­sa chan­ce a tut­ti gli altri.

Ecco cosa vorrei trovare a scuola, luogo di formazione (culturale, ma anche interiore) per eccellenza, insieme alla famiglia.

Vor­rei che, se si toglies­se com’è oppor­tu­no quel sim­bo­lo par­ti­gia­no di una visio­ne del mon­do affat­to uni­ver­sa­le, e per mol­ti ver­si anche noci­va, non si lascias­se quel muro bian­co, ‘libe­ro’, come se tut­to faces­se ugual­men­te bro­do. Che non si rinun­cias­se a pro­por­re – per riflet­te­re, appro­fon­di­re, discu­te­re, veri­fi­ca­re, e poi sce­glie­re – un mini­mo di valo­ri real­men­te fon­dan­ti e fon­den­ti, con­di­tio sine qua non, né alla respon­sa­bi­li­tà che, come per­so­ne e come adul­ti, abbia­mo nei con­fron­ti del­le gio­va­ni gene­ra­zio­ni, e del­la socie­tà in cui sarem­mo con­ten­ti di vive­re.
Un muro bian­co o un mes­sag­gio gene­ri­co risol­vo­no la que­stio­ne solo sul bre­ve perio­do. Ma, se non si pro­ce­de in paral­le­lo a cam­bia­re il modo di pen­sa­re, non pas­se­rà mol­to pri­ma che qual­cun altro ci ripro­vi, dall’alto di una visio­ne del­la vita e del­le rela­zio­ni che appun­to non sarà cam­bia­ta. Anche su que­sto, dun­que, ser­vo­no “pre­se di posi­zio­ne sostan­zia­li e net­te”.
Nel­la socie­tà “qual­co­sa è già in moto da tem­po, in silen­zio”, è vero, ma non pos­sia­mo solo aspet­ta­re e spe­ra­re che “qual­co­sa” suc­ce­da. La “pro­spet­ti­va lai­ca e civi­le” va atti­va­men­te, inten­zio­nal­men­te crea­ta, soste­nu­ta e dife­sa in quan­to tale.

Si dirà, ed è vero, che anche questa è una forma di condizionamento, e di obbligo.

Sì, ma se come det­to la liber­tà tota­le è inac­cet­ta­bi­le, in con­vi­ven­za fra pari, e se è vero che di valo­ri uno Sta­to, e una per­so­na, comun­que se ne darà qua­li che sia­no, e se pure ogni scel­ta di valo­ri e ogni con­se­guen­te leg­ge, rego­la di con­vi­ven­za o obiet­ti­vo socia­le sono in sé stes­si un for­za­re, un pilo­ta­re e impor­re, alme­no con *que­ste pre­mes­se*, que­sto insie­me spe­ci­fi­co al con­tra­rio di tan­ti, l’imposizione è la mini­ma vera­men­te pos­si­bi­le, e gran­de, anzi mas­si­ma, inve­ce è la liber­tà, indi­pen­den­za e oppor­tu­ni­tà che si crea gra­zie ad esso, e di cui – all’interno di esso – si può final­men­te gode­re.

Il tema dun­que è cer­ta­men­te deli­ca­to, per­ché da una par­te vor­rem­mo tut­ti più liber­tà, più giu­sti­zia, più rispet­to, più benes­se­re, dall’altra quan­do si trat­ta di par­te­ci­pa­re atti­va­men­te alla loro rea­liz­za­zio­ne ci si accor­ge che que­sta in fon­do è una ‘visio­ne di vita’, e la rea­zio­ne più spon­ta­nea, alle­na­ta in anni di lot­ta con­tro ogni impo­si­zio­ne e pre­sun­ta veri­tà, è quel­la di rifiu­ta­re di impor­re a nostra vol­ta le nostre pre­sun­te veri­tà.
Eppu­re, quel­la pare­te non resta bian­ca comun­que, ed aste­ner­si dal­la ben­ché mini­ma pro­po­sta – coscien­ti dell’arbitrio, for­ti alme­no del­la veri­fi­ca dei fat­ti e quan­to meno inva­si­vi nell’offrirla – equi­va­le a con­dan­nar­si agli erro­ri del pas­sa­to.
Pare evi­den­te al sot­to­scrit­to, allo­ra, che ‘la lot­ta per la lai­ci­tà’ non avreb­be mai fine.

E tut­ta­via, la que­stio­ne così posta non sem­bra anco­ra susci­ta­re gran­de inte­res­se nel­la comu­ni­tà ita­lia­na dei non cre­den­ti.
Sin­to­ma­ti­co è sta­to il fat­to che pochi han­no pro­po­sto qual­co­sa che si rifa­ces­se a que­sta let­tu­ra del caso ‘cro­ci­fis­so in aula’, quan­do sol­le­ci­ta­ti a riflet­te­re su pos­si­bi­li alter­na­ti­ve. L’Uaar stes­sa non ha inclu­so la Dudu (o qual­co­sa di con­cet­tual­men­te simi­le) fra le semi­fi­na­li­ste, atte­nen­do­si alle più sug­ge­ri­te e sen­za pren­de­re posi­zio­ne.
Come ho scrit­to altre vol­te l’Uaar è tutt’ora in bili­co fra una con­ce­zio­ne (e una pro­po­sta) di lai­ci­tà ‘stret­ta’ e quel­la – più corag­gio­sa e meno banal­men­te ‘cor­ret­ta’ nei con­fron­ti di ‘tut­te le con­ce­zio­ni atee del mon­do’ sen­za distin­zio­ne di qua­li­tà (che tut­ta­via esi­ste, ecco­me!) – di una lai­ci­tà allar­ga­ta ai valo­ri di una con­vi­ven­za civi­le e quan­to più sod­di­sfa­cen­te per tut­ti. Per vari moti­vi, ma pri­mo fra tut­ti a mio avvi­so que­sta dif­fi­col­tà a voler pren­de­re posi­zio­ne sui valo­ri, che pure ha al suo inter­no. E, al suo inter­no, cre­sce nel tem­po la voglia (recen­tis­si­mo ad esem­pio è il bel rife­ri­men­to a un posi­ti­vo ‘oriz­zon­te lai­co’ da par­te del Segre­ta­rio uscen­te).
È inve­ce già il per­cor­so con­sa­pe­vo­le di quel­lo che nel resto del mon­do occi­den­ta­le è chia­ma­to secu­lar huma­ni­sm, o uma­ne­si­mo ateo.