L’inconciliabilità del Papa con la ragione


Pubblicato in Lettere ai direttori e Religioni e sètte
24 novembre 2012
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Spe­di­ta in sin­te­si ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni il 25/11/2012

Di que­sti tem­pi è da mol­ti sem­pre più sen­ti­ta l’esigenza di usa­re il cer­vel­lo, se non altro come arma di dife­sa dal­le mil­le pro­po­ste truf­fal­di­ne e ingan­ne­vo­li del­la poli­ti­ca, dei media, dei tan­ti ven­di­to­ri di paro­le. Una ten­den­za inte­res­san­te, que­sta di ‘cer­ca­re la veri­tà’, tan­to più dal momen­to che nes­su­no ci ha inse­gna­to come fare.
Sia­mo un po’ tut­ti auto­di­dat­ti, riguar­do a un uso cor­ret­to del­la logi­ca e del­le fon­ti: abbia­mo spes­so pre­fe­ri­to, per­ché que­sto ci veni­va chie­sto, segui­re, ade­guar­ci, dipen­de­re.
Lo scet­ti­ci­smo e l’analisi moder­ni han­no fat­to un gran dan­no, ad esem­pio, alle reli­gio­ni, le qua­li alla luce dei fat­ti stan­no per­den­do quel ‘grip’ men­ta­le sul­la mas­sa che pote­va­no van­ta­re in pas­sa­to. Bene­det­to XVI que­sto lo sa bene, e men­tre non per­de occa­sio­ne di riba­di­re quan­to dan­no­so sia il seco­la­ri­smo e quan­to l’uomo in real­tà abbia biso­gno del dio cat­to­li­co, nel­lo spe­ci­fi­co cor­re in aiu­to dei suoi fede­li con una Udien­za tut­ta incen­tra­ta sul­la ‘Ragio­ne­vo­lez­za del­la fede in Dio’ (21/11/12).
È neces­sa­rio infat­ti, che essi si sen­ta­no ras­si­cu­ra­ti del fat­to che il loro cre­de­re non è assur­do, irra­zio­na­le o scioc­co, e che quel­la del­la fede cat­to­li­ca non è da spo­star­si fra le pro­po­ste ingan­ne­vo­li di cui sopra.

E se il Papa che è il Papa, cimen­tan­do­si con il deli­ca­to argo­men­to secon­do i para­me­tri del­la ragio­ne, dimo­stras­se che la fede in Dio non solo ha sen­so logi­co, ma anzi per­met­te alla ragio­ne di arri­va­re a Dio, orbe­ne, sia chia­ro una vol­ta per tut­te.
Ma l’ho let­ta tre vol­te, e di dimo­stra­zio­ne nean­che l’ombra. Qual­cun altro ha avu­to la stes­sa impres­sio­ne?
I pun­ti salien­ti:

La fede per­met­te un sape­re auten­ti­co su Dio.  // E que­sto è ciò che si vuo­le dimo­stra­re.
Dio, infat­ti, non è assur­do, sem­mai è miste­ro. // Che Dio esi­sta è da dimo­stra­re. Che non sia assur­do pure (le sue qua­li­tà si con­trad­di­co­no). Se è miste­ro la ragio­ne non vi è anco­ra arri­va­ta.
Il miste­ro, a sua vol­ta, non è irra­zio­na­le, ma sovrab­bon­dan­za di sen­so, di signi­fi­ca­to, di veri­tà. // Da dimo­stra­re.
La fede per­met­te di guar­da­re il «sole», Dio (…) rico­no­scen­do il gran­de mira­co­lo: Dio (il qua­le) si è offer­to alla sua cono­scen­za, accon­di­scen­den­do al limi­te crea­tu­ra­le del­la sua ragio­ne. // Da dimo­stra­re.
Sant’Agostino (…) dice: «com­pren­di per cre­de­re e cre­di per com­pren­de­re».  // Che la fede con­sen­ta il sape­re è sem­pre da dimo­stra­re.
Sant’Anselmo dirà nel suo Pro­slo­gion che la fede cat­to­li­ca è ‘fides quae­rens intel­lec­tum’. // Da dimo­stra­re. Le pro­ve a prio­ri pre­sup­pon­go­no la fede e fal­li­sco­no per logi­ca. Quel­le a poste­rio­ri si bloc­ca­no al non sequi­tur.
San Tom­ma­so d’Aquino (mostra) quan­ta nuo­va fecon­da vita­li­tà razio­na­le deri­va al pen­sie­ro uma­no dall’innesto dei prin­ci­pi e del­le veri­tà del­la fede cri­stia­na. // Off topic.
Pao­lo vede nel­la Cro­ce (…) un fat­to sal­vi­fi­co che pos­sie­de una pro­pria ragio­ne­vo­lez­za rico­no­sci­bi­le alla luce del­la fede. // Fat­to e sal­vi­fi­co, da dimo­stra­re. Si tor­na a pre­met­te­re la fede al ragio­na­men­to (e alla sto­ria).
Il vero bene dell’umanità, acces­si­bi­le nel­la fede… // Che lo sia, e vice­ver­sa che quel­lo pro­po­sto dal­la fede cri­stia­na sia il ‘vero bene’ è da dimo­stra­re. Piut­to­sto, l’esperienza uma­na ci con­fer­ma che la fede non è infal­li­bi­le nel­la pra­ti­ca del bene, e che ad esso non è neces­sa­ria.
…apre l’orizzonte nel qua­le (la ricer­ca scien­ti­fi­ca) deve muo­ve­re il suo cam­mi­no di sco­per­ta. // La scien­za deve muo­ver­si solo entro l’etica, che la fede la rap­pre­sen­ti – fino a poter­la sosti­tui­re – è da dimo­stra­re.
Così la fede, vis­su­ta real­men­te, non entra in con­flit­to con la scien­za, piut­to­sto coo­pe­ra con essa. // Si è spo­sta­ta la que­stio­ne: dal­la ragio­ne­vo­lez­za del­la fede alla fede come sen­ti­nel­la. Tut­to anco­ra da dimo­stra­re.
La fede costi­tui­sce uno sti­mo­lo a cer­ca­re sem­pre (…). E’ fal­so il pre­giu­di­zio di cer­ti pen­sa­to­ri moder­ni, secon­do i qua­li la ragio­ne uma­na ver­reb­be come bloc­ca­ta dai dog­mi del­la fede. // Da dimo­stra­re. Abbia­mo inve­ce evi­den­za del con­tra­rio, il pre­giu­di­zio non è tale. Affer­ma­re che è fal­so non è pro­va­re che lo sia.
Affer­ma il Cate­chi­smo del­la Chie­sa Cat­to­li­ca… // Ecco, con­ti­nuia­mo con sem­pli­ci affer­ma­zio­ni.
…«La veri­tà di Dio è la sua sapien­za che reg­ge l’ordine del­la crea­zio­ne e del gover­no del mon­do. Dio che, da solo, «ha fat­to cie­lo e ter­ra», può dona­re, egli solo, la vera cono­scen­za di ogni cosa crea­ta nel­la rela­zio­ne con lui». // Ripe­tia­mo di nuo­vo la tesi da dimo­stra­re? Non è che ripe­ten­do in tan­te for­me la stes­sa pre­mes­sa, que­sta fac­cia da pro­va di sé stes­sa.
Nel Van­ge­lo vie­ne inau­gu­ra­to un nuo­vo uma­ne­si­mo, un’autentica «gram­ma­ti­ca» dell’uomo e di tut­ta la real­tà. (…) Sen­za Dio, infat­ti, l’uomo smar­ri­sce se stes­so. (…) Cono­scen­do­lo, sco­pre se stes­so, (…) la gran­dez­za e la digni­tà del­la vita uma­na. (…) La fede por­ta a sco­pri­re che (…) Lui solo appa­ga i desi­de­ri di veri­tà e di bene radi­ca­ti nell’anima di ogni uomo.  // Que­sti desi­de­ri sono pro­pri dell’essere uma­no, e que­sta è l’unica cosa pro­va­ta e pro­va­bi­le. Da que­sti nasce l’Umanesimo moder­no, che non è in alcun modo lega­to alla neces­si­tà di Dio. Que­sta ‘gram­ma­ti­ca’ è una teo­lo­gia, e que­sto ‘nuo­vo uma­ne­si­mo’ all’inverso una teo­cra­zia, in cui il cen­tro è Dio e l’uomo – altri­men­ti inet­to pec­ca­to­re – si limi­ta a ser­vi­re, ado­ra­re, rin­gra­zia­re e dipen­de­re, con tut­to sé stes­so. Chia­ma­la digni­tà.

Come pare evi­den­te, il Papa affer­ma ma non dimo­stra che fede e ragio­ne sono con­ci­lia­bi­li e neces­sa­rie l’una all’altra.

In altre paro­le, ne par­la dal pun­to di vista del­la fede, con il lin­guag­gio del­la sua fede, per pre­mes­se e pro­mes­se di fede, sen­za ade­guar­si alle dure rego­le del­la logi­ca e dell’argomentazione razio­na­le.
Que­sta delu­den­te tra­scu­ra­tez­za non è casua­le, ma neces­sa­ria e impli­ci­ta a qual­sia­si fede tan­to for­te, la qua­le non può che par­ti­re dagli assun­ti indi­mo­stra­bi­li che ne costi­tui­sco­no l’essenza, blin­dan­do­li con­tro ogni evi­den­za del con­tra­rio. E il cre­de­re di aver­lo fat­to secon­do il rigo­re del­la ragio­ne, tra­for­man­do un ser­mo­ne in ragio­na­men­to, è una del­le peg­gio­ri feri­te che un cre­do dog­ma­ti­co è in gra­do inflig­ge­re al sin­go­lo e alla gen­te, insie­me alla neces­si­tà emo­ti­va di ingi­noc­chiar­si a un esse­re supe­rio­re per capi­re l’etica.
Qui le tro­via­mo entram­be. Ma il Papa è un pover’uomo che ha anche tut­to l’interesse ad inse­gna­re di que­sto. Il vero dram­ma è l’impatto di tali idee sul greg­ge in ascol­to, nel­la misu­ra in cui con­ti­nui­no ad esse­re pre­se per lezio­ni di logi­ca e di vita.

Se così è, ogni ten­ta­ti­vo di con­ci­lia­re que­sti due anti­te­ti­ci meto­di di ricer­ca del vero è desti­na­to a rive­lar­ne inve­ce dif­fe­ren­ze e man­can­ze l’uno per l’altro. Il fat­to è che la ragio­ne met­te in discus­sio­ne tut­to sen­za riser­ve, per­ché non deve pro­teg­ge­re sé stes­sa o i suoi risul­ta­ti. Ma la fede vi oppo­ne un limi­te inva­li­ca­bi­le, alme­no riguar­do i suoi fon­da­men­ti dog­ma­ti­ci. Dal­la loro pre­sun­ta esi­sten­za e dal­la vali­di­tà del­la scel­ta di fede dipen­de diret­ta­men­te tan­to la pre­po­ten­te idea di ‘sal­vez­za eter­na’ quan­to i sen­so del­la pro­pria inte­gri­tà, per il cre­den­te.
Il qua­le a un cer­to pun­to deve accor­ger­si di que­sto limi­te, e allo­ra del­le tre l’una: o lo supe­ra e in tut­ta one­stà smet­te di cre­de­re; o lo accet­ta ma sce­glie di cre­de­re per­ché o nono­stan­te l’absurdum; o anco­ra si spen­de in con­ti­nui eser­ci­zi men­ta­li cer­can­do di con­vin­cer­si – e con­vin­ce­re – che il con­cet­to di fede razio­na­le non sia una con­trad­di­zio­ne in ter­mi­ni, un ossi­mo­ro. Così è sta­to per que­sto papa, come per il suo pre­de­ces­so­re e – tri­ste­men­te – per una infi­ni­tà di cri­stia­ni. Non è obbli­ga­to­rio.

Libe­rar­se­ne è sem­pre pos­si­bi­le.

Capi­sco bene il desi­de­rio di cer­ti cre­den­ti di sen­tir­si anche total­men­te razio­na­li, e di appa­ri­re tali, nel­la pro­pria fede. Non esser­lo fa brut­to, ma soprat­tut­to ci da la sot­ti­le, ter­ri­bi­le sen­sa­zio­ne di tra­di­re la nostra stes­sa natu­ra. Ed è così. Ma non si può ave­re l’una e l’altra cosa – ricer­ca e zone incal­pe­sta­bi­li, logi­ca ed erro­ri di logi­ca, ragio­ne e libri sacri, impe­gno intel­let­tua­le a tre­quar­ti. Non in que­sto mon­do. A meno di men­ti­re a sé stes­si.