La religione come fonte del male: il ‘nuovo ateismo’ e il mio punto di vista


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo e Religioni e sètte
12 gennaio 2008
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È sta­to defi­ni­to ‘nuo­vo atei­smo’ quel movi­men­to moder­no, di pro­por­zio­ni cre­scen­ti in Ita­lia e nel mon­do, di atei orgo­glio­sa­men­te tali – filo­so­fi, scien­zia­ti, intel­let­tua­li, arti­sti, per­si­no poli­ti­ci, e natu­ral­men­te per­so­ne comu­ni – i qua­li non han­no più pro­ble­mi a dichia­rar­si pub­bli­ca­men­te non cre­den­ti, ed anzi a far sen­ti­re la pro­pria opi­nio­ne attra­ver­so libri, siti web, pro­get­ti, inter­ven­ti, inter­vi­ste e quant’altro.

Non che l’ateismo sia una cosa nuo­va in sé, ma è pro­prio que­sto vocia­re, que­sto sol­le­va­re que­stio­ni sull’etica e la reli­gio­ne, l’aperto rifiu­ta­re la veste di ‘per­so­ne cat­ti­ve’ gen­til­men­te offer­ta dal pre­giu­di­zio reli­gio­so, l’intenzionale atti­vi­tà pub­bli­ca, a far­ne un movi­men­to ‘nuo­vo’ e inno­va­to­re.

Nel 2007, a dimo­stra­zio­ne di come i tem­pi sia­no matu­ri, Daw­kins, Hit­chens, Har­ris, Den­nett, Onfray, D’Arcais, Odi­fred­di, han­no fat­to par­la­re di sé al pun­to che l’ateismo è diven­tan­to un feno­me­no di cui discu­te­re: i loro spes­so note­vo­li argo­men­ti han­no impo­sto una rifles­sio­ne (ser­ve un dio per vive­re?), pro­dot­to appro­fon­di­men­ti (ten­go­no le basi sto­ri­che, razio­na­li, eti­che del­la fede?), vivi­fi­ca­to il dibat­ti­to (qual’è la visio­ne di vita miglio­re?), offer­to a mol­ti un esem­pio da segui­re, sol­le­va­to inchie­ste sui pri­vi­le­gi alle chie­se, lan­cia­to la revi­sio­ne di sta­ti­sti­che (quan­ti sono i non cre­den­ti al mon­do, in effet­ti?), ..

Bene!! Tut­to que­sto è stu­pen­do. I dub­bi su dèi, reli­gio­ni, valo­ri e siste­mi di vita che tan­ta gen­te cova in sé oggi tro­va­no inte­res­san­ti e fon­da­te rispo­ste, da cui tra­spa­re una visio­ne del mon­do che può ben fare a meno degli dèi, e fon­dar­si su un’etica uma­na vera­men­te rispet­to­sa di tut­ti.

Cosa si può cri­ti­ca­re, di que­sto ‘nuo­vo atei­smo’? 2 cose, a mio pare­re: innan­zi­tut­to, il par­la­re più di atei­smo che di uma­ne­si­mo ateo. La cosa è ben diver­sa: il pri­mo è il sem­pli­ce non cre­de­re, il secon­do è una visio­ne di vita com­ple­ta. Ed è pro­prio su que­sta che – come atei – dob­bia­mo pun­ta­re, anzi­ché far­la solo intra­ve­de­re, per­ché

  • Più spes­so che no, è pro­prio que­sto che noi atei pro­via­mo e pen­sia­mo dav­ve­ro del­la vita!
  • È solo que­sto che pos­sie­de i requi­si­ti per un cam­bia­men­to rea­le in meglio del­la nostra socie­tà (men­tre l’ateismo da que­sto pun­to di vista è ‘vuo­to’);
  • Ha mol­to più sen­so pro­por­re una visio­ne di vita, lad­do­ve le reli­gio­ni pub­bli­ciz­za­no le loro;
  • È il modo miglio­re per far tace­re il pre­giu­di­zio secon­do cui l’ateo non ha valo­ri né eti­ca:

- Tu cre­di in dio?
– No, sono un ateo uma­ni­sta..
– ..Ah!

  • È sot­to l’ala dell’umanesimo che è più faci­le radu­nar­ci e sen­tir­ci vivi insie­me, come un vero grup­po socia­le.

In secon­do luo­go, que­sto: una del­le cri­ti­che che alcu­ni espo­nen­ti del ‘nuo­vo atei­smo’ (non tut­ti!) muo­vo­no alla reli­gio­ne, in par­ti­co­la­re ai 3 mono­tei­smi (cri­stia­ne­si­mo, ebrai­smo, islam) è che sareb­be sol­tan­to por­ta­tri­ce di asso­lu­ti­smo e repres­sio­ne, dun­que di vio­len­za fra per­so­ne, e poten­zial­men­te di guer­re vere e pro­prie.
Que­sto è indub­bia­men­te vero, a mio pare­re, ma solo in par­te.

La real­tà dei fat­ti, che dovreb­be bal­za­re anche agli occhi di ogni ‘nuo­vo’ ateo, è che sì, la sto­ria ci dice che la reli­gio­ne è sta­ta spes­so usa­ta a que­sti igno­bi­li sco­pi, ma non *solo* per que­sti. Fra i cre­den­ti, a dire il vero soprat­tut­to i sem­pli­ci cre­den­ti piut­to­sto che le gerar­chie, ci sono e ci sono sem­pre sta­te per­so­ne mera­vi­glio­se, e per­so­ne che han­no dato mol­to agli altri in ter­mi­ni di aiu­to pra­ti­co e spi­ri­tua­le. Impos­si­bi­le negar­lo, direi, a meno di non indos­sa­re i para­oc­chi del pre­giu­di­zio fana­ti­co che pro­prio noi atei spes­so lamen­tia­mo di nota­re sul viso dei cre­den­ti più bigot­ti.

Chia­ri­to, dove­ro­sa­men­te, que­sto secon­do aspet­to, non inten­do però sot­to­va­lu­ta­re il pri­mo.

Ecco un pez­zo che ho scrit­to per la pros­si­ma edi­zio­ne del mio ‘Il Pic­co­lo Ateo’: è diven­ta­to piut­to­sto lun­go e non so anco­ra se ce lo inse­ri­rò così com’è, ma il tema è comun­que trop­po impor­tan­te per evi­tar­lo. Ve lo anti­ci­po (in ante­pri­ma!) 😀

Sosten­go non che la reli­gio­ne sia la cau­sa ulti­ma del­la vio­len­za nel mon­do, ma che pos­sa esser­ne un otti­mo stru­men­to. E non per una fede male inte­sa, ma pro­prio per come può cor­ret­ta­men­te esse­re inter­pre­ta­ta.

Alla base c’è l’uomo e la sua sete di pote­re: la reli­gio­ne con il suo Dio indi­scu­ti­bi­le può offrir­gli sia un for­mi­da­bi­le appog­gio al con­trol­lo degli altri, sia una giu­sti­fi­ca­zio­ne teo­ri­ca a que­sti com­por­ta­men­ti.

Una reli­gio­ne così usa­ta è la sem­pli­ce mani­fe­sta­zio­ne del­la pri­mi­ti­va men­ta­li­tà potere‐obbedienza. È la men­ta­li­tà del dit­ta­to­re, e da che mon­do è mon­do ogni auto­ri­tà del gene­re si è cre­du­ta *supe­rio­re* in modo asso­lu­to, vuoi per dirit­to divi­no, per ‘san­gue blu’, per ori­gi­ni di raz­za, età, posi­zio­ne, e quant’altro. Bon­tà e giu­sti­zia appar­ter­reb­be­ro all’autorità.. al di là di bon­tà e giu­sti­zia effet­ti­ve! Ma una dif­fe­ren­za, una con­di­zio­ne che deter­mi­ni il van­tag­gio dell’uno sull’altro non esi­ste al mon­do, è un fan­ta­sma arti­fi­cia­le, crea­to in cat­ti­va ma spes­sis­si­mo anche in buo­na fede (inco­scien­te­men­te) pro­prio per giu­sti­fi­ca­re pri­vi­le­gi, rego­le e dirit­ti non difen­di­bi­li per sé stes­si.
La reli­gio­ne in que­sto è par­ti­co­lar­men­te effi­ca­ce, in quan­to giu­sti­fi­ca il pote­re legan­do­si nien­te­me­no che all’idea di per­fe­zio­ne divi­na, qual­co­sa in cui è incon­ce­pi­bi­le tro­va­re un difet­to, per­ché per defi­ni­zio­ne non sba­glia: Chi ve lo tro­va sarà dun­que auto­ma­ti­ca­men­te in erro­re, chi non è d’accordo dev’essere ovvia­men­te malvagio/a.
Un’altra situa­zio­ne in cui si svi­lup­pa­no facil­men­te rela­zio­ni di pote­re è anco­ra oggi la fami­glia, quan­do i figli fin da pic­co­li (dipen­den­ti, fidu­cio­si e anco­ra pri­vi di stu­men­ti) subi­sco­no i com­por­ta­men­ti devia­ti di geni­to­ri auto­ri­ta­ri, spes­so sin­ce­ri ma inca­pa­ci (man­can­ti anch’essi di que­gli stru­men­ti, per non aver­li mai potu­ti appren­de­re), a loro vol­ta cre­sciu­ti in tale atmo­sfe­ra e dun­que di essa incon­sa­pe­vo­li. Per con­to mio, quest’ultima è la base di tut­to: se è pos­si­bi­le che da adul­ti ci fac­cia­mo con­di­zio­na­re, figu­ria­mo­ci da bam­bi­ni!!

La bon­tà del­la pro­pria visio­ne del mon­do va misu­ra­ta sui risul­ta­ti e attra­ver­so il con­fron­to, in quel rispet­to reci­pro­co che par­te dall’idea che – in quan­to uma­ni – godia­mo di ugua­le dirit­to a liber­tà, benes­se­re e auto­de­ter­mi­na­zio­ne. Il pote­re – come siste­ma di oppres­sio­ne – ha ragio­ni indub­bia­men­te fal­se, che a vol­te sol­le­va­no più di un sor­ri­so, o del bona­rio com­pa­ti­men­to, a pat­to però di non esser­ci anco­ra immer­si den­tro: chi cre­de­reb­be oggi alla divi­ni­tà dell’imperatore, o alla supe­rio­ri­tà del maschio o del bian­co, se non chi anco­ra cre­sces­se in tale ambien­te?
Nes­su­na novi­tà e nes­su­na sopre­sa, quin­di: una reli­gio­ne così inte­sa nutre per natu­ra una pre­sun­zio­ne che può diven­ta­re fana­ti­smo, favo­ri­sce un’intolleranza che può far­si impo­si­zio­ne vio­len­ta. Non solo la gran­de vio­len­za fra civil­tà e Sta­ti, ma la pic­co­la, quel­la di ogni gior­no, intor­no a noi; e non solo la vio­len­za fisi­ca, ma anche quel­la psi­co­lo­gi­ca (che può esse­re per­si­no peg­gio­re). Così è per l’educazione dei bam­bi­ni: la sof­fe­ren­za subi­ta e rimos­sa, o accet­ta­ta come for­ma di bell’amore, ci ren­de­re­rà a nostra vol­ta oppres­so­ri od oppres­si, for­se pro­tet­ti­vi e amo­re­vo­li ma insen­si­bi­li e seve­ri, o ci spin­ge­rà a una ribel­lio­ne inco­scien­te, sen­za fre­no e con dan­no.. pun­tan­do il dito alla qua­le oppres­so e oppres­so­re avran­no buon gio­co nel sen­tir­si nel giu­sto, il pri­mo nel­la sua pas­si­va pri­gio­nia, il secon­do come dispo­ti­co gen­dar­me, entram­bi aggrap­pa­ti alle pro­prie idee fis­se (e tor­na il dog­ma!) e alle pro­prie distor­te spe­ran­ze (sono bravo/a, ama­mi Padre! Noi non mori­re­mo.), ormai cie­chi e sor­di agli altri e a sé stes­si.

Pen­so che pos­sia­mo rico­no­scer­ci in que­sto sta­to di cose, per aver­lo vis­su­to o visto vive­re, o appre­so dal­la sto­ria e dal­la cro­na­ca.. E se è vero, allo­ra anche tan­ti luci­di cre­den­ti non avran­no dif­fi­col­tà a tro­var­si d’accordo con la mia tesi.

La men­ta­li­tà del dit­ta­to­re pro­du­ce rap­por­ti di pote­re, e – quel che è più gra­ve – una rigi­di­tà di pen­sie­ro e sen­ti­men­to che è l’ideale ter­re­no di nuo­vi rap­por­ti di pote­re: ci met­tia­mo nel­le con­di­zio­ni di rifa­re gli stes­si erro­ri.
E atten­zio­ne: sareb­be gra­ve scam­bia­re que­sta per­si­sten­te con­di­zio­ne per natu­ra­le e ine­vi­ta­bi­le. È solo quel­la che, nata in tem­pi anti­chi di igno­ran­za, biso­gno e vio­len­za, abbia­mo ere­di­ta­to e ci tra­sci­nia­mo die­tro. È solo una che ten­de a ripro­dur­si facil­men­te, nel­la misu­ra in cui ci ren­de cie­chi ai suoi stes­si difet­ti. È ovvio che, fin­ché ci com­por­te­re­mo così, i risul­ta­ti saran­no ugua­li. Chi può mera­vi­gliar­si se ci rina­sce den­tro quel­la scel­le­ra­ta e pre­sun­tuo­sa ‘sete di pote­re’?

Uscia­mo dal gio­co! Oggi, che ne abbia­mo con­sa­pe­vo­lez­za, pos­sia­mo fare meglio. E dun­que sta­re meglio!
Por­tia­mo­ci fuo­ri da que­sta dina­mi­ca dan­no­sa e impe­dia­mo che si ripe­ta. Com­por­tia­mo­ci con rispet­to, e lascia­mo pesa­re le nostre azio­ni per il bene che effet­ti­va­men­te por­ta­no o non por­ta­no, inve­ce che per stu­pi­di pre­giu­di­zi che con esso non han­no a che fare.
Ammet­tia­mo le nostre col­pe, i nostri limi­ti, cre­scia­mo insie­me.
Dia­mo­ci sti­ma e rispet­to.
Guar­dia­mo i vec­chi erro­ri con com­pas­sio­ne, e i suc­ces­si con orgo­glio.. Impa­ria­mo dal­la nostra sto­ria per cam­bia­re a pic­co­li pas­si il nostro pre­sen­te. E con esso, il futu­ro!!
Sarà dif­fi­ci­le, a vol­te mol­to dif­fi­ci­le, ma più faci­le di quan­to cre­dia­mo. Sarà dolo­ro­so, a vol­te mol­to dolo­ro­so, ma meno di quan­to temia­mo.

La stra­da per uscir­ne è segna­ta, oggi pos­sia­mo miglio­rar­ci in modo radi­ca­le e defi­ni­ti­va­men­te smet­ter­la di far­ci del male. Il pri­mo pas­so è abban­do­na­re la men­ta­li­tà del dit­ta­to­re, del rap­por­to di pote­re, dell’autorità impo­sta e intoc­ca­bi­le, dun­que vile e ten­den­zial­men­te vio­len­ta, rigi­da e per­ciò spes­so ina­dat­ta.
Il secon­do è adot­ta­re la men­ta­li­tà del rispet­to reci­pro­co, del rap­por­to di ugua­glian­za nei dirit­ti di base, del­la respon­sa­bi­li­tà con­di­vi­sa e mes­sa alla pro­va, dun­que corag­gio­sa e ten­den­zial­men­te paci­fi­ca, sen­si­bi­le, fles­si­bi­le, e per­ciò più fun­zio­na­le”.