Umanesimo ateo, passi avanti (ancora incerti) nell’Uaar


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
10 maggio 2017
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Sco­pro oggi che in home sul sito Uaar cam­peg­gia fra le altre sli­de un bel richia­mo all”Umanismo’ e ai suoi prin­cì­pi. Ne ho gran­de pia­ce­re per­so­na­le, miti­ga­to dal fat­to che non si trat­ta di una aper­ta pre­sa di posi­zio­ne a favo­re. Tut­ta­via se ne par­la, e lo si apprez­za come tale.
Mal­gra­do le incer­tez­ze (un paio anche di con­te­nu­to, non a caso) tro­vo sia estre­ma­men­te posi­ti­vo. L’Uaar è una asso­cia­zio­ne for­te­men­te rap­pre­sen­ta­ti­va a cui anco­ra man­ca que­sto ‘pez­zo’ a mio avvi­so essen­zia­le.

Umanesimo ateo, secolare, laico, e Uaar Unione atei agnostici

L’arti­co­lo lin­ka­to (feb­bra­io 2017) spie­ga come i ter­mi­ni atei­smo e agno­sti­ci­smo abbia­no “una con­no­ta­zio­ne nega­ti­va, alme­no nell’immaginario comu­ne” per­ce­pi­ta anche da “mol­ti non cre­den­ti”.
“Ma a livel­lo inter­na­zio­na­le le asso­cia­zio­ni omo­lo­ghe all’UAAR han­no nel tem­po abbrac­cia­to una diver­sa defi­ni­zio­ne, che è al tem­po stes­so indi­pen­den­te da ogni rife­ri­men­to al divi­no, e for­te­men­te con­no­ta­ta da un pun­to di vista costrut­ti­vo e pro­po­si­ti­vo. È lo huma­ni­sm”.

Ben det­to.
Ammet­ten­do che come paro­la “pur­trop­po in Ita­lia non si sa mai come tra­dur­re” (aven­do comun­que l’Uaar pre­fe­ri­to uma­ne­si­mo “nel­le pub­bli­ca­zio­ni di Nes­sun Dog­ma”), l’articolo pro­se­gue dan­do “una defi­ni­zio­ne con­di­vi­sa del­lo huma­ni­sm”, pre­sa dal­la IHEU “che riu­ni­sce più di cen­to asso­cia­zio­ni di non cre­den­ti (tra le qua­li l’UAAR) in tut­to il mon­do”, final­men­te tra­dot­ta in ita­lia­no (“col nostro aiu­to”), “a dimo­stra­zio­ne che non biso­gna esse­re cre­den­ti per ave­re una visio­ne del mon­do posi­ti­va, un’etica, un impe­gno socia­le”.

Il pun­to 1 del­la Dichia­ra­zio­ne, per dire, affer­ma: “L’Umanismo è una posi­zio­ne eti­ca. Affer­ma il valo­re, la digni­tà e l’autonomia dell’individuo così come il dirit­to di ogni esse­re uma­no alla più gran­de liber­tà pos­si­bi­le”. Indi­vi­duo, cioè ogni sin­go­lo indi­vi­duo. Pos­si­bi­le, cioè la mas­si­ma, ma non infi­ni­ta, ovve­ro “com­pa­ti­bil­men­te con i dirit­ti degli altri”.

Come si leg­ge, non è che si dica che l’Uaar l’abbia fat­ta pro­pria, che sia il suo pro­prio pun­to di vista (indi­ca­ti­va è lo stes­so alta­le­na­re sul ter­mi­ne*), ma che la sostie­ne e la apprez­za.
E non è poco, dato che l’Uaar non è nata con que­sta visio­ne o que­sti pro­po­si­ti, e si è sem­pre tro­va­ta a dover fare i con­ti al suo inter­no con atei e agno­sti­ci che uma­ni­sti non sono e/o non ne voglio­no sape­re, spes­so para­ti die­tro al ‘ma c’è un’etica per ogni ateo’ e un sec­co ‘viva la liber­tà’.

In que­sto sen­so, par­la­re di uma­ne­si­mo qua­le insie­me di prin­cì­pi che mas­si­ma­men­te con­sen­to­no ad (ogni) indi­vi­duo la (sua) mas­si­ma liber­tà (pos­si­bi­le) – con­cet­to alla base di quel­la liber­tà e di quel­la diver­sa eti­ca per­so­na­le, ma sen­za l’ingenuità (sospet­ta) di rite­ner­le tut­te ugual­men­te vali­de, ugual­men­te fun­zio­na­li, e quin­di con­ce­di­bi­li in una socie­tà di pari – è eccel­len­te.
E allo­ra ben ven­ga ogni accen­no ad esso dell’Uaar.
Uaar che,
pur nel suo aste­ner­si inten­zio­na­le da una pre­sa di posi­zio­ne sul­la sua pro­pria eti­ca di Unio­ne, da sem­pre in real­tà si fon­da, oltre che su razio­na­li­tà e mero atei­smo, pro­prio sul dirit­to di cia­scu­no alla sua vita in con­di­zio­ni di pace, ugua­glian­za, non pre­va­ri­ca­zio­ne (da cui ad esem­pio le sue bat­ta­glie di lai­ci­tà).

Uma­ne­si­mo.

O Uma­ni­smo.
O come lo si vuo­le chia­ma­re.
Ma urge chia­mar­lo.

Bra­va Uaar, for­za Uaar.  😉

(*) Que­sta cosa del ‘pro­ble­ma del nome’ è a mio pare­re un’inutile con­trat­tem­po. Una vol­ta deci­so per il gran­de pas­so – l’adozione aper­ta di que­sta dire­zio­ne di prin­cì­pio – si scel­ga un nome e lo si usi.

Con­si­de­ro ‘uma­ni­smo’ un erro­re di tra­du­zio­ne (human‐ism si tra­du­ce con -esi­mo, stop), ma pazien­za.

Volen­do inve­ce usa­re il – già esi­sten­te, cono­sciu­to e subi­to asso­cia­to a uomo, e non un altro ‘ismo’ – ter­mi­ne uma­ne­si­mo, basta a mio avvi­so accop­piar­ci rego­lar­men­te l’aggettivo ‘ateo’ (o ‘seco­la­re’, o anche ‘lai­co’).
Se ne ottie­ne un dop­pio van­tag­gio imme­dia­to: la distin­zio­ne net­ta con l’umanesimo quat­tro­cen­te­sco, e quel­la dall’umanesimo moder­no come (legit­ti­ma) scel­ta anche da par­te di cre­den­ti.
Nel mani­fe­sto di uma­ne­si­mo ateo, ad esem­pio, così appun­to liqui­do la que­stio­ne:

Rispet­to all’Umanesimo rina­sci­men­tale non fa del­la clas­si­cità un mito, non è un movi­mento di éli­te, e per­de ogni dipen­denza dal Cri­stia­ne­simo. Ovve­ro da qual­siasi reli­gione e fede dog­ma­tica, come da ogni idea di ‘sopran­na­tu­rale’. (…) In que­sto sen­so, l’Umanesimo abbrac­ciato fino in fon­do non può esse­re che seco­lare, cioè espli­ci­ta­mente ateo e agno­stico, e seb­bene di esso sia pos­si­bile una for­ma anco­ra reli­giosa e una volu­ta­mente neu­trale, è così che lo inten­diamo in que­sta sede”.

D’altro can­to è un fat­to che nel mon­do que­sta ‘world­view’ è già lar­ga­men­te adot­ta­ta pro­prio dai non cre­den­ti che han­no quei prin­cì­pi.
Si trat­ta di far­lo anche in Ita­lia, par­lan­do­ne da atei uma­ni­sti.