La paura di sentirsi intolleranti: il caso Uaar.


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
2 marzo 2018
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A ben guar­da­re l’accaduto (la chiu­su­ra del Forum Uaar), nel suo pic­co­lo cla­mo­ro­so, è casual­men­te esem­pla­re di quel­la gene­ra­le man­can­za di posi­zio­ne net­ta a favo­re dell’etica uma­ni­sta – o, per usa­re un ter­mi­ne più apprez­za­to in Uaar, lai­ca – che da tem­po è un suo pro­ble­ma.

L’Uaar come Uaar ha un orien­ta­men­to ateo razio­na­li­sta, lai­co, demo­cra­ti­co, uma­ni­sta, è scrit­to in più pun­ti nel­le pagi­ne del sito, è com­pren­si­bi­le dal­le sue atti­vi­tà, è intui­bi­le dal­le affi­lia­zio­ni euro­pee. Non c’è una vera pre­sa di posi­zio­ne ma si capi­sce che è così. Anche que­sto è un sin­to­mo. L’Uaar nasce come Continua ⋯▸

Il forum Uaar chiude. Troppa libertà uguale nessuna libertà.

Il forum Uaar è chiuso e in sola lettura. Era prevedibile? Certamente. L'asprezza dell'atmosfera è stata determinante, nel mandare via affezionati utenti e anche nel non favorire nuova partecipazione. Una piaga affatto nuova, che negli anni non si è saputo gestire. Diciamocelo.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
2 marzo 2018 + edit 1 ottobre 2018
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Sen­za fare nomi né dare col­pe,
mi sal­ta all’occhio che fra l’applicazione rigi­da del rego­la­men­to e la discre­zio­na­li­tà con­ces­sa alla mode­ra­zio­ne non si è tro­va­ta una via di mez­zo effi­ca­ce.
A que­sto cre­do vada aggiun­ta la rego­la non scrit­ta con cui di fon­do l’amministrazione ha pen­sa­to al forum come luo­go in cui se non tut­to mol­to è con­ces­so, in nome del­la liber­tà di paro­la e dell’auto-moderazione per matu­ri­tà civi­le.
Con ciò si è crea­to il ‘para­dos­so del­la tol­le­ran­za’ di pop­pe­ria­na memo­ria e, Continua ⋯▸

L’inferno come conseguenza logica: il fallimento del cristianesimo.


Pubblicato in Religioni e sètte
30 settembre 2017 + edit 3 ottobre 2017
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La que­stio­ne dell’inferno come ‘sta­to’ e non ‘luo­go’ è esem­pla­re sia del meto­do cat­to­li­co del ‘rigi­rar­si la frit­ta­ta’©, sia del­la fra­gi­li­tà (o ine­si­sten­za) dell”ispirazione divi­na’®, sia cer­ta­men­te del­la fumo­si­tà incon­si­sten­te del­la fede, che ren­de cre­du­li nono­stan­te tut­to quel­lo spa­del­la­re ispi­ra­to.

L’iconografia sul tema non è nata né ha gira­to per seco­li sino ad ora per caso. C’è una base bibli­ca e uno sco­po spe­ci­fi­co nel suo uso inten­zio­na­le. La fabu­la in sur­round e tech­ni­co­lor dove­va par­la­re allo sto­ma­co e al cuo­re – l’immagine all’immaginazione – instil­lan­do e ampli­fi­can­do pau­ra, col­pa, sot­to­mis­sio­ne.

Evi­tan­do di par­la­re di luo­go si vor­reb­be sfu­ma­re l’idea del­la tor­tu­ra fisi­ca, con­tro cui Continua ⋯▸

Di Maio, il popolino e il miracolo prossimo venturo.


Pubblicato in Religioni e sètte e Politica ed economia
22 settembre 2017
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Spe­di­ta oggi ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni.

Caro diret­to­re,
che un Di Maio baci una reli­quia non dovreb­be sca­te­na­re pole­mi­che di con­ve­nien­za. Se pro­prio voles­si­mo indi­gnar­ci, potrem­mo pen­sa­re a tre cose che l’episodio ricor­da con chia­rez­za: l’Italia è un Pae­se a lai­ci­tà zop­pa. Pun­tua­le la poli­ti­ca si genu­flet­te alla reli­gio­ne, nel nostro caso cat­to­li­ca, per sin­ce­ra fede, mero cal­co­lo, dipen­den­za mora­le.
L’Italia è un Pae­se in cui la poli­ti­ca, come la reli­gio­ne, ci par­la per slo­gan, sel­fie, sim­bo­li e pro­mes­se.
L’Italia è un Pae­se in cui il popo­lo è in gran par­te disa­bi­tua­to alla cal­ma rifles­sio­ne cri­ti­ca, e sim­bo­li e pro­mes­se è pron­to a chia­ma­re veri­tà.

Allo­ra il poli­ti­co qual che sia, che – in pri­ma fila come isti­tu­zio­ne – si inchi­na e bacia ampol­le o anel­li, non è che un uomo di quel popo­lo che si è fat­to o è sta­to reso popo­li­no.

Se è così, e pur notan­do le dovu­te ecce­zio­ni, il vero mira­co­lo sarà cam­bia­re que­sta situa­zio­ne.
E non per gra­zia di chi scio­glie­reb­be san­gue qui e lasce­reb­be crol­la­re scuo­le altro­ve, né per mano di chi si limi­ta a pre­ghie­re e devo­zio­ne ver­so alta­ri e scran­ni. Se acca­drà, sarà per l’interesse e nell’interesse di uomi­ni e don­ne dispo­sti a guar­da­re in viso la cru­da – e mera­vi­glio­sa – real­tà.

La sua opi­nio­ne?

Uaar ieri e oggi: 30 anni e 30 e lode!

Trent'anni e non sentirli, l'umanesimo ateo rende giovani? ;-)
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
19 settembre 2017 + edit 5 ottobre 2018
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In occa­sio­ne del suo tren­ten­na­le, l’Uaar – Unio­ne degli Atei e degli Agno­sti­ci Razio­na­li­sti, asso­cia­zio­ne nazio­na­le –  si è fat­ta un gran bel rega­lo: così oggi si pre­sen­ta a soci, sim­pa­tiz­zan­ti e oltre.

Uaar, festival laico umanista 2017

Net­to, chia­ro, for­te, final­men­te!
Gran­de Uaar!

Altri (atei, e maga­ri soci) for­se stor­ce­ran­no il naso. Per me Continua ⋯▸

Immigrazione: accoglienza, non buonismo.
La crisi è umanitaria, ma anche di sistema.

Oggi 2 link mi hanno rimbalzato in faccia il problema. Ci sono giorni che non lo puoi scordare. Ma la narrazione sui media è fortemente carente, e allora se vuoi farti un'idea devi fare fact-checking da te. Scoprendo che le cose stanno anche peggio.
Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
12 agosto 2017 + edit 5 ottobre 2018
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Il pri­mo link è un pod­ca­st di Radio24, Dati, fat­ti e nume­ri sull’immigrazione.

La chia­ma­no emer­gen­za, la chia­ma­no inva­sio­ne. L’immigrazione è un feno­me­no strut­tu­ra­le che va gesti­to bene. Cer­chia­mo di dis­si­pa­re la neb­bia che si è crea­ta in que­sti gior­ni in tema immi­gra­zio­ne e lo fac­cia­mo affron­tan­do l’argomento dal pun­to giu­ri­sdi­zio­na­le e nume­ri­co. Quan­ti migran­ti sono arri­va­ti nel 2017? Si trat­ta vera­men­te di inva­sio­ne? (…)”

Pie­no di dati rea­li, una bel­la ana­li­si, che però non esau­ri­sce la que­stio­ne né fa pro­po­ste. L’altro è un arti­co­lo su un blog del Fat­to Quo­ti­dia­no – Sal­va­re i migran­ti in mare, una que­stio­ne di giu­sti­zia o di buo­ni­smo? – in cui l’autore fa nota­re come – pur nell’impeto emo­ti­vo uma­ni­ta­rio – si evi­ti­no doman­de pur essen­zia­li:

Il dibat­ti­to sull’immigrazione sem­bra esse­re mono­po­liz­za­to da com­men­ta­to­ri e sup­por­ter sem­pre più spe­cia­liz­za­ti in distra­zio­ni di mas­sa. Il tema su cui si discu­te con più acca­ni­men­to è il valo­re da dare alla sal­vez­za del­le vite uma­ne nel Medi­ter­ra­neo. L’argomento è sicu­ra­men­te rile­van­te, anche tenen­do con­to del­le dimen­ti­can­ze ver­so cui è spin­ta l’opinione pub­bli­ca dai media nei con­fron­ti di con­flit­ti, guer­re e care­stie che riguar­da­no popo­li che abi­ta­no regio­ni peri­fe­ri­che del mon­do, o del­le con­di­zio­ni inu­ma­ne in cui sono costret­ti a vive­re i pro­fu­ghi siria­ni nei cam­pi di Smir­ne o Nezip in Tur­chia finan­zia­ti con il con­tri­bu­to “uma­ni­ta­rio” del­la Comu­ni­tà euro­pea.

Il tema del sal­va­tag­gio nel Medi­ter­ra­neo tut­ta­via, per quan­to impor­tan­te, non dovreb­be esi­me­re poli­ti­ci e cit­ta­di­ni da por­si alcu­ne doman­de rispet­to a cosa acca­de pri­ma e dopo il momen­to del sal­va­tag­gio. (…)
Sareb­be moral­men­te giu­sto chie­der­si qua­le sia il costo in ter­mi­ni di vite uma­ne, vio­len­ze e sopraf­fa­zio­ni che si regi­stra duran­te il cam­mi­no nel deser­to.
(…) cosa acca­de ai migran­ti una vol­ta sal­va­ti e appro­da­ti sul suo­lo ita­lia­no. Si può dire sia­no sal­vi? Che sia­no mes­si in con­di­zio­ne di vive­re un’esistenza miglio­re di quel­la che han­no spe­ri­men­ta­to nei pae­si di ori­gi­ne?”

Ecco, sì. Il discor­so non ini­zia e non fini­sce su un gom­mo­ne.
E se di mol­ti sono dispo­sto a non met­te­re in dub­bio uno spi­ri­to uma­ni­ta­rio (men­tre di altri sì: il ‘Regno dei Cie­li’ lai­co è vici­no, e oltre a puli­re spol­ve­ra­re la coscien­za por­ta voti e por­ta sol­di, un mare nostrum di sol­di), mi chie­do pure quan­ta inge­nui­tà ci sia.

La mag­gio­ran­za di chi arri­va Continua ⋯▸

Ritratto (astratto) dell’ateismo: lettera aperta a Eugenio Scalfari


Pubblicato in Lettere ai direttori e Ateismo e Umanesimo
25 luglio 2017
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Spe­di­ta ai mag­gio­ri quo­ti­dia­ni, in meri­to all’edi­to­ria­le del 23 luglio su L’Espresso

Caro Scal­fa­ri,
ma tu non eri ateo?
Non impor­ta. Ciò che impor­ta è che quel­lo che hai scrit­to nell’editoriale del 23 su L’Espresso, degli atei appun­to, è erra­to.
Così aper­ta­men­te, pale­se­men­te erra­to che venen­do da un intel­let­tua­le del­la tua leva­tu­ra e non da un mal­de­stro apo­lo­ge­ta, sor­pren­de.
Baste­reb­be rile­va­re che la nostra spe­cie non deri­va dagli scim­pan­zé.

Ma ha fat­to agli atei tut­ti un dis­ser­vi­zio trop­po gran­de per pas­sa­re il resto in caval­le­ria.

La que­stio­ne non è bana­le: i non cre­den­ti – sino­ni­mo – sono oggi, anco­ra, una mino­ran­za stig­ma­tiz­za­ta, esat­ta­men­te nel sen­so da lei stes­so con­di­vi­so. I modi e i luo­ghi poi varia­no – e pas­sa­no dal disprez­zo espli­ci­to a quel­lo passivo‐aggressivo, dai rap­por­ti quo­ti­dia­ni al pul­pi­to, anche media­ti­co, fino alle leg­gi e ai favo­ri di uno Sta­to spes­so lai­co a sin­ghioz­zo – solo per par­la­re dell’Occidente. Peg­gio va altro­ve.
E per cosa? Non cre­de­re “in nes­su­na divi­ni­tà, nes­sun crea­to­re, nes­su­na poten­za spi­ri­tua­le” in sé non impli­ca che que­sto, e nul­la è impli­ci­to riguar­do a come di fat­to atei e agno­sti­ci vivo­no sen­za dio.
Si trat­ta dun­que di un pre­giu­di­zio, e di una gene­ra­liz­za­zio­ne inde­bi­ta,
quel­lo di cre­der­li, in quan­to atei, “poco tol­le­ran­ti” e “all’attacco con­tro chi cre­de”, pro­cla­man­do “la loro veri­tà asso­lu­ta” in modi “pro­vo­ca­to­ri, ris­so­si e calun­nio­si”, pre­da “incon­sa­pe­vo­le” del­la “pre­po­ten­za del loro Io” che “recla­ma odio” e “non pen­sa e non si vede ope­ra­re e non si giu­di­ca”.
Di più: è fal­so.
Le par­lo come a qual­cu­no che non è sta­to ateo e non li cono­sce affat­to: Continua ⋯▸

Umanesimo ateo, passi avanti (ancora incerti) nell’Uaar


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo
10 maggio 2017
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Sco­pro oggi che in home sul sito Uaar cam­peg­gia fra le altre sli­de un bel richia­mo all”Umanismo’ e ai suoi prin­cì­pi. Ne ho gran­de pia­ce­re per­so­na­le, miti­ga­to dal fat­to che non si trat­ta di una aper­ta pre­sa di posi­zio­ne a favo­re. Tut­ta­via se ne par­la, e lo si apprez­za come tale.
Mal­gra­do le incer­tez­ze (un paio anche di con­te­nu­to, non a caso) tro­vo sia estre­ma­men­te posi­ti­vo. L’Uaar è una asso­cia­zio­ne for­te­men­te rap­pre­sen­ta­ti­va a cui anco­ra man­ca que­sto ‘pez­zo’ a mio avvi­so essen­zia­le.

Umanesimo ateo, secolare, laico, e Uaar Unione atei agnostici

Continua ⋯▸

25 novembre, Giornata anti violenza donne. Perché parlarne?


Pubblicato in Ateismo e Umanesimo e Politica ed economia
27 novembre 2016
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2 gior­ni dopo la Gior­na­ta inter­na­zio­na­le per l’eliminazione del­la vio­len­za con­tro le don­ne mi capi­ta di leg­ge­re un post che, in un sospi­ro di ras­se­gna­zio­ne anche giu­sto, rile­va come la vio­len­za sia sem­pre vio­len­za, e dif­fe­ren­zia­re, ghet­tiz­za­re, è per non ammet­te­re che la vio­len­za è gene­ra­ta dal­la socie­tà quan­do c’è un altro, un diver­so. Che è vit­ti­ma al di là del moti­vo del­la sua diver­si­tà.
In fon­do sia­mo tut­ti uma­ni, ricor­da giu­sta­men­te, nes­su­na vio­len­za è accet­ta­bi­le.

Solo che non è sem­pre così. Cioè, sia­mo uma­ni, cer­to. E l’atto vio­len­to non è accet­ta­bi­le, senz’altro.
Ma la vio­len­za non è ugua­le né per qua­li­tà né per quan­ti­tà.
Quan­do i nume­ri ci dico­no che sono 116 le don­ne, e non gli uomi­ni, ad esse­re sta­te ammaz­za­te da uomi­ni, e non da don­ne, al novem­bre di quest’anno (il con­to non è chiu­so, il 2016 non è anco­ra fini­to), per­ché come don­ne sono con­si­de­ra­te un pos‐sesso debo­le, for­se è il caso di sen­si­bi­liz­za­re anche pro­prio nel­lo spe­ci­fi­co. Sen­za for­se.
Come per quel­la sui bam­bi­ni, per dire.
Ser­ve, par­lar­ne. Tipi di vio­len­ze, tipi di vio­len­ti, col­pe­vo­li da iden­ti­fi­ca­re, dina­mi­che da rico­no­sce­re e pre­ve­ni­re, gen­te cui far pren­de­re coscien­za di feno­me­ni pre­ci­si.
Che sono socia­li, sì, ma non sen­za cau­se e quin­di non sen­za rime­di.
Se pri­ma li iden­ti­fi­chia­mo fra gli altri.

Costituzione, prossimo referendum: le ragioni del mio NO.


Pubblicato in Politica ed economia
27 novembre 2016
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L’Italia ha pro­ble­mi che *que­sta* modi­fi­ca alla Costi­tu­zio­ne *non* affron­ta e non risol­ve, sic­ché non si capi­sce tan­ta pas­sio­ne nel pun­tar­ci sopra.

Una rifor­ma non si fa tan­to per rifor­ma­re, per non ‘resta­re immo­bi­li’, né per far fin­ta di non resta­re immo­bi­li. Una rifor­ma si fa se è uti­le, dove è uti­le. Spe­cie se alla nostra Costi­tu­zio­ne.

Si supe­ra il bica­me­ra­li­smo per­fet­to? Sì, ma non il bica­me­ra­li­smo.
Il sena­to rima­ne, non più elet­to dai cit­ta­di­ni ma dai par­ti­ti, com­po­sto da sin­da­ci e con­si­glie­ri regio­na­li che diven­ta­no part‐time, godran­no d’immunità e rim­bor­si spe­se.
Si abbat­to­no i costi del­la poli­ti­ca? Di pochis­si­mo.
Nono­stan­te gli annun­ci pub­bli­ci­ta­ri di gover­no e soste­ni­to­ri del sì, Continua ⋯▸

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